Uccide più lo smog che la guerra

CREMONA Non resta che contare i morti e i feriti, dato che un anno dopo la firma del protocollo regionale antismog, da parte di dieci sindaci del circondario guidati dal capofila Gianluca Galimberti, i dati sono peggiorati. Dario Faccini di Aspoitalia, l’associazione per lo studio del picco del petrolio, ha calcolato che l’inquinamento ha ucciso più persone della seconda guerra mondiale in cinque anni e mezzo. Fra il 1939 e il 1945 le vittime, per cause dirette e indirette, sono state 444mila, sommando militari e civili. Le morti premature causate dall’inquinamento dell’aria invece sono state più numerose, ben 478mila, che però sono solo la punta dell’iceberg. pm10-cadorna-19-febbraio-2017Infatti l’incidenza delle malattie respiratorie in Italia è più che raddoppiata fra l’85 e il 2011, come ha dimostrato uno studio dell’istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa. E Cremona quest’anno continua a detenere un primato negativo: i giorni oltre il limite delle polveri sottili cancerogene sono già 38 quest’anno, secondo i dati della centralina di via Fatebenefratelli, più dei 35 annui previsti dall’Unione europea. Da domani sarà attivo il primo livello del protocollo antismog, con limitazioni del traffico, poiché in provincia da sette giorni consecutivi viene superata la soglia delle pm10. La media di ieri in provincia è stata 84 mentre il limite è 50, la centralina dello Zaist è arrivata a 79. In piazza Cadorna invece il dato è stato 96, mentre le pm 2.5 sono arrivate a 73, e sono proprio le polveri sottili pm 2,5 le più pericolose, perché contengono polveri minerali, fuliggine, nitrati, solfati, ammonio, metalli pesanti, composti organici, diossine e idrocarburi policiclici aromatici.

I più esposti ai danni dell’aria inquinata sono i bambini, perché, fra l’altro, respirano a velocità 2 o tre volte maggiore degli adulti e non hanno ancora un sistema immunitario sviluppato. L’unico strumento di contrasto allo smog però è il protocollo regionale, molto criticato anche da Legambiente e ormai considerato insufficiente dallo stesso assessore all’ambiente Alessia Manfredini, che spera in maggiori fondi nazionali e regionali per riqualificare le caldaie e vari altri provvedimenti. Delle industrie però l’assessore non parla, anche se Legambiente Lombardia, usando dati Arpa, ha notato in provincia e in città l’incidenza del settore industriale sulla qualità negativa dell’aria.

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