Categoria: cronaca

Citelum, il giorno delle gaffe: il semaforo del Maristella è già riparato, anzi no, non tocca a noi

“I semafori sono troppo vecchi”, dicono dal Comune, e la critica verso l’amministrazione precedente è stata esplicita durante la presentazione del bilancio di Aem: il Comune per anni ha dato meno del necessario ad Aem per la manutenzione dell’illuminazione pubblica e dei semafori. Risultato: i semafori sono invecchiati e, tanto più per l’illuminazione pubblica, occorrono gli investimenti non fatti in passato, quindi il centrosinistra spiega l’appalto a Citelum. Se da questo punto di vista la serie di guasti dei semafori cremonesi parrebbe prevedibile, le sorprese iniziano se si telefona a Citelum per chiedere chiarimenti su un guasto in particolare, quello del Maristella. 

 

 

 

 

CREMONA Il mistero della manutenzione dei semafori a Cremona si infittisce. Al quartiere Maristella, davanti al bar di via Persico, da due settimane il semaforo segna giallo intermittente, eppure chi chiama il numero verde indicato dal Comune, 800.978.447 dell’appaltista francese Citelum, sente un operatore rispondere che l’impianto è stato riparato l’8 luglio. In realtà, funziona solo il giallo, ininterrottamente, fra lo sconcerto di chi non sa a chi dare la precedenza. Per avere maggiori informazioni “dato che Citelum serve 100 Comuni” l’operatore consiglia di chiamare la sede centrale di Citelum Italia (“a Ravenna”, allo 0229414900, anche se la sede è a Milano), dove un’operatrice, dopo aver consultato una collega, risponde che Citelum a Cremona si occupa solo di illuminazione pubblica e non di semafori. La società Servizi per Cremona, oggi diventata ramo d’azienda di Aem, conferma che non ha più il servizio, ormai in appalto ai francesi. Anche il Comune conferma: è Citelum che deve fare la manutenzione. La rivelazione più interessante però è che Citelum non ha la centralina necessaria a far funzionare quel semaforo: occorre comprarla. Problema serio, confermato dall’assessore Alessia Manfredini: i semafori di Cremona sono vetusti, occorrono tempi tecnici per sistemarli. E’ l’effetto di lunghi anni di amministrazione non proprio lungimirante. Al Maristella, però, bisogna per ora accontentarsi del giallo intermittente e fare attenzione, in attesa che Citelum, ramo italiano del colosso internazionale Electricité de France, possa rimediare. Le lamentele per i servizi che i quartieri ricevono da palazzo comunale non sono però esaurite e in zona Po il malumore per la festa negata non si è sopito. Maria Vittoria Ceraso, ex assessore del centrodestra, ha presentato un’interrogazione scritta per chiedere spiegazioni della soppressione “Festa dei vicini”, che il comitato del quartiere Po si è visto negare. E’ stato infatti l’unico evento non autorizzato dal Comune tra la primavera e l’estate, con l’effetto di far dimettere il comitato di quartiere forse più attivo. Dopo aver ricevuto i documenti, solo pochi giorni prima della Festa di via XX Settembre è arrivato il diniego per motivi di sicurezza, garantita invece in numerosi altre manifestazioni. Per Ceraso allora è legittimo un dubbio: che sia stata una scelta politica del sindaco e della giunta, per ripicca contro il comitato dopo il ricorso al Tar contro la nuova viabilità del quartiere.

