Categoria: acciaieria

Notti rumorose col treno dell’acciaieria Arvedi

Si vive in funzione del capitale, per il quale le istituzioni democratiche svolgono un efficiente lavoro di servizio. Chi ha motivo per protestare deve adeguare la propria pazienza ai tempi dei detentori del potere e della conversione o riorganizzazione delle attività industriali. Per chi abita a Cavatigozzi, zona di via Dossetto, è così da anni.  

 

 

CREMONA Tremano i vetri delle finestre di notte, al passaggio del treno dell’acciaieria Arvedi nel quartiere Dossetto di Cavatigozzi, che è separato dall’area industriale soltanto grazie a via Acquaviva e alcuni alberi. Si tratta di un’area che non è stata ancora sottoposta a risanamento acustico, diversamente da altre zone di Cavatigozzi, e negli ultimi giorni, come riferiscono diversi residenti, il rumore è aumentato: passano più treni di notte e frenano proprio davanti alle finestre di alcune abitazioni.

Via Bergamaschi e via Dossetto sono esposte a un inquinamento acustico che è stato preso in esame durante l’ultima riunione dell’Osservatorio Arvedi, nella sala del consiglio comunale, mercoledì primo febbraio. L’assessore all’ambiente Alessia Manfredini ha annunciato un protocollo, sul funzionamento del treno, che però non è stato ancora attivato, anzi il macchinista continua ad azionare il cicalino d’allerta, per lui obbligatorio poiché attraversa un percorso parallelo a via Acquaviva, non protetto dal passaggio di pedoni o veicoli. Il binario, come notato da alcuni residenti, viene utilizzato come scambio, non solo per il passaggio dei convogli diretti all’acciaieria. Il treno inoltre sosta a lungo con il motore acceso. Le stesse abitazioni sono inoltre esposte ai rumori del tubificio Arvedi, ma anche di un altoparlante, utilizzato probabilmente da un’altra azienda. Ai gong del tubificio si aggiungono i boati uditi nei giorni scorsi dalla zona dell’acciaieria, dove sono tornate a elevarsi nel cielo alte colonne di fumo. Anche nelle ultime settimane il comitato di quartiere ha inviato segnalazioni all’Arpa, al Comune e a tutte le istituzioni, senza però risultati. L’osservatorio Arvedi ha predisposto diversi monitoraggi. Si è già concluso il piano di controlli sulle sostanze odorigene, affidato al chimico e tossicologo Fabio Denicoli. Dall’indagine è emerso che solo quattro composti chimici su 54 sono risultati presenti in quantità superiore ai valori di soglia olfattiva. Nell’ultima assemblea di quartiere, il presidente Daniele Ardigò ha confrontato il metodo di lavoro attuale dell’Osservatorio Arvedi attuale con il metodo applicato alcuni anni fa, quando i residenti stessi erano commissari dell’Osservatorio così come i funzionari e potevano confrontarsi direttamente chiedendo verifiche e dati. L’amministrazione Galimberti ha invece trasformato l’Osservatorio in commissione comunale, i cui componenti sono esclusivamente i rappresentanti delle istituzioni, mentre i residenti hanno soltanto il ruolo di uditori e non possono fare altro che domande dai banchi del pubblico.

Acciaieria Arvedi, tre persone all’ospedale per infortunio

Cremona Tre persone sono state coinvolte nell’infortunio accaduto oggi
poco dopo mezzogiorno in via Acquaviva 18, presso l’acciaieria Arvedi.
Si è trattato di infortuni sul lavoro per schiacciamento. Per la
gravità, l’ospedale ha assegnato due codici rossi, a due uomini di 43
e 48 anni, e un codice giallo. Sono intervenuti per i rilievi l’Ats
Valpadana, azienda per la tutela della salute e la Questura. Sono
accorse sul posto due ambulanze del 118 e un’auto medica.
I tre lavoratori feriti, tutti al servizio di una ditta esterna, erano
impegnati in un’attività di manutenzione nella zona delle siviere e
stavano usando attrezzature della ditta esterna. I traumi sono stati
dovuti al cedimento di un paranco, per motivi ancora da accertare.

