Ozono da 12 giorni, siccità e prelievi dall’Oglio in secca

CREMONA Da dodici giorni Cremona, come risulta dai dati della centralina Arpa di via Fatebenefratelli, la soglia mobile dell’ozono è superata e va oltre i 120 microgrammi per metro cubo. La soglia d’allarme si trova a 240 e quella d’informazione, che riguardano entrambe il massimo giornaliero, a 180, ma il superamento del valore obiettivo di 120  sulle otto ore fa sì che la qualità dell’aria di Cremona sia tornata mediocre, mettendo in difficoltà chi si espone al sole per lavoro o attività sportiva. Il valore obiettivo di 120 non dovrebbe essere oltrepassato per più di 25 giorni all’anno. Ieri in via Fatebenefratelli il dato era 134, con un massimo giornaliero di 146, mentre a Crema l’inquinante si è fermato a 119. L’ozono a bassa quota è un inquinante secondario, prodotto dalla reazione dell’ossigeno con il biossido di azoto e il contributo dei composti organici volatili, contemporaneamente a un forte irraggiamento solare e ad elevate temperature. Gli ossidi di azoto sono emessi dai processi di combustione a temperatura elevata, quindi anche dai motori dei veicoli e dai processi industriali che prevedono combustione. Gli effetti non sono necessariamente vicini alla fonte dell’inquinamento, ma quasi tutta la Lombardia presenta dati elevati e Cremona non si sottrae.

Le conseguenze minori sono l’irritazione degli occhi e della gola, ma anche l’accelerazione del processo di invecchiamento dei polmoni. Bambini e anziani sono i soggetti più a rischio. Malgrado gli acquazzoni e i temporali, sono giorni di siccità, come dimostra la magra del fiume Oglio, dove i prelievi d’acqua sono attivi. La domanda irrigua è ai massimi, ma l’acqua è scarsa, perché i bacini idroelettrici alpini non hanno convenienza economica ad aprire i rubinetti. Il Consorzio irrigazioni cremonesi da parte propria ha ridotto le erogazioni all’80% nella speranza che piova. Intanto l’Arpa, oggi pomeriggio, in un comunicato ha ricordato che il mese di ottobre dell’anno scorso è stato uno dei mesi meno piovosi degli ultimi trent’anni: gli effetti pesano sulla disponibilità idrica regionale. Il 2017 è stato anzi al secondo posto, preceduto solo dal 2001, tra gli anni più secchi dal 1961. L’anomalia si nota anche considerando le temperature: la Lombardia ha segnato un’anomalia di 1,56 gradi centigradi in più.

 

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