Prostituzione e droga a “Le birbe” di Pianengo: locale sequestrato

PIANENGO CR Irruzione dei carabinieri sabato sera nel night club “Le Birbe” di Pianengo, in via Roma 92, la strada principale che attraversa il paese. Tre le ordinanze di custodia cautelare in carcere per tre uomini accusati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Si tratta di due italiani, un milanese di 33 anni e un cremonese di 54, e un albanese di 25 anni residente in provincia di Bergamo. In più, l’albanese e il milanese sono accusati anche di spaccio e detenzione di cocaina all’interno del locale. L’indagine dei militari è iniziata nell’aprile dell’anno scorso, quando un uomo ha chiesto aiuto ai carabinieri, sentendosi circuito e avendo accumulato ormai un debito di 2000 euro per una serie di prestazioni a pagamento all’interno del locale. E’ stata la testimonianza che ha rivelato il giro di prostituzione nel night club. I carabinieri hanno quindi installato telecamere all’interno del locale di lap dance, dove in realtà venivano consumate prestazioni sessuali anche complete con suddivisione dei proventi a metà, fra ballerine e gestori. I militari scoprivano anche che veniva venduta e consumata cocaina nel night. Oltre alle tre ordinanze di custodia cautelare in carcere sono stati emessi obblighi di dimora per altre quattro persone, mentre altre cinque sono state deferite in stato di libertà: gli indagati quindi sono complessivamente 12 e tutti collaboratori del locale di lap dance, tranne due persone che portavano sostanze stupefacenti all’interno del “Le Birbe” per rivenderle.

Per 15 minuti all’interno del privé con una ballerina i clienti pagavano 50 euro, divisi a metà fra ballerina e gestori, per gli extra invece si saliva di prezzo. Le ballerine identificate sono in tutto 60, solo 20, le più fidate,  si sono prostituite. Molti i clienti, che provenivano anche dalle province di Bergamo e Brescia. Per la maggior parte le ballerine sono straniere: rumene, sudamericane o dell’Europa orientale. Nella serata di sabato scorso erano presenti 12 ballerine, di cui 4 italiane e 8 straniere. Al controllo ha partecipato, assieme all’Arma, il nucleo dell’ispettorato del lavoro di Cremona: su 12 ragazze, tre non erano assunte. Quindi sono state emesse sanzioni per 6mila euro. L’attività è stata sospesa fino al pagamento della somma. Sulla porta d’ingresso del “Le Birbe” appare il cartello di sequestro applicato dai carabinieri.

Poste, le raccomandate lasciano via San Bernardo: la Cisl boccia il progetto

CREMONA A partire da domani le Poste attivano un nuovo progetto per la consegna delle raccomandate inesitate, cioè non ritirate dal destinatario. Chi non sarà presente all’arrivo del portalettere, non dovrà più recarsi nella sede di via San Bernardo 47 H bensì nell’ufficio postale considerato “di prossimità”. E da questo punto secondo Pietro Triolo Cisl iniziano i guai. Non è sempre chiaro infatti qual è l’ufficio postale più vicino, per i residenti di Cremona, dato che non poche sedi si trovano in centro o a ridosso del centro, senza equa distribuzione sul territorio. Inoltre chi era assente al momento della consegna della raccomandata, dell’assicurata o degli atti giudiziari – posta dunque di importanza particolare – dovrà fare i conti con le ferie del personale, le chiusure estive e i turni pomeridiani. La razionalizzazione è già partita tuttavia il progetto è stato calato dall’alto, senza alcun confronto con i rappresentanti sindacali, che temono disservizi per i cittadini, al punto da bloccare il progetto a Crema e Casalmaggiore, dove le chiusure estive degli uffici avrebbero costretto i destinatari a ritirare le inesitate quattro giorni dopo, poiché sta ancora continuando il recapito della corrispondenza a giorni alterni. E’ il secondo cambiamento per la distribuzione delle raccomandate inesitate, che per un lungo periodo sono state ritirate dai cremonesi in via Verdi, poi dal 30 dicembre 2013 hanno cambiato sede, per evitare i problemi della zona a traffico limitato e scoprire invece i disagi del caos, per il gran traffico riversatosi nella piccola via nei paraggi del cimitero. Risolte le complicazioni, ora si cambia di nuovo, col rischio che manchino spazi adeguati negli uffici, che il personale non sia stato formato e non sia sufficiente e si creino attese più lunghe. C’è un inconveniente in più per chi non usa abitualmente le tecnologie più avanzate. Infatti chi andrà a ritirare la raccomandata nell’ufficio sbagliato, poiché abita a metà strada fra due sedi, si troverà a usare il codice a barre su apparecchio che mostrerà con una scritta luminosa l’indirizzo dell’ufficio postale in cui si trova la raccomandata non recapitata. Ancora una volta, secondo Pietro Triolo, le Poste presuppongono una familiarità con la tecnologia che non tutti hanno, come dimostra l’esperienza di ogni giorno.

