Le rinnovabili si fanno con la ruspa

Le energie rinnovabili hanno un prerequisito: che si abbattano alberi, arbusti, vegetazione varia, costruendo cabine elettriche e tutto quel che serve a una mini-centralina. Poi si faranno valere le compensazioni ambientali e tutte le prescrizioni imposte dall’ente Provincia: intanto la ruspa è signora e padrona della Palata Malcontenta.

 

Casale Cremasco CR Dove sorgevano isolette adornate da alberi, resta solo sabbia, e al posto del salice che guardava verso i salti d’acqua della Palata Malcontenta, giacciono solo pezzi di tronco mozzati. Il fosso in cui scorre l’acqua destinata ai campi ha assunto una nuova forma disegnata da nuovi massi e dalla ruspa, che ha abbattuto altra vegetazione. Il cantiere voluto dalla società Iniziative Bresciane, autorizzato dall’amministrazione provinciale e sostenuto dallo stesso Parco del Serio e dai quattro Comuni del circondario, si apre così, con l’obiettivo di realizzare una mini-centrale idroelettrica approfittando di un piccolo salto d’acqua, in un sito accanto allo stoccaggio Stogit di Sergnano. La Palata prende il nome dai pali conficcati nel terreno sin dal quindicesimo secolo, per far derivare l’acqua del fiume Serio allo scopo di irrigare la fertile campagna cremasca. Un piccolo regno della natura vede trionfare la ruspa e le opere edili. L’amarezza di Romano Sacchi, del comitato Salviamo il Menasciutto, si spiega guardando le immagini del luogo prima dei lavori. Il salice e altra vegetazione lascia spazio al cantiere che immetterà tre turbine, che gireranno per produrre elettricità per 486 kilowattora, sfruttando un salto di tre metri e 10 centimetri, mentre le isolette spariscono per dare spazio alla struttura di reimmissione dell’acqua, mentre i pesci dovrebbero passare lungo la sponda opposta. Le energie rinnovabili sono premiate da contributi pubblici che nel lungo termine rendono vantaggiosa la nuova opera, autorizzata anche se la portata media annua della Palata è di soli 16 metri cubi d’acqua, col timore degli ambientalisti che di acqua ne resti ben poca, quando le turbine entreranno in funzione, per fermarsi nei giorni delle irrigazioni. Romano Sacchi ricorda che “alle origini del movimento ambientalista in Italia all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso, uno dei punti qualificanti fu la battaglia per la limitazione dell’installazione di nuovi impianti idroelettrici che, oltre agli effetti deleteri sul paesaggio, hanno alterato profondamente l’ecologia di molte valli alpine. Erano tempi differenti: oggi assistiamo alla quasi totale mercificazione della natura”. Le stesse politiche ambientali, poi, “rientrano in un programma di sviluppo che, su vasta scala, penalizza l’ambiente”.

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