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Ballottaggio a Crema, serie di domande per Maroni

Da anni e anni i cittadini cremaschi, comunque la pensino, devono fare i conti con le questioni aperte con la Regione. Maroni venerdì sera porterà doni, nell’attesa visita a sostegno del candidato Enrico Zucchi del centrodestra? Oppure ci saranno ancora motivi di discussione, fra Comune e Regione?

 

 

CREMA CR Crema patisce una serie di problemi aperti sui quali il presidente della Regione Roberto Maroni potrebbe dare risposte attese da quattro anni, in occasione della visita di domani, a sostegno della candidatura a sindaco di Enrico Zucchi. Il consigliere regionale Agostino Alloni, che sostiene Stefania Bonaldi in un ballottaggio quanto mai incerto, è convinto che Zucchi eviterà una serie di domande, che quindi ha posto con una lettera aperta. La scuola di CL resta ancora un ecomostro. Il Comune di Crema attende un milione di euro dal Pirellone per quei lavori mai conclusi: sono soldi che vanno utilizzati a favore dei cittadini cremaschi. Maroni staccherà l’assegno prima del ballottaggio? Quanto alla tassa del Dunas, Alloni ha presentato un’interrogazione urgente per sospendere i pagamenti, in attesa che venga approvato nel 2018 il piano di bonifica. Infatti la Regione il 29 dicembre 2016, con una delibera di giunta, ha deciso che i cremaschi dovessero pagare, come altri cittadini di più di 30 Comuni, una nuova tassa sugli immobili, un contributo di bonifica per un piano di lavori ancora non approvato. Prima si paga, poi si viene a sapere per che cosa. I treni di Trenord spesso si trasformano in un’odissea. Centinaia di pendolari sono rimasti a piedi per un’ora alla stazione di Crema pochi giorni fa. E a Cremona, ieri pomeriggio, quattro treni sulla linea da e per Brescia sono stati cancellati. Il treno diretto Crema-Milano, che per Alloni si potrebbe attivare, rimane ancora un’utopia. Anche Crema vuole un sottopasso, come ne ha avuti Cremona in via Brescia, via Persico e San Felice: mancano due milioni e 400mila euro a completare il finanziamento per eliminare il passaggio a livello di viale Santa Maria. Uno degli ultimi atti del governo Renzi è stato il Patto per la Lombardia, siglato con Maroni, che prevedeva 16,5 milioni per completare il raddoppio della Paullese. Soldi dirottati altrove ma l’opera è ancora ampiamente attesa da cittadini e Comuni. L’ospedale Maggiore di Crema è quart’ultimo, e quello di Cremona ancora più indietro, nel piano regionale degli investimenti nella sanità, e ha bisogno di nuovi spazi. Metà dei finanziamenti sono statali, ma la Regione non li gira a Crema e Cremona. Così Agostino Alloni, in attesa delle soluzioni che forse saranno rese note venerdì sera da Enrico Zucchi e Roberto Maroni, conclude che il territorio rimane “periferia dell’impero”.

 

Galimberti col Dunas contro tutti

“Il Comune di Cremona non c’entra niente con questo ricorso al Tar che è rivolto contro la Regione e il Consorzio: il Comune è stato attaccato e si difende, di fatto però non è schierato: si costituisce in giudizio per spiegare le proprie ragioni”. Ecco la prima spiegazione arrivata dal Comune, apparentemente tutt’altro che politica. Parleranno gli avvocati appetto i giudici amministrativi: tra Cremona e Crema, però, s’intesse una strategia, tra il forzoso e lo spontaneo, che si scontra frontalmente con il coacervo cremasco, consolidatosi fra centrodestra ed estrema sinistra, che non vuole far pagare ai cittadini cremaschi una tassa (“contributo di bonifica”) che in realtà toccherebbe ai cremonesi versare. Per le elezioni comunali di Crema si ravviva così il fronte del No.

