Categoria: crema

“Non compriamo azioni cremonesi”, e il Cremasco non vuole più le quote di Padania acque

 

Cremona, vista dal Cremasco, appare ripiegata su se stessa e incapace di riconoscere l’autonomia dei territori: un capoluogo sordo, che non tutela l’unità del territorio e promuove solo se stessa, la sua liuteria, le sue statue di Stradivari e dei violini e le sue particolarità.

CREMA Stop al riacquisto delle quote di Padania Acque da parte dei Comuni soci di Scrp. La società cremasca mista, con partecipazione privata e di 60 enti locali, tre anni fa ha restituito le sue azioni a Padania acque, diventata società pubblica senza fine di lucro in linea con i referendum del 2011. Congelate, le azioni tornano in vendita ora, per un valore totale di un milione e 600mila euro ma solo i Comuni e la Provincia possono essere soci di via del Macello e la decisione del 90% dei sindaci è già un chiaro No.

La motivazione non risiede solo nella legge che Madia impedisce acquisti non giustificati e vantaggiosi. Il no riguarda un’operazione rischiosa, ai limiti della legalità, Cremona e le sue politiche anti-cremasche, ed è anche un no a Simone Beretta e Laura Zanibelli, entrambi di Forza Italia e favorevoli al riacquisto delle azioni. Beretta e Zanibelli infatti hanno contestato il sindaco di Crema Stefania Bonaldi, oppostasi al riacquisto. E’ nata così l’occasione per riaccendere la lotta per l’egemonia all’interno del centrodestra. Una lettera aperta di sette sindaci, fra i quali Gabriele Gallina di Soncino, si è ribellata a Beretta e Zanibelli, definendoli “ex leader del centrodestra” senza con questo dichiarare la leadership di Stefania Bonaldi del Pd. Stamattina altri due sindaci, Maria Luise Polig di Pandino e Aldo Casorati di Casaletto Ceredano, hanno rincarato la dose, attaccando soprattutto Cremona, che non ha dato il dovuto al Cremasco. La prova di forza in consiglio provinciale da parte dei cremonesi, che hanno impedito che sorgesse l’ambito scolastico autonomo del Cremasco, viene considerata l’esempio principale della prevaricazione di Cremona. Nessun partito ormai può più controllare la ribellione dei sindaci cremaschi a Cremona. Dunque un milione e 600mila euro sarà utilizzato complessivamente da almeno 50 Comuni a favore del loro territorio, e nel contempo il carattere totalmente pubblico di Padania Acque rimane sicuro: nessuno sta cercando di inserire i privati di Scrp tra i soci.

Quote di Padania Acque, caos cremasco

CREMA Il caos cremasco delle quote di Padania Acque è iniziato tre anni fa, nel 2013, quando la società patrimoniale Scrp ha restituito le proprie azioni non ai Comuni bensì alla stessa Padania Acque, che in quel periodo iniziava la trasformazione, dopo lunghe battaglie, in società pubblica in house, i cui soci dovevano essere soltanto i Comuni e l’amministrazione provinciale, come stabilisce l’articolo 11 dello Statuto. Al contrario la patrimoniale Scrp ha aperto la strada ai privati, e con Padania Acque, oggi, non può più aver a che fare. Il paradosso sta nella decisione del 2013, che ha congelato le quote cremasche, per un valore totale di un milione e 600mila euro, nel bilancio di via del Macello a Cremona.

