Il mattatoio del mattatore

“Mattatore” è la parola scelta dal quotidiano locale per designare il ministro degli Interni. Scelta felice? Certo la parola è evocativa, ma il linguaggio spesso gode di una sua bizzarra autonomia, che cerco di esprimere. Il mattatore, propriamente, è l’addetto all’abbattimento di animali destinati all’alimentazione. Col suo bastone (che si chiama mattia o mattea nel tardo latino), l’addetto afferma la propria volontà su quella dell’animale, che cerca di ribellarsi. A bastonate si impone sulla bestia e l’ammazza. Mattatore quindi è diventato, per estensione, chiunque s’imponga, dato per scontato che far fuori degli animali per nutrirsene sia un’ottima cosa. In tempi grami ben si capisce: oggi ci sono dubbi anche sulla macellazione. Non è però l’unica origine possibile (non ho fatto ricerche particolari: ho solo consultato il vocabolario): nel linguaggio degli scacchi si dice “dà matto”, usando probabilmente una radice araba, connessa a propria volta all’uccisione. Poi c’è Vittorio Gassman, noto come “mattatore” per certi suoi exploîts, dicesi infatti mattatore dell’attore che riempie la scena, anche troppo, dando spettacolo, facendo divertire e sollazzare il pubblico, facendo il gradasso e meravigliando gli spettatori con le proprie imprese fisiche, linguistiche o comunque espressive. Il Salvini però non ha dato spettacolo: ha cercato di convincere i cremonesi che i Vangeli li interpreta lui, che Galimberti va mandato a casa al più presto, come se ci fosse il demonio a palazzo comunale, che la Costituzione è sbagliata, che i diritti umani non contano nulla, che nel Mediterraneo non muore nessuno (“solo due i cadaveri recuperati nel 2019”), che salvare i naufraghi è un reato, che bisogna cambiare i “vincoli” di Bruxelles, che non sono i dieci comandamenti…. Quando ho letto il titolo del giornale La Provincia sono rimasto perplesso; poi ho letto i brevi articoli, ho visto le enormi foto, ho cercato un’idea, un commento, un’analisi, alcune parole di riflessione su quel ministro così poco serio, e alla fine “mattatore” non mi ha evocato l’allegro Vittorio Gassmann – che si esibiva per tutti quanti, non contro qualcuno – ma l’addetto che compie il lavoro, ingrato e non facile, di far fuori un animale. Ci deve proprio essere un mattatore? Per me no. Protagonisti dovrebbero essere i cittadini, liberi di esprimersi, di parlare, criticare, di leggere dei testi pensosi, che chiedono collaborazione, dialogo e non forniscono verità definitive; insomma, liberi da certi spot ossessivi

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