Categoria: A2A

Economia circolare, ma con le banche e le grandi aziende

A Cremona si inverte la tendenza che solitamente inquadra l’avvento dell’economia circolare in un quadro innovativo nei confronti dello stesso sistema economico e politico, grazie alla partecipazione dei cittadini spesso invocata. L’ecologia infatti può trasformare il capitalismo, introducendo riforme di grande importanza sociale. A Cremona non sarà così, a quanto pare, vista la precisazione del sindaco Galimberti, convinto che le riforme si facciano assieme alle banche e alle multiutility come A2A.

CREMONA Ci sono cose considerate rifiuti che invece non lo sono affatto, e altre he possono essere usate più volte e anche riciclate. Non mancano sorprese, come nel caso dei pannolini, riciclati grazie a un’idea imprenditoriale illustrata ieri sera dal professor Francesco Casella, ospite, come l’assessore alla mobilità del Comune di Brescia Federico Manzoni, della serata “Mobilità & Rifiuti” organizzata dal laboratorio politico Cremonasipuò. Con la presentazione della giornalista Chiara Delugu l’incontro pubblico si è svolto nel nuovo campeggio di via del Sale, per proseguire la serie di appuntamenti dedicati all’economia circolare. Il sindaco Gianluca Galimberti ha sottolineato la necessità dell’intervento di aziende in grado di compiere grandi investimenti e muovere capitali finanziati dalle banche, come A2A, Lgh e Padania Acque. E’ indispensabile anche il ruolo della cittadinanza attiva, che può fare proposte e applicare nuove regole, non solo rispettare le leggi. Galimberti si riferisce al principio dell’istituto di Wuppertal per il clima, l’energia e l’ambiente, che prevede un equilibrio fra scelte macroeconomiche, sostenute da grandi investimenti economici, e strategie territoriali partecipate, quindi con l’incontro virtuoso fra ricerca scientifica, imprese che praticano le migliori tecniche e cittadini attivi. Le scelte dell’Unione europea sono il faro, ma risulta necessaria la combinazione fra gli accorgimenti pragmatici permettono di produrre meno rifiuti e la progettazione scientifica di materiali che si possono usare e riciclare più volte. Strategico è poi il centro del riuso, che permette di evitare acquisti inutili. Gli incontri pubblici proseguiranno in autunno, quando si parlerà probabilmente della dismissione dell’inceneritore. 

Aem, come e perché sono state vendute le azioni di A2A. Bilancio in utile dopo il risanamento

Molte le novità nella risanata Aem, che non figura più nell’albo soci di A2A, avendone venduto le azioni, pur rimanendo strettamente legata ad A2A tramite Lgh. Fiorella Lazzari, dal cda di Aem, è infatti nel cda di Lgh. 

 

CREMONA Aem due anni fa era sul punto di portare i libri in tribunale e ora, presentando il bilancio 2016 nella nuova sede di via Persico 31, può vantare utili netti da 136.861 euro, rispetto alla perdita di 3 milioni del 2015, e una riduzione del debito da 100 a 10 milioni. Nel 2015 il passivo era arrivato a 42 milioni, contando anche le svalutazioni e gli accantonamenti, fra cui la svalutazione di Lgh legata all’offerta di A2A. Un risultato quindi particolarmente positivo: lo ha sottolineato il sindaco Gianluca Galimberti a fianco del presidente Aem Massimo Siboni dei vertici di Servizi per Cremona, Elena Bernardini e Paolo Fulvio. Un risanamento a tempo di record rispetto alla media, nel quale non tutti hanno creduto: Siboni anzi ricorda di aver subito polemiche e derisioni nelle riunioni di commissione. Il piano di risanamento è stato asseverato il 4 agosto 2016. Aem Cremona non possiede più dall’agosto scorso le azioni A2A: i 15 milioni di azioni sono stati ceduti nel corso di un mese, a tranches, con un plusvalore di circa 11mila euro in un periodo negativo per il mercato azionario. La partnership resta solida: Aem è legata ad A2A tramite Lgh, non più direttamente tramite le azioni, vendute per completare il piano di risanamento.