Scaduti i tre anni, Scrp ha invitato i sindaci soci, una  sessantina, a riacquistare entro il 18 novembre quelle azioni della società dell’acqua, diventata ormai pubblica. Ancora una volta però la decisione partita dal consiglio d’amministrazione di Scrp non è stata condivisa con i Comuni, e la conseguenza è il caos. Alcuni sindaci non vogliono saperne di comprare quelle quote, perché dovrebbero dimostrare, come vuole la riforma Madia, che i loro Comuni hanno interesse nell’acquisto. E in realtà vantaggi non ce ne sono, dato che si tratta di una società pubblica senza fine di lucro. L’acquisto, proposto da Scrp, quindi, rappresenta più che altro una grana per i Comuni, esposti ad accuse di danno erariale. Ieri doveva riunirsi l’assemblea dei sindaci soci di Scrp, per risolvere i dubbi ma scatta il rinvio al 22 novembre, quando già si saranno svolti i consigli comunali, voluti dai sindaci che volevano presentarsi con la delibera d’acquisto delle quote per il 18. Gianni Rossoni, di Offanengo, si era mostrato orientato al riacquisto, invece Stefania Bonaldi, di Crema, no. Antonio Grassi di Casale Cremasco ironizza su Scrp, che procede come nel caso della gara di igiene ambientale. Alla fine, forse le quote rimarranno dove sono, nella cassaforte di Padania ACque. Nulla cambia per i cittadini: i lavori di manutenzione o costruzione dei depuratori e delle fognature si faranno lo stesso, decisi dall’Ufficio d’ambito dell’amministrazione provinciale. I servizi vengono erogati in ogni caso da Padania Acque: il problema è solo politico. E il Cremasco è il territorio dove si apriranno più cantieri, anche se i Comuni non ricompreranno le loro quote, alcuni per un motivo ben preciso: Padania Acque è di Cremona, e non riconosce l’autonomia cremasca.

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A2A, il Comune di Crema vuole vendere azioni

CREMA CR Dove sono le montagne d’oro e i lauti guadagni per i Comuni di cui si parlava ai tempi dell’alleanza tra A2A e Lgh? Il Comune di Crema ha già deciso di vendere le azioni per far cassa, circa un mese dopo averle materialmente ricevute, e considera la possibilità di venderle anche al ribasso, con un solo limite: non cederà i titoli rimettendoci più del 5%. Ecco lo spirito della cosiddetta alleanza strategica: fare cassa appena possibile. Questo il tono delle proteste scagliate dalle opposizioni alla maggioranza di centrosinistra, che in consiglio comunale ha dato mandato alla società Scs srl, cassaforte delle azioni della multiutility milanese e bresciana, di andare in Borsa a vendere.

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L’andamento delle azioni A2A nell’ultimo mese: il trend è discendente

Per le opposizioni – da Alessandro Boldi dei 5 stelle a Simone Beretta di Forza Italia – è stata una decisione negativa per il Comune e per i cittadini, che si sono visti mettere sul mercato azionario l’azienda del gas, della luce e dei servizi ambientali come la raccolta differenziata, e che ora vedono il Comune pronto a far cassa. E a quale scopo? Secondo le minoranze, come sostiene Boldi, solo per ottenere soldi e pagare alcune asfaltature di strade a scopo elettorale, in vista delle elezioni comunali della prossima primavera. Il sindaco Stefania Bonaldi ha difeso e sostenuto l’operazione, perché il Comune compirebbe una scelta speculativa se detenesse a lungo titoli di Borsa, quindi è opportuno rimetterli sul mercato. Si tratta di una scelta già prevista al momento del via libera all’alleanza strategica e territoriale con A2A, anche se le minoranze, con toni diversi, ora dicono che è una sorpresa.

A2A, per il 51% di Lgh, ha versato 113 milioni di euro, di cui il 58% in denaro e il 42% in azioni. Crema in tutto ha ricevuto dieci milioni e 250mila euro, in contanti ha ricevuto 6 milioni e 600mila e in azioni ha avuto tre milioni e mezzo. Le azioni allora valevano 1,23 euro l’una. Oggi quelle stesse azioni valgono di meno, solo 1,16, con una perdita all’incirca del 5,7%. Il Comune vuole vendere il 35% di questi titoli. Crema dunque oggi perderebbe circa 70mila euro (200mila euro se vendesse tutte le azioni che possiede), troppo rispetto al limite stabilito dal consiglio comunale e quindi non potrebbe nemmeno vendere. Quel che è certo, è che un terzo dei 6 milioni e 600mila euro già versati in contanti da A2A entreranno nel bilancio del comune, non appena Scs Srl, amministrata da Dino Martinazzoli, autorizzerà l’operazione. L’effetto Trump, oltretutto, potrebbe far salire i tassi d’interesse bancari e quindi penalizzare le multiutility, acquistate come un bene rifugio nei momenti difficili. Il Comune di Crema valuterà quindi le oscillazioni degli indici di Wall Street e di Piazza Affari, e le future decisioni della Federal Reserve e della Bce sui tassi d’interesse.