Acciaieria Arvedi al lavoro sulle nuove prescrizioni

Dopo anni non si parla più di segnalazioni e proteste, bensì di prescrizioni, cioè di obblighi a carico del complesso siderurgico Arvedi decisi dall’amministrazione provinciale, consultati Comuni, istituzioni, enti e organi di controllo. In particolare, il frastuono che di notte tormenta una zona di Cavatigozzi prossima al tubificio dovrebbe finire. La società Arvedi sta collaborando attivamente a ridurre l’impatto ambientale: alla riunione di ieri ha partecipato Alessandra Barocci, ingegnere, intervenuta nel merito. Il confronto tra industria siderurgica e pubblica amministrazione, a quanto pare, sta diventando produttivo. L’attesa per i primi risultati, nei prossimi tre mesi, è elevata.

 

 

 

CREMONA Un autoarticolato che trasportava coil dell’acciaieria Arvedi stamattina attorno alle 4.10 ha perso il carico di un coil, caduto sul ciglio di via Eridano, all’incrocio con via Castelleone. Sono intervenuti la polizia stradale di Casalmaggiore e i vigili urbani di Cremona, di supporto per regolare il traffico. L’area è stata transennata ed è stato collocato un cartello segnaletico. Non ci sono stati feriti. Il nastro d’acciaio è rimasto per ore a lato della tangenziale. I precedenti sono già diversi. Coil sull’asfalto il 30 maggio, lungo la rotatoria davanti all’Ipercoop, ma anche il 12 ottobre 2016, sulla stessa rotatoria, e ancora il 18 luglio dell’anno scorso, e poi l’11 maggio del 2015  e ancora il 22 gennaio, di nuovo in via Castelleone a Cremona. Lo stesso tipo di incidente si è verificato anche a Soncino. Da anni il comitato di quartiere di Cavatigozzi ha chiesto alle istituzioni più sicurezza per i trasporti di coils d’acciaio. E ieri pomeriggio in Comune l’Osservatorio Arvedi ha illustrato ai cittadini, alle associazioni ambientaliste e al comitato di quartiere, oltre che ai Comuni e ai cittadini di Spinadesco e di Sesto ed Uniti, la nuova autorizzazione integrata ambientale, rilasciata dall’amministrazione provinciale, che ha così dato il via libera, di fatto, all’aumento di produzione grazie all’avvio del nuovo forno Quantum. Tra gli obblighi posti dall’ente Provincia e dai Comuni all’acciaieria Arvedi ci sono nuovi lavori per la sicurezza delle strade, e una serie di monitoraggi sugli impatti ambientali e di interventi per ridurre i rumori e controllare le emissioni di fumo. Tutto l’impatto ambientale del complesso industriale Arvedi è stato rivisto. Attenzione particolare è stata dedicata al tubificio. Dopo anni di proteste e segnalazioni, ci sono novità per la zona di Cavatigozzi dove più volte i cittadini hanno lamentato forti rumori notturni, a causa del passaggio del treno dell’acciaieria e dell’attività del tubificio. L’acciaieria dovrà provvedere a realizzare un passaggio a livello, che porrà fine al continuo uso della sirena del trenino. Presso il tubificio e l’acciaieria, inoltre, segnali luminosi per i camion dovranno sostituire gli altoparlanti, che danno indicazioni ai conducenti ad alto volume nel cuore della notte togliendo il sonno a diversi residenti, secondo le segnalazioni. Fra i monitoraggi che stanno per essere attivati, ci sarà anche il controllo sulle emissioni odorose. Nuove segnalazioni, negli ultimi giorni, riguardano la diffusione di polveri provenienti dalle montagnole di scorie di via Riglio: per l’acciaieria Arvedi, Alessandra Barocci ha assicurato il rispetto dei protocolli, che prevedono di bagnare le scorie in modo che non si disperdano.