Siboni ha fatto sapere che Aem è stata audita dall’Anac mercoledì scorso, per ribadire che non c’è stata una vendita ma una partnership con A2A. Non c’è ancora una data per la conclusione dell’indagine Anac. I cambiamenti a Cremona, intanto, non sono finiti. Lgh lascia via Persico e si trasferisce nel polo tecnologico di via Macello, dove la bonifica da amianto è stata complessa. Gli uffici del settore mobilità del Comune saranno spostati in via Persico, assieme al settore segnaletica. La sede Aem di viale Trento Trieste rimane aperta. La razionalizzazione delle partecipate continua: la giunta a fine mese e poi il consiglio comunale, il 10 luglio, discuteranno del nuovo piano, che farà sì che resti una sola azienda, Aem. Servizi per Cremona verrà infatti incorporata, grazie al cambiamento della normativa nazionale. Molti i cambiamenti. L’illuminazione pubblica, grazie all’appalto a Citelum, ora è a costo zero, quando in passato Aem pagava da 500mila a più di un milione all’anno. La sosta, inoltre, ha procurato un margine netto di 500mila euro nel 2016. I debiti verso i fornitori sono equivalenti a zero: Aem ha pagato tutti nei tempi previsti.

Scrp, vendita azioni A2A: i dubbi di Antonio Grassi

Quando il consiglio comunale di Cremona, incoraggiato dal sindaco Gianluca Galimberti, ha approvato l’accordo fra Lgh e A2A ho pensato che si trattava di una scelta plausibile e in prospettiva vantaggiosa. Si è riaperto ieri, in seguito a un articolo del Sole 24 ore, il dibattito sulla vendita delle azioni di A2A da parte di Scrp, oltre che di altri soci, come Aem Cremona. Il sindaco di Casale Cremasco Antonio Grassi, impegnato da tempo in un’intensa azione critica nei riguardi di Scrp, ha da poco diffuso l’intervento seguente. Nulla di più normale che vendere azioni: è una possibilità da considerare. Grassi chiede se sarebbe stato il caso di informare per tempo i sindaci-soci di Scrp.

 

Le azioni di A2A che Scrp aveva in carico sono state vendute. Azioni derivate da una parte della quota di Lhg in carico a Scrp e ceduta alla stessa A2A.

La cessione si deduce da un articolo apparso nella pagina Finanza &mercati  del Sole 24ore di ieri  (25 maggio), ripreso da Crema oggi.  La conferma è stata fornita dal presidente di Scrp Pietro Moro, sempre nel pomeriggio, di ieri durante la riunione residenziale informativa dei sindaci-soci  di Scrp a Castelleone.

L’incontro volgeva alla fine  e il presidente Moro stava illustrando alcuni dati del bilancio 2016. Il sottoscritto chiede  conferma  su quanto riportato dal Sole 24 ore e se il ricavato della vendita è presente nel bilancio del 2016 o meno.  Il presidente  rimane sorpreso dell’interessamento del quotidiano e conferma la vendita. Precisa, che l’incasso non compare nel bilancio 2016. Chiedo l’ammontare del ricavato e quando è avvenuta l’operazione. Moro risponde in maniera generica e non fornisce né cifre né date. Sottolinea però che la cessione ha fruttato un delta di oltre 100 mila euro rispetto al valore della presa in carico delle azioni.

Nulla da eccepire dal punto di vista della  forma.  Il Consiglio di amministrazione di Scrp  formalmente era più che legittimato ad effettuare la vendita. Questo però non esime dal porre tre domande.

Un’operazione milionaria non meritava una parere dei soci? E’ rispettoso verso i sindaci-soci non comunicare la cessione delle azioni? E’ prassi normale  lasciare che sia la stampa ad informare i soci di una cessione di questa portata? Scrp non ha venduto una macchina usata.