Crema, gara rifiuti, raddoppia il fronte della protesta

L’uomo forte di Scrp, Pietro Moro, apprezzato dal Pd e dal sindaco di Crema Stefania Bonaldi, va avanti sicuro e ai sindaci che chiedono informazioni sulla gara d’appalto del servizio igiene ambientale nei loro Comuni viene risposto che non possono accedere ai dati e ai documenti. Situazione paradossale, tipica degli inaspriti e verticistici centri di potere contemporanei, così riottosi e insensibili alla trasparenza: otto sindaci hanno protestato con una lettera aperta.

 

CREMA Raddoppia il fronte dei sindaci che protestano per il modo con cui viene bandita la gara d’appalto del servizio di igiene ambientale, che dovrebbe svolgersi tra pochi mesi. Le firme non sono più quattro ma otto in calce alla lettera aperta, che porta la stessa data, dell’altro ieri, entro cui dovevano essere presentate le eventuali osservazioni alla società patrimoniale Scrp, che funge da stazione appaltante. E appare una sfida: “E se più Comuni decidessero di abbandonare la gara?” Faccenda complicata, dato che tra i sindaci non allineati appare ora anche Gabriele Gallina di Soncino, oltre a Davide Bettinelli di Chieve, Luca Critistiani di Casaletto, Nicola Marani di Salvirola, Paolo Palladini di Vailate, Attilio Polla di Romanengo, Ernenstino Sassi di Ricengo e Antonio Grassi di Casale.

Scrp ha fatto sapere infatti che il costo del servizio sale in alcuni Comuni e non in altri: la conseguenza lamentata dalle amministrazioni locali è che alcuni sindaci si troveranno ad alzare la Tari e altri ad abbassarla senza sapere perché, dato che la stazione appaltante non rende noti i dati disaggregati, per non turbare la gara. Così gli uomini in fascia tricolore possono obiettare che il codice dei contratti pubblici prevede il contrario: che cioè nella fase del dialogo preliminare si possa discutere di tutti gli aspetti della gara. Pietro Moro, il presidente di Scrp, però ha sostenuto che il dialogo è competitivo, e quindi rivelare informazioni prima della pubblicazione del bando sarebbe un danno. Nemmeno i sindaci quindi possono sapere quale importo mettere a bilancio il costo del servizio. Moro ha consigliato di confermare la somma del 2016, e ai sindaci non resterà che far approvare un bilancio che con un dato incerto. La documentazione mandata da Moro ai 52 Comuni soci non contiene le risposte tanto attese, anzi ogni sindaco ha ricevuto solo una sintesi del bando, e così si ritrova a partecipare per atto di fede, alla cieca, senza sapere se e perché dovrà aumentare la tassa. La giustificazione di Scrp è la solidarietà territoriale, alla quale però il gruppo degli otto crede poco, in assenza di spiegazioni precise. Anzi, chi protesta lamenta che verrà penalizzato proprio chi si era sforzato di ottenere condizioni migliori da Linea Gestioni nella gara precedente, adottando comportamenti virtuosi, come una migliore differenziata. Ora che succederà? Arrivano tagli orizzontali per favorire alcuni a danno di altri? La confusione è enorme e la diffidenza aumenta. Impossibile inoltre l’accesso agli atti. E dire che il codice dei contratti prevede massima accessibilità a tutela dei diritti dei cittadini. Pietro Moro, sostenuto dal Comune di Crema e dal sindaco Stefania Bonaldi (Pd), però non cambia linea.

Colpo di scena al San Domenico, Lazzari non si dimette; Bonaldi: “Surreale”

Rifondazione stronca la lista ambientalista: “C’è Grassi del centrodestra”

(17.10.16)

 