Nuova diffida per l’acciaieria Arvedi

L’Osservatorio Arvedi consegna un’immagine dell’acciaieria patinata di “accettabilità sociale”, per non dire più che accettabile. D’altra parte l’Osservatorio funziona come commissione comunale permanente, senza però che si attivi un’opposizione istituzionale, che non sia il Comitato di quartiere o un’associazione ambientalista. Dai decreti dell’ente Provincia di diiffida a eliminare le irregolarità, emergono invece problemi che si ripetono, come l’eccesso di acido cloridrico, e inosservanze che durano anni. In consiglio comunale l’acciaieria Arvedi gode di un consenso quasi unanime, per ragioni che non riguardano direttamente le questioni ambientali, tuttavia aperte.
CREMONA Il settore Ambiente dell’amministrazione provinciale ha emesso una nuova diffida nei confronti dell’acciaieria Arvedi, la quinta, per diversi motivi a partire dal 2012, e ogni volta allo scopo di eliminare attività dannose all’ambiente. L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, durante un’ispezione ordinaria degli impianti che si trovano sul territorio di Sesto ed Uniti, ha constatato fra l’altro che il valore medio dell’acido cloridrico, dopo il trattamento di rigenerazione, è superiore alla norma, che fissa una soglia di 3 milligrammi per metro cubo. L’acido cloridrico viene usato come reagente nelle operazioni di decapaggio, allo scopo di eliminare strati superficiali nel trattamento dell’acciaio. Il complesso siderurgico si trova sul territorio di tre Comuni: Cremona, Spinadesco e Sesto ed Uniti. Sesto è interessato in particolare dalla zincheria. L’eccessiva presenza di acido cloridrico nelle acque depurate non è l’unica irregolarità rilevata dall’Arpa durante l’ispezione, che si è conclusa con una relazione datata 28 novembre, trasmessa all’ente Provincia e poi sfociata nel provvedimento del dirigente Roberto Zanoni. Le inosservanze sono sette. La rete di raccolta delle acque piovane, che confluiscono nel punto di scarico chiamato S3, non è dotata di un presidio di sedimentazione, che pure doveva essere installato entro il 31 dicembre 2015. Un’altra irregolarità riguarda un altro punto di scarico, indicato dalla sigla S1, dove dal marzo del 2015 doveva essere collocato un sistema di misurazione e registrazione in continuo della portata. Presso il pozzetto di servizio dello stesso scarico S3, inoltre, non ci sono sistemi di misurazione e registrazione continuativa del pH e della conducibilità elettrica. L’acciaieria poi non è stata in grado di dimostrare, durante l’ispezione, che è in funzione un sistema di controllo costante dei depuratori. E ancora, i forni di essiccazione del nastro verniciato dovrebbero essere dotati di un bocchello di ispezione del sistema di trattamento dell’aria esausta, tuttavia assente. Il 2 di gennaio l’acciaieria Arvedi ha presentato alcune memorie difensive del proprio operato. Il dirigente del settore Ambiente però ha ritenuto opportuno emettere comunque il decreto di diffida, datato 16 marzo, e a mettersi in regola con il codice dell’ambiente e le norme che il complesso siderurgico ha ricevuto assieme all’autorizzazione al funzionamento degli impianti. 

Acciaieria Arvedi autorizzata a scavare due nuovi pozzi

L’acciaieria Arvedi è stata autorizzata dal settore Ambiente dell’amministrazione provinciale a scavare due pozzi per la ricerca d’acqua a uso industriale e anticendio su terreni di sua proprietà nel territorio di Spinadesco, in seguito alla decisione presa durante la conferenza dei servizi del 12 dicembre 2016. Il prelievo dovrà essere corretto e razionale, misurato e controllato per mezzo di piezometri, con procedure adatte alla tutela della pubblica incolumità, come recita l’autorizzazione provinciale. I due nuovi pozzi – che figurano con i numeri 4 e 5 nell’allegato dell’autorizzazione, poiché l’industria siderurgica già è autorizzata all’approvvigionamento autonomo d’acqua – avranno profondità di 40 metri, diametro di 355 millimetri, portata di 30 litri al secondo. Le cementazioni sono previste in calcestruzzo e argilla idrorigonfiante, il materiale della colonna definitiva acciaio al carbonio.