 

CREMONA Mentre si rafforza la lotta di 38 Comuni cremaschi – esclusa Crema – contro il balzello del consorzio di bonifica Dunas, la giunta Galimberti ha dato un chiaro segnale in direzione contraria. Il Comune di Cremona infatti ieri si è costituito in giudizio contro il Comune di Soncino e i più di trenta altri Comuni che hanno fatto ricorso al Tar contro il Dunas, la Regione e lo stesso Comune di Cremona, che si trova così schierato assieme al consorzio di bonifica più criticato e alla Regione, con la quale l’allineamento negli ultimi tempi risulta sempre più stringente. Atto dovuto, per la giunta Galimberti, dato che l’amministrazione il 9 marzo ha ricevuto la notifica del ricorso, che chiede l’annullamento sia della delibera di giunta regionale che approva il piano di classificazione del consorzio, sia della delibera del consorzio che rende operativo il piano di classificazione. E’ un piano che, stabilendo i valori degli immobili, permette di iniziare l’operazione di tassazione. Ai proprietari di immobili e imprese viene chiesto un contributo di bonifica, per pagare gli oneri degli opere del consorzio, delle quali però più di trenta Comuni, guidati dal sindaco di Soncino Gabriele Gallina, non vedono il reale beneficio per i loro residenti. Tassa ingiusta allora. Il Comune di Cremona da un lato si definisce “contro-interessato” dal ricorso al Tar, dall’altro lato non ci sono atti o delibere municipali di cui i ricorsisti chiedono l’annullamento. Cremona sembrerebbe quindi solo un bersaglio polemico dei ricorsisti, tuttavia ha scelto di spiegare le proprie ragioni direttamente al Tar, scegliendo una posizione di parte ritenuta obbligatoria. In altre circostanze il Comune non si è costituito in giudizio.

Poche ore dopo la decisione della giunta Galimberti, Casale Cremasco diventava la capitale della lotta al Dunas, che raccoglie gran parte del fronte del No al referendum costituzionale. Come ha ricordato Giacomo Della Volta, coordinatore dei Consorzi irrigui locali, i cremonesi contraddittoriamente non pagheranno la tassa: al posto loro saranno chiamati i cremaschi a contribuire, ma dopo le elezioni. Ieri all’assemblea di Casale c’era anche il candidato sindaco del centrodestra Enrico Zucchi, oltre ai 5 stelle, che con Rifondazione fa del ricorso al Tar una questione di identità e di lotta popolare. Crema e Cremona però non sono allineate fra loro. Il sindaco di Crema Stefania Bonaldi ritiene che per la terzietà della pubblica amministrazione non è corretto che i Comuni si schierino, perché gli interessi dei consorzi sono legittimi. La tassa che arriverà ai cremaschi sarà nella maggior parte dei casi di poco superiore ai 10 euro: nulla più che una montatura politica, quindi, per la sindaca Bonaldi.

Il M5S: “Crema affonda nell’inquinamento”

CREMA CR L’inquinamento silenzioso, di cui si parla poco, fatto di bonifiche dimenticate, depuratori che non funzionano e grandi movimenti di denaro anche per mezzo di partecipate comunali, come Scrp, irrompe nella campagna elettorale di Crema con l’incontro pubblico organizzato dal M5S stamattina al centro culturale San Luigi, per raccontare e porre domande su vicende connesse tra loro. Il depuratore funziona male e da alcuni anni, quando si trova sotto stress, produce troppi fanghi, che finiscono nel fiume Serio. I fanghi vengono smaltiti nei campi agricoli secondo una normativa in divenire, sulla quale si attendono ancora chiarimenti dal Consiglio di Stato, dopo inchieste e arresti. E la provincia di Cremona smaltisce il 24% dei fanghi della Lombardia, cioè 131mila tonnellate su quasi 800mila.

Una delle opere più importanti degli ultimi anni, la costruzione del complesso residenziale Porta Nova, compresa la multisala cinematrografica, sorge poi su un’area interessata, non si sa fino a che punto, dalla contaminazione dei terreni della ex Bosch, la cui bonifica, iniziata dal 2001, non si è ancora conclusa. In discussione, come sostenuto da Enrico Duranti dei No Pasaran, c’è la gestione dei problemi ambientali in una città post-industriale come Crema, dove malgrado il susseguirsi di amministrazioni diverse le risposte ancora non arrivano. Crema appare allora come una “città che affonda nell’inquinamento”, come ha sostenuto il candidato sindaco Carlo Cattaneo, accanto alla portavoce regionale Iolanda Nanni e al consigliere comunale Alessandro Boldi.

