Categoria: cronaca

Poste, ultimi giorni di caos

 

Grumello Cremonese CR Posta col contagocce, come segnala la consigliera comunale d’opposizione Mara Gandini, e con clamorosi errori di recapito. A Grumello è arrivata anche della corrispondenza indirizzata a Cicognolo, paese che si trova dall’altra parte del territorio cremonese. La posta si riceve insomma non dal postino ma dai vicini di casa, che si ritrovano nella cassetta delle lettere raccomandate spedite a persone che abitano in tutt’altra via dello stesso paese. Fra la posta non recapitata, da Grumello a Cremona, anche alcune ricette mediche, mentre una busta dell’Ats è stata consegnata all’indirizzo sbagliato di un Comune sbagliato. In ritardo di mesi persino un contratto per il comodato d’uso di una sede comunale, poi recapitato dal messo comunale. Il sindaco Fabio Scio aveva protestato tempo fa con le Poste, sostenuto dalla stessa Mara Gandini. Sembrano però gli ultimi momenti di follia di una stagione infernale per le poste della provincia di Cremona, e non solo. Infatti anche da quanto risulta al sindacalista della Cisl Pietro Triolo, fra i più critici verso l’azienda, il periodo nero è terminato, a giudicare dalla notevole diminuzione dei reclami. Le assunzioni a tempo determinato, una quindicina sul territorio provinciale, sono servite a correggere l’eccesso di carenza del personale. A Cremona non ci sono più le 15 tonnellate di posta non recapitata, in giacenza in magazzino, che avevano fatto scandalo nei mesi invernali. Rimane una discreta preoccupazione, perché il contingente dei dipendenti a tempo determinato diminuisce da 15 a 10 proprio nel periodo estivo, sommandosi quindi alle ferie del personale. I disagi maggiori, se l’azienda non provvederà per tempo, potrebbero colpire gli uffici postali dei centri abitati minori, tenuti aperti spesso da una sola persona, e sono ben 80 in provincia di Cremona.

Aggressione sul treno, pugni al controllore

 

Il controllore ha fatto scendere a Castelleone un ragazzo sprovvisto di biglietto. Sceso tranquillamente dal treno, il giovane è risalito sul treno 10486 che procedeva nella direzione opposta, verso Crema, e ha ritrovato lo stesso controllore, che gli ha chiesto di pagare il biglietto: solo un euro e 80 centesimi, senza alcuna sanzione, per scendere regolarmente a Crema. Il ragazzo, immigrato dall’Europa orientale, noto per aver viaggiato più volte senza biglietto, a quel punto ha colpito il controllore con una serie di pugni davanti ad alcuni passeggeri, ferendo il dipendente di Trenord allo zigomo, con una lieve perdita di sangue e causando l’arrossamento di un occhio. E’ stata necessaria una medicazione al Pronto soccorso di Cremona, effettuata al termine del viaggio di ritorno. L’episodio sfocerà in una denuncia per aggressione. Sul convoglio non c’era altro personale di Trenord che il controllore, che svolgeva anche la funzione di capotreno, e il macchinista. Non c’era personale di vigilanza. La polizia ferroviaria più vicina ha sede a Cremona e Treviglio: in caso di emergenza durante il viaggio occorre chiamare i carabinieri di Castelleone o Crema, con la conseguenza di fermare la corsa per 10 o 20 minuti. Episodi del genere spesso si risolvono facendo scendere i passeggeri abusivi. In Lombardia le aggressioni sono quattro o cinque al mese, sulle linee cremonesi questi episodi sono molto più rari. Circa un mese fa, sempre sulla Cremona Treviglio, una capotreno donna, minacciata verbalmente da alcuni ragazzi senza biglietto, ha messo mano allo spray al peperoncino, pur senza doverlo usare.

Lite in piazza Roma, un ferito

Cremona Lite con un ferito nei giardini di piazza Roma oggi pomeriggio
attorno alle cinque e mezza. Nelle vicinanze della fontana due giovani
sono venuti alle mani, mentre un terzo cercava di dividerli senza
fortuna, e altri assistevano allo scontro. Alla fine uno dei due ha
avuto la peggio, cadendo a terra con il volto segnato da una ferita.
Sono  intervenuti carabinieri, vigili urbani e polizia di Stato, oltre
a un’ambulanza del 118.

