Categoria: brescia

Bambina straniera muore all’ospedale di Brescia, dopo il ricovero a Cremona: notizia in sordina, perché?

Una bambina di origine “straniera”, figlia di immigrati, è deceduta all’azienda ospedaliera di Brescia negli ultimi giorni. Era stata ricoverta in un primo tempo all’ospedale Maggiore di Cremona mercoledì 15 e giovedì 16 per una malattia infettiva. Le condizioni di salute sono peggiorate a un punto tale che la piccola si è trovata in una fase terminale ed è stata trasferita agli Spedali Civili di Brescia, ma senza alcun esito: la sua giovanissima vita si è spezzata in poco tempo. E’ stata aperta un’inchiesta a Brescia per accertare i fatti, il magistrato attende i risultati dell’autopsia. La notizia, confermata dall’azienda ospedaliera di Cremona, è stata data solo da Telecolor, nel notiziario dell’altro ieri. Non era un caso legato a comportamenti che danno luogo a facili giudizi o immediati allarmi, come un sospetto di denutrizione o una meningite conclamata, episodi tragici avvenuti fra gennaio e febbraio. Come la bambina abbia contratto l’infezione letale, e perché non sia stato possibile salvarla, restano un mistero. Alcune testate di stampa hanno preferito non parlarne nemmeno. Forse perché la vittima non aveva la pelle bianca? Non è forse tragico che una bambina, ammalatasi a Cremona – o altrove, non si sa – non abbia potuto riprendersi? Ci sono circostanze rischiose per altri minori? Ad alcuni queste domande, ed altre, possono non apparse interessanti.

Torrente Calchere sconvolto dall’inquinamento, interviene la Forestale

calchereDue ore d’inferno per il torrente Calchere, stravolto da uno sversamento di rifiuti. Legambiente Basso Sebino ha chiamato la polizia forestale di Pisogne, subito intervenuta dato che quella di Iseo era impegnata, per constatare l’ennesimo episodio di reato ambientale. Il torrente Calchere, che sfocia nel lido di Sulzano (Brescia) ha già da tempo attratto l’attenzione della Goletta dei laghi di Legambiente, in occasione del monitoraggio del lago d’Iseo, per le condizioni in cui spesso si trova.

 

 

Sulzano stressata da Christo

La passerella di Christo è diventata un’attrazione insostenibile per il territorio di Sulzano: il desiderio di consumare l’esperienza di camminare sull’acqua, possibie per tutti in un limitato numero di giorni, crea un’occasione irripetibile che fa sì che tra desiderio e oggetto sparisca ogni mediazione. L’oggetto del desiderio diventa irresistibile, anche al costo di sopportare o infliggere un stress territoriale insolito. All’installazione di Christo corrisponde il controcanto di una serie di segnalazioni da parte di un Antichristo ambientalista, Dario Balotta di Legambiente Lombardia, che ieri ha sottolineato con un comunicato il caos creato dalla camminata di massa sull’acqua.

“Non si possono versare dieci litri d’acqua in un secchio da cinque – sostiene Balotta del circolo di Legambiente Bassosebino a otto giorni dall’inaugurazione delle Flotaing Piers, la gestione quotidiana degli enormi flussi di visitatori  rende la passerella raggiungibile solo dopo lunghe code stressando il territorio di Sulzano, Monteisola, Sale Marasino ed Iseo. Oggi, per esempio, a Sulzano, 1.800 abitanti,  le code  sono da record. E il piccolo borgo è prossimo al collasso. Intanto i treni vanno a singhiozzo, mentre  dalle 8 alle 10 le navette sono rimaste praticamente ferme dopo il primo giro: nel frattempo  i parcheggi  d’Iseo, Provaglio, Capriolo, Marone e Cortefranca sono stati presi d’assalto. Un fiume di gente a piedi,  nonostante il divieto, ha raggiunto Sulzano, oltre che dalla provinciale 510, dalla collina sovrastante dove le auto sono state abbandonate sulla strada. I blocchi dei flussi di visitatori sono stati effettuati troppo ridosso di Sulzano,  ed hanno ancora una volta impedito un ordinato accesso alla passerella nonostante l’abnegazione e lo schieramento imponente di volontari e forze di polizia.
Il coordinamento operativo dovrebbe definire un tetto massimo al numero di presenze gestibili in sicurezza per evitare la congestione viabilistica, l’eccesso di rumore, l’inquinamento dell’aria e del lago, il parcheggio selvaggio e l’accumulo di rifiuti.

