Categoria: mobilità

Treno urbano e mobilità sostenibile per battere lo smog

CREMONA Ezio Corradi ricorda che durante la presentazione della proposta di un treno urbano a Cremona, una vera e propria metropolitana di superficie, Paolo Bodini, allora sindaco, sbadigliava vistosamente. Era il 2002 e già imperversavano le polveri sottili, che a distanza di 15 anni dominano l’aria di Cremona e dell’intera pianura padana, senza che la politica riesca a rimediare. Infatti dopo due giorni di poco sotto la soglia della media giornaliera delle polveri pm10, i veicoli più inquinanti, grazie alla Regione, sono tornati in circolazione. E le pm10 già oggi sono oltre il limite grazie al clima stabile senza vento: l’Arpa segna 74 in via Fatebenefratelli, con un livello simile a Spinadesco e Soresina, mentre Crema è arrivata a 81. Così Corradi, questa volta assieme a Cesare Vacchelli, insiste e in un incontro con la stampa ripropone il treno urbano, per ridurre l’afflusso di veicoli in centro, oltre al raddoppio e al potenziamento di tutte le sette linee ferroviarie della provincia e al piano d’emergenza per i ponti sul Po, tutti ormai in crisi. E’ l’idea della mobilità sostenibile, per rispondere a tre emergenze: lo smog, l’impraticabilità dei ponti e i cambiamenti climatici.

Dunque, ecco sulla carta tredici fermate ferroviarie a Cremona città, in fiera, a San Felice, San Bernardo, ospedale, stadio, itis, università, via Ghinaglia, zona delle canottieri, e nella zona industriale di Cavatigozzi, davanti alle industrie principali. Una vera metropolitana di superficie. Il nodulo ferroviario va usato in tutta la sua capacità: oggi Trenord invia solo 30 o 35 corse, e 29 sulla Brescia-Parma, ma il treno può passare ben 70 volte al giorno, e il raddoppio del binario va esteso a tutte le linee, non solo alla tratta Cremona-Cavatigozzi. Con il raddoppio ferroviario il treno può passare ben 220 volte al giorno, a patto però che i passeggeri trovino nelle stazioni l’interscambio con i bus, il bike-sharing e il car-sharing per raggiungere la destinazione. Le linee vanno elettrificate dove ancora non lo sono.

Il rimedio non può essere il terzo ponte sul Po, seguendo la logica delle grandi opere che hanno sottratto risorse agli enti locali e logorato ambiente e territorio. L’unica grande opera è la manutenzione, come sottolinea Cesare Vacchelli. Occorre costruire il nuovo ponte di Casalmaggiore sul tracciato attuale, usando le strutture ancora sane, seguendo l’esempio di Piacenza, che in un anno ha demolito il vecchio ponte e poi inaugurato il nuovo nello stesso punto. Con il Tibre ferroviario, è necessario un piano nazionale per i ponti dell’asta del Po, con una legge che stabilisca con i finanziamenti anche le opere prioritarie allo scopo di introdurre la mobilità dolce nella pianura padana. Con una circonvallazione tra Monticelli e Castelnuovo Bocca d’Adda, in modo da spostare il percorso dei Tir fuori da Castelnuovo consentendo però il transito. Stamattina sono intervenuti a Brescia anche gli assessori all’ambiente di Cremona, Brescia, Bergamo e Mantova, presentando la nuova campagna dei quattro capoluoghi per ridurre l’inquinamento atmosferico.

Mobilità sostenibile, decide il consulente

 

Ci voleva un soviet come il Comune di Soresina anni Ottanta per organizzare assemblee pubbliche per decidere il Piano urbano del traffico. Il popolo decideva il senso unico, la svolta a sinistra e persino il doppio senso di marcia, ma, soprattutto, c’era un senso. Il Laboratorio Luci, ancora nel 2013, proponeva assemblee pubbliche sul Piano urbano della mobilità sostenibile. Le linee guida invece le scriverà un consulente selezionato fra cinque. E’ un esperto che ha lavorato anche per Arriva, il gruppo internazionale che ha acquistato il 100% di Km.

CREMONA Continua il cambiamento di rotta del centrosinistra cremonese, che sta prendendo sempre più chiaramente le distanze dalla componente di sinistra e dal mondo ambientalista. L’ultima occasione è il Piano della mobilità urbana sostenibile, per il quale nel 2013 il Laboratorio urbano di civica iniziativa, Luci, che ha espresso il consigliere comunale Filippo Bonali, chiedeva di indire assemblee pubbliche, allo scopo di condividere con la popolazione gli obiettivi strategici e gli investimenti del Comune. La fase di condivisione popolare però è stata saltata: viene incaricato con una determina del dirigente del settore mobilità, Marco Pagliarini, un consulente che scriverà le linee guida del Piano della mobilità urbana sostenibile. Sarà Fernando Masella, consulente del gruppo internazionale Arriva, proprietario al 100% dei bus di Km, a redigere il documento guida, che così non viene più affidato alla progettazione dal basso, discussa tra amministratori pubblici e cittadini. Masella è ai vertici della società Lem Reply, che ha presentato l’offerta più bassa su cinque, e riceverà 11mila euro. Lem Reply ha predisposto il piano della mobilità urbana di una grande città come Torino. Lo stesso Fernando Masella è stato già consulente di Aem durante l’amministrazione Perri. Il Comune, come ribadisce la determinazione di Marco Pagliarini datata 20 giugno, ha recepito alcuni obiettivi di massima indicati dalla Commissione europea: ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico e la congestione del traffico, oltre a garantire più sicurezza a ciclisti e pedoni. Legambiente Lombardia, come spiega Dario Balotta, constata una differenza poco chiara tra il compito del Comune, dare gli obiettivi, e quello del consulente, indicare gli strumenti per realizzarli. L’amministrazione dunque avrebbe dovuto dire prima quali sono i vincoli che il consulente deve rispettare per ridurre il traffico, e, quindi, indicare quante auto in meno, quali e quanti servizi di trasporto pubblico in più per le periferie, con indicazioni precise e determinanti. Il rischio è che il consulente, pur con un semplice incarico esterno in collaborazione con dirigenti e funzionari del municipio, prenda decisioni che invece spettano all’assessore Alessia Manfredini in un confronto costante con i quartieri e un controllo finale sull’operato del consulente. Il Comune assicura che ci sarà un approccio partecipativo e la garanzia per tutti i cittadini di accedere ai servizi chiave: proclama che ha tutta l’aria di una sfida.