Questura, fogli di via a ritmo doppio e interventi in serie

CREMONA L’attività di controllo del territorio, da parte della Questura, è cresciuta in modo significativo, come dimostra il numero di pattuglie, aumentate da 1.382 a 1.511 negli ultimi due anni, il che significa 129 pattugliamenti in più in un anno. Meno persone in ufficio e più agenti in strada per il contrasto al crimine e l’allontanamento dei soggetti socialmente pericolosi. Nei primi due mesi di quest’anno, i fogli di via sono stati 70 e sono saliti a 100 in questi giorni, un dato già più alto di quello raggiunto nell’intero 2016, quando i fogli di via erano stati 95 in tutto. Se i reati predatori come rapine e furti risultano diminuiti negli ultimi due anni, l’attività si è fatta intensa, e lo dimostrano anche gli interventi dell’ultima settimana. Ieri sera la polizia di stato ha denunciato un cittadino tunisino, classe ‘97, per furto di un iphone. E’ stata la vittima del furto a chiamare il 113: l’immigrato assieme ad altri amici era stato ospitato dalla donna e ha approfittato di un momento di distrazione per sottrarle il cellulare. Uno dei presenti però se n’è accorto e ha informato la polizia. Messo alle strette dagli agenti, il tunisino ha confessato e restituito lo smartphone. Mercoledì mattina, quando la polizia ha ritirato a scopo cautelativo l’arma posseduta da una guardia giurata, che durante una lite con una vicina di casa avrebbe minacciato di usare l’arma da fuoco. La Prefettura valuta l’accaduto. Martedì 4 luglio è stato denunciato dalla polizia un kossovaro per resistenza a pubblico ufficiale, violenza e false dichiarazioni sulla propria identità. Infatti era in corso il controllo di un’auto, con a bordo il kossovaro assieme a un suo connazionale, quando l’immigrato ha dato generalità false e ha mostrato un atteggiamento aggressivo a minaccioso, per dare spintoni quando gli agenti hanno cercato di farlo salire sulla Volante per portarlo in Questura.

Lunedì 3 una donna è stata denunciata per minacce aggravate. La polizia è stata chiamata da una persona che ha assistito a una lite familiare dai toni accesi: la moglie, una nigeriana residente a Cremona, ha minacciato il marito con un coltello da cucina. La scena si è svolta in una cascina nell’immediata periferia.

La sera stessa, sempre lunedì, un cremonese ha segnalato di aver visto un ragazzo italiano con la bicicletta che gli era stata rubata alla stazione. Il ragazzo, rintracciato dagli agenti, ha dichiarato di averla ricevuta da un amico ed è stato denunciato per ricettazione. La bicicletta è stata restituita dalla polizia al proprietario.

 

 

 

Acciaieria Arvedi, tre persone all’ospedale per infortunio

Cremona Tre persone sono state coinvolte nell’infortunio accaduto oggi
poco dopo mezzogiorno in via Acquaviva 18, presso l’acciaieria Arvedi.
Si è trattato di infortuni sul lavoro per schiacciamento. Per la
gravità, l’ospedale ha assegnato due codici rossi, a due uomini di 43
e 48 anni, e un codice giallo. Sono intervenuti per i rilievi l’Ats
Valpadana, azienda per la tutela della salute e la Questura. Sono
accorse sul posto due ambulanze del 118 e un’auto medica.
I tre lavoratori feriti, tutti al servizio di una ditta esterna, erano
impegnati in un’attività di manutenzione nella zona delle siviere e
stavano usando attrezzature della ditta esterna. I traumi sono stati
dovuti al cedimento di un paranco, per motivi ancora da accertare.

