Compostaggio fotocopia per Crotta, e il verde diventa energia

Il Parlamento europeo, con la direttiva 2008/98/CE, del 19 novembre 2008, esclude dai rifiuti il materiale verde di provenienza agricola. L’articolo 2 indica quel che non va considerato rifiuto e la lettera f esclude dai rifiuti:

paglia e altro materiale agricolo o forestale naturale non
pericoloso utilizzati nell’attività agricola, nella selvicoltura o
per la produzione di energia da tale biomassa mediante
processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono
in pericolo la salute umana.

In Italia però la direttiva viene ribaltata con il decreto 23 giugno 2016, che permette di utilizzare potature, ramaglie e residui del verde pubblico e privato per produrre energia.

Ecco la notizia data da biomassapp, soddisfatta dal decreto.

Quindi le materie provenienti da coltivazione agricola o da giardini privati diventano rifiuti che possono essere smaltiti dalle centrali a biomasse, le quali vengono premiate con i contributi pubblici per l’efficienza energetica. Contributi sostanziosi che il recente documento governativo di consultazione per la Strategia energetica nazionale intende ridurre se non cancellare, ma che restano ancora in vigore.

Le centrali a biomasse vengono criticate dalle associazioni ambientaliste per la produzione di polveri. La centrale a biomasse di Cremona sorge accanto all’inceneritore di A2A e appartiene alla stessa società, che ha acquisito il gruppo Lgh, di cui fa parte Linea Energia.

I Comuni sono quindi facilmente soci e clienti delle centrali a biomasse, che fanno parte delle multiutilities come A2A. Per i Comuni c’è la possibilità di avvalersi dei compostaggi, instaurando rapporti economici. Il Comune di Crotta d’Adda sarebbe quindi probabilmente cliente del compostaggio, forse senza vantaggi economici (costa di più al Comune lo smaltimento nella centrale a biomasse o presso il futuribile compostaggio locale?), ma con un possibile vantaggio d’immagine, messo in discussione dalle firme contrarie per il timore di un impatto ambientale eccessivo.

Lo smaltimento tramite compostaggio permette un uso più corretto dei rifiuti verdi, agricoli o provenienti

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L’avviso dell’assemblea pubblica del 6 novembre, firmato dal Maresciallo Luogotenente Cavalier Renato Gerevini, sindaco di Crotta d’Adda

dalla manutenzione dei giardini privati, perché genera compost e non li brucia trasformandoli in energia.

La gestione dei rifiuti verdi, di potature e ramaglie, rimane comunque discutibile: il profilo giuridico è incerto, vista la direttiva europea. La questione principale è tuttavia politica e dipende dalle scelte strategiche delle istituzioni, che appaiono inadeguate, vista la difficile situazione dell’ambiente nella pianura padana.

Ci sono legittimi dubbi però sulla proposta della società Sovea, che intende sì produrre compost ma anche cippato. Si tratta di un mix di due attività che appaiono non necessariamente connesse. Il progetto di Sovea comprende la produzione di biocombustibile e di cippato, che può essere destinato all’incenerimento o al coincenerimento. Il settore Ambiente dell’ente Provincia ha già notato il problema. La biomassa legnosa potrebbe essere riutilizzata in agricoltura o per il compost stesso, non  bruciata per incenerimento o riscaldamento.

Il Comune di fatto potrebbe fare compostaggio da sé. L’esempio è del Comune di Vescovato e del sindaco Maria Grazia Bonfante, che grazie al bando di gara per la gestione dei rifiuti ha escluso l’uso dell’inceneritore. Il Comune di Vescovato distribuirà infatti compost gratuito ai cittadini.

Il territorio di Crotta non dovrebbe comunque essere usato come spazio semplicemente utilizzabile per le attività economiche, perché ha un’evidente vocazione agricola, che verrà sminuita, in caso di autorizzazione, dal consumo di suolo previsto dal progetto di Sovea.

La società Sovea ha presentato efficacemente la propria proposta, avvalendosi di consulenti professionali. Non esiste però un parere indipendente e le prescrizioni del Comune contengono addirittura l’indicazione di fare quanto “sarà autorizzato”.

I cittadini hanno il diritto di partecipare ai processi decisionali, come stabilisce la convenzione internazionale di Aarhus (per leggere il testo, clicca su convenzione_aarhus_25_06_1998).

Personalmente, ritengo che debba cambiare completamente l’economia, perché gli impatti ambientali sono complessivamente troppo elevati, non a causa di un solo impianto bensì di migliaia di impianti in regione.

La macchina autorizzativa però sembra incontenibile, alimentata da una letteratura imponente di documenti di valutazione, di studi, norme e leggi, che, malgrado le buone intenzioni, replicano se stessi, con il risultato di peggiorare una situazione ambientale già compromessa.

Occorre una svolta, cambiare, dire no a un sistema, non tanto a Sovea che non si può demonizzare in alcun modo. Io critico un sistema fatto di tante autorizzazioni di tante attività economiche che, tutte insieme, comprese le cattive scelte dei cittadini, hanno peggiorato di molto la qualità dell’ambiente.

Il Comune ha saputo dell’iniziativa di Sovea dall’11 agosto 2016. Risulta all’albo pretorio la richiesta di Sovea di scavare un pozzo: l’autorizzazione è stata ottenuta, da parte dell’amministrazione provinciale, per uso igienico, innaffiamento aree verdi e altro uso. E’ un’economia idrovora, in tempi di siccità e crisi delle irrigazioni.

Il Comune ha saputo per tempo, da subito, e non ha coinvolto i cittadini, malgrado la convenzione di Aarhus e il diritto morale e reale dei residenti a essere informati tempestivamente delle trasformazioni che interessano il loro territorio, se “abitare” ha un senso che va oltre l’occupare uno spazio “compatibilmente” con un’attività produttiva.

Sovea già vanta due autorizzazioni: per la derivazione irrigua e la fattibilità urbanistica, poiché il terreno del futuribile compostaggio non è vincolato.

I cittadini hanno ricevuto le prime informazioni un anno dopo.

 

 

 

 

 

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