CREMONA Affonda la lista “Ambiente Solidarietà Territorio Cremona” che avrebbe contrastato il Pd e le due liste di centrodestra alle prossime elezioni provinciali, il 6 novembre. Da un iscritto a Rifondazione comunista è partito un attacco ad Antonio Grassi, sindaco di Casale, tra i fondatori della lista che avrebbe candidato il consigliere comunale di Crema Piergiuseppe Bettenzoli alla presidenza. Grassi sarebbe funzionale al centrodestra quindi non si può fare una lista con lui: è questo il motivo per cui la segreteria regionale di Rifondazione ha ritirato il proprio appoggio, anche se Grassi ha smentito l’appartenenza al centrodestra. Non si può presentare quindi, in assenza dei 5 stelle, la lista alternativa, che già aveva un simbolo e 40 firme di sindaci e consiglieri comunali, senza ancora però le 70 firme necessarie. Sarebbe stata comunque una lista civica, senza etichette politiche, rafforzata dai contributi delle associazioni ma abbattuta da una lite interna. Gli ecologisti intendevano non solo opporsi all’autostrada Cremona Mantova, alle trivellazioni e ai tradizionali programmi basati sul consumo di suolo e la spesa pubblica, ma innanzitutto riorganizzare l’amministrazione provinciale dislocandone le funzioni e gli uffici sul territorio e valorizzare le competenze delle associazioni e dei consiglieri comunali, per costruire un ente Provincia dinamico e flessibile, secondo il modello di Maria Grazia Bonfante.

Si rafforza invece la lista del Pd, che schiera anche Giovanni Gagliardi, ex segretario dell’ente durante la presidenza Torchio, e candida Davide Viola, oggi al vertice dell’ente. Il centrodestra si divide: in una lista ci saranno Alberto Sisti di Castelvisconti e Giuseppe Lanzanova di Soncino, nell’altra Giovanni Rossoni e Paolo Abruzzi. Malgrado la crisi di risorse e di identità di corso Vittorio Emanuele II, la Provincia mantiene poteri decisionali, di programmazione e di controllo rilevanti nei settori ambiente, pianificazione territoriale, edilizia scolastica, polizia locale, infrastrutture e politiche sociali. Per questo la competizione rimane elevata, in attesa che dopo il referendum costituzionale si chiarisca il futuro e l’assetto dell’ente.

 

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Posti letto, per Mantova Crema è solo terra di conquista

 

CREMA Il 24 ottobre a Casalmaggiore la guerra dei posti letto celebrerà il primo atto, in occasione della prima assemblea dei sindaci dell’Ats, l’istituzione che dopo la riforma sanitaria regionale ha preso il posto dell’Asl, unendo però i territori di Cremona e Mantova, senza riconoscere alcun tipo di autonomia a Crema. crociatiLa provincia di Cremona, storicamente dotata di numerosi posti letto, deve per la prima volta confrontarsi con un territorio politicamente non meno forte e desideroso di riequilibrare i servizi sanitari. Il dossier della Cgil di Mantova, facendo i conti, nota che Cremona è più servita di Mantova e quindi occorre una riorganizzazione. Due sindaci cremaschi – Aldo Casorati di Casaletto Ceredano e Antonio Grassi di Casale Vidolasco – criticando l’impostazione dello studio dei sindacalisti virgiliani, pur ammettendo che quelli sono i dati, chiedono prudenza. Il Cremasco può essere penalizzato, pur avendo un’azienda ospedaliera come Cremona, dalla quale vengono dimessi pazienti bisognosi di ricovero in altre strutture che quindi non possono essere depotenziate. Tutte e tre le Asst (di Crema, Cremona e Mantova) dipendono nello stesso modo dall’Ats di Mantova, che quindi dovrebbe ragionare tenendo conto dei tre ospedali non solo del numero di abitanti, perché l’ospedale di Crema serve il 45% del territorio provinciale. La provincia di Mantova ha più abitanti – 413mila contro i 361mila di Cremona – ma l’ospedale di Crema è già penalizzato: ha 70 posti letto in meno rispetto agli standard nazionali. Nelle case di riposo, Crema è sotto di 160 letti, Cremona è sopra di 1.500, Mantova è sopra di 660. Lo stesso discorso vale per i servizi psichiatrici: il Cremasco riceve 4 milioni e mezzo, Cremona il doppio, Mantova 11 milioni. Ritorna quindi il problema dell’altr’anno, quando l’ospedale di Crema rischiava di perdere la propria direzione autonoma. Cremona città e Mantova considerano il Cremasco terra di conquista e cercano di sottometterlo tra i bassi livelli organizzativi. Se i sindaci cremaschi saranno uniti, forse la soluzione si troverà indebolendo la zona cremonese, politicamente frammentata. Il timore principale dei sindaci, però, è che vengano penalizzati i cittadini a causa di lotte poco lungimiranti, in una lotta che, in caso di sconfitta di Crema, vedrà indebolita anche Cremona. Per mercoledì è in programma una riunione tra sindaci del Cremasco.

