Formigoni rinviato a giudizio per presunte tangenti all’ospedale di Cremona

 

8,3 milioni dal Pirellone senza una valutazione tecnica sul giusto presso di un’apparecchiatura sanitaria, il “Vero, acquistata dall’ospedale di Cremona. Secondo l’accusa della Procura di Milano, ci sarebbe stata corruzione.

 

 

CREMONA Le presunte tangenti per le forniture di un’apparecchiatura per la cura dei tumori, il “Vero”, destinata sia all’ospedale Maggiore di Cremona che all’Istituto dei Tumori, che poi però non l’ha ricevuta, sono costate all’ex presidente della Regione Roberto Formigoni un altro rinvio a giudizio, dopo la condanna a sei anni per le vicende di corruzione presso la Fondazione Maugeri di Pavia. Le indagini della Procura di Milano erano state chiuse nel maggio del 2015, quando risultava indagata fra gli altri anche l’ex direttrice generale di largo Priori Simona Mariani. Il Celeste, secondo i magistrati Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, avrebbe condizionato il contenuto i tempi e le scelte della giunta regionale, fra il 2011 e il 2012, per far sì che la Regione assegnasse finanziamenti all’ospedale di Cremona e all’istituto Tumori per l’acquisto dell’apparecchiatura sanitaria. Su Cremona aveva dato nell’occhio l’assenza di bando di gara e l’invito a una procedura negoziata, rivolto a una sola società, la Hermex. Il Pirellone inoltre aveva omesso una valutazione tecnico-economica sull’effettivo valore del macchinario, stabilito in 8 milioni e 300mila euro. Formigoni avrebbe ricevuto 447mila euro, ripartiti in una fitta serie di regali, come i 7mila euro per festeggiare il Capodanno in Sudafrica, altri soldi per due vacanze in barca in Croazia e il noleggio di aerei privati per volare in Sardegna, in Valtellina e a Saint Moritz. E si aggiungono pranzi e cene nei ristoranti pagati a suo favore. Il corruttore, secondo l’ipotesi d’accusa, sarebbe Giuseppe Lopresti della Hermex Italia, arrestato come così come i figli Giuseppe e Salvo. Nel marzo del 2013 la Guardia di Finanza e la Direzione investigativa antimafia hanno perquisito sia l’ufficio direzionale dell’ospedale Maggiore, in viale Concordia, che l’abitazione di Simona Mariani, che per l’accusa avrebbe ricevuto due orologi da Lo Presti. Mariani, difesa dall’avvocato Davide Steccanella, si è sempre dichiarata “serena”. Nata a Roma e laureata in Giurisprudenza, prima della nomina a Cremona è stata direttore generale delle Asl di Pavia e di Como, e prima ancora consigliere regionale dal 95 al 2000.

A Cremona è stata criticata dai sindacati, fra l’altro, per aver fatto acquistare una cucina, collocata vicino all’ufficio della direzione, e oggi smantellata e sostituita da un ufficio.

 

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