Duranti ha ricostruito la storia della ex Bosch, mettendo in risalto che nel marzo 2015 l’amministrazione provinciale ha invitato la proprietà a eseguire una messa in sicurezza d’emergenza, 14 anni dopo l’autodenuncia e una serie di operazioni compiute dalla ditta. La procedura si protrae negli anni, ma nonostante vengano trovati idrocarburi pesanti e leggeri in quantità oltre il limite, non si conclude nemmeno dopo la rimozione di 2.420 metri cubi di sostanze inquinanti, trovate a una profondità di sette metri, che risultano uscite dal sito della bonifica sia a monte che a valle. Non si sa però fino a che punto sia interessata la falda, perché fuori dall’area di 15mila metri quadrati non sono state compiute analisi, e nemmeno a una profondità maggiore. Attorno però si costruito, senza che si sappia quali analisi siano state fatte. L’inquinamento offre la possibilità di grandi affari, dunque, senza però partecipazione e sufficiente trasparenza. Così i 5 stelle chiedono l’istituzione di un tavolo cremasco, aperto alle minoranze, ai comitati e alle organizzazioni ambientaliste, in modo che si chiarisca la storia dell’ex Olivetti, della Ferriera, delle cave e dell’ex discarica Alberti. La storia delle politiche ambientali di Crema appare ancora tutta da scrivere.

Piantumazioni, potature e affari per centrali a biomasse

S’avviluppa tra una potatura e una piantumazione il circolo vizioso che caratterizza buona parte dell’economia italiana e in questi anni il partito della contraddizione fatta sistema, il Pd, che nel tentativo di conciliare l’inconciliabile – come la manutenzione del patrimonio arboreo e l’incenerimento di biomasse – celebra giornate dell’albero, piantumazioni e incenerimenti premiati da contributi pubblici.

CREMONA I Comuni di Cremona e di Crema amano dichiararsi verdi e amici degli alberi, sulla linea di iniziative come la giornata nazionale degli alberi, promossa da Legambiente, e del Bosco dei nuovi nati, che a Cremona è stato inaugurato il 22 novembre scorso in via Bredina, dopo un deciso taglio di alberi. I tronchi sono stati bruciati nella centrale a biomasse, che sorge accanto all’inceneritore, invece di attivare procedure di recupero in agricoltura, per evitare nuove emissioni di polveri, sopra il limite anche nella giornata di ieri. Le iniziative di Crema non sono da meno, rispetto al capoluogo.

Poco prima delle elezioni amministrative in programma per questa primavera il centrosinistra di Crema ha avviato una serie di piantumazioni: la città vedrà ben 91 nuovi alberi entro la fine di marzo. L’intervento è stato pianificato grazie a una mappatura effettuata negli ultimi mesi: mancano più di 300 alberi in città, abbattuti nel corso degli anni e mai più sostituiti. L’amministrazione ha analizzato lo stato di salute delle piante, cosicché potrà rimuovere 31 fusti cavi o malati, per motivi di sicurezza, ad evitare crolli e pericoli, per intervenire in primavera con le piantumazioni. Le operazioni sono iniziate stamattina in via Matilde di Canossa e proseguiranno nei prossimi giorni, per un costo totale di 91mila euro. Iniziative apprezzate, poiché si torna a piantumare nelle città, mentre contemporaneamente alcuni sindaci del territorio intendono dichiarare alla Regione il proprio sconcerto per la mancanza di piante in campagna. Cremona da parte propria continua a investire nella manutenzione del patrimonio arboreo, con una serie di recenti potature, compiute dal personale delle serre comunali in zona Castello, via del Sale, largo Pagliari, e anche in piazza dei Patrioti a borgo Loreto e nel quartiere Maristella. Rami e foglie, e se occorre tronchi, vengono regolarmente inviati alla centrale a biomasse, poiché la legge consente di considerare come rifiuto il verde; e non solo, ma premia anche con sostanziosi contributi pubblici le centrali elettriche a biomasse, per l’efficienza energetica. Politiche che proclamandosi ecologiche convergono nell’alimentazione di una centrale la cui proprietà, come ha sottolineato un esposto dell’associazione Salviamo il Paesaggio, non ha mai mostrato il certificato di collaudo.