Antonio Grassi

Acciaieria Arvedi, proteste per rumori, odori e gas

CREMONA Altra delusione per il Comitato di quartiere di Cavatigozzi, rimasto escluso dalla riunione tecnica del 6 febbraio dedicata all’inquinamento acustico riferito all’acciaieria Arvedi. Sui rumori infatti il Comune si è consultato soltanto con i tecnici degli organi di controllo e delle istituzioni, come Arpa, Provincia, Ats e la stessa acciaieria, non con i rappresentanti dei cittadini esposti ai rumori della zona industriale, costretti anche a perdere ore di riposo e di sonno. Mentre i tecnici discutono, fioccano le segnalazioni degli abitanti, inviate dal comitato presieduto da Daniele Ardigò a tutti gli enti interessati. Mercoledì 15 scrosci e boati dalle 8 per circa mezz’ora nella zona sud del quartiere. I rumori sono ripresi nella notte successiva, quanto in tutto il centro abitato si è sentito un forte rumore di fondo, al quale nelle prime ore si aggiungevano scrosci e boati. Si tratta sempre di rumori considerati sopra la normale soglia di tollerabilità. Dopo alcune ore, la mattina di giovedì alle 7, sono ripresi i boati e il rumore di fondo, poi ripresi nelle prime ore della notte tra giovedì e venerdì. Di nuovo frastuono dalle 7.30 di venerdì mattina e sempre, come indicato dagli abitanti, dalla zona industriale a ovest di Cavatigozzi. Odori fastidiosi e acri, inoltre, nella zona sud-ovest del centro abitato sono stati percepiti mercoledì attorno alle 14,30. Anche dopo il piano di risanamento acustico il fastidio continua e il comitato di quartiere invita tutti gli enti a prendere “efficaci e celeri provvedimenti per tutelare la salute dei cittadini”. Si aggiunge poi il treno che emette un forte segnale d’avviso, simile a un clacson, passando vicino alle case della zona di via Bergamaschi. C’è esasperazione tra i cittadini, alcuni dei quali progettano di lasciare Cremona, tanto più visti gli esiti dell’Osservatorio Arvedi. La recente rilevazione degli odori non ha infatti riscontrato i problemi segnalati. Secondo i responsabili dell’ATs però è stata solo una base di partenza per altre analisi più approfondite dei 4 elementi olfattivi su 54 che hanno superato le soglie di legge. La richiesta del comitato di quartiere è installare sistemi di analisi fissi e non mobili e più costosi. La presidente di Legambiente Lombardia Barbara Meggetto ha dichiarato da parte propria, riferendosi all’inquinamento dell’aria, che “se un’industria così problematica come l’acciaieria Arvedi vuole continuare a convivere con la città, deve migliorare di molto le proprie prestazioni ambientali, sia nello stabilimento che nella logistica, spostando su ferrovia gran parte dei propri trasporti”. Secondo i dati Arpa, anno 2014, l’industria metallurgica ha emesso il 18% di polveri pm10 a Cremona, pari a 16,9 tonnellate in un anno, e il 7% di ossidi di azoto, pari a 58,1 tonnellate.

A2A, il Comune di Crema vuole vendere azioni

CREMA CR Dove sono le montagne d’oro e i lauti guadagni per i Comuni di cui si parlava ai tempi dell’alleanza tra A2A e Lgh? Il Comune di Crema ha già deciso di vendere le azioni per far cassa, circa un mese dopo averle materialmente ricevute, e considera la possibilità di venderle anche al ribasso, con un solo limite: non cederà i titoli rimettendoci più del 5%. Ecco lo spirito della cosiddetta alleanza strategica: fare cassa appena possibile. Questo il tono delle proteste scagliate dalle opposizioni alla maggioranza di centrosinistra, che in consiglio comunale ha dato mandato alla società Scs srl, cassaforte delle azioni della multiutility milanese e bresciana, di andare in Borsa a vendere.