dscn9198

Si tratta di pozzi autorizzati: in provincia però esiste un problema storico di escavazioni e prelievi d’acqua abusivi, per favorire le irrigazioni in un contesto regionale difficile da regolare. Secondo una stima, si parla di ventimila pozzi abusivi, fenomeno segnalato molto negativamente dal Consorzio irrigazioni del Cremonese (leggi qui), cui si aggiungono coltivazioni idrovore come il mais e politiche energetiche assetate d’acqua.

 

 

 

L’acciaieria Arvedi gestisce ora direttamente la discarica di Crotta d’Adda: basterà per alcuni anni

 

Lo scorso 11 gennaio l’acciaieria Arvedi ha presentato richiesta all’amministrazione provinciale per ottenere a proprio favore la voltura dell’autorizzazione della discarica – impianto di gestione rifiuti – di Crotta d’Adda, sinora gestita da Cremona Ecologia. Si accorcia la filiera, anzi l’acciaieria si fonde e incorpora Cremona Ecologia, la srl impegnata nelle discariche. Soddisfatta la richiesta, ritenuta idonea l’acciaieria, ecco che la voltura è stata concessa e ora il subentro è completo, senza variazioni sulla gestione e gli aspetti finanziari dell’attività crottese.

Il decreto firmato dal dirigente del settore Ambiente Roberto Zanoni, datato 22 febbraio, pubblica anche un prospetto che permette una volta di più di considerare il valore e l’importanza della discarica in questione.

arvedi-crotta-discarica

 

Come si legge, il totale complessivo sarà di un milione e 715ila e 150 metri cubi di rifiuti inerti, di cui già quasi 900mila presenti nell’impianto che ora l’acciaieria gestisce direttamente. La discarica di Crotta è colma circa a metà. Alcune parti sono già in post-chiusura, i lotti sono comunque 7: l’impianto era stato autorizzato nel 2009 in località Cascina Moncucco, nel 2014 è stato autorizzato il sopralzo e nel 2015 un’altra variante del progetto. Per alcuni anni l’impianto soddisferà la necessità di smaltimento dei rifiuti inerti dell’acciaieria, ma in seguito. Ancora nulla di certo si sa della discarica di Grumello, che ha già ricevuto da parte della Provincia una Valutazione d’impatto ambientale positiva, sì, tuttavia con numerose e rilevanti prescrizioni.

 

 