Poste, utili e disservizi: solo un palliativo da Crema

CREMONA Solo un palliativo, per il sindacalista della Cisl Pietro Triolo, l’assunzione da parte delle Poste di 15 persone a Crema, di cui due a tempo determinato, per smaltire le giacenze di lettere non recapitate nel Cremasco, fra le tre e le quattro tonnellate. Occorrerebbe infatti un numero doppio di assunzioni per garantire la puntualità perduta nella consegna della corrispondenza. Le segnalazioni dei cittadini ormai sono imbarazzanti: i ritardi mettono in tale difficoltà gli utenti che il rischio di esposti e denunce si è alzato considerevolmente.

Nei piccoli Comuni dei dintorni di Crema sono segnalati ritardi notevoli dal maggio scorso, a Crema Ombriano, in via Torre, stanno arrivando lettere a decine la settimana per recuperare il ritardo, e si tratta di spese condominiali e avvisi di scadenze. Dopo l’incontro di ieri tra l’azienda Poste e i parlamentari Cinzia Fontana e Franco Bordo, il consigliere regionale Agostino Alloni e il sindaco Stefania Bonaldi, l’obiettivo, per febbraio, è di distribuire la posta prioritaria in una giornata e quella ordinaria in 5 giorni. L’Anci Lombardia a sua volta ha protestato con un intervento Michel Marchi, a Cremona però la giacenza è più che doppia rispetto a Crema e arriva tra le 10 e le 11 tonnellate, tanto che gli auguri di Natale, a Spinadesco, sono arrivati solo questa settimana, spediti sei settimane fa. La lotta della Cisl è su più fronti: occorrono interventi strutturali profondo per far tornare le Poste un’azienda di servizi ai cittadini. A Cremona 50 postini effettuano un centinaio di ore settimanali di lavoro straordinario non pagato, vanno in difficoltà per mancanza di personale anche gli sportelli per il mercato privato delle imprese, con disagi non evidenti perché non si tratta di servizi. Entrano poi costantemente in crisi gli uffici aperti sia la mattina che il pomeriggio, come a Cremona, Crema e Soresina: lunghe code, a volte, perché il personale non è sufficiente, eppure l’azienda poste, che ha realizzato un utile di circa un miliardo di euro nel 2016, incentiva l’esodo dei dipendenti. Vita difficile, inoltre, per il personale costretto, come segnala il sindacato, ad accettare distacchi negli uffici con un solo operatore nei piccoli Comuni: sono ben 75 in provincia gli uffici tenuti aperti da una sola persona, sostituita in caso di ferie o malattia da colleghi che conoscono ben poco il territorio. La volontà del sindacato è portare l’azienda a rivedere l’organizzazione del lavoro, la gestione del personale e il progetto di consegna a giorni alterni che fa sì che le lettere arrivino troppo spesso in eccessivo ritardo.

Discarica a cielo aperto, un mese di immobilismo

SERGNANO  CR Ancora un’esperienza negativa per l’ambiente di Sergnano: lungo il sentiero tra le cascine Valdroghe e Valdroghe vecchio sono stati abbandonati rifiuti edili, che potrebbero, dall’aspetto, contenere amianto. La segnalazione è stata fatta il 3 dicembre all’amministrazione comunale, che è intervenuta con i vigili, che hanno vietato il transito. E’ intervenuto un tecnico del municipio che ha prelevato un campione dei rifiuti e ha disposto l’analisi, per sapere se si tratta di amianto e procedere all’eventuale bonifica. Dopo più di un mese però i rifiuti sono ancora al loro posto, malgrado la preoccupazione degli abitanti che hanno notato la vicinanza tra i rifiuti e una roggia. Il materiale è frantumato, dopo essere stato travolto e schiacciato dalle ruote di un mezzo pesante. Il rischio di una diffusione delle fibre sulle coltivazioni è evidente, di qualunque sostanza si tratti, anche perché sul sentiero passano i trattori.

