Cemento armato nelle palate del ‘400

Energie rinnovabili prodotte però con strutture in cemento armato e turbine metalliche, conservando dell’ambiente solo l’aspetto estetico. L’idroelettricità, per quanto pulita, conferma la tendenza del capitalismo tecnologico a trasformare le risorse naturali in energia: a colpi di autorizzazioni il paesaggio storico e naturale diventa solo lo sfondo di investimenti che lo snaturano, premiati da contributi pubblici.

 

CASALE CREMASCO CR Ad una ad una le antiche palate del Serio, realizzate nel Quattrocento pianto pali nel terreno per creare derivazioni irrigue, con le loro piccole cascate un tempo ricche d’acque, vengono trasformate in risorse energetiche, con tutte le giustificazioni del settore Ambiente della Provincia. L’antica palata Archetta, vicino a Crema, è stata spazzata via dalla piena del fiume nel 1962, le altre diventano serbatoio di una serie di centraline mini-idroelettriche.

Con una variante dell’autorizzazione paesaggistica, definita non sostanziale dalla Provincia, la Malcontenta ospiterà non più tre elettro-turbine ma quattro. La potenza resta la stessa, 486 kilowattora, che sarà premiata da contributi pubblici per le rinnovabili, con un investimento sui tre milioni di euro da parte di Iniziative Bresciane, sostenuta dal parco del Serio e dai Comuni interessati. La variante approvata in questi Egiorni fa sì che tutti gli impianti restino sott’acqua, mascherano la presenza di una centralina elettrica su un salto di 3 metri e 10 centimetri, per una portata media annua di appena 16 metri cubi al secondo: nulla più che un rigagnolo diventato un investimento. L’autorizzazione è garantita dal fatto che anche la cabina elettrica, anche se in cemento armato, è dipinta con un mix di verde e color sabbia. L’aspetto estetico è tutelato, anche se gli ambientalisti criticano lo sfruttamento sistematico di ogni piccolo salto dei corsi d’acqua. I pesci, assicurano i documenti, non corrono rischi con le turbine Kàplan. Anche la palata Babbiona ha dovuto capitolare: il settore Ambiente della Provincia non riunirà nemmeno la conferenza dei servizi, è sufficiente l’autorizzazione paesaggistica valida cinque anni dato che la Soprintendenza non ha dato parere vincolante. Il Comune di Casale Cremasco dovrà vigilare sul rispetto delle prescrizioni, ma altri edifici in muratura e altre turbine idroelettriche prenderanno il posto del corso d’acqua, garantendo in anche questo il deflusso minimo vitale. Amarezza da parte dei pescatori della zona, preoccupazione del comitato Salviamo il Menasciutto, guidato da Romano Sacchi, dato che l’assalto delle mini idroelettriche guarda ora niente meno che alla riserva naturale, dove nulla per legge dovrebbe essere costruito.

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