Centrale a biomasse di Castelleone, sì dell’Arpa: quattro sindaci in lotta

 

 

CASTELLEONE CR Per la ditta Godeca non ci sono problemi particolari, e anzi nell’ultima conferenza dei servizi il titolare, Dario De Capitani, ha potuto sciorinare i dati sulle emissioni inquinanti, misurati secondo una simulazione, che indica come l’impatto del progetto di centrale a biomasse legnose sarebbe modesto, anche rispettando, in una zona critica come la provincia di Cremona, le soglie rigorose dell’Organizzazione mondiale per la sanità. La sostenibilità tecnico economica per la Godeca è garantita, e poi il valore aggiuntivo di polveri sottili apportato dall’impianto sarebbe di 10 microgrammi al metro cubo, più di un terzo sotto il limite di legge. Quanto alla caldaia, rispetterà i valori previsti, e pure il precipitatore elettrostatico rientra nelle regole. Insomma il mandato del Tar, che ha chiesto alla conferenza dei servizi di chiarire l’eventuale impatto inquinante della centrale a biomasse legnose, potrebbe risolversi con un’altra autorizzazione a favore della ditta di Madignano, che intende costruire l’impianto su territorio di Castelleone, lungo la strada provinciale per Ripalta Arpina. La vicenda è controversa e dura ormai da due anni. E i ricorsi al Tar, da parte del Comune e di oltre 20 aziende di Castelleone, si sono moltiplicati. Il settore Ambiente, che ha già emesso un diniego e poi un’autorizzazione, dopo la modifica al progetto, ora sta riesaminando da capo la pratica.  L’Arpa però lunedì ha messo a verbale un parere tecnico che conferma il modesto impatto della centrale a biomasse legnose: meno di 0,2 microgrammi rispetto alla soglia di 50. L’amministrazione provinciale non è stata soddisfatta dalla documentazione presentata dalla ditta Godeca, perché troppo concentrata sull’aspetto dell’economicità, e ha chiesto di consegnare nuovi documenti entro la prossima riunione del 5 novembre. Il sindaco di Castelleone, Pietro Fiori ha chiesto invece, assieme ai sindaci di Madignano, Ripalta Arpina e Montodine, la convocazione urgente del consiglio provinciale per esaminare la pratica, dato che l’ente Provincia si è costituita al Tar contro i Comuni invece di mediare, per poi autorizzare senza alcun mandato d’indirizzo in un sito già molto inquinato, con la possibilità che il via libera faccia da apripista ad altri impianti simili sul territorio.

 

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