Categoria: ambiente

Nuova rete nazionale di comitati ambientalisti

CREMONA Uscire dalle multiutility e restituire ai Comuni la gestione del servizio rifiuti. Nel programma del coordinamento nazionale dei comitati ambientalisti c’è anche questo passo di portata storica, se verrà attuato. Verrebbe infatti invertita la tendenza che ha condotto alla trasformazione delle municipalizzate in multiutility di grandi dimensioni, come A2A e Iren, che oltretutto mirano a continuare il processo di aggregazione, unendosi fra loro oltre che con Hera e Acea. Con Maria Grazia Bonfante, di Salviamo il Paesaggio, nel coordinamento nazionale ci sono i comitati di Reggio Emilia, Jesi in provincia di Ancona e Santo Stefano di Magra in provincia di La Spezia, che si uniscono in un fronte comune contro il “partito unico degli affari”, che sostiene in modo trasversale in tutta Italia impianti come i biodigestori, premiati dai contributi pubblici anche se producono biometano e quindi aumentano l’effetto serra e peggiorano la crisi climatica. La prima azione del coordinamento, formatosi in occasione dell’incontro di Saliceti (La Spezia), sarà quella di chiedere a Bruxelles di intervenire, perché lo Stato italiano continua a versare incentivi ai combustibili fossili e a impianti che dovrebbero esserne privi. Se la gestione dei rifiuti tornasse ad esempio nelle mani del Comune di Cremona, l’effetto potrebbe essere dividere lo smaltimento dalla raccolta, inserendo nel bando di gara il riciclo e togliendo l’incenerimento. Occorre però una stagione di partecipazione, che superi la crisi dei Comuni, spogliati di potere decisionale e di patrimonio, messo in mano a gestori di tipo privato, al punto che si stenta a trovare candidati da mettere in lista alle elezioni amministrative. Il coordinamento nazionale, che sta raccogliendo nuove adesioni, lancerà presto una piattaforma propedeutica, per condividere esperienze e conoscenze. 

Parco Levi Montalcini in balia del caos

CREMONA I tempi per la sistemazione del parco Levi Montalcini, che dà su via Magazzini generali e si estende sulle vie vicine, si allungano ancora, mentre i residenti e le associazioni continuano a stimolare l’amministrazione a migliorarne la gestione. Mancano alberi, se non striminziti e con poche foglie: paradossalmente, l’area verde è quasi del tutto priva d’ombra, proprio mentre i servizi sociali attivano i piani per affrontare l’emergenza caldo. Nello stesso tempo, l’erba in alcuni punti sta arrivando a mezzo metro d’altezza. Le lamentele continuano verso più bersagli: c’è chi protesta contro i bivacchi, vedendo gruppi di persone stazionare a lungo per mangiare e bere seduti sulle panchine, lasciando i rifiuti sull’erba, mentre altri si lamentano dei cani che abbaiano, perché i proprietari li portano nell’area di sgambamento anche di notte. Sono state diverse le telefonate ai vigili, ma non basta un latrato a determinare una multa per rumori molesti. L’area giochi per i bambini non è delimitata e si popola spesso di cartacce e bottigliette di plastica. E’ l’ex parco Fazioli, che non si risolleva dall’abbandono in cui l’ha trovato la prima giunta Galimberti, in seguito al fallimento di alcune ditte coinvolte nel piano residenziale dell’ex Consorzio agrario. La collaborazione con una fondazione privata sinora non è bastata. 

 E i disagi continuano, fra buche scavate dai cani, persone che si ubriacano e dormono sulle panchine, barriere antirumore mai collocate, percorso salute non realizzato e problemi legati allo spaccio. La settimana scorsa si è tenuto in Comune un nuovo incontro fra residenti e amministrazione, che, raccolte le osservazioni, intende entrare in azione fra poche settimane, dopo aver rimandato per un anno la sistemazione tanto attesa e raccolto le osservazioni. Nel frattempo, a lato del parco è stato realizzato un parcheggio.