Arvedi, proteste per rumori, odori e gas


CREMONA Altra delusione per il Comitato di quartiere di Cavatigozzi, rimasto escluso dalla riunione tecnica del 6 febbraio dedicata all’inquinamento acustico riferito all’acciaieria Arvedi. Sui rumori infatti il Comune si è consultato soltanto con i tecnici degli organi di controllo e delle istituzioni, come Arpa, Provincia, Ats e la stessa acciaieria, non con i rappresentanti dei cittadini esposti ai rumori della zona industriale, costretti anche a perdere ore di riposo e di sonno. Mentre i tecnici discutono, fioccano le segnalazioni degli abitanti, inviate dal comitato presieduto da Daniele Ardigò a tutti gli enti interessati. Mercoledì 15 scrosci e boati dalle 8 per circa mezz’ora nella zona sud del quartiere. I rumori sono ripresi nella notte successiva, quanto in tutto il centro abitato si è sentito un forte rumore di fondo, al quale nelle prime ore si aggiungevano scrosci e boati. Si tratta sempre di rumori considerati sopra la normale soglia di tollerabilità. Dopo alcune ore, la mattina di giovedì alle 7, sono ripresi i boati e il rumore di fondo, poi ripresi nelle prime ore della notte tra giovedì e venerdì. Di nuovo frastuono dalle 7.30 di venerdì mattina e sempre, come indicato dagli abitanti, dalla zona industriale a ovest di Cavatigozzi. Odori fastidiosi e acri, inoltre, nella zona sud-ovest del centro abitato sono stati percepiti mercoledì attorno alle 14,30. Anche dopo il piano di risanamento acustico il fastidio continua e il comitato di quartiere invita tutti gli enti a prendere “efficaci e celeri provvedimenti per tutelare la salute dei cittadini”. Si aggiunge poi il treno che emette un forte segnale d’avviso, simile a un clacson, passando vicino alle case della zona di via Bergamaschi. C’è esasperazione tra i cittadini, alcuni dei quali progettano di lasciare Cremona, tanto più visti gli esiti dell’Osservatorio Arvedi. La recente rilevazione degli odori non ha infatti riscontrato i problemi segnalati. Secondo i responsabili dell’ATs però è stata solo una base di partenza per altre analisi più approfondite dei 4 elementi olfattivi su 54 che hanno superato le soglie di legge. La richiesta del comitato di quartiere è installare sistemi di analisi fissi e non mobili e più costosi. La presidente di Legambiente Lombardia Barbara Meggetto ha dichiarato da parte propria, riferendosi all’inquinamento dell’aria, che “se un’industria così problematica come l’acciaieria Arvedi vuole continuare a convivere con la città, deve migliorare di molto le proprie prestazioni ambientali, sia nello stabilimento che nella logistica, spostando su ferrovia gran parte dei propri trasporti”. Secondo i dati Arpa, anno 2014, l’industria metallurgica ha emesso il 18% di polveri pm10 a Cremona, pari a 16,9 tonnellate in un anno, e il 7% di ossidi di azoto, pari a 58,1 tonnellate.

Smog, Legambiente: “Si migliori anche la compatibilità dell’acciaieria Arvedi”

Al termine del comunicato di Legambiente, uscito al superamento dei 35 sforamenti annui della soglia di pm10 a Cremona, appare un intervento critico nei riguardi dell’acciaieria Arvedi, che si basa sull’inventario di dati Arpa, Inemar, riferito al 2014. E’ possibile richiedere a Inemar una elaborazione personalizzata dei dati delle centraline di rilevamento dell’inquinamento atmosferico.

“Da tempo diciamo che a Cremona dell’inceneritore non c’è più bisogno – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia È arrivato il momento di dire stop all’agonia di questo impianto, che è ormai arrivato a fine corsa. Ma anche l’acciaieria Arvedi deve migliorare la propria compatibilità: stiamo parlando di una delle più grosse metallurgie italiane, che sorge a pochi metri dalle case di una città di oltre 70.000 abitanti. Se un impianto così problematico vuole continuare a convivere con la città, deve migliorare di molto le proprie prestazioni ambientali, sia nello stabilimento che nella logistica, spostando su ferro gran parte delle proprie movimentazioni di materie prime e lavorati”.

Immagine incorporata 1

Immagine incorporata 3

Fonte: elaborazione Legambiente su dati INEMAR 2014

Acciaieria Arvedi, il comitato di quartiere fa il terzo grado ai Comuni e alla Provincia

CREMONA Il presidente del comitato di quartiere di Cavatigozzi, Daniele Ardigò, ha presentato durante l’ultima riunione dell’Osservatorio Arvedi, mercoledì nella sala del consiglio comunale, una serie di domande in attesa di risposta scritta, per chiarire alcune questioni riguardanti il traffico, la gestione delle scorie, i rumori e gli odori causati dalle attività dell’acciaieria di via Acquaviva.

