Migranti e povertà, i Comuni chiedono più risorse

CREMONA La linea della Caritas non cambia, malgrado il decreto sicurezza: porte aperte ai poveri, senza chiedere la loro provenienza e la nazionalità, perché è il Vangelo che lo chiede. La pesante decurtazione dei contributi ministeriali allo Sprar, il progetto comunale per rifugiati e richiedenti asilo, però, riapre la questione dei costi pubblici. E il Comune di Cremona, per il triennio 2017-2019, ha a bilancio 2 milioni e 242mila euro dal ministero. Domani pomeriggio i Comuni dell’ambito cremonese, 47 in tutto, si riuniranno nella sala del consiglio provinciale, alle 17.30 a porte aperte, per discutere del sociale. Oltre al piano di zona, occorrono risorse aggiuntive per il Piano di contrasto alla povertà, che quest’anno gli enti locali vogliono incrementare. Infatti, se la Caritas è pienamente legittimata a ospitare, i Comuni, aggiunge l’assessore Mauro Platè “sono tenuti a dare assistenza, senza limitarsi a considerare chi è residente e dove”. Non ci si può insomma tirare indietro, comunque la pensi il ministro degli interni. Così i Comuni dell’ambito potranno chiedere già domani alla Regione risorse aggiuntive per 487mila euro in tutto. La Regione a propria volta indirizzerà la richiesta al ministero e all’Unione europea. Oltre al dibattito sui migranti, incombe a Cremona l’applicazione del reddito di cittadinanza, che non prevede nulla per chi non ha documenti. Le risorse aggiuntive dovrebbero poi essere indirizzate in parte al terzo settore per rafforzare le reti di volontariato che intercettano il bisogno. Di conseguenza, è possibile che quanto il ministero taglierà ai contributi per lo Sprar, rientri poi dalla finestra del Piano di contrasto alla povertà. Resta quindi un’ultima chance per il Comune di Cremona, stretto fra la Caritas e la sinistra che attacca il sindaco Gianluca Galimberti. La decisione di trattare col ministero assieme all’Anci non è stata infatti per niente apprezzata a sinistra: sul Web, Gigi Rossetti ha contestato la scelta politica del sindaco, quando occorre stare dalla parte dell’Umanità, con la Costituzione e contro la legge Salvini. Francesca Berardi, di Rifondazione, segnala il baratro fra il dire e il fare, Lapo Pasquetti, per Sinistra italiana, difende il sindaco “che ha solo detto di voler rispettare la legge, non di condividerla”. Cosetta Erinaldi (Cgil) indica il modello dei sindaci che seguono la Costituzione, come Leoluca Orlando, e Giampiero Carotti ha notato che il dialogo col ministero ha fruttato solo una circolare che spiega meglio la legge Salvini.

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