Acciaieria Arvedi, proteste per rumori, odori e gas

CREMONA Altra delusione per il Comitato di quartiere di Cavatigozzi, rimasto escluso dalla riunione tecnica del 6 febbraio dedicata all’inquinamento acustico riferito all’acciaieria Arvedi. Sui rumori infatti il Comune si è consultato soltanto con i tecnici degli organi di controllo e delle istituzioni, come Arpa, Provincia, Ats e la stessa acciaieria, non con i rappresentanti dei cittadini esposti ai rumori della zona industriale, costretti anche a perdere ore di riposo e di sonno. Mentre i tecnici discutono, fioccano le segnalazioni degli abitanti, inviate dal comitato presieduto da Daniele Ardigò a tutti gli enti interessati. Mercoledì 15 scrosci e boati dalle 8 per circa mezz’ora nella zona sud del quartiere. I rumori sono ripresi nella notte successiva, quanto in tutto il centro abitato si è sentito un forte rumore di fondo, al quale nelle prime ore si aggiungevano scrosci e boati. Si tratta sempre di rumori considerati sopra la normale soglia di tollerabilità. Dopo alcune ore, la mattina di giovedì alle 7, sono ripresi i boati e il rumore di fondo, poi ripresi nelle prime ore della notte tra giovedì e venerdì. Di nuovo frastuono dalle 7.30 di venerdì mattina e sempre, come indicato dagli abitanti, dalla zona industriale a ovest di Cavatigozzi. Odori fastidiosi e acri, inoltre, nella zona sud-ovest del centro abitato sono stati percepiti mercoledì attorno alle 14,30. Anche dopo il piano di risanamento acustico il fastidio continua e il comitato di quartiere invita tutti gli enti a prendere “efficaci e celeri provvedimenti per tutelare la salute dei cittadini”. Si aggiunge poi il treno che emette un forte segnale d’avviso, simile a un clacson, passando vicino alle case della zona di via Bergamaschi. C’è esasperazione tra i cittadini, alcuni dei quali progettano di lasciare Cremona, tanto più visti gli esiti dell’Osservatorio Arvedi. La recente rilevazione degli odori non ha infatti riscontrato i problemi segnalati. Secondo i responsabili dell’ATs però è stata solo una base di partenza per altre analisi più approfondite dei 4 elementi olfattivi su 54 che hanno superato le soglie di legge. La richiesta del comitato di quartiere è installare sistemi di analisi fissi e non mobili e più costosi. La presidente di Legambiente Lombardia Barbara Meggetto ha dichiarato da parte propria, riferendosi all’inquinamento dell’aria, che “se un’industria così problematica come l’acciaieria Arvedi vuole continuare a convivere con la città, deve migliorare di molto le proprie prestazioni ambientali, sia nello stabilimento che nella logistica, spostando su ferrovia gran parte dei propri trasporti”. Secondo i dati Arpa, anno 2014, l’industria metallurgica ha emesso il 18% di polveri pm10 a Cremona, pari a 16,9 tonnellate in un anno, e il 7% di ossidi di azoto, pari a 58,1 tonnellate.

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