Il via libera alla centrale a biomasse di Castelleone preoccupa anche Crotta

 

CASTELLEONE CR Sconcerto a Castelleone e nei Comuni vicini, per l’autorizzazione che il settore Ambiente della Provincia ha rilasciato alla centrale a biomasse proposta dalla ditta di pellet Godeca live, e preoccupazione anche a Crotta d’Adda. Ieri mattina infatti si sono svolte entrambe le conferenze dei servizi, quella decisoria per Castelleone, che ha concluso un iter che dura da circa due anni, mentre per il progetto di compostaggio della ditta Sovea a Crotta d’Adda è stata la prima riunione, seguita in serata da un’assemblea pubblica nella sala polivalente di via Maris. Il Comune di Castelleone, che da tempo si batte assieme a Ripalta Arpina, Montodine e Madignano contro l’autorizzazione della centrale a biomasse, sta meditando su un possibile ricorso al Tar. La lista civica che sostiene il sindaco Pietro Fiori, “Fare Castelleone”, ha pubblicato una lettera aperta al presidente della Provincia Davide Viola, affermando che “prima o poi qualcuno spiegherà a tutti i cittadini perché non sono state valutate le polveri ultrafini pm1, le polveri pm secondarie, che sono il 40% in più del dichiarato, e non si è tenuto conto dei dati Inemar sulla qualità dell’aria”. L’amministrazione provinciale aveva respinto il progetto della ditta Godeca, che però ha vinto il ricorso al Tar e ha modificato il progetto iniziale. La centrale comunque emetterà, ricorda Fare Castelleone, 1.325 chilogrammi di pm 2.5 all’anno, polveri sottili cancerogene, responsabili di malattie alle vie respiratorie. Il Politecnico di Milano ha riconosciuto che una centrale a biomasse diffonde un contenuto di polveri ultrafini 49 volte maggiore rispetto all’ambiente circostante.

I documenti che spiegano i motivi del via libera dell’amministrazione provinciale, che ha imposto alcuni obblighi alla ditta, indicati da Ats e Arpa, non sono ancora stati pubblicati. Ieri sera a Crotta d’Adda il pubblico della sala polivalente ha seguito la relazione dell’esperto incaricato dal Comune, Davide Gerevini, che messo in evidenza i dubbi sulla reale entità del traffico che sarà generato dal compostaggio di sfalci verdi. I dati forniti dalla ditta Sovea riguardano previsioni di massima su un’attività diluita nelle 24 ore, e non lasciano prevedere di quanto aumenterà il traffico di mezzi pesanti in località Fornace, e delle polveri che saranno sollevate, davanti alle case di un gruppo di residenti che lamentano di non essere stati considerati. E anche gli impatti odorigeni potrebbero riservare cattive sorprese.

Arvedi, il treno merci disturba i residenti

CREMONA A distanza di sei mesi, la delibera della giunta Galimberti, che approvava l’atto di indirizzo del Comune di Cremona in occasione del rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale all’acciaieria Arvedi, non è ancora stata pienamente attuata. Una parte dei residenti di Cavatigozzi, in particolare, è ancora esposta al rumore del treno merci dell’acciaieria, gestito della società Sograf, che con i suoi 13 addetti si occupa del raccordo ferroviario base nella zona del porto canale.

I soci della Sograf sono l’acciaieria e il tubificio Arvedi per il 48,13% ciascuno oltre alla Liquigas e all’Abibes, che hanno l’1,57% a testa. Il presidente è Paolo La Bruna. La giunta comunale, che ha consegnato l’atto di indirizzo all’ente Provincia, titolare dell’autorizzazione Aia, ha messo nero su bianco che “dalla documentazione presentata risulta un notevole aumento di produzione che porterà ad un aumento del traffico, anche di quello ferroviario. Si ribadisce che l’attuale sistema di trasporto ferroviario sta recando disturbo agli abitanti di Cavatigozzi per il rumore provocato dai mezzi Diesel e dalle segnalazioni acustiche”. Di conseguenza la giunta Galimberti chiede “di produrre un manuale di gestione del sistema di approvvigionamento e trasporto dei materiali in modo che possa essere ridotto il più possibile il disturbo provocato.
Ci si riserva inoltre di valutare con le ditte coinvolte e la proprietà del sedime ferroviario la necessità dell’installazione di dispositivi di mitigazione secondo la normativa vigente”.
Dopo sei mesi e mezzo nulla è cambiato. Il comitato di quartiere, rinnovatosi in questi giorni, promette di occuparsene. Intanto nella zona Dossetto di Cavatigozzi, come riferiscono alcuni residenti, si sente nella notte un intenso rumore di fondo, simile a un grande ventilatore: è il rumore del nuovo forno Quantum e dell’acciaieria. Il treno merci passa a qualsiasi ora del giorno e della notte e non si vede alcuna mitigazione. E riposare da tempo è realmente difficile.

