Un grande problema epocale

Un grande problema epocale

56,8 milioni di turisti hanno eletto un Paese dell’UE come propria destinazione, apprezzandone in particolar modo il suo impareggiabile ed immenso patrimonio culturale, il suo variegato paesaggio, le sue antiche tradizioni, il suo artigianato, la sua creatività. Eppure, proprio sul tema della preparazione culturale dei suoi cittadini, questo magnifico Paese, cui il mondo riconosce di essere il custode di almeno la metà dei suoi tesori, soffre di gravi ed annosi problemi. A denunciarli sono dei dati oggettivi.

Abbandono scolastico. Quello della dispersione scolastica è un fenomeno che desta molta preoccupazione. Questo tasso di abbandono, stando ai dati forniti dall’indicatore europeo “ELET” (Early Leavers from Education and Training) nel 2018 in questo “strano” Paese, è ancora pari al 14,5%, quart’ultimo nella classifica europea, prima di Romania (16,4%), Malta (17,5%) e Spagna (17,9%), e a fronte di un tasso medio generale inferiore al 10%.

Numero laureati. Secondo Eurostat, nel 2018 il 40,7% di giovani europei (tra i 30-34 anni) è in possesso di un titolo di laurea. Purtroppo, tra vistose eccezioni, figura sempre questo Paese, comunque “paradiso” per il resto del mondo della cultura, con il 27,8% di laureati, seguito solo dalla Romania con il 24,6% per cento. 

Lettura libri. Sempre nel 2018 soltanto il 41,0% della sua popolazione, il 46,2% donne e 34,7% uomini, legge, per passione e non per lavoro, almeno un libro una volta l’anno. 

Lettura giornali. La lettura dei giornali sembra interessare solo gli adulti, più ancora gli anziani. Infatti, solo il 13,1% dei ragazzi dagli 11 ai 14 anni ne legge almeno uno in una settimana, il 28,1% tra i 20-24enni, poco meno del 40% tra i 35-44enni, mentre raggiungono la quota più alta gli ultra 65enni. 

Analfabetismo. Nel 2017 uno studio del PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies dell’OCSE) denunciava il fatto che i cittadini di quel Bel Paese sono per l’80% “analfabeti funzionali”. (http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/03/07/news/analfabeti-funzionali-il-dramma-italiano-chi-sono-e-perche-il-nostro-paese-e-tra-i-peggiori-1.296854 ). Più analiticamente, lo studio informava che il 28%, quasi 17 milioni, sono in grado di leggere solo brevi frasi e il 12%, circa 6 milioni, è completamente analfabeta (non sa né leggere, né scrivere). 

Il senso di comunità. Con la stessa percentuale dell’80%, quegli stessi cittadini nella fascia di età tra i 16 e i 65 anni, prima soltanto rispetto alla Cechia e alla Slovacchia, dichiarano di non avere fiducia negli altri. 

Ma questo strano Paese ha forse dei problemi politici diversi e più gravi degli altri della Comunità europea? Difficile non pensarci, leggendo certi sondaggi. 

Una domanda allora si impone: come può affrontare un Paese così culturalmente debole un inevitabile passaggio epocale che nessuno può evitare come quello del cambiamento della visione del futuro che i “decisori politici” presto dovranno prospettare e cercare di concretizzare? Come potrà accettare così impreparato la sostituzione di modelli di comportamento di stili di vita, alcuni anche in modo radicale? Come può facilitarne il processo se “non ne capisce” l’inevitabilità? Meditiamo gente, meditiamo. 

Mi scuso con chi non lo avesse percepito, parlavo dell’Italia, del mio Paese.

Benito Fiori

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