Sergnano, la relazione di Bassi e le prescrizioni della giunta Salini rafforzano i No Gasaran

 

SERGNANO CR 750mila metri quadrati del territorio comunale di Sergnano sono occupati da impianti metaniferi, diventati ormai più grandi dell’intero centro abitato, un tempo agricolo. Sergnano non è più la stessa, ma non è mai stata eseguita, in seguito a una decisione della Regione, la Valutazione d’impatto ambientale, e nemmeno uno studio per considerare le eventuali conseguenze sulla salute degli abitanti provocate dal complesso delle attività industriali esistenti. E’ il motivo principale del ricorso al Tar voluto dai No Gasaran e dal consigliere comunale Enrico Duranti, che sarà esaminato dai giudici amministrativi di Brescia il prossimo 18 maggio. E’ venuta alla luce, tra gli atti depositati al Tar, una relazione del 2012 richiesta dal Comune di Sergnano al geologo Giovanni Bassi e mai però recepita e approvata dalla giunta Bernardi, quindi mai resa nota e ora apprezzata dai No Gasaran, perché il geologo incaricato dal Comune ha messo in chiaro che la nuova centrale, per quanto di interesse nazionale, produce un forte impatto ambientale. Sergnano infatti è collegata al metanodotto internazionale Cervignano-Zimella: l’effetto combinato della nuova centrale, dello stoccaggio Stogit e della rete dei gasdotti Snam è rilevante per il geologo, poiché gli impianti di compressione del gas, che funzionano a idrocarburi, emettono una quantità notevole di CO2 in atmosfera. Si tratta di sei turbocompressori da 45 megawatt. Giovanni Bassi suggerisce, fra l’altro, anche di sostituire gli idrocarburi con l’energia elettrica, e di limitare al massimo l’impermeabilizzazione del suolo eseguita dalla Snam, per evitare complicazioni al reticolo idrico minore. Anche la giunta provinciale, allora guidata da Massimiliano Salini, nel 2012 emetteva una serie di prescrizioni da applicare alla nuova centrale di Sergnano. L’ente Provincia riteneva utile una cabina di regia delle opere da realizzare sul territorio provinciale per una valutazione complessiva, fra Sergnano, Ripalta, Bordolano, l’ipotesi di stoccaggio a Romanengo, da considerare nel loro insieme per i rischi potenzialmente indotti dall’incremento della microsismicità. I No Gasaran, come il movimento contro le trivelle, considera come un unico impianto gli stoccaggi e i metanodotti, sui quali occorre quindi una Valutazione generale, senza limitarsi a una serie di autorizzazioni singole. Se il Tar riconoscerà la necessità di una Valutazione d’impatto ambientale, anche compensazioni, controlli e monitoraggi saranno eseguiti. Una delle compensazioni previste dalla Provincia, ad esempio, era il contributo della Snam ai cittadini per la sostituzione delle caldaie, mai dato in assenza di Via.

 

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