 

Quanto al traffico, i consulenti dell’industria siderurgica in occasione della Valutazione d’impatto ambientale del nuovo forno Quantum hanno previsto un incremento limitato, mentre l’amministrazione provinciale ha indicato aumenti percentuali di traffico pari quasi il doppio dei transiti attuali, e si tratta soprattutto di autocarri e  autoarticolati. La preoccupazione dei residenti è giustificata dal futuro ampliamento della Codognese e della rotatoria fra Cavatigozzi e Spinadesco. Il comitato di quartiere chiede il motivo di previsioni così contrastanti. Non ha ancora risposta la domanda sull’ispezione dell’Arpa del 17 agosto scorso, per verificare gli odori segnalati dai cittadini. L’Arpa ha inviato al comitato di quartiere una relazione ma l’ente Provincia, cui competono le decisioni, non ha fatto sapere ancora nulla. Nella conferenza dei servizi del maggio scorso, i rappresentanti dell’autorità sanitaria hanno sostenuto che l’impatto acustico può danneggiare la salute pubblica anche senza superamento dei limiti legali: non si conoscono però progetti esecutivi per verificare tali danni. Altra domanda livello acustico medio raggiunto nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, pari a 47,6 decibel, oltre la soglia stabilita dal Comune di Spinadesco. Non era presente l’operatore quindi non le rilevazioni non hanno valore legale, ma il comitato di quartiere fa notare che non c’è operatore nemmeno quando l’acciaieria presenta monitoraggi acustici. Di qui la richiesta alla Provincia e al Comune di Spinadesco se ci saranno provvedimenti. Sul rumore del traffico merci per mezzo del trenino dell’acciaieria, escluso sinora dal piano di risanamento acustico, è al centro delle proteste degli abitanti di via Riglio, delle Lanche, Dossetto, Bergamaschi e Isacchi, ma non si conoscono prescrizioni da parte del Comune e della Provincia di Cremona. Continuano poi le preoccupazioni degli abitanti per l’innalzarsi del deposito scorie di via Riglio e si teme una nuova discarica a Spinadesco in località cascina Morelli. Alla fine del 2015 infine l’Arpa ha effettuato un’ispezione, l’ente Provincia ha diffidato l’acciaieria Arvedi a eliminare entro sei mesi una serie di irregolarità, fra cui la fuoruscita di fumo dai tetti, poi però l’industria siderurgica ha fatto ricorso al Tar e l’ente Provincia ha concesso una proroga di altri sei mesi nel settembre scorso. Il comitato di quartiere chiede perché è stata concessa la proroga e quali sono le contestazioni dell’acciaieria.

Polveri sottili e aria inquinata a Cavatigozzi come in tutta la pianura padana

Non è vero ovviamente che la qualità dell’aria nel polo industriale di Cavatigozzi è “okay”, come sostiene un’allegra brigata di provocatori intellettuali, perché tutte le centraline dell’Arpa, in Lombardia nei giorni scorsi, Spinadesco compresa, hanno superato la soglia d’allerta delle pm10: in un giorno della settimana scorsa, solo dai 1.200 metri in sù si respirava aria pulita. La zona dell’inceneritore e dell’acciaieria, come di altre fabbriche, non è molto diversa dalle altre, e anche Cavatigozzi non sfugge alla norma: tutta la pianura padana è inquinata e sommersa da una nube di polveri sottili come spiegato nei giorni scorsi. In un contesto simile, una sola fonte d’inquinamento non riesce a creare – guardando i dati delle centraline Arpa – una rilevante particolarità locale in una pianura chiusa dalle montagne e poco ventilata. Piuttosto è vero che la qualità dell’aria nella zona della città di Cremona è peggiore che nel territorio circostante. Occorrono appunto politiche ambientali, altrimenti ogni anno si conteranno i decessi prematuri dando la colpa ora all’uno ora all’altro, secondo convenienza particulare.

Il Comune di nuovo indica le fonti d’emissioni inquinanti: i veicoli a benzina e diesel, le caldaie. Quel che manca è una visione critica del sistema economico, basato su industrie che producono veicoli e caldaie e molti altri beni. Nel dopoguerra le fabbriche inquinavano di più, tuttavia gli effetti dello sviluppo economico si vedono adesso; non si vede un’alternativa. Un avvenire di bassi consumi e pellagra non è auspicabile: indietro non si può tornare.

