Il M5S: “Crema affonda nell’inquinamento”

CREMA CR L’inquinamento silenzioso, di cui si parla poco, fatto di bonifiche dimenticate, depuratori che non funzionano e grandi movimenti di denaro anche per mezzo di partecipate comunali, come Scrp, irrompe nella campagna elettorale di Crema con l’incontro pubblico organizzato dal M5S stamattina al centro culturale San Luigi, per raccontare e porre domande su vicende connesse tra loro. Il depuratore funziona male e da alcuni anni, quando si trova sotto stress, produce troppi fanghi, che finiscono nel fiume Serio. I fanghi vengono smaltiti nei campi agricoli secondo una normativa in divenire, sulla quale si attendono ancora chiarimenti dal Consiglio di Stato, dopo inchieste e arresti. E la provincia di Cremona smaltisce il 24% dei fanghi della Lombardia, cioè 131mila tonnellate su quasi 800mila.

Una delle opere più importanti degli ultimi anni, la costruzione del complesso residenziale Porta Nova, compresa la multisala cinematrografica, sorge poi su un’area interessata, non si sa fino a che punto, dalla contaminazione dei terreni della ex Bosch, la cui bonifica, iniziata dal 2001, non si è ancora conclusa. In discussione, come sostenuto da Enrico Duranti dei No Pasaran, c’è la gestione dei problemi ambientali in una città post-industriale come Crema, dove malgrado il susseguirsi di amministrazioni diverse le risposte ancora non arrivano. Crema appare allora come una “città che affonda nell’inquinamento”, come ha sostenuto il candidato sindaco Carlo Cattaneo, accanto alla portavoce regionale Iolanda Nanni e al consigliere comunale Alessandro Boldi.

Duranti ha ricostruito la storia della ex Bosch, mettendo in risalto che nel marzo 2015 l’amministrazione provinciale ha invitato la proprietà a eseguire una messa in sicurezza d’emergenza, 14 anni dopo l’autodenuncia e una serie di operazioni compiute dalla ditta. La procedura si protrae negli anni, ma nonostante vengano trovati idrocarburi pesanti e leggeri in quantità oltre il limite, non si conclude nemmeno dopo la rimozione di 2.420 metri cubi di sostanze inquinanti, trovate a una profondità di sette metri, che risultano uscite dal sito della bonifica sia a monte che a valle. Non si sa però fino a che punto sia interessata la falda, perché fuori dall’area di 15mila metri quadrati non sono state compiute analisi, e nemmeno a una profondità maggiore. Attorno però si costruito, senza che si sappia quali analisi siano state fatte. L’inquinamento offre la possibilità di grandi affari, dunque, senza però partecipazione e sufficiente trasparenza. Così i 5 stelle chiedono l’istituzione di un tavolo cremasco, aperto alle minoranze, ai comitati e alle organizzazioni ambientaliste, in modo che si chiarisca la storia dell’ex Olivetti, della Ferriera, delle cave e dell’ex discarica Alberti. La storia delle politiche ambientali di Crema appare ancora tutta da scrivere.

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