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L’andamento delle azioni A2A nell’ultimo mese: il trend è discendente

Per le opposizioni – da Alessandro Boldi dei 5 stelle a Simone Beretta di Forza Italia – è stata una decisione negativa per il Comune e per i cittadini, che si sono visti mettere sul mercato azionario l’azienda del gas, della luce e dei servizi ambientali come la raccolta differenziata, e che ora vedono il Comune pronto a far cassa. E a quale scopo? Secondo le minoranze, come sostiene Boldi, solo per ottenere soldi e pagare alcune asfaltature di strade a scopo elettorale, in vista delle elezioni comunali della prossima primavera. Il sindaco Stefania Bonaldi ha difeso e sostenuto l’operazione, perché il Comune compirebbe una scelta speculativa se detenesse a lungo titoli di Borsa, quindi è opportuno rimetterli sul mercato. Si tratta di una scelta già prevista al momento del via libera all’alleanza strategica e territoriale con A2A, anche se le minoranze, con toni diversi, ora dicono che è una sorpresa.

A2A, per il 51% di Lgh, ha versato 113 milioni di euro, di cui il 58% in denaro e il 42% in azioni. Crema in tutto ha ricevuto dieci milioni e 250mila euro, in contanti ha ricevuto 6 milioni e 600mila e in azioni ha avuto tre milioni e mezzo. Le azioni allora valevano 1,23 euro l’una. Oggi quelle stesse azioni valgono di meno, solo 1,16, con una perdita all’incirca del 5,7%. Il Comune vuole vendere il 35% di questi titoli. Crema dunque oggi perderebbe circa 70mila euro (200mila euro se vendesse tutte le azioni che possiede), troppo rispetto al limite stabilito dal consiglio comunale e quindi non potrebbe nemmeno vendere. Quel che è certo, è che un terzo dei 6 milioni e 600mila euro già versati in contanti da A2A entreranno nel bilancio del comune, non appena Scs Srl, amministrata da Dino Martinazzoli, autorizzerà l’operazione. L’effetto Trump, oltretutto, potrebbe far salire i tassi d’interesse bancari e quindi penalizzare le multiutility, acquistate come un bene rifugio nei momenti difficili. Il Comune di Crema valuterà quindi le oscillazioni degli indici di Wall Street e di Piazza Affari, e le future decisioni della Federal Reserve e della Bce sui tassi d’interesse.

A2Aexit, proposte di autotutela

Si consolida un aggregato anti-renziano composto di centrodestra, cinque stelle, associazioni ambientaliste e cinque stelle, ciascuno con le proprie caratteristiche ma tutti contro il governo di centrosinistra e le sue strategie. Nei confronti dell’alleanza A2A-Lgh è scattata una sorta di crociata che assume peculiarità diverse e tuttavia non si smentisce mai. Il nuovo attacco parte dopo le elezioni comunali di Roma e Torino, vinte dai grillini anche col voto di centrodestra.

 

