Quattro milioni da Centropadane alla Provincia. I dubbi di Balotta (Legambiente)

CREMONA Non si è ancora conclusa la complessa vicenda dei rapporti fra Centropadane e l’amministrazione provinciale, che si somma alle gravi difficoltà di bilancio di Corso Vittorio Emanuele II, ancora in attesa dei trasferimenti statali necessari a evitare il default. L’ente Provincia ha già messo nel bilancio previsionale di quest’anno 4 milioni e 662mila euro, che devono arrivare da Centropadane: soldi che esistono realmente o che bisognerà sostituire con altre entrate, come avvenuto negli anni scorsi, quando sono stati previsti incassi da vendite di immobili e cessioni di quote azionarie poi mai realizzate?

Centropadane è la società che gestiva l’autostrada A21, che ora è in concessione al gruppo Gavio. La storia però risale ad alcuni anni fa. Nel bilancio dell’A21 c’è un tesoro: 30 milioni come “riserva straordinaria”, una garanzia del prestito delle banche necessario alla costruzione della “corda molle”, la strada che dovrebbe collegare Montichiari ad Azzano Mella in provincia di Brescia. Grazie alla corda molle il collegamento con la Brebemi sarebbe stato eseguito, per consentire a Centropadane di mantenere la concessione dell’A21. Non è andata così e l’autostrada è ora di Gavio, tenuto a rimborsare il prestito alle banche. A questo punto sarebbe possibile sistemare il bilancio dell’A21 è distribuire il saldo ai soci, che sono enti locali, fra i quali la Provincia di Cremona.

Dario Balotta, di Legambiente Trasporti Lombardia, è tutt’altro che convinto della bontà dell’operazione finanziaria appena compiuta dalla Provincia di Cremona. I soldi della garanzia alle banche, quei 30 milioni, cambiano titolo, da riserva straordinaria in rimborso ai soci, mentre le banche chiedono un’altra garanzia equivalente. Gli enti pubblici, come fa notare Balotta, “anticipano così la disponibilità di quello che forse spetterà loro, ma prima di ripagare le quote bisognerà far quadrare i conti e verificare quanto veramente rimane in cassa”. Il rischio peggiore sarebbe poi spendere dei soldi non ancora incassati, dato che il calcolo finale dei debiti e dei crediti dell’A21 non è ancora stato fatto. Se le entrate saranno minori delle uscite, il problema potrebbe prendere la forma del danno erariale, con un intervento della Corte dei conti. Bisognerebbe, per Dario Balotta, attendere la chiusura della cessione dell’A21 a Gavio, e solo dopo procedere con il rimborso ai soci.

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