Coil vagante sulla rotatoria, la Polstrada sta ricostruendo la dinamica

CREMONA Questa mattina l’enigma dell’incidente di ieri alle 4.10, sulla rotatoria fra le vie Eridano, Castelleone e Seminario, sulla tangenziale di fronte a CremonaPo, non aveva ancora una soluzione. Non è del tutto chiara la dinamica e i problemi da risolvere non sono oggettivamente semplici nell’attribuire le responsabilità, come spiega la Polizia Stradale di Casalmaggiore. Non è la prima volta che occorre tempo. Il camion che trasportava il coil dell’acciaieria Arvedi proveniva dalla direzione Milano, e nell’affrontare la rotatoria lo spostamento del coil ha fatto ribaltare il camion, un autoarticolato che trasportava il coil in un semirimorchio. Il coil – un nastro d’acciaio del peso di 24 tonnellate e 960 kg – era trattenuto da piattaforme. Molto probabilmente la causa dello spostamento del coil è la velocità: non è chiaro però, in assenza di una videocamera e di testimonianze precise, perché l’autista abbia accelerato più del dovuto. Per evitare problemi al traffico la polizia stradale ha creato delle deviazioni contromano sulla rotatoria, mentre i vigili urbani dirigevano il traffico. Una situazione pericolosa, ancora una volta, con diversi precedenti nella stessa rotatoria e nell’altra, fra CremonaPo e ingresso del Cambonino, oltre che sul peduncolo. In diversi casi i coils d’acciaio sono rotolati sull’asfalto. Inevitabili le domande sull’adeguatezza delle rotatorie e delle condizioni di trasporto dei coils, visto il loro peso.

Acciaieria Arvedi al lavoro sulle nuove prescrizioni

Dopo anni non si parla più di segnalazioni e proteste, bensì di prescrizioni, cioè di obblighi a carico del complesso siderurgico Arvedi decisi dall’amministrazione provinciale, consultati Comuni, istituzioni, enti e organi di controllo. In particolare, il frastuono che di notte tormenta una zona di Cavatigozzi prossima al tubificio dovrebbe finire. La società Arvedi sta collaborando attivamente a ridurre l’impatto ambientale: alla riunione di ieri ha partecipato Alessandra Barocci, ingegnere, intervenuta nel merito. Il confronto tra industria siderurgica e pubblica amministrazione, a quanto pare, sta diventando produttivo. L’attesa per i primi risultati, nei prossimi tre mesi, è elevata.

 

 

 

