Cremonafiere, statuto e bilancio passano con due voti contrari

La competizione per la supremazia nel mondo agricolo rimane aperta: i sussulti nel paesaggio cremonese vengono dall’assemblea dei soci di Cremonafiere, dove la Coldiretti e il Consorzio agrario hanno messo in discussione la procedura seguita nelle modifiche dello statuto e la gestione. E’ stato messo ai voti infatti anche il bilancio d’esercizio del 2017. L’obiettivo indicato da Luca Burgazzi (Pd) nel consiglio comunale di ieri – unire il mondo agricolo – appare lontano. Il rinnovamento dello statuto non porta con sé una sintesi e lascia intatte le divisioni. 

 

 

CREMONA Non c’è stata unanimità nell’assemblea straordinaria di Cremonafiere, riunitasi stamattina per votare le modifiche allo statuto e al bilancio del 2017. Ieri in consiglio comunale, come già in ufficio di presidenza, gli esponenti della maggioranza di centrosinistra, a partire dal sindaco Gianluca Galimberti, hanno messo in evidenza l’unanime consenso al rinnovamento in corso, ma stamattina i due voti contrari del Consorzio agrario e della Coldiretti hanno lasciato intendere, malgrado i 15 voti favorevoli, che il mondo delle categorie economiche esprime una sua vitalità. Riccardo Crotti, per il consorzio agrario, ha lamentato la mancanza di rappresentanza in consiglio d’amministrazione, attribuendo la responsabilità sia al presidente Antonio Piva che al cda, e ha proseguito chiedendo spiegazioni su alcuni punti del bilancio ritenuti opachi.

Crotti ha chiesto come ritiene Cremonafiere di recuperare i 113mila euro di crediti verso la società Crf Usa, posta in liquidazione all’inizio di quest’anno, che dalla costituzione, nel 2012, ha macinato perdite per 163mila euro. Dubbi da parte del Consorzio agrario anche sul valore di terreni e fabbricati, che potrebbero risultare svalutati rispetto al 2008. Poi il fondo rischi e spese non è dettagliato e i crediti verso clienti sono descritti fugacemente.

Da parte propria la Coldiretti ha rinnovato in assemblea il voto contrario alle modifiche dello statuto già espresso in consiglio d’amministrazione il 29 marzo. I problemi della Fiera, ha affermato il presidente Paolo Voltini, dipendono da una gestione inadatta e dall’assenza di strategie e progetti, non dallo statuto. Il nuovo statuto è inadeguato perché gli azionisti locali vengono espropriati. Sarebbe il caso invece di cambiare le regole solo dopo l’individuazione dell’eventuale nuovo socio privato. Coldiretti non è contraria a una nuova partecipazione, ma bisognerebbe sapere di chi si parla, per poi adeguare lo statuto ai progetti e agli obiettivi da concordare. Il cambiamento dello Statuto sembra quindi blindare Cremonafiere, garantire la presidenza ed evitare il dibattito sulla gestione attuale, che vede i vertici immutati da troppi anni, come ha ribadito la Lega in consiglio comunale. Anzi, Luigi Amore per il centrodestra ha lamentato, come altri consiglieri di minoranza, che di Cremonafiere si sia parlato solo pochi giorni prima della definitiva approvazione delle modifiche statutarie. Per il centrosinistra, ieri, il sindaco ha confermato il proprio parere positivo: sono indispensabili un aumento di capitale, indicativamente di 5 milione, nuove alleanze sovraterritoriali e una struttura societaria più snella, non più con 17 consiglieri ma 5. Altrimenti, ha sottolineato Galimberti, fra nove anni, il Comune potrà gestire al massimo due capannoni, perché senza rilancio la Fiera è destinata a una grave crisi.

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