Il Comune di Sergnano ha constatato che la competenza è del Comune di Campagnola Cremasca, il quale però non è ancora intervenuto, probabilmente in attesa dell’esito dell’analisi chimica. Enrico Duranti, consigliere comunale del movimento 3.0, ha segnalato la presenza degli inerti, comunque pericolosi anche se non si trattasse di amianto, ai carabinieri della stazione di Camisano. Altri abitanti si sono rivolti all’altro gruppo di opposizione “La casa di vetro”, guidata da Mauro Giroletti.

Il sindaco Gianluigi Bernardi è stato così informato per tempo. Dopo più di un mese settimane, però, per una serie di vicissitudini amministrative, non solo non è stato individuato il responsabile, ma nemmeno sono stati rimossi e smaltiti correttamente i rifiuti edili. Enrico Duranti ha poi protestato perché alcune protezioni messe dai vigili sono state tolte: sembra che la messa in sicurezza dell’area non ci sia proprio stata. Un danno in più, quindi, oltre all’inquinamento.

Bonaldi, più debole, rischia il ballottaggio

Dopo la renzizzazione, pur contrastata da Stefania Bonaldi in una direzione nazionale, il Pd non è più lo stesso e la sindachessa non potrà più contare sul bonus novità per la prima donna eletta; dovrà anzi dimostrare di aver compiuto le scelte giuste. Il centrodestra si ricompatta, Antonio Agazzi è disponibile a una ricandidatura senza però scalpitare: non si faranno primarie. Rifondazione si autotutela, si sgancia dal Pd e prepara una corsa solitaria, anzi aperta alla massima partecipazione per un progetto di sinistra, sociale e ambientale, che valorizzi il Comune e il ruolo della sfera pubblica dopo un’ondata strabiliante di privatizzazioni. E così il Prc brinda senza Pd, quindi felice. Ma il M5s che fa? Pensa solo a far perdere il Pd, che potrebbe essere sconfitto dal centrodestra al ballottaggio col sostegno grillino? Enrico Duranti, vicino al M5S ma non interno, resta a Sergnano: Crema, al centro di scelte nazionali molto discutibili, potrebbe esprimere uno slancio nuovo, sempre che la competizione elettorale non resti un gioco a tre fra comitati e cittadini che scelgono il meno peggio.

 

CREMA CR Nubi tempestose sul sindaco di Crema Stefania Bonaldi, che in primavera, alle nuove elezioni comunali, dovrà vedersela con una candidatura di centrodestra unitaria, dato che Lega, Forza Italia e la galassia del centrodestra si ricompatta, mentre ieri sera il comitato politico federale di Rifondazione, guidato dal segretario Andrea Serena, ha votato l’addio definitivo al Pd, per iniziare un cammino autonomo verso una lista di sinistra più partecipata possibile. In caso di contrasto estremo, il Pd potrebbe premere per l’uscita anticipata dell’estrema sinistra dalla maggioranza, con i suoi due consiglieri. Stefania Bonaldi nel 2012, all’epoca del governo Monti che aveva causato la divisione tra Lega e Pdl, aveva vinto al primo turno per pochi voti. Quest’anno perde il 5% dei comunisti, che erano stati la seconda lista: la Lega nei sondaggi nazionali è cresciuta, mentre il sindaco, dopo l’opposizione alla linea di Renzi, ha però proseguito sulla linea di privatizzazione dei servizi pubblici, dalla piscina, all’acqua, luce e gas, affidando le politiche ambientali al segretario provinciale del Pd Matteo Piloni, che ha tenuto un profilo moderato, mentre Enrico Duranti, preparato sui dossier nazionali delle politiche ambientali ed energetiche, nella vicina Sergnano, ha posto l’attenzione sulla crisi ambientale del Cremasco. E sull’emergenza delle polveri sottili Crema non appare in prima linea. Sono un’incognita per ora i cinque stelle, che con Alessandro Boldi avevano sfiorato il 10%, e che potrebbero ottenere molto di più, se il radicamento territoriale, ancora debole, intercetterà l’orientamento nazionale degli elettori. Stefania Bonaldi per il Prc è la portatrice delle politiche di un Pd alla deriva verso posizioni neoliberiste e antisociali. Per Serena, a Bonaldi faceva comodo svincolarsi dal renzismo nazionale, anche perché Renzi a Crema non pare maggioritario. La linea di Pisapia poi sembra piacere più al ceto politico, Bonaldi e Franco Bordo compresi, che ai cittadini: il nuovo Ulivo non avrebbe grande attrattiva. Meglio quindi rompere: Rifondazione vuole politiche sociali che a Crema pur tra luci e ombre non sono state in primo piano. La delega alla casa a Mario Lottaroli, per affrontare l’emergenza abitativa, non si è mai concretizzata, anche se il sindaco vanta i risultati ottenuti nel sostegno alle famiglie che rischiano lo sfratto. A gennaio il centrodestra dovrebbe scegliere, stavolta senza primarie, la candidatura. Stefania Bonaldi non è più una novità, mentre le questioni della sicurezza, dell’immigrazione e della manutenzione della città, su cui punterà il centrodestra, potranno avere particolare rilievo.

