L’aria è tornata irrespirabile, primi accessi al Pronto soccorso per il caldo


CREMONA Ieri la qualità dell’aria a Cremona era scadente, secondo l’Arpa: il dato dell’Ozono O3 è arrivato a un massimo di 205 microgrammi per metro cubo, per una media di 184 quando la soglia d’informazione è 180. L’aria è tornata irrespirabile: è pericoloso per i soggetti fragili esporsi al sole e fare attività fisica. Già lunedì Legambiente Lombardia ha iniziato a contestare la Regione che non informa i cittadini sui rischi per la salute connessi alla concentrazione del gas nocivo. Oggi è stata la Coldiretti a lanciare l’allarme: il mese di giugno è bollente, le precipitazioni sono dimezzate e ridotte al 52% rispetto alla media di riferimento e le temperature sono più alte di 2,2 gradi. Nessun territorio della Lombardia si sottrae ai rischi legati al caldo e alla siccità, Cremona è reduce dallo stress invernale del primato nazionale delle polveri sottili e ora il Pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Cremona registra i primi accessi per i problemi correlati al caldo, su un totale di 180-200 persone al giorno. Crema è nella stessa situazione: 200 accessi giornalieri al Pronto soccorso, dove i camici bianchi messi sotto pressione più che d’inverno. A Cremona l’Ospedale ricorda le regole d’oro, come indossare abiti di fibre naturali, lino e cotone, e non sintetiche, aerare i locali, coprirsi quando si entra in un ambiente climatizzato, proteggersi con cappello e occhiali scuri quando si esce, bere spesso, consultare il medico se si soffre di ipertensione. 

Giorni difficili per chi organizza l’assistenza agli anziani e ai disabili, come l’Auser, impegnata con i suoi volontari nell’emergenza caldo per una convenzione con l’Ats: gli anziani a rischio, oltre i 75 anni, sono più di 19mila in provincia. Sono in magra tutti i fiumi: il livello idrometrico del Po è 6 metri e 57 centimetri sotto lo zero, il che significa otto metri e 70 meno del livello di riferimento più basso. La temperatura di Cremona si aggira sui 32 gradi all’ombra, con scarsa ventilazione. La Coldiretti, per prevenire i danni all’agricoltura causati dalla tropicalizzazione del clima, chiede interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque creando bacini aziendali e utilizzando le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere acqua, se si vuole conservare qualità all’agricoltura. 

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