Elezioni, valori, politica, futuro (di Benito Fiori)

 
In Italia e in Francia con il voto di domenica forse si è aperta una finestra nella politica che fa pensare a qualcosa di interessante per i suoi elementi di cambiamento che appaiono per lo più positivi e intriganti se si pensa alla rapidità con cui questo cambiamento sta procedendo. In Francia Macron con la novità del suo messaggio ha sbancato, e, pur creando grossi problemi ai socialisti, ha messo ai margini della scena politica quella destra che soltanto qualche mese fa era uno spauracchio addirittura per l’Europa. In Italia, anche se si è trattato solo di un voto parziale e per delle amministrative, le urne hanno emesso dei promettenti verdetti: a) il populismo, sancito dal buon risultato della Lega e Forza Italia insieme, è definitivamente patrimonio e cavallo di battaglia della destra, b) la sconfitta del saccente M5S, l’impreparato predicatore e improbabile maestro di democrazia, c)  l’aumento dell’assenteismo dalle urne di una altro 8% di italiani (nel 2012 il 68% e nel 2017 il 60%), che, se da un lato ha confermato la loro sfiducia nei partiti, dall’altro, con il successo di liste civiche pur senza storia, ha urlato il bisogno crescente nel paese di un nuovo e serio pensiero politico.
Una esigenza che non può essere provocata solo dalla nota sfiducia nei partiti per i tanti, troppi, scandali che si leggono sulla stampa e che si aggiungono alle molte inadeguatezze dei politici nella risoluzione dei problemi. Probabilmente, la causa sta nel vizio di quasi tutte quelle forze politiche che rivendicano un loro abusivo ruolo di depositarie di “valori”, proponendo poi all’elettorato sciatti programmi mancanti di ogni “orizzonte” lungimirante.
La realtà è che i grandi valori che hanno ispirato l’azione dei “padri fondatori” della nostra Repubblica oggi sembrano essersi liquefatti o “consumati”, quasi adeguandosi anch’essi ai paradigmi consumistici che governano le nostre “avanzate” civiltà. Oggi, l’uomo della strada quando si trova nella cabina elettorale, non avendo da giudicare un progetto politico supportato da “valori”, finisce col premiare quelle promesse elettorali che più delle altre gli danno le risposte per la risoluzione dei problemi che lo preoccupano in quel momento.
Viene così da pensare che, se a questo nostro uomo fosse chiara la visione ancorata a quei valori dimenticati di un futuro migliore e di un possibile avanzamento della condizione della gente, egli alla politica locale con il voto chiederebbe certamente la pulizia dei marciapiedi o maggiore illuminazione nella sua via, purché però in coerenza con un disegno per un domani che dia speranza ai propri figli e ai propri nipoti.
Ad esempio, al partito di cui condivide gli ideali domanderebbe cosa vuole fare
  • per assicurare ai giovani un futuro messo in forse ormai dalle emissioni climalteranti e inquinanti: le prime perché stanno condannando il pianeta e, le seconde, perché stanno già uccidendo decine di migliaia di persone l’anno;
  • per almeno dimezzare i 14 miliardi di incentivi dati alle colpevoli fonti fossili e investire le risorse trovate nel risparmio energetico nell’edilizia (Enea: «… per lo sviluppo sostenibile, finalizzata a promuovere insieme gli obiettivi di sviluppo, competitività e occupazione e quello della salvaguardia ambientale» http://efficienzaenergetica.acs.enea.it/doc/risparmio_casa_agg.pdf );
  • per cancellare l’assurdo ossimoro: diritto al lavoro e diritto alla salute;
  • per affrontare la inaccettabile sperequazione sulla distribuzione della ricchezza La ricchezza dell’1% più ricco degli italiani, in possesso del 23,4% di ricchezza nazionale netta, è pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero dei nostri connazionali. – https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2016/01/Scheda-Italia_-Un-Economia-per-l-unopercento.pdf);
  • per rendere più efficiente la macchina dello Stato;
  • per recuperare almeno parte dei 120 miliardi di evasione fiscale e dei 60 che finiscono in corruzione per consentire all’Italia un possibile sviluppo sostenibile e al tempo stesso toglierla dall’umiliante 60° posto nel mondo e il 27° nell’UE (dietro c’è solo la Bulgaria) nelle graduatorie del “CPI” (Corruption Perceptions Index) di Transparency International (https://www.transparency.it/cpi-2016-l-italia-guadagna-una-posizione-ma-non-basta/ ).
In conclusione, va preso atto che nella cultura corrente è stato consumato scientemente uno scambio immorale: la rassegnazione ad un incerto futuro in cambio della rassicurante consapevolezza, facendo riferimento a Zygmund Bauman, di appartenere alla comunità privilegiata dei “consumatori” (“consumo ego sum”). Un perverso baratto che ha portato l’“homo consumens” alla “comprensione” dell’insostenibilità del costo “economico” per realizzare un serio cambiamento di sistema e a fare apparire come una calamità la messa in discussione delle sue comodità e delle sue abitudini.
Onestà, fedeltà alle promesse fatte, interesse generale, bene comune, solidarietà non possono però essere evaporati. Al massimo,  saranno andati in letargo dentro le pagine dei libri in attesa che qualcuno li riscopra. Perché, presto o tardi, qualcuno lo dovrà pur fare.

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