Strage di alberi secolari a Sergnano

 

Come si fa a incidere con una motosega la bellezza di un albero secolore, a esercitare pressione con quell’arma metallica, tagliando e continuando a tagliare il tessuto vivo di un tronco, finché non cade? E che cosa pensa un albero stramazzato sul suo suolo? Chi lo fa ha avuto un incarico, che è stato assegnato, concepito, giustificato… Ci saranno motivazioni legalmente valide ma una ragione che valga anche per l’anima in questi casi non si può trovare.

SERGNANO CR Strage di alberi a Sergnano, vicino a Crema, in pieno parco del Serio. Succede ogni anno: il parco presieduto da Dimitri Donati, che nel consiglio d’amministrazione ha l’ex consigliere provinciale Ernesto Zaghen, agricoltore di Sergnano, può benissimo autorizzare tagli di questo tipo, come succede ogni anno. Sono piante secolari, dal diametro di un metro, non certo alberi da silvicoltura, destinati al taglio non appena le condizioni di mercato mettano in movimento le motoseghe. Operazioni consuete, che però oggi un consigliere comunale di Sergnano, Enrico Duranti, ha voluto fotografare e rendere note: questa è la routine di ogni anno in un parco regionale, per quanto l’intervento delle motoseghe sia poco popolare tra chi vorrebbe più alberi e meno cemento. Non sono giornate cariche di soddisfazioni ecologiste a Sergnano: si vede vicino al pozzo 44 dello stoccaggio di metano della Stogit un casotto per i cacciatori, con un laghetto di richiamo per i volatili, che sorge proprio nella fascia di rispetto dello stoccaggio, come nota Duranti: si tratta di un’attività a rischio di incidente rilevante, eppure viene praticata la caccia ed è possibile che qualcuno, nei giorni in cui è lecito, si metta a sparare alla selvaggina a pochi metri dal cartello che indica pericolo di incendio per la presenza di uno stoccaggio di gas. Dunque il Parco del Serio permette anche questo? E dire che le ultime norme della regione Lombardia non comprendono più le attività di stoccaggio di metano sul territorio dei parchi regionali.

Lo stoccaggio conviene meno: il Comune di Sergnano non incassa più 170mila euro di contributi

