“Aem non aveva liquidità per andare avanti” Enrico Manfredini spiega i motivi del piano di risanamento

Devo ritornare sul tema Aem e suo risanamento, potrò rischiare di tediare qualcuno, ma occorre essere precisi per non perdere di vista i fatti nella loro realtà. L’argomento infatti è un po’ ostico, ma di grande rilievo e, purtroppo, leggendo i vari interventi, si evidenzia che non sono stati colti gli aspetti basilari. Non si comprende se per volontà di fare polemica politica o per mancanza di alcune nozioni base di economia. Cerco di spiegarmi, in modo un po’ semplicistico, se si vuole, ma per farmi capire…

Primo punto.
Il problema di Aem era un problema di liquidità (non c’erano entrate sufficienti pagare debiti ed interessi). Vi erano quindi evidenti problemi di continuità aziendale e conseguentemente Aem rischiava di dover portare i libri in tribunale per attivare una procedura concorsuale che avrebbe potuto determinare la messa in liquidazione (ovvero vendita imposta di beni aziendali) per poter pagare i creditori. L’intervento fatto dal Cda è stato teso a riequilibrare la situazione economica/finanziaria dell’azienda. Si possono avere gioielli e palazzi, ma se non hai i soldi per prendere il pane, sei costretto a vendere qualcosa per tirare avanti!!

C’era qualche alternativa alla vendita di parte del patrimonio per riequilibrare la situazione? Forse l’unica possibilità, non certo risolutiva, era quella di allungare la scadenza del debito… Insomma una lenta agonia. Per quanto riguarda la vendita di parte del patrimonio di Aem, credo sia da inquadrare in una cornice più ampia: quali sono i beni strategici per l’azienda per svolgere il ruolo che oggi le è affidato? Le reti idriche sono strategiche per Aem visto che c’è una società del territorio (Padania Acque) che si occupa del servizio idrico? Stesso discorso per Km: ha valore strategico detenere il 50% di capitale di una società che è gestita da altri? È così via discorrendo… Certo si possono fare valutazioni differenti, ma occorre tenere presente che Aem dieci o venti o cinquanta anni fa operava in un contesto e con finalità diverse da quelle attuali!

Secondo punto.
Si discute molto di chi sia la responsabilità della creazione del debito di Aem, ma il punto è di merito. Il cuore del problema è la sostenibilità del debito, ovvero la capacita economico/finanziaria di poter far fronte al pagamento delle rate di interessi e quote in conto capitale. Aem avrebbe potuto avere anche un debito maggiore di quello che ha raggiunto se però avesse avuto la capacità di generare risorse per pagare interessi e quote capitale.

Questo equilibrio è uno dei punti nodali per qualsiasi azienda e deve essere costantemente monitorato per evitare di entrare in una spirale pericolosa. Questo equilibrio in Aem è iniziato a saltare dopo il 2010, a seguito di alcune operazioni economiche e per il fatto che gli introiti della società hanno iniziato a diminuire. La concomitante presenza di questi due elementi, che si è prolungata per alcuni anni, ha posto l’azienda in gravissime difficoltà. Occorreva monitorare meglio questo delicato equilibrio!

Ora abbiamo una Aem diversa, chiamata ad operare in un contesto economico nuovo e con fini istituzionali nuovi rispetto ad alcuni anni fa. Facciamo in modo che svolga il suo compito al meglio, offrendo ai cittadini servizi di qualità negli ambiti che gli sono assegnati. Tutto il resto sono parole, parole, parole. Ma anch’io ne ho già scritte troppe! Perdonatemi

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