Ecoplant, chi è la società che sorprende gli ambientalisti

Non è la prima sorpresa per il mondo ambientalista, che arriva ancora una volta a conoscenza della proposta di un impianto impattante di una società privata, la Ecoplant srl, soltanto pochi giorni prima del termine di scadenza per presentare le osservazioni. Ci sarà tempo fino al 4 luglio, fra due settimane: l’amministrazione provinciale considererà anche i documenti critici presentati in ritardo. Ci sarà tempo anche perché il Comune di Cremona, come ha annunciato l’assessore Alessia Manfredini, chiederà integrazioni alla società. La Ecoplant srl è nata il 4 febbraio di quest’anno: tre mesi dopo aveva già presentato il documento con cui propone il deposito di rifiuti speciali da trattare per la trasformazione in CSS, combustibile solido, destinato ad alimentare l’inceneritore di Cremona. La sede di Ecoplant è in via Riglio 21/D, l’attività è il trattamento e smaltimento di rifiuti pericolosi, i soci sono la società proprietaria al 60%, cioè il gruppo Marcello Gabana di Calcinato (Brescia), che lavora nel settore mobiliare, immobiliare, ambientale, nella gestione e trattamento rifiuti, e Cremona Ecologia Ambiente, cioè Crea, già insediata da anni in via Riglio, che detiene il 20% e gestisce reti fognarie, mentre l’altro socio minoritario al 20% è la bresciana Leonardo srl, di Chiari, attiva nella gestione delle holding. Il capitale sociale di Ecoplant è 50mila euro. Crea si trova di fronte a un deposito di Cremona Ecologia, che gestisce le scorie dell’acciaieria Arvedi. Quel che colpisce la galassia ecologista di Cremona è il possibile sorgere di un deposito di rifiuti accanto a un altro, per un’estensione che fa di via Riglio, lungo il canale navigabile, qualcosa di molto diverso dall’area agricola di un tempo.

Il gruppo Marcello Gabana, da quel che si apprende dal sito della società bresciana, è nato nel 2001, per investimenti mobiliari e immobiliari. Si è distinto per l’acquisizione dell’ex Consorzio Agrario di Ferrara, dove sorgono cinque capannoni industriali, una tettoia magazzino e altri edifici, ma soprattutto un progetto di riqualificazione dell’area con nuove costruzioni a destinazione commerciale e abitativa. Il settore immobiliare è stato il principale per la Marcello Gabana, che acquistava l’anno successivo,nel 2002, la società Immocri, oggi Gedit, che gestisce con le sue controllate un patrimonio immobiliare rilevante. E’ probabilmente la crisi del settore immobiliare a lanciare la spa di Marcello Gabana, tragicamente deceduto in un incidente nel 2009, anche nel settore della gestione dei rifiuti, oltre che nell’agroalimentare e nella logistica.L’impero di Marcello Gabana passa nelle mani della moglie Daniela Grandi, in un periodo più complicato. Daniela Grandi figura tra i tanti sostenitori dell’ex assessore regionale Franco Nicoli Cristiani, leader del Pdl bresciano: le idee politiche sono comunque libere, come anche le critiche degli ecologisti alla concentrazione di discariche in provincia di Brescia.

La Gelab fa parte del gruppo: è un laboratorio d’analisi per il monitoraggio nel settore ambiente, dal 2000. Nel 2010 consegue la certificazione Uni En Iso 9001:2008 per le analisi di microinquinanti e il monitoraggio di matrici ambientali. Ecoplant dunque è nata da pochi mesi ma è radicata in un gruppo consolidato con attività di rilievo in diversi settori.

Da una parte il trattamento di rifiuti speciali e il loro uso per il recupero energetico è un obiettivo che non sembra criticabile.  Si tratta di una delle frontiere del riciclo dei rifiuti. Il progetto sarà comunque valutato dal settore Ambiente dell’amministrazione provinciale. Le perplessità ecologiste derivano dal continuo ampliamento dell’area industriale di Cavatigozzi e dalla sempre maggiore presenza di discariche e impianti di trattamento rifiuti. Il vantaggio che dall’attività di Ecoplant ricaverà l’inceneritore di Cremona, di proprietà Lgh, alleatasi con la milanese-bresciana A2A (ancora in attesa del via libera di Antistrust  e Anac), è un dato che solleva già malumori.

 

 

 

Gruppo di volontari brebemisti su e giù per l’A35 per far salire il flusso di traffico

Nemmeno l’incessante operosità del gruppo di volontari brebemisti che entrano ed escono dai caselli della nota autostrada A35 ha convinto Legambiente, la quale insiste nelle sue critiche all’opera realizzata in project financing. Il gruppo di volontari, che si tengono in contatto tramite una pagina segreta su un social network, è stato segnalato in questi giorni e non farebbe altro, da alcune settimane, che viaggiare sull’A35 non per necessità bensì per scelta politica libera e volontaria, andando su e .giù per la Brebemi pagando il ticket a ogni ingresso per far salire il numero di transiti giornalieri e quindi anche di incassi. E non solo: i fautori dell’A35 fanno anche opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, mediante il passaparola, cioè spiegando ad amici e conoscenti, in circostanze private, quanto sia utile e vantaggioso viaggiare sulla Brebemi. Nessun articolo di stampa, nessuna intervista, nemmeno un video postato e non una sola frase resa pubblica, fosse pure un tweet. L’azione pro Brebemi non fa altro che trasmettere idee nel modo più spontaneo e naturale, come se non si trattasse altro di far sapere agli amici che è stato individuato un ottimo ristorante o un albergo di qualità in una località turistica. Ci sarebbero inoltre alcuni brebemisti che trascorrerebbero ore e ore sulla Brebemi e sulla tangenziale Est Esterna organizzando con gli amici incontri spontanei nelle piazzole di sosta per discutere insieme dell’esperienza effettuata. Da quanto si è venuto sapere, nessuno dei volontari in questione, tutti pensionati o giovani con contratti di lavoro a tempo determinato, avrebbe espresso la minima critica a un’autostrada che viene considerata praticamente perfetta. La Brebemi ha raddoppiato il traffico, dopo un anno, toccando punte di 38mila transiti al giorno: l’obiettivo è arrivare a 60mila, per ottenere così, secondo i programmi resi noti prima dell’inaugurazione, il pareggio di bilancio.