SERGNANO  CR Lo stoccaggio di metano conviene meno di prima al Comune di Sergnano. Nel bilancio previsionale 2017 il contributo della Stogit di 85mila euro annui non c’è più e anche i 95mila di Imu sono cancellati. Nell’assestamento di bilancio sono stati tolti quindi 170mila euro su un totale di tre milioni e seicentomila, che il Comune intendeva usare per accendere un prestito, che comunque a quanto pare sarà attivato lo stesso per coprire investimenti e spese. La causa del mancato introito pubblico è una delibera dell’Autorità dell’energia e del gas, che ha ricalcolato alcuni fattori, ma a sentire il consigliere del movimento 3.0 Enrico Duranti occorrono spiegazioni dalla giunta di centrodestra su questo e su altri argomenti. Innanzitutto è stata registrata la deformazione della superficie del suolo, sottoposto a impercettibili innalzamenti e depressioni per l’immissione e l’emissione di grandi quantità di gas. Da un documento tecnico presentato dalla Stogit, risulta una variazione di 25 millimetri dall’ottobre 2009 all’aprile 2010 all’interno dell’area del giacimento collegata all’attività di stoccaggio, ed è sempre la Stogit a sostenerlo. E dire che il rischio per i muri portanti si presenta dai 25 ai 50 millimetri: oggi allora c’è un reale pericolo e fino a che punto? Di qui la richiesta del consigliere al sindaco Gianluigi Bernardi di formare un tavolo per il monitoraggio, come previsto dal ministero e dalla Regione, e proporre alla società del gruppo Eni di assicurarsi. La legislazione italiana non lo prevede, diversamente da altri Paesi esteri, quindi c’è il pericolo che in caso di danni paghi solo la pubblica amministrazione. Il consiglio comunale di domani sera promette scintille perché si discuterà anche dell’affidamento delle attività ludiche e sportive all’oratorio, uno degli argomenti più sensibili. Nodi al pettine anche per la questione del depuratore. Tra marzo e aprile gli abitanti si sono lamentati per l’odore insopportabile che proveniva dall’impianto, proprio mentre schiume insolite invadevano la vicina riserva naturale del Menasciutto. Quali siano state però le cause degli scarichi anomali constatati dall’Arpa non si sa ancora: sono state compiute delle analisi ma la responsabilità non è nota. Padania Acque comunque realizza il nuove collettore fognario Sergnano-Pianengo.

 

 

Guerra legale per una centralina nella riserva naturale

PIANENGO CR “E’ un’ostinazione degna di miglior causa” secondo Romano Sacchi del comitato Salviamo il Menasciutto, quella della ditta Inbre. La società privata bresciana infatti insiste per entrare con le ruspe nella riserva naturale Menasciutto, vicino a Crema, allo scopo di costruire una centralina idroelettrica da 480 chilowatt e ingaggia uno scontro legale ormai contro più d’una istituzione, mentre l’inverno ha steso un manto di brina sulla riserva e il Sic, il sito di interesse comunitario che le sta accanto nel Parco del Serio, dove sono in corso lavori di manutenzione. Passano le stagioni, passano gli anni ed è ormai quasi un decennio che Inbre vuole la riserva naturale. Inbre infatti ha presentato ricorso al tribunale delle acque pubbliche di Roma non solo contro la Regione Lombardia ma anche contro il ministero dell’Ambiente, che ha emesso un decreto cui si riferisce una nota dell’amministrazione provinciale. Ed è scattato il ricorso anche contro la Provincia di Cremona, che però ha deciso di non costituirsi in giudizio. La causa scatenante è che il ministero dell’ambiente ha dato disposizioni tali, per cui il Sito naturale di interesse comunitario diventa Zps, cioè Zona a protezione speciale. Fauna e flora saranno più vincolati di prima, dunque, e la Regione con una delibera di giunta ha recepito le indicazioni del ministero. Guerra legale anche contro la Provincia solo perché la Regione ha ritenuto istruibile la pratica, malgrado tutti i divieti vigenti, e la Provincia ne ha dato notizia alla ditta bresciana. L’ente Provincia però ritiene che la Regione possa difendersi da sola. Durante la conferenza dei servizi la Provincia ha chiesto conferma alla Regione: sì, i vincoli sono tutti vigenti. Nello studio d’impatto ambientale, la società bresciana non hai chiamato “riserva naturale” la Palata Menasciutto, che pure lo è, e tra tutti i vincoli si è riferita solo al divieto di modificare il regime delle acque. Una parzialità che compare nelle Osservazioni del comitato, affiancato da tempo dal deputato Franco Bordo di Sinistra italiana, che si è battuto per il rispetto della zona verde: la legge sostiene che non si può costruire nulla nel perimetro della riserva, Inbre però vuole far valere la funzione ecologica delle fonti rinnovabili di energia. Fra i comitati è inoltre forte il timore che se vincerà il Sì al referendum di domenica ogni decisione di questo tipo sarà presa a Roma, senza alcun confronto con i territori.