Discariche fantasma di Sergnano e Rivolta, la Regione ammette: “Le mappe sono migliorabili”

 

Ci sono discariche censite nella pianificazione provinciale eppure assenti nella mappa regionale per la gestione del rischio alluvionale. La discarica Piacentini di Sergnano in località Mirabello e la discarica Amsa di Rivolta d’Adda in località Zita, quando si parla di rischio alluvionale, spariscono dalle carte, anche se giacciono sulla riva dei fiumi Adda e Serio da mezzo secolo e sono censite nel Piano provinciale dei rifiuti del 2014. Una nota della Regione, datata 8 marzo, risponde all’esposto dei consiglieri comunali di Rivolta d’Adda Gualtiero Debernardi ed Enrico Duranti di Sergnano, spiegando che non si tratterebbe di siti contaminati e che le mappe sono migliorabili. Il Piano di gestione del rischio alluvionale (Pgra), che scade ogni sei anni, è stato aggiornato dal Pirellone nel 2015, recependo varie osservazioni. Fra le altre, il dirigente regionale del settore Territorio Gregorio Mannucci si riferisce a un’osservazione del Comune di Rivolta, che però non cita la discarica Amsa in località Zita. La Regione ha acquisito l’elenco dei siti contaminati e le due discariche non ne fanno parte. “Sicuramente la mappatura del rischio è migliorabile”: il dirigente Mannucci offre speranze, visto che gli indirizzi politici non hanno dato risultati: fra Comune, Provincia e Regione nessuno in mezzo secolo ha bonificato. L’Italia subisce un’infrazione europea fra il 2011 e il 2015 per la violazione dell’articolo 14 della direttiva 1999/31/CE, riguardante le discariche, ma le bonifiche a Rivolta e Sergnano non sono ancora state fatte. Quanto al rischio alluvionale, è “significativo”, come conferma Mannucci: esistono però misure di prevenzione, protezione, preparazione e ritorno alla normalità, che però non contemplano il rischio di inquinamento ambientale.

Il pozzo 44 dello stoccaggio Stogit di Sergnano deve già essere protetto dal rischio alluvionale per altre norme. Sono discariche composte da rifiuti urbani, autorizzate quando non esistevano né le leggi di tutela dell’ambiente né i controlli previsti oggi. Un’eventuale piena dei due fiumi potrebbe disseminare le due masse di rifiuti e spargerle sul territorio agricolo circostante. Il rischio ambientale appare evidente eppure non viene adeguatamente considerato dalla Regione. Non resta che l’affermazione del dirigente Mannucci (“le mappe sono migliorabili”) che suona come un auspicio, in attesa di politiche ambientali ben diverse. Un auspicio, perché la Regione usi le informazioni di cui già dispone: l’esistenza delle due discariche è già stata censita e segnalata più volte.

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