Fiume Oglio, un salto, cinque progetti di centrale e un ricorso al Tar

Robecco d’oglio cr Ennesimo ricorso al Tar contro l’amministrazione provinciale, che con una delibera del presidente Davide Viola ha deciso ieri di costituirsi in giudizio. La notifica è arrivata un mese fa, il 12 ottobre, da parte della ditta Pontevico Hidro, che dai giudici amministrativi di Brescia si aspetta l’annullamento del giudizio negativo di compatibilità ambientale espresso in conferenza dei servizi il 29 marzo da parte della Provincia di Brescia. Il ricorso è arrivato in corso Vittorio Emanuele II perché l’iter è iniziato proprio a Cremona. In discussione c’è uno dei cinque progetti concorrenti di impianti idroelettrici sul medesimo salto del fiume Oglio, al confine tra le due province, divenuto particolarmente appetibile.

La Pontevico Hidro ha fatto richiesta su territorio bresciano, ma quattro dei cinque progetti riguardavano la sponda di Robecco e quindi tutti gli iter autorizzativi sono iniziati in corso Vittorio Emanuele II. E’ ormai una lunga storia, poiché  la prima seduta della conferenza dei servizi risale a sei anni fa, il 15 settembre 2011. Il presidente Davide Viola chiarisce che gli uffici cremonesi hanno trasmesso la relazione tecnica finale il 24 giugno 2013, dunque entro la scadenza prevista: l’ente Provincia di conseguenza, dopo una verifica, ritiene necessario tutelare la piena legittimità del proprio operato. Non mancata in questi anni, a proposito dello sfruttamento idroelettrico dei fiumi della provincia di Cremona, l’Adda in particolare, la critica delle associazioni ambientaliste per l’impatto complessivo dei piccoli impianti. Anche l’Oglio, per quanto sia in secca quest’anno, si trova però nel mirino delle imprese che investono sulle energie rinnovabili.

Vertice in Provincia domani per il comitato di Crotta

 

Il comitato di Crotta D’Adda “Tuteliamo il nostro ambiente e la nostra salute” incontrerà domani alle 13 il presidente della Provincia Davide Viola, nella sede di corso Vittorio Emanuele II, per chiedergli di prorogare le scadenze già previste dall’iter autorizzativo del compostaggio Sovea. Il 9 novembre è troppo prossimo per poter designare esperti indipendenti e quindi presentare Osservazioni sostenute da una piena conoscenza della documentazione depositata dalla ditta Sovea. Nello stesso tempo il diritto all’informazione e alla partecipazione dei cittadini alle decisioni ambientali che li riguardano direttamente, come residenti, è tutelato dalle leggi. Le decisioni toccheranno agli uffici del settore Ambiente della Provincia, in conferenza dei servizi con i Comuni interessati, rappresentati solitamente dall’ufficio tecnico. E’ un dato di fatto però che gli impatti ambientali stanno aumentando e che una valutazione su area sufficientemente vasta, che comprenda più Comuni, appare utile ma non ancora eseguita e nello stesso tempo legittimata politicamente. E’ una scelta politica infatti dare una destinazione a un territorio attraversato da un’ex statale come la Codognese. La passione per l’incremento del Pil non dovrebbe dimenticare gli impatti ambientali, gli odori, la polvere, i rumori, le varie forme di inquinamento che stanno colpendo soprattutto in questo periodo autunnale, a partire dall’inquinamento atmosferico, chiunque si trovi a calpestare il territorio cremonese. L’ente Provincia darà risposte efficaci? La questione ambientale si fa pressante in diversi centri abitati: l’ente Provincia può dimostrarsi realmente strategico, viste le competenze degli uffici, per le autorizzazioni e i controlli.