CREMONA Un autoarticolato che trasportava coil dell’acciaieria Arvedi stamattina attorno alle 4.10 ha perso il carico di un coil, caduto sul ciglio di via Eridano, all’incrocio con via Castelleone. Sono intervenuti la polizia stradale di Casalmaggiore e i vigili urbani di Cremona, di supporto per regolare il traffico. L’area è stata transennata ed è stato collocato un cartello segnaletico. Non ci sono stati feriti. Il nastro d’acciaio è rimasto per ore a lato della tangenziale. I precedenti sono già diversi. Coil sull’asfalto il 30 maggio, lungo la rotatoria davanti all’Ipercoop, ma anche il 12 ottobre 2016, sulla stessa rotatoria, e ancora il 18 luglio dell’anno scorso, e poi l’11 maggio del 2015  e ancora il 22 gennaio, di nuovo in via Castelleone a Cremona. Lo stesso tipo di incidente si è verificato anche a Soncino. Da anni il comitato di quartiere di Cavatigozzi ha chiesto alle istituzioni più sicurezza per i trasporti di coils d’acciaio. E ieri pomeriggio in Comune l’Osservatorio Arvedi ha illustrato ai cittadini, alle associazioni ambientaliste e al comitato di quartiere, oltre che ai Comuni e ai cittadini di Spinadesco e di Sesto ed Uniti, la nuova autorizzazione integrata ambientale, rilasciata dall’amministrazione provinciale, che ha così dato il via libera, di fatto, all’aumento di produzione grazie all’avvio del nuovo forno Quantum. Tra gli obblighi posti dall’ente Provincia e dai Comuni all’acciaieria Arvedi ci sono nuovi lavori per la sicurezza delle strade, e una serie di monitoraggi sugli impatti ambientali e di interventi per ridurre i rumori e controllare le emissioni di fumo. Tutto l’impatto ambientale del complesso industriale Arvedi è stato rivisto. Attenzione particolare è stata dedicata al tubificio. Dopo anni di proteste e segnalazioni, ci sono novità per la zona di Cavatigozzi dove più volte i cittadini hanno lamentato forti rumori notturni, a causa del passaggio del treno dell’acciaieria e dell’attività del tubificio. L’acciaieria dovrà provvedere a realizzare un passaggio a livello, che porrà fine al continuo uso della sirena del trenino. Presso il tubificio e l’acciaieria, inoltre, segnali luminosi per i camion dovranno sostituire gli altoparlanti, che danno indicazioni ai conducenti ad alto volume nel cuore della notte togliendo il sonno a diversi residenti, secondo le segnalazioni. Fra i monitoraggi che stanno per essere attivati, ci sarà anche il controllo sulle emissioni odorose. Nuove segnalazioni, negli ultimi giorni, riguardano la diffusione di polveri provenienti dalle montagnole di scorie di via Riglio: per l’acciaieria Arvedi, Alessandra Barocci ha assicurato il rispetto dei protocolli, che prevedono di bagnare le scorie in modo che non si disperdano.

Coil dell’acciaieria Arvedi cade da un camion davanti all’Ipercoop

Incidente stamattina alle 4.10′ sulla rotatoria tra via Castelleone – lato opposto alla ditta Maschio – e via Eridano, di fronte all’Ipercoop.. Un coil d’acciaio, proveniente dall’acciaieria Arvedi, è caduto da un autoarticolato guidato da un cittadino indiano, rotolando per un breve tratto sull’asfalto. Alle 12 il coil era ancora sul posto, al margine della carreggiata. Sono intervenuti la polizia stradale di Casalmaggiore e i vigili urbani. L’area è stata transennata ed è stato collocato un cartello segnaletico. Non ci sono stati feriti.

 

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Operazione dei carabinieri, spacciatori nella rete a Soresina, Annicco e Azzanello

CREMONA Sette persone arrestate e due ai domiciliari e una serie di sequestri di sostanze stupefacenti: 300 grammi di cocaina, 30 di eroina e 100 di hashish. E’ l’operazione Pantera dei carabinieri del nucleo investigativo provinciale, conclusa stamattina, dopo 10 mesi di indagini, per smontare la rete di spaccio che aveva il proprio centro a Soresina, Azzanello e Annicco, ed era diventata un punto di riferimento provinciale. Pantera è il soprannome del capo della rete di spacciatori, marocchino d’origine. I militari dell’Arma hanno monitorato gli assuntori di stupefacenti e gli spacciatori, facendo pedinamenti, filmati e a volte intercettazioni, documentando 15 episodi di spaccio e scoprendo un’organizzazione a più livelli. I gruppi di spacciatori erano due, “Annicco” e “Azzanello”, dai nomi dei due paesi, con a capo un italiano, catturato a Paternò in provincia di Catania, e un marocchino. Uno degli spacciatori era residente nel Centro di identificazione ed espulsione di Torino. Chi intendeva comprare stupefacenti telefonava al cellulare degli spacciatori, che davano appuntamento in luoghi ben noti, dove si praticava usualmente lo spaccio, vicino a locali pubblici oppure a casa propria. I due gruppi erano collegati fra loro: a volte l’uno riforniva di droga l’altro. Altri nove arresti sono stati fatti nel novembre del 2015. L’operazione Pantera è stata coordinata dalla Procura di Cremona, all’inizio dal sostituto procuratore Laura Patelli, poi dal gip Letizia Platé che ha emanato l’ordinanza eseguita stamattina. Alcuni degli arrestati si trovavano già in carcere, altri erano ancora incensurati. Tra gli spacciatori, c’era anche chi si era creato un gruppo di clienti da gestire in proprio, all’interno di una rete diventata complessa e organizzata. Nell’incontro con la stampa di stamattina, presso la caserma Santa Lucia di viale Trento Trieste, il colonnello Cesare Lenti, che ha esposto l’operazione accanto al maggiore Claudio de Leporini, ha dedicato l’operazione al maresciallo della caserma di Soresina Luigi Illustre, scomparso la settimana scorsa.