Rissa alla stazione, un ragazzo ferito lieve da una coltellata

Si è scatenata una rissa nel piazzale della stazione di Cremona stasera attorno alle 19, fra ragazzi di diverse nazionalità compresi diversi minori. Da quel che si è saputo, pare che un gruppo di ragazzi abbia chiesto soldi e un cellulare a un altro gruppo, che si sarebbe rifiutato. Non è chiaro perché gli uni abbiano preteso dei soldi e un cellulare agli altri. La lite si è accesa ed è spuntato un coltello: un ragazzo è rimasto leggermente ferito e ha perso sangue. A quel punto due amici l’hanno accompagnato all’interno della stazione, per chiedere aiuto. Un passante ha chiamato i carabinieri, che sono accorsi con una volante. Il giovane aveva sangue sulle mani e sulla felpa: era stato colpito dalla lama al polso e sulla mano. Non ha perso molto sangue, forse il coltello era piccolo e la ferita è apparsa lieve. Infatti i carabinieri hanno prima portato i tre ragazzi alla caserma Santa Lucia per una deposizione e poi hanno accompagnato il ferito al Pronto Soccorso, per un referto. Non c’era urgenza di cure mediche. Da quanto si sa la rissa ha coinvolto marocchini, italiani, rumeni, forse un pakistano: molti i curiosi, per l’afflusso di passeggeri in viaggio da e per Mantova e Milano. I tre ragazzi che hanno chiesto aiuto, a quanto sembra, frequentano le scuole superiori a Cremona e sono residenti in provincia. 

Meningite, 22 indagati nell’inchiesta del pm Carrara

E’ una donna il magistrato che conduce l’inchiesta sulla morte della piccola vittima, solo tre anni, dello pneumococco. Sono ben 22 i sanitari indagati, in parte dell’ospedale Maggiore di Cremona in parte degli Spedali Civili di Brescia, dove l’avviso di garanzia riguarda la rianimazione pediatrica. La bambina, nata a Cremona da genitori albanesi, riceverà l’ultimo addio solo domani a mezzogiorno, al cimitero di Cremona, presso la sala del commiato, con un rito non cattolico. Parteciperanno alle esequie due maestre della scuola d’infanzia Castello di via Garibotti, dov’era iscritta la bambina, e una rappresentanza dei genitori: si tratta di una delegazione, poiché tutta la scuola è stata profondamente colpita dalla tragedia. Non c’è alcun pericolo di contagio, com’è stato spiegato a tutti i genitori. E’ Nadia Baldini l’avvocata che rappresenta i familiari.

 

 

CREMONA Sarà celebrato domani a mezzogiorno, presso il cimitero comunale, il rito funebre della bambina di tre anni deceduta a Brescia per infezione da pneumococco, batterio che ha causato una forma non contagiosa di meningite. La salma si trova ancora agli Spedali Civili di Brescia, dove lunedì è stata dichiarata la morte cerebrale. Da quel momento è trascorso un periodo di alcuni giorni, che ha preceduto l’autopsia eseguita venerdì. Il nulla osta alla sepoltura, da parte dell’autorità giudiziaria, segue di alcune ore. L’inchiesta era già stata aperta, per chiarire l’accaduto. L’avvocato che rappresenta i familiari della bambina è Nadia Baldini di Cremona, che solo oggi ha ricevuto l’incarico, tanto che è ancora presto per parlare di costituzione di parte civile. La magistratura di Brescia ha già emesso 22 avvisi di garanzia a carico di medici e personale infermieristico delle aziende ospedaliere di Cremona e Brescia: l’ipotesi di reato è omicidio colposo. Diverse le figure professionali sulle quali il pubblico ministero indaga: pediatri, neurologi e rianimatori. Sono già stati nominati da venerdì i consulenti tecnici: il pubblico ministero si avvarrà della perizia di un consulente dell’istituto di medicina legale di Verona, mentre i camici bianchi hanno nominato il medico di medicina legale Edmondo Pea, dell’ospedale Maggiore di Cremona. Immenso dolore da parte dei familiari come degli amici e conoscenti: la tragica vicenda ha colpito profondamente l’opinione pubblica. Alla cerimonia funebre di domani, presso la sala del commiato, che si trova accanto al cimitero, parteciperà la scuola d’infanzia Castello, con una delegazione di due maestre, e una rappresentanza dei genitori per dare un segno di vicinanza ai familiari. La lunga assenza per malattia della bambina, nata a Cremona, mentre i genitori sono albanesi d’origine, ha suscitato una calorosa sollecitudine da parte dei genitori degli altri alunni. Malgrado la preoccupazione per i casi di meningite sul territorio provinciale e nel Bresciano, non c’è stata alcuna necessità di profilassi da parte dell’autorità sanitaria, poiché è stata riscontrata una totale assenza di contagio.

Pneumococco, dopo la tragedia la famiglia denuncia e chiede giustizia

La piccola N. ha dovuto affrontare in tre anni malattie e sofferenze tali, con una fine così assurda e tragica, che fa nascere in chiunque venga a sapere del suo destino un desiderio di giustizia. Com’è possibile che sia finita così, con un’acutizzarsi dei sintomi e poi la corsa di sei medici su un’ambulanza diretta agli Spedali Civili di Brescia, dove nessun’altra sorte le è toccata che la fine? I familiari non fanno dichiarazioni: si sono rivolti però alla Questura e a un avvocato per chiedere giustizia. La chiedono da una povera casa popolare di via Ghinaglia, in un condominio dall’aspetto degradato, se lