Perché la Fed alza i tassi d’interesse

La presidente della Fed Janet Yellen ha deciso, assieme al comitato interno Fomc, l’aumento dei tassi d’interesse statutitensi per ragioni tecniche o politiche? C’è un motivo reale dietro questa decisione oppure il vertice dell’organizzazione economica e finanziaria Usa vuole crearsi margini di manovra per poter intervenire dopo i presunti danni che potrebbe creare il presidente Donald Trump col suo desiderio di dare un’accelerata all’economia americana? La Fed e Trump non avrebbero infatti la stessa visione politica: la Fed ritiene che la crescita dell’economia americana proseguirà ordinatamente ancora a lungo, mentre Trump vuole una crescita marcata. La tendenza all’aumento del tasso d’interesse (ora fra l’1 e l’1,25%) sarebbe fondata, come affermato dalla Yellen, sull’aumento dell’inflazione correlato alla diminuzione della disoccupazione. Il Sole 24 ore nota una sorprendente dichiarazione della Yellen: “Non c’è necessariamente relazione tra calo della disoccupazione e incremento dell’inflazione”. Infatti che cosa s’intende per aumento dell’occupazione negli Usa? Forse aumento del potere d’acquisto? Ci sono economisti che mettono in dubbio la composizione statistica dei dati sul mercato del lavoro negli Usa. Non è detto che un maggior numero di posti di lavoro precari e temporanei produca potere d’acquisto e quindi rincaro dei prezzi. I dati sulla crescita dei salari infatti “non sono convincenti”. La Stampa nelle scorse settimane ha interpretato politicamente, in chiave obamian-clintoniana, le scelte della Yellen.

E’ uscito poi un dato contrastante: il dato Cpi dell’inflazione Usa in maggio è in calo dello 0,1%: la crescita del Cpi quattro mesi fa era al 2,7% – massimo degli ultimi cinque anni – ora all’1,9%, vicina quindi alla soglia del 2%. E storicamente il dato principale è quello dell’inflazione, la belva da controllare e imprigionare usando i tassi d’interesse. La vendite al dettaglio risultano in calo dello 0,3% in maggio, anche se per la diminuzione della vendita di auto e di benzina. E’ il dato peggiore degli ultimi 16 mesi. Sul periodo più lungo, però, le vendite crescono: + 3,9% rispetto al 2016 nei primi cinque mesi dell’anno.

Non si vede dunque una crescita complessiva tale da giustificare un’assoluta necessità di aumentare i tassi d’interesse: eppure entro la fine del 2017 la Fed provvederà al terzo aumento di quest’anno, pare in settembre.

Il vero motivo forse è contenere, preventivamente, aumentando il costo del denaro, l’irrazionale esuberanza che Trump vuole dare al mercato americano, pompando investimenti pubblici in infrastrutture.

All’imprevedibilità della politica, alla caccia perenne del consenso, anche con strumenti pericolosi, si oppone in questo caso la pianificazione della Fed. Che libertà resta allora alla politica? Dunque Trump stravolgerà, se potrà, il ruolo della Fed, per ottenere il diretto controllo della politica monetaria? Tutti i centri di potere indipendente dovranno essere abbattuti da Trump? Sarà estremamente improbabile.

US-ECCONOMY-YELLEN
Immaginiamola così, con una foto dell’era obamiana. US Federal Reserve Chair Janet L. Yellen speaks during a briefing at the Federal Reserve March 19, 2014 in Washington, DC. Yellen delivered her first briefing as Chair of the US Federal Reserve Board of Governors where she spoke about the US economy. AFP PHOTO/Brendan SMIALOWSKIBRENDAN SMIALOWSKI/AFP/Getty Images

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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