Traspare dalla nota del Comune, se si vuole, un messaggio al gruppo Arvedi: a Cremona non esiste il “clima ostile” di Trieste, segnalato dal gruppo industriale cremonese, che si è dichiarato disposto ad andarsene, dopo aver assunto la proprietà della Ferriera di Servola tramite la società Siderurgica Triestina.

Ecco di seguito il comunicato diramato ieri dall’ufficio stampa del Comune, dove si parla di monitoraggio dell’impatto olfattivo dell’acciaieria e di qualità dell’aria. Ho evidenziato in neretto una frase determinante.

 

Qualità dell’aria del polo industriale di Cavatigozzi, nessuna particolare criticità

E’ quanto emerso dall’indagine presentata nell’ultima riunione dell’Osservatorio Arvedi

Nel corso dell’ultima riunione dell’Osservatorio Arvedi, presieduta dall’assessore all’Ambiente Alessia Manfredini, sono stati presentati i risultati di un’interessante campagna di monitoraggi, iniziata lo scorso mese di ottobre, finalizzata alla verifica della qualità dell’aria nel polo industriale compreso fra i comuni di Cremona (zona Cavatigozzi), Spinadesco e Sesto Cremonese. La ricerca è stata focalizzata sulla identificazione delle sostanze odorigene aero-disperse responsabili di alcuni episodi di “molestia olfattiva” potenzialmente associabili alle attività industriali svolte nel polo industriale.

L’indagine ambientale, che ha coinvolto l’Amministrazione Comunale, la Provincia di Cremona e l’ATS-Val Padana, è stata realizzata grazie al prezioso contributo di ARPA Cremona, supportata dai consulenti tecnici del Gruppo Arvedi (dott. Fabio Denicoli), del Consorzio Agrario Provinciale di Cremona (prof. Marco Trevisan) e dell’Oleificio Zucchi (dott. Maurizio Benzo). I campionamenti ambientali e le successive analisi chimiche-ambientali sono state svolte presso il laboratorio L.A.C. Che opera a Cremona.

Nell’area interessata all’indagine sono state individuate, complessivamente, quindici stazioni di monitoraggio la cui posizione era stata scelta e condivisa con i rappresentanti dei residenti e con i Comitati di quartiere. Come confronto parallelo è stata valutata la qualità dell’aria presso altre tre stazioni di monitoraggio scelte in zone esterne all’area industriale ed individuate rispettivamente ail quartiere Zaist di Cremona e in aree esclusivamente rurali di Spinadesco e di Gerre Borghi. In totale sono state svolte circa mille prove di laboratorio per ricercare oltre cinquanta sostanze chimiche caratterizzate da odori particolarmente sgradevoli o da bassi valori di soglia olfattiva e per questo facilmente percettibili a livello sensoriale.

I risultati ottenuti in questa impegnativa attività analitica hanno confermato i dati già acquisiti in precedenti indagini svolte da ARPA Cremona e da altri importanti centri di ricerca, pur utilizzando modalità di campionamento e di analisi differenti. Non sono emerse particolari criticità relativamente alla qualità dell’aria presente nel polo industriale rispetto a quella presente in ambienti tipicamente rurali o urbani.

Questa conclusione conferma, se ancora ve ne fosse bisogno, che la qualità dell’aria cittadina è principalmente legata alle sfavorevoli condizioni meteo-climatiche che caratterizzano l’intera nostra area geografica (mancanza di ventilazione, elevati tenori di umidità, scarsità di precipitazioni meteoriche, ecc.). Un contributo altrettanto importante all’inquinamento atmosferico cittadino è dato dalle attività antropiche urbane e rurali (traffico veicolare, riscaldamento domestico, ecc.), mentre può essere considerato marginale quello direttamente associabile alle vere e proprie attività industriali svolte nel territorio.