CREMONA Mentre i britannici votano se restare o uscire dall’Unione europea, anche Cremona ha una sua exit sulla quale meditare, quella da A2A. La proposta di uscire per autotutela è lanciata  da Giampiero Carotti, alfiere del comitato acqua pubblica, tanto più dopo l’apertura di un’istruttoria dell’Autorità anticorruzione, oltre a quella dell’Antitrust. La preoccupazione è tutt’altro che formale, dato che in gioco ci sono, con la proprietà del 51% delle società cremonesi, anche i servizi dell’energia, del gas e dell’ambiente, a partire dall’inceneritore, la cui data di chiusura, vista l’incertezza delle istruttorie e delle inchieste in corso, è quanto mai avvolta dal fumo. Il piano industriale in base al quale il sindaco Gianluca Galimberti prometteva la dismissione dell’impianto entra ormai in forse. L’Anac chiede ad Aem Cremona, oltre che alle società di Crema, Lodi, Pavia e Rovato, perché è stato venduto il 51% delle quote senza gara pubblica, e il comitato acqua pubblica chiede di ripartire proprio con una gara vera e propria. Il nuovo sindaco di Milano Giuseppe Sala, d’altro lato, non considera più strategica la partecipazione all’ex municipalizzata, dunque il controllo pubblico, per il comitato nato a sostegno dei referendum del 2011, a settembre per Carotti potrebbe ridursi a un nostalgico ricordo. E dire che le azioni di A2A, a piazza Affari, sono salite proprio grazie all’alleanza con Lgh.  Il nuovo centrodestra, con l’ex assessore Federico Fasani, ha posto sin dai primi mesi dell’amministrazione Galimberti mille domande sui rapporti con A2A: anche oggi non si dichiara contrario all’operazione, per chiedere piuttosto più trasparenza. L’operazione secondo lui è stata gestita ben più dalla politica, precisamente dal Pd, che governa tutte le città, che dai tecnici. Ci sono dubbi perché il patrimonio cremonese risulterebbe svalutato: A2A ha versato diversi milioni meno di quanto atteso, e anche Padania Acque si preparebbe ad acquisire le reti del servizio idrico integrato a prezzo ribassato di 10 milioni. Troppe domande ancora aperte per Fasani, quindi è impossibile stabilire che cosa sia opportuno fare: Cremona rischia in tutti i casi, anche uscendo dal colosso milanese e bresciano, a meno il Comune finalmente faccia chiarezza. Tra l’altro, lo stesso consiglio comunale è stato chiamato a esprimere dei voti che nemmeno sarebbero stati opportuni: Aem e Comune, mentre i dubbi aumentavano, si sono giustificati a vicenda.  Il consiglio d’amministrazione di Aem, guidato dal presidente Massimo Siboni, nel frattempo potrebbe dimettersi, per il nuovo Centrodestra, così come Galimberti a questo punto non sembra proprio godere più del consenso conquistato alle elezioni sull’onda del renzismo dilagante. Anche Marcello Ventura ha protestato duramente sui modi con cui è stata condotta la trattativa con A2A: suo l’esposto all’Anac. Se parte della sinistra cremonese ha lasciato la maggioranza, Lucia Lanfredi ricorda l’esposto dei grillini alla Corte regionale dei Conti: la migliore opportunità, di nuovo, sarebbe indire una gara: A2A potrebbe vincere, dando all’operazione ben altra sicurezza. L’Autorità anticorruzione chiuderà l’istruttoria dopo l’estate, ma l’Antitrust dovrebbe pronunciarsi entro due settimane, quindi il capogruppo della lista civica del sindaco, Enrico Manfredini, ha tutt’altra idea: aspettare almeno che le istruttorie si concludano per poi pronunciarsi. Ultimamente il centrosinistra non ha più discusso dell’operazione. Chi resta tranquillo, per Giampiero Carotti, è proprio l’inceneritore, che così chiuderà forse nel 4076.

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Inceneritore, Maura Ruggeri al centrodestra: “E voi nel merito che ne pensate?”