Ecco come appare il territorio di Crotta d’Adda sulle mappe: uno spazio da riempire. Ma come? Per ora basta disegnare una figura geometrica in rosso accanto a una discarica, ed ecco il futuribile compostaggio

Non è mai stato un alfiere dell’ambiente, Davide Viola, e non era certo questa la qualità che veniva richiesta per le cariche di sindaco di Gadesco Pieve Delmona e di presidente della Provincia. A Gadesco, dove Viola è sindaco dal 2004 e vicesindaco dal ‘95 al 2004, non risulta che sia stato sollevato un problema riguardante l’espansione del centro commerciale Cremona Due, dato che il territorio comunale non presenta zone protette né complicazioni idrogeologiche, apparendo quindi destinato, come accade, a fornire lontani orizzonti agli ampliamenti di Cremona Due. La passione dei costruttori e del consumo di suolo ha trovato sfogo nel corso dei lustri gadeschesi. In Provincia poi, nel 2014, al termine dell’ultimo mandato compiutamente politico, quello del presidente Massimiliano Salini (oggi con Forza Italia), tutt’ora europarlamentare, la crisi istituzionale dell’ente fa sì che la presidenza di Carlo Vezzini (Pd) venga sostenuta anche dal centrodestra. Allo stesso modo Davide Viola (Pd), già vice di Vezzini, nell’elezione di secondo livello non trova avversari: la lista di alternativa ambientalista non decolla. L’unanimismo caratterizza anche il mandato di Viola, iniziato nel novembre 2016: il suo compito era innanzitutto la stabilità del bilancio negli anni della crisi seguita alla riforma Delrio. Le proposte di bilancio partecipato, avanzate in tempi di campagna elettorale dal sindaco di Vescovato Maria Grazia Bonfante, non hanno trovato seguito.

Davide Viola non si mostrato insensibile: ha ascoltato la proposta di Cesare Vacchelli (comitato No autostrade Sì ferrovie) di creare un tavolo provinciale per promuovere il Tibre ferroviario. Risultati da quanto si sa non ce ne sono.

Gli uffici hanno inevitabilmente proseguito – questo l’effetto percepito da diversi osservatori – la linea del mandato Salini, sostenuti dalle norme vigenti, sia regionali che nazionali, leggi tali da suscitare critiche e perplessità dal mondo ambientalista.

Dipendente prima della Banca Popolare di Cremona e oggi del Credem, Davide Viola non passa neppure per un cultore delle grandi opere e del consumo di suolo. Le scelte strategiche dell’ente Provincia negli ultimissimi anni sono state caratterizzate da numerosi lavori di manutenzione straordinaria delle scuole superiori e delle strade, quando possibile, e per la strenua lotta dell’ente per garantire i servizi durante la grave crisi istituzionale che si è accompagnata ai progetti di riforma degli ultimi governi.

