Un mondo senza sindrome di Nimby

In un mondo privo di sindrome di Nimby (acronimo di Not in my backyard) ogni forma di vita sarebbe a rischio e verrebbe distrutta in poco tempo. Impianti inquinanti di ogni genere infatti sarebbero autorizzati ovunque, in nome della pubblica utilità e del legittimo interesse delle imprese, se nessuno facesse valere il proprio diritto a un ambiente sano. Da mezzo secolo chi critica il sistema economico e le opere a forte impatto ambientale, chiedendo di dare una svolta all’economia, viene accusato di non riflettere e di difendere esclusivamente la tranquillità del proprio giardino, come se non potesse esistere un mondo senza disastri ambientali e decessi precoci per inquinamento.

A Crotta la sindrome di Nimby è stata assai debole, vista la presenza di allevamenti, di una grande discarica di inerti, di biogas, di attività agricole che utilizzano tecniche che inquinano e diffondono odori difficili da sopportare. Il comitato locale da mesi ha detto basta a una somma di attività inquinanti che hanno cambiato lo stile di vita degli abitanti, i quali la sera non riescono più ad aprire le finestre di casa. Il comitato chiede da tempo all’amministrazione provinciale un’adeguata pianificazione territoriale, e critica il progetto della ditta Sovea nei particolari della viabilità, della diffusione di odore e di rumore. Quel compostaggio di sfalci verdi sarebbe troppo grande e troppo vicino alle case.

Nel suo editoriale sul giornale “La Provincia di Cremona”, però, Vittoriano Zanolli non considera il contesto in cui si troverebbe il compostaggio, anche se la collocazione è il problema affrontato dalla procedura di Valutazione d’impatto ambientale. La Via è stata esclusa dall’ente Provincia con un decreto del dirigente di settore: nell’argomentazione però risulta che alcuni parametri eccedono i limiti (in particolare per l’inquinamento olfattivo), mentre l’impatto complessivo sfiora la soglia che non avrebbe reso possibile l’esclusione dalla Via.

La Via invece sarebbe stata opportuna, consentendo la partecipazione ai cittadini e alle associazioni, secondo la legge, e dando ampie spiegazioni agli interessati.

Il territorio non è una tabula rasa in cui collocare impianti in modo da arrivare a rispettare le medie regionali secondo gli interessi degli operatori economici. Abitare non significa inserirsi in una statistica e uscire dal contesto ambientale: il territorio è vissuto fisicamente e soggettivamente. Attribuire una sindrome al comitato di Crotta significa negare agli abitanti il diritto di critica e la libertà di proporre politiche migliori. Un diritto innegabile. Personalmente non sono convinto dalle politiche dell’amministrazione provinciale e auspico che si torni a discutere di pianificazione territoriale partecipata e di un diverso sistema di sviluppo economico: i dati dell’Arpa, fra i tanti argomenti che sono stati richiamati nel corso delle assemblee pubbliche organizzate dal comitato di Crotta, dovrebbero stimolare questo cambiamento, non la difesa aprioristica delle aziende.

 

 

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