Teatro Ponchielli in balia dei soci privati

CREMONA A due settimane dal voto, il dibattito si è acceso sulla cultura, considerata cruciale per il rilancio del centro storico e del commercio, il potenziamento del turismo e il miglioramento della qualità della vita. Il candidato del centrodestra Carlo Malvezzi vuole riaprire il festival di musica e letteratura “Le corde dell’anima”, che durante l’amministrazione Perri dominava la programmazione del Comune, assorbendo però l’80% del budget annuale dell’assessorato alla cultura. L’organizzazione era di Publiaeventi, espressione del gruppo editoriale del giornale La Provincia, con il sostegno di diversi privati compresa la Tamoil. Publiaeventi poteva ripianare il deficit grazie al finanziamento del Comune: circa 120mila euro l’anno. Dall’opposizione, il Pd parlava di una sorta di regalo agli organizzatori. Il festival è tuttavia rilanciato anche da Maria Vittoria Ceraso e Andrea Sozzi, della coalizione di centrodestra, che contestano la chiusura per mera scelta politica nonostante il successo di pubblico. Il sindaco Gianluca Galimberti si è opposto, col sostegno del centrosinistra, sicché l’ultima edizione è rimasta, la quarta, quella del 2014, sempre con ingresso libero e gratuito. Enrico Manfredini, per “Fare nuova la città”, si oppone anch’egli, rivendicando invece i 107mila visitatori paganti, arrivati in quattro anni al Museo del Violino. Luca Burgazzi, per il Pd, ricorda che i bilanci devono essere in regola e che non sono poche le istituzioni culturali ad aver chiuso per avere i conti in rosso: regole che il centrodestra per lui sta trascurando gravemente. Si tratta però del rischio di chiusura che corre la stessa Fondazione Teatro Ponchielli, che ha un socio di diritto, il Comune, e diversi soci fondatori privati: la Fondazione Arvedi, l’assoindustriali, il Centro musicale Stauffer, ma anche i fondatori emeriti Zucchi e Wonder, oltre ai soci sostenitori. Il milione di euro dato originario si sta riducendo ogni anno, e nelle intenzioni del sindaco Paolo Bodini il privato sarebbe dovuto salire anche oltre il 50%, per alleggerire il Comune, che già allora cercava di non essere più proprietario né gestore. Ora però, le prospettive si complicano: da quanto trapela, alcuni soci hanno dei dubbi. Forse non rifinanzieranno la Fondazione e compiranno un passo indietro, aprendo uno scenario drammatico.

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