Prelievi d’acqua dai fiumi in secca

CREMONA Tubi metallici collegati tra loro anche solo con sacchi di plastica e appoggiati a un trattore per prelevare acqua dal fiume Oglio in secca, all’interno del parco regionale sul territorio di Azzanello. Basta una turbina e con un sistema di tubi di 40 centimetri di diametro si possono risucchiare dal fiume anche 300 o 500 litri al secondo, secondo la potenza del motore, per accumulare oro blu al di fuori di ogni controllo e senza spese. E come ha segnalato da tempo il direttore del Consorzio irrigazioni cremonesi Stefano Loffi, non tutti i prelievi sono autorizzati: i controlli solitamente non vengono fatti dalla pubblica amministrazione, tant’è vero che si stimano anche numerosi pozzi abusivi, circa ventimila nella sola provincia di Cremona.

Il caldo scoppiato venerdì, all’inizio dell’estate, ha fatto sì che tutti gli agricoltori iniziassero a prelevare contemporaneamente acqua in gran quantità. Le prese d’acqua del Consorzio di via Battisti si trovano più a Nord, a Torre Pallavicina, ai confini tra i territori di Cremona e Bergamo: chi preleva senza autorizzazione a Sud di Torre danneggia quindi altri coltivatori, a Sud di Cremona, mentre peggiora la situazione del fiume, dell’Oglio come dell’Adda, in notevole difficoltà sin dai primi mesi di quest’anno. La magra dei fiumi fa aumentare in percentuale la presenza delle sostanze inquinanti, creando conseguenze negative per la flora e la fauna. I cambiamenti climatici si notano così anche nel nostro territorio, a causa delle piogge poco frequenti e della corsa all’accaparramento d’acqua, per gli usi più disparati, industriali o civili, anche per produrre energia. Per questo la Regione ha disposto che debbano rimanere nell’Oglio almeno 6 metri cubi al secondo: è il deflusso minimo vitale per impedire la morte del fiume. Ma in assenza di interventi tempestivi di guardie ecologiche volontarie o della polizia provinciale, il far West dell’acqua continua indisturbato. A propria volta il Po a Cremona oggi si trova più di sei metri sotto lo zero idrometrico, quando il primo livello di riferimento indica due metri sopra lo zero.

 

 

 

 

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