Crotta D’Adda, nuovo comitato in pressing sulla Provincia e il Comune

CROTTA D’ADDA CR Dopo le tensioni e i malumori dei giorni scorsi, che hanno condotto anche alle dimissioni del consigliere comunale Marco Rizzi, il sindaco Renato Gerevini e il neonato comitato locale hanno trovato un’intesa ieri sera in una dichiarazione congiunta dopo un incontro in Comune. La questione centrale è la richiesta della società Sovea di costruire su prato verde un compostaggio di rifiuti verdi, con produzione di cippato, accanto a una discarica d’inerti nelle prossimità della località Fornace, in un territorio già gravato da biogas e allevamenti suinicoli. L’iter autorizzativo è stato avviato da più di un anno, ma i cittadini, compresi alcuni consiglieri comunali, come Marco Ricci, nulla ne sapevano. Dopo la petizione e la raccolta di 473 firme, di cui un centinaio di Acquanegra, ora il neonato comitato “Tuteliamo il nostro ambiente e la nostra salute”, chiede un incontro urgente al presidente della Provincia Davide Viola, per i prossimi giorni, allo scopo di rinviare ogni decisione. Insieme al sindaco, infatti, il comitato chiede una proroga di almeno un mese all’ente Provincia, rispetto alla scadenza del 9 novembre, per avere più tempo per presentare le Osservazioni, rimandando anche la conferenza dei servizi. Interverrà la valutazione di tecnici indipendenti, uno dei quali scelto dal comitato. La mobilitazione dei cittadini di Crotta spinge inoltre l’amministrazione a compiere una ricognizione degli impatti ambientali già attivi sul territorio, come gli spandimenti di fanghi, oltre alla discarica di inerti, agli allevamenti e al biogas. Ci sarà filo diretto tra comitato e amministrazione, all’arrivo di ogni nuovo documento che riguardi le iniziative imprenditoriali che interessino l’ambiente. In programma anche il coinvolgimento dei Comuni di Grumello e di Acquanegra, per chiedere loro una valutazione condivisa sul compostaggio. La società Sovea non ha ancora presentato un progetto definitivo, ma la conferenza dei servizi, che avrà valore decisionale e autorizzativo, senza passare per la Valutazione d’impatto ambientale, è ormai imminente. Per questo si è affermata a Crotta d’Adda la volontà di esaminare i documenti e compiere monitoraggi.

Da parte propria Marco Rizzi, con le sue dimissioni, fa notare il ruolo marginale in cui si può trovare un consigliere comunale. A Crotta non esiste opposizione: il sindaco Renato Gerevini è sostenuto infatti dall’unica lista presentatasi alle ultime elezioni.

Piazza Cadorna, le pm10 arrivano a 50

Il dato delle polveri sottili in piazza Cadorna è alto come in autunno (50 microgrammi la media di ieri), eppure è il 4 agosto. Non sembra un caso: a Spinadesco l’Arpa ha registrato già uno sforamento (51 il primo agosto), il dato di via Fatebenefratelli è 44. La media degli ultimi giorni non fa pensare all’estate, anche se il dato dell’ozono da giorni sfiora la soglia d’informazione di 180 microgrammi.

L’Arpa li definisce eventi occasionali, aggiungendo alcuni particolari.

Nel periodo estivo, in particolare dal primo giugno ad oggi ci sono stati alcuni superamenti del limite di 50 µg/m³ della media giornaliera del PM10 e ciò non è accaduto solo a Spinadesco, ma anche in altri siti lombardi (1 a Crema, 1 a CR Cadorna, 1 a CR Gerre Borghi e 1 a Soresina in provincia di Cremona ma anche in altre province).

Per quanto riguarda il valore di PM10 di ieri a Spinadesco, pari a 51 µg/m³, è da considerarsi come episodio occasionale che rientra nella variabilità degli eventi locali.

In generale, inoltre, non è infrequente osservare nel periodo estivo valori di polveri elevati in siti a carattere prevalentemente rurale legati al risollevamento di suolo secco per il passaggio di mezzi agricoli o altro.

pm10 piazza cadorna 4 agosto

Stoccaggi, Pianengo insorge contro la sovrapressione nella terra delle polveri sottili

CREMA CR Bocciata dal consiglio comunale di Sergnano, dov’era stata presentata da Enrico Duranti, la mozione contro l’aumento della pressione del gas nello stoccaggio di Ripalta Cremasca è stata approvata su iniziativa di Andrea Serena dal consiglio comunale di Pianengo: 6 i voti favorevoli e 3 gli astenuti. Il bersaglio critico è il decreto del ministero dell’ambiente del 7 aprile di quest’anno, che ha deciso di aumentare la pressione del 10% alla scopo di immagazzinare ancora più gas, quando è noto, grazie alle stime rese note dal gestore Stogit, che le perdite in un anno sono rilevanti: ad esempio un milione e 450mila metri cubi dispersi nell’atmosfera di Sergnano. Si tratta di sostanze nocive come pm10, pm 2,5, monossido di carbonio, ossido di azoto, proprio in un territorio come quello cremasco in cui le polveri sottili già superano da una quindicina d’anni i limiti europei.