Verso il termine della riunione dell’ufficio di presidenza di ieri alle 17.30 la vicesindaco Maura Ruggeri ha chiesto al centrodestra che cosa intende fare dell’inceneritore, dal momento che durante l’amministrazione Perri entrambe le coalizioni hanno votato il programma che prevede uno studio in vista dell’eventuale chiusura dell’impianto. Dopo le elezioni vinte da Gianluca Galimberti, il centrodestra ha insistito sulle presunte contraddizioni e sul presunto tradimento della promessa elettorale (“Spegneremo l’inceneritore in tre anni”, in realtà Galimberti intendeva procedere con un piano industriale che dev’essere ancora approntato). Quella promessa a mio giudizio è stata precipitosa – un errore –
ma la procedura scelta è corretta: serve il piano industriale.
Ora però il centrodestra dopo interminabili polemiche, cui si aggiungono quelle dei grillini, che invece non vedono l’ora di veder dismettere l’inceneritore, che cosa vuole fare dell’impianto? L’ipotesi non detta è che il centrodestra voglia che l’inceneritore prosegua l’attività, malgrado tante polemiche.
Federico Fasani (Ncd) ha risposto mostrando i limiti della strategia sinora seguita: “Abbiamo richiesto uno studio per comprendere che cosa sarebbe stato possibile fare, per arrivare all’eventuale dismissione del termovalorizzatore, senza mai indicare una data, anche se la chiedevate dall’opposizione, proprio perché volevamo essere informati prima di decidere”. E fu studio Leap. “Voi invece – ha contrattaccato Fasani – prima avete deciso di spegnere il termovalorizzatore e indicato una data, senza aver conoscenza dei problemi”.
Emerge la contraddizione di fondo del centrodestra e del principio di sussidiarietà: il centrodestra non ha un indirizzo politico, dato che la politica deve mettersi al servizio dei cittadini e compiere delle scelte sulla base di conoscenze scientifiche, tramite consulenze, studi e contributi d’esperti. Chi vota Fasani- secondo la critica rivoltagli dall’assessore Mauro Manzi tempo fa, che qui faccio mio – dovrà affidarsi a degli esperti, in caso di successo fasaniano, senza poter votare un programma politico che indichi obiettivi determinati. La funzione della politica – e dello stesso programma elettorale come del voto – risulta molto limitata, se ogni scelta politica, da programma elettorale, viene considerata ideologica, come spesso ha dimostrato di ritenere Fasani, molto apprezzato comunque dalle testate cremonesi.

Galimberti: “Il contratto fra Lgh e A2A rafforza l’alleanza”

Ecco la più schietta attitudine di Gianluca Galimberti: è un sindaco-manager, perfettamente a proprio agio nella conduzione della trattativa, per quel che riguarda la competenza del Comune di Cremona, di Lgh con A2A. Riservato, chiaro, si muove con sicurezza tra le spine che insidiano i rapporti fra diritto societario e pubblica amministrazione, il Galimberti più che un leader popolare (ma è tutt’altro che impopolare) appare un abile amministratore che riesce a condurre un fidato gruppo dirigente e che riesce a prendere decisioni di rilievo. Galimberti convince quando può usare il tono ufficiale che gli è più congeniale e quando dimostra la fondatezza delle proprie decisioni e la conoscenza della materia. Nel video il sindaco parla durante l’ufficio di presidenza di ieri, nella sala Gruppi di palazzo comunale: si pone una serie di domande e si dà delle risposte. Non era la commissione Vigilanza, sostituita come spiegato nell’ultimo consiglio comunale del 2015, bensì l’ufficio di presidenza con funzioni di commissione consiliare, aperto al pubblico, vicino allo stile della vecchia “Tribuna politica”, dopo che lo stile di conduzione del presidente Marcello Ventura era stato duramente criticato dalla maggioranza.
Nel suo discorso il primo cittadino smentisce che la firma del contratto fra Lgh e A2A, nella notte di sabato, abbia dato l’occasione di una svalutazione del prezzo del 51% di Lgh, anche a causa dell’indebitamento di Aem (29 milioni verso Lgh). Ci sono stati invece aggiustamenti al ribasso già previsti dal contratto. Nemmeno il dibattito sul futuro dell’inceneritore – che devo ricordarlo ha impedito che si realizzassero non poche discariche – ha condizionato la trattativa. Il contratto però non è ancora disponibile: gli stessi consiglieri comunali, che pure, come ha ricordato Vittoria Ceraso (Obiettivo Cremona con Perri) hanno funzioni di indirizzo e di controllo, dovranno chiedere accesso agli atti. E’ una procedura “fortemente consigliata” dagli esperti, come ha spiegato il presidente di Aem Massimo Siboni, seduto accanto al sindaco.