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Provincia, la lista ambientalista si fa sentire

autostrade

“La dottoressa Nanni è un funzionario Pubblico e dovrebbe comportarsi come tale, senza scendere al livello di uno scaricatore di porto. (E non me ne vogliano i portuali).” Piergiuseppe Bettenzoli ribatte così al segretario dell’amministrazione provinciale Maria Rita Nanni, che ha respinto al mittente la sua protesta. Bettenzoli, come rappresentante della lista “Ambiente Solidarietà Territorio Cremona”, ha chiesto al segretario provinciale di autorizzare il dipendente della Provincia Luca Erfini come certificare delle firme. La lista vuole presentarsi alle elezioni del 6 novembre, in alternativa al Pd, che candiderà probabilmente il vicepresidente in carica Davide Viola, e al centrodestra di Gianni Rossoni. Voteranno solo sindaci e consiglieri comunali, non sono più elezioni popolari, tuttavia diverse forze ecologiste e civiche, senza colore politico, vogliono dire la propria, visto che le funzioni superstiti oggi della Provincia e un domani dell’Area vasta hanno grande rilievo: sono state proprio le decisioni prese in corso Vittorio Emanuele II, in molti casi, a cambiare i connotati del paesaggio, ad esempio autorizzando numerose attività produttive con impatto ambientale e non poche infrastrutture. Tra Bettenzoli e le riforme però c’è di mezzo Maria Rita Nanni. Il segretario della Provincia infatti ha definito il consigliere comunale cremasco (a suo tempo consigliere provinciale) “rappresentante di una lista che non c’è”, che protesta per un’autorizzazione che non compete alla segreteria. Bettenzoli, che è sostenuto dal sindaco di Casale Antonio Grassi, oltre che dal sindaco di Vescovato Maria Grazia Bonfante, oggi ha diramato un altro comunicato, per dire che mancano dieci giorni alla scadenza della presentazione delle liste e i consiglieri comunali dei piccoli Comuni hanno bisogno di chi autentichi la loro firma, perché il loro segretario comunale non è presente. Si rischia dunque non la lesa maestà, ma di ledere il diritto costituzionale dei consiglieri che vogliono sottoscrivere la lista, permettendo così un’alternativa al monopolio Pd-centrodestra, dato che i Cinque stelle in Provincia non vogliono entrare. Maria Rita Nanni sostiene che le accuse non possono rigua

 

rdare la segreteria. Di fatto Luca Erfini, che è anche rappresentante sindacale, non è ancora stato autorizzato e le liste, malgrado le proteste, restano ancora due, peraltro in questi due anni, durante la crisi dell’ente Provincia, costantemente conc

ordi nell’attuare il medesimo programma tanto criticato dalle associazioni.

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6 ottobre 2016

Gara rifiuti nel caos, società in house nemmeno considerata

inceneritoreDa due anni Crema, tramite la sua società patrimoniale Scrp, che rappresenta 48 Comuni, tenta di indire il bando di gara per la gestione dei rifiuti, senza riuscirci a causa della mancanza di accordo fra Comuni, dei dubbi e delle proteste di una decina di sindaci. In gioco c’è un appalto da 150 milioni di euro per la gestione decennale della raccolta dei rifiuti. Già due Comuni sono usciti da Scrp: Palazzo Pignano e Trescore, confinanti tra loro ed entrambi sotto il segno del Carroccio, che  hanno lanciato ciascuno la propria gara, senza accordarsi tra loro. Nel frattempo il panorama è cambiato: A2A si è alleata anche con Crema e molti sindaci chiedono un appalto assolutamente chiaro e senza ombre. L’amministrazione e la politica devono essere ben distinte ma in questo caso s’intrecciano: il presidente di Scrp Aldo Moro e il gruppo dirigente non hanno ancora reso pubblicato il bando. Il sindaco di Crema Stefania Bonaldi ha ipotizzato un pronunciamento del consiglio comunale, per coinvolgere tutte le forze politiche nella stessa presa di posizione, allo scopo di garantire la massima trasparenza. Non è certo però che sia un obiettivo possibile, dato che i dati della gara non possono essere pubblicati prima del bando, considerando anche i dieci sindaci che chiedono di azzerare il procedimento e di ripartire da capo, anche se la patrimoniale insiste e rimanda il bando, un’altra volta, alla primavera prossima. Altra iniziativa possibile sarebbe una delibera dell’assemblea dei sindaci di Scrp, ammesso che l’accordo mai trovato spunti all’improvviso. I sindaci hanno ricevuto la sintesi di due pagine riferita a un regolamento di 78, mai visto. Il sindaco di Casale Antonio Grassi da parte sua tempesta di domande Scrp e l’opinione pubblica dicendo che viene chiesto un atto di fede e che non c’è trasparenza. In questi giorni poi Alessandro Boldi, dei cinque stelle, ha accolto la richiesta di Alberto Torazzi, della Lega, e convocherà la commissione comunale di Garanzia, invocata anche da Simone Beretta di Forza Italia. Risultano ai sindaci poco chiare, da quello che trapela, le spese per le consulenze, gli eventuali conflitti di interesse, i costi. Rifondazione Comunista ha proposto il modello di Padania Acque: gestione in house, dunque, come a Lodi, dove prima dell’accordo con A2a la società dei rifiuti è stata sfilata e resa indipendente. La società pubblica è prevista dall’Unione europea e del tutto in linea con le norme, ma il Pd di Crema ha preferito A2A. Piergiuseppe Bettenzoli e Andrea Serena ripropongono il modello pubblico, che sta funzionando nel settore idrico eppure è stato accantonato.