L’incremento della pressione fa correre il rischio di un aumento delle perdite, dunque per la sicurezza degli abitanti il Comune di Pianengo, guidato dal sindaco Ernesto Barbaglio, chiede al ministero dell’ambiente di ritirare il decreto per il principio di precauzione, e alla Regione Lombardia di opporsi. Già in passato, dopo il terremoto emiliano e mantovano del 2012, il Pirellone aveva detto no alla sovrapressione di Sergnano, per evitare rischi.

Il progetto autorizzato dal ministero prevede a Ripalta Cremasca una nuova centrale di pompaggio del gas da 35 megawatt, con tre turbocompressori, e quattro pozzi in più. Il decreto autorizza inoltre la microsismicità indotta dallo stoccaggio, con l’obbligo per il gestore di intervenire se viene superata la magnitudo 2.2, senza però indicare la magnitudo massima che può essere provocata dall’attività dello stoccaggio.

Il messaggio lanciato dal Comune di Pianengo, a tutela degli abitanti, è rivolto in particolare al consiglio comunale di Crema, città circondata dagli stoccaggi, che però non ha mai affrontato l’argomento con l’adeguato rilievo. Si tratta, va aggiunto, di gas destinato al commercio internazionale e non al consumo locale, in base a una scelta nazionale di politica energetica che nel mondo ambientalista viene spesso considerata negativamente.

 

Il Quirinale salva il geosito di Pianalto. Fermato il piano cave della Provincia

CREMONA Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accogliendo definitivamente il ricorso delle associazioni ambientaliste, ha deciso di porre una pietra tombale sulla richiesta di ampliare le escavazioni d’argilla nel geosito paleologico Pianalto della Melotta, che si estende fra Soncino, Romanengo, Ticengo e Casaletto di Sopra. Si tratta di uno dei dieci geositi lombardi, riconosciuti dal Pirellone, sul quale sono in vigore ben cinque vincoli: sito di interesse comunitario, Rete Natura 2000, Riserva naturale, geosito regionale, piano territoriale provinciale. Eppure l’amministrazione provinciale, durante la presidenza di Massimiliano Salini, con una decisione non revocata durante la presidenza di Carlo Vezzini, ha accolto un accordo fra Comuni e ditta Danesi, che già ha diritto di scavare all’interno, ma che grazie all’intesa del 2012, approvata dal consiglio regionale, a pochi mesi dalla scadenza del piano cave, avrebbe potuto ampliare la cava d’argilla esistente di 2 milioni e 100mila metri cubi. E’ partito quindi il ricorso delle associazioni, sostenute da una parte del centrosinistra, fra cui il consigliere regionale Agostino Alloni del Pd. Dopo la firma del capo dello Stato il segretario provinciale del Pd Matteo Piloni parla di battaglia vinta per l’ambiente e non contro il lavoro, “Con buona pace dei Salini, Malvezzi e dei sindaci di centrodestra di Romanengo e Soncino che la volevano”.  Il piano cave è stato molto discusso dagli ambientalisti, anche perché ha approvato le cave di prestito in vista dell’autostrada Cremona-Mantova, mai definitivamente autorizzata. A questo punto il presidente della Provincia Davide Viola sta riesaminando la situazione: vengono annullate le delibere e occorrerà iniziare da capo, con una procedura che non è ancora ben definita, tra revoca totale e stralcio, con un rischio di blocco immediato delle attività estrattive in corso. La presidente del Wwf Paola Brambilla fa notare che “raramente le associazioni hanno parlato tutte all’unisono come in questo caso. La pianificazione è per legge partecipata proprio per far rivedere alle amministrazioni gli errori concettuali che derivano dalla mancata adeguata considerazione dei valori ambientali e paesaggistici”. La situazione ambientale è già in parte compromessa e alla Provincia “proseguire a testa bassa” non servirà a nulla. Le associazioni ora si aspettano di essere convocate per una reale partecipazione a una pianificazione sostenibile, come richiesto sin dall’inizio.