Acciaieria Arvedi autorizzata a trattare scorie per altri 15 anni

CREMONA Con una firma su un decreto, il numero 330 emesso quest’anno dal settore Ambiente e territorio dell’amministrazione provinciale, apposta dal dirigente Roberto Zanoni pochi giorni fa, lunedì 4 giugno, l’acciaieria Arvedi ha ottenuto per ben 15 anni con procedura semplificata l’autorizzazione a produrre inertex, trasformando così il milione di tonnellate di scorie che si trovano nei magazzini di Cavatigozzi, in via Bastida o nel deposito del tubificio dello stesso gruppo industriale, in via Riglio. Associazioni ambientaliste e comitato di quartiere non hanno partecipato, non invitate, per quanto la legge italiana derivata dalla convenzione internazionale di Aarhus preveda trasparenza, audizione delle associazioni e dei residenti, che invece vengono informate solo grazie alla pubblicazione del decreto sul sito dell’amministrazione provinciale. E l’Osservatorio Arvedi organizzato dall’ente Provincia e dal Comune di Cremona, che pure secondo le promesse dell’assessore Alessia Manfredini doveva riunirsi ogni sei mesi, quest’anno non si è ancora ritrovato in sala Quadri e non c’è nemmeno una data.

La gran quantità di scorie è uno degli argomenti che più preoccupano i residenti, non solo di Cavatigozzi ma anche di Crotta d’Adda, dove il comitato locale ha chiesto al sindaco Renato Gerevini la convocazione di un’assemblea pubblica che spieghi l’andamento, dal punto di vista delle analisi delle acque, e le prospettive della discarica Arvedi. Si teme infatti che dopo un sopralzo venga di nuovo ampliata, benché non sia riempita ancora a metà.

L’acciaieria Arvedi ha presentato richiesta di Autorizzazione unica ambientale (Aua) il 19 gennaio di quest’anno. L’inertex è un sottoprodotto derivante dalla seconda fusione dell’acciaio in forno elettrico, e viene utilizzato nell’edilizia. L’impianto di via Riglio è composto da tre frantoi, uno primario e due di finitura, come spiega il decreto 330, oltre a tre vagli separatori, uno di sgrossatura e due per le diverse pezzature. Si pone un problema di manipolazione e trattamento di sostanze polverulente. Il decreto provinciale chiarisce che il sindaco Gianluca Galimberti, in qualità di autorità sanitaria locale, potrà comunque ritenere non sufficiente l’adozione di sistemi d’ugelli nebulizzatori e richiedere l’impiego di sistemi di depolverazione a mezzo filtrante o ad umido. Per il comitato di quartiere e le associazioni che seguono l’attività dell’acciaieria, però, sarebbe stato opportuno ricevere informazioni prima della decisione finale.

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