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3 ottobre 2016

Sgombero dei profughi, no anzi: camminata ecosolidale

Sgomberare i profughi oppure ospitarli? Quando le “ruspe” sembravano imminenti, il sindaco Ongaro non ha confermato né smentito, e tuttavia ha accompagnato la camminata ecosolidale con i cittadini e i profughi di ieri mattina verso il santuario del Marzale, in occasione di “Puliamo il mondo”. E il presidente della fraternità degli ex allievi don Bosco ha raccontato la particolare vicenda dei 27 ospiti di via Colombo.

 

L’accoglienza ai profughi a Madignano si fa col volontariato, con le offerte dei cittadini e l’impegno personale, come spiega Paolo Ginelli, che per sostenere l’attività ha venduto l’automobile, mentre sua moglie ha venduto gli ori di famiglia. Non pochi cittadini del paese confinante con Crema hanno dato aiuto in vari modi, offrendo anche materassi. In via Colombo, a cento metri dalla Paullese, la fraternità degli ex allievi don Bosco, che fa parte della famiglia dei salesiani, ospita 27 profughi per lo più nigeriani: ventidue sono cristiani, tre islamici, ma le porte sono aperte a tutti, italiani disoccupati, sfrattati e senza lavoro, senza altra speranza, almeno per un periodo, che l’umana solidarietà. Stamattina Paolo Ginelli con un gruppo di abitanti e i profughi ha partecipato all’iniziativa “Puliamo il mondo” e una camminata ecosolidale verso il santuario del Marzale, carico di mille anni di storia, e un pic-nic nell’incantevole oasi verde tanto amata dai cremaschi. Anche il sindaco Guido Ongaro ha raggiunto il santuario con i profughi, per stemperare i toni. Al primo cittadino infatti è stata attribuita la volontà di sgomberare lo stabile di via Colombo, con il sostegno di un comitato locale. Nessuna conferma e nessuna smentita da parte di Ongaro, che oggi si fa fotografare accanto a Ginelli, già assistente sociale e assessore, di professione impiegato di banca. Ongaro annuncia un comunicato fra due giorni. Nello stabile non ci sarebbero spazi sufficienti, secondo alcune critiche, quindi ecco Ginelli mostrare le cinque ampie camere da letto e altre stanze: più di 300 i metri quadrati per 27 persone, arrivate all’inizio di agosto. Il corso di alfabetizzazione è già iniziato, condotto da un insegnante che aveva perso il posto di lavoro. Critiche accuse persino minacce a Ginelli da quanto si sa non sono mancate; intanto l’accoglienza prosegue, organizzata dal basso. Un ristorante pizzeria di Ripalta Arpina, “Cibo felice”, cucina per tutti, sostenuto anch’esso dalle offerte e dalla buona volontà. Il caso di Madignano ha incuriosito il mondo politico: sono arrivate telefonate anche da Roma, ma la fraternità salesiana rimane del tutto indipendente, estranea ad ogni schieramento. Problemi in paese? Alcuni vicini di casa giurano di no.