Più statistiche che lavoro

Proliferano le statistiche, gli studi, le analisi, dilaga il sapere, anche se la coscienza civile assume le forme più insolite. Per ogni settore, la conoscenza sembra abbondare. E’ il lavoro produttivo che è venuto meno.

 

ieri, 2 maggio 2017

CREMONA Cambia la terminologia usata nelle analisi del mercato del lavoro ma i dati non entusiasmano. L’Osservatorio provinciale del lavoro ha diffuso una relazione sulle comunicazioni obbligatorie che ogni datore di lavoro è tenuto a fornire ogni volta che stipula, trasforma, proroga o chiude un contratto. Non si tratta quindi di rilevazioni telefoniche bensì di contratti. Nel corso dell’intero 2016 le comunicazioni sono state in tutto 103.170 in provincia di Cremona: gli “eventi positivi”, come li definisce l’Osservatorio istituito dalla Provincia di Cremona, sono la maggioranza, il 57%, e corrispondono a 33.416 lavoratori, che hanno beneficiato, almeno potenzialmente, di un miglioramento del proprio reddito. Il dato comprende anche i tirocini, benché non si tratti propriamente di rapporti di lavoro. Bisogna tener conto del fatto che a ogni comunicazione obbligatoria non corrisponde una persona: mediamente le comunicazioni pro capite infatti sono quasi due a testa.

Rispetto all’anno precedente, il 2015, però, gli eventi positivi sono diminuiti dell’1,63%, e inoltre riguardano ancora ancora meno persone: il calo sul 2015 è del 5%. Anche nel 2016 sono le donne a trovarsi meglio degli uomini: il 51% degli eventi positivi, sul mercato del lavoro, riguarda le donne, che storicamente in provincia di Cremona hanno patito dati occupazionali più bassi degli uomini. E’ in corso un’inversione di tendenza: migliorano le posizioni contrattuali femminili dello 0,81% mentre quelle maschili peggiorano del 4%. Quanto alla nazionalità dei lavoratori, peggiorano i dati occupazionali degli italiani, per il 2% in meno di eventi positivi, e rimangono stabili (più 0,31%) quelli degli stranieri.

Le indicazioni negative vengono soprattutto dall’industria – meno 8% – mentre nel comparto dei servizi è stato registrato un aumento di comunicazioni positive da parte dei datori di lavoro.

Si conferma così l’andamento degli ultimi cinque anni, dal 2012, che vede l’occupazione calare nell’industria e aumentare nei servizi, proprio nei settori in cui il personale è più femminile che maschile. La crisi del manifatturiero continua dunque a condizionare il mercato del lavoro.

Per quel che riguarda la tipologia dei contratti, aumentano quelli a tempo determinato e di somministrazione, rispettivamente del 6 e del 7%, calano fortemente, invece, i rapporti di lavoro a tempo indeterminato del 26%.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...