Crotta non sia che un inizio

Sovea volantino 2019-02-19 at 22.06.13

Il supremo desiderio dell’attuale politica largamente maggioritaria in Italia (e in Europa) è candidamente confessato dal comunicato diramato ieri mattina dalla Lega, con le parole della deputata Silvana Comaroli e del senatore Simone Bossi: chiudere la vicenda di Crotta, porre fine all’insopportabile tensione causata da una popolazione che civilmente si ribella e condanna le politiche ambientali sinora seguite, anzi le politiche come tali, tutte quante, perché non hanno impedito che il territorio non fosse altro che una preda, da conquistare e sfruttare secondo le richieste delle imprese, solamente corrette, e in modo molto parziale, dalla pubblica amministrazione.

Questa la nota dei due parlamentari della Lega: “Il parere negativo da parte della conferenza dei servizi al progetto di impianto di compostaggio è una vittoria per i cittadini e per tutto il territorio. Esprimiamo soddisfazione: avevamo più volte raccolto e condiviso le perplessità e i dubbi espressi dalla nostra comunità circa questo progetto e, sull’argomento, avevamo presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere di fare chiarezza e verificare tutte le criticità. Il parere ha dato ragione ai cittadini e al comune, riconoscendo le valide motivazioni della loro battaglia”.

L’obiettivo dei cittadini di Crotta non era limitato a ottenere dalla conferenza dei servizi presso l’amministrazione provinciale il diniego al progetto del compostaggio: due lettere inviate ai consiglieri provinciali chiedevano, fra l’altro, innanzitutto pianificazione territoriale, e un chiaro miglioramento delle condizioni di vita. E’ dovuta intervenire l’Ats Val Padana, tramite l’epidemiologo Paolo Ricci e il direttore generale Salvatore Mannino, che già nel decennio scorso, quando ricopriva il ruolo del dottor Paolo Ricci, sosteneva chi poneva la questione del registro tumori e della salubrità dell’ambiente. E l’Ats ha dato parere negativo all’insediamento del compostaggio di sfalci verdi.

La Lega, che assieme al Pd, a Forza Italia, ad An e Pdl e altre forze compone da parecchi anni, di fatto, un arco costituzionale dalle scelte davvero discutibili, non ha certo impedito l’autorizzazione di un imponente numero di centraline elettriche a biogas, né il raddoppio dell’acciaieria Arvedi senza Via. E le decisioni da ricordare sono tante, tutte singole, circostanziate, senza mai la valutazione complessiva su ampio territorio (la stessa pianura Padana!) che doveva essere fatta quando è stato scelto il modello di sviluppo. E’ una questione posta più volte dalle associazioni ambientaliste anche negli ultimi anni. A questo punto, si può solo auspicare che la lotta non si fermi: occorre, finalmente, una politica territoriale che dia delle risposte decisive.

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