Formigoni rinviato a giudizio per presunte tangenti all’ospedale di Cremona

 

8,3 milioni dal Pirellone senza una valutazione tecnica sul giusto presso di un’apparecchiatura sanitaria, il “Vero, acquistata dall’ospedale di Cremona. Secondo l’accusa della Procura di Milano, ci sarebbe stata corruzione.

 

 

CREMONA Le presunte tangenti per le forniture di un’apparecchiatura per la cura dei tumori, il “Vero”, destinata sia all’ospedale Maggiore di Cremona che all’Istituto dei Tumori, che poi però non l’ha ricevuta, sono costate all’ex presidente della Regione Roberto Formigoni un altro rinvio a giudizio, dopo la condanna a sei anni per le vicende di corruzione presso la Fondazione Maugeri di Pavia. Le indagini della Procura di Milano erano state chiuse nel maggio del 2015, quando risultava indagata fra gli altri anche l’ex direttrice generale di largo Priori Simona Mariani. Il Celeste, secondo i magistrati Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, avrebbe condizionato il contenuto i tempi e le scelte della giunta regionale, fra il 2011 e il 2012, per far sì che la Regione assegnasse finanziamenti all’ospedale di Cremona e all’istituto Tumori per l’acquisto dell’apparecchiatura sanitaria. Su Cremona aveva dato nell’occhio l’assenza di bando di gara e l’invito a una procedura negoziata, rivolto a una sola società, la Hermex. Il Pirellone inoltre aveva omesso una valutazione tecnico-economica sull’effettivo valore del macchinario, stabilito in 8 milioni e 300mila euro. Formigoni avrebbe ricevuto 447mila euro, ripartiti in una fitta serie di regali, come i 7mila euro per festeggiare il Capodanno in Sudafrica, altri soldi per due vacanze in barca in Croazia e il noleggio di aerei privati per volare in Sardegna, in Valtellina e a Saint Moritz. E si aggiungono pranzi e cene nei ristoranti pagati a suo favore. Il corruttore, secondo l’ipotesi d’accusa, sarebbe Giuseppe Lopresti della Hermex Italia, arrestato come così come i figli Giuseppe e Salvo. Nel marzo del 2013 la Guardia di Finanza e la Direzione investigativa antimafia hanno perquisito sia l’ufficio direzionale dell’ospedale Maggiore, in viale Concordia, che l’abitazione di Simona Mariani, che per l’accusa avrebbe ricevuto due orologi da Lo Presti. Mariani, difesa dall’avvocato Davide Steccanella, si è sempre dichiarata “serena”. Nata a Roma e laureata in Giurisprudenza, prima della nomina a Cremona è stata direttore generale delle Asl di Pavia e di Como, e prima ancora consigliere regionale dal 95 al 2000.

A Cremona è stata criticata dai sindacati, fra l’altro, per aver fatto acquistare una cucina, collocata vicino all’ufficio della direzione, e oggi smantellata e sostituita da un ufficio.