Pneumococco, dopo la tragedia la famiglia denuncia e chiede giustizia

La piccola N. ha dovuto affrontare in tre anni malattie e sofferenze tali, con una fine così assurda e tragica, che fa nascere in chiunque venga a sapere del suo destino un desiderio di giustizia. Com’è possibile che sia finita così, con un’acutizzarsi dei sintomi e poi la corsa di sei medici su un’ambulanza diretta agli Spedali Civili di Brescia, dove nessun’altra sorte le è toccata che la fine? I familiari non fanno dichiarazioni: si sono rivolti però alla Questura e a un avvocato per chiedere giustizia. La chiedono da una povera casa popolare di via Ghinaglia, in un condominio dall’aspetto degradato, se lo guarda dal cortile. Una delle famiglie più deboli ed esposte alle imprevedibili vessazioni  del destino chiede conto al sistema sanitario e istituzionale italiano e cremonese, con una denuncia, di una terribile tragedia.

CREMONA La vita di una bambina è stata spezzata all’età di tre anni da un batterio, lo pneumococco, che l’ha uccisa con una forma di meningite non contagiosa agli Spedali Civili di Brescia, tra domenica e lunedì, dove la bambina, di origine albanese, è stata trasferita dall’ospedale Maggiore di Cremona, dov’era ricoverata. E’ stato un calvario: negli ultimi due mesi la bambina, indebolita e sofferente, dalla salute compromessa anche da altre malattie, non è più potuta tornare alla scuola d’infanzia Castello di via Garibotti, dov’era iscritta nella sezione Piccoli. La tragica notizia è stata data alle 11.36 di martedì 21, con un messaggio inviato dalla maestra Cristina via cellulare a tutti i genitori: “Purtroppo oggi non è un buongiorno – così iniziava il messaggio – Noelia sezione Piccoli ieri ci ha lasciati. Era una bimba già malata da tempo e l’ha colpita un batterio e non ce l’ha fatta”. La salma torna a casa, a Cremona in via Santa Croce, soltanto oggi, dopo l’autopsia disposta dall’autorità giudiziaria. La morte della giovanissima albanese ha suscitato commozione e apprensione in tutta la scuola: inevitabile l’ansia dei genitori della scuola Castello, che in buon numero hanno telefonato all’Ats chiedendo spiegazioni. All’interno della materna di via Garibotti, in bacheca, la direzione ha esposto l’avviso del dirigente dell’Ats Angelo Monteverdi, che ha fermamente ribadito che non c’è bisogno di alcuna forma di tutela della salute, poiché il batterio, lo pneumococco, non può essere trasmesso per contagio. La vicesindaco Maura Ruggeri ha commentato che la bambina non è più tornata a scuola, da quando è stata scoperta la malattia. Non c’è alcun pericolo, dunque. Il consigliere comunale Giancarlo Schifano auspica che la legislazione nazionale cambi, e che, secondo la procedura in vigore anni fa, per evitare complicazioni che non ci sono state a Cremona in questo caso, i genitori possano portare i figli a scuola, dopo una malattia, solo presentando un certificato medico. Tornino obbligatorie per tutti, italiani e immigrati, chiede Schifano, le vaccinazioni e anche le visite mediche, anche per tutti gli operatori della scuola, come richiedeva il Comune di Milano all’inizio degli anni Duemila. E’ un auspicio – aumentare i controlli e la prevenzione – manifestato anche da non pochi cittadini, quando la notizia, data da questa emittente giovedì, ha trovato maggiore eco con il passare del tempo ed è stata ripetutamente commentata sui siti internet.

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