Incendio Arvedi, pezzi di vetroresina ovunque

CREMONA Ieri, secondo le centraline dell’Arpa, situate a Cremona in via Fatebenefratelli e piazza Cadorna, a Spinadesco e a Castelvetro piacentino, la qualità dell’aria è complessivamente buona o accettabile, e addirittura migliorata rispetto al giorno precedente, per quel che riguarda le polveri sottili pm10. Dell’incendio presso l’acciaieria Arvedi non resta alcuna traccia, se non fosse per un lieve aumento del biossido di azoto, arrivato a circa 44 microgrammi al metro cubo in via Fatebenefratelli, rispetto a una soglia di 200. La centralina dal basso più vicina all’industria siderurgica non ha rilevato alcuna anomalia, perché in assenza del proprietario il wi-fi non funzionava. La relazione dell’Arpa, firmata da Renato Rossetti e inviata alle istituzioni, assicura che “sono state effettuate delle misure mediante strumenti speditivi di rilevazione multi-gas, che non hanno rilevato concentrazioni anomale dei principali inquinanti caratteristici degli incendi”. 

Stamattina però, dopo aver letto i post di alcuni cittadini di Cavatigozzi e Spinadesco, che affermavano di aver visto dei pezzi di plastica svolazzare, questa emittente è andata a vedere, e ha trovato pezzi di vetroresina bruciata, materiale fatto di plastica e vetro, che potrebbe essere finito sui campi, entrando quindi nella catena alimentare. Se l’Ats non farà analisi, se ne potranno fare privatamente.

Nel frattempo la domanda di trasparenza è cresciuta: Ezio Corradi, coordinatore nazionale No Trivelle, ha iniziato a diffondere un volantino, con la richiesta di convocazione dell’Osservatorio Arvedi, che non si riunisce da quasi due anni, per spiegare che cos’è accaduto e per quali cause. Marco Pezzoni, degli Stati generali dell’ambiente e della salute, ha commentato che il Comune dovrebbe recuperare autonomia nei confronti dell’industria di via Acquaviva, aggiungendo che l’alternativa fatica ad emergere per eccesso di frammentazione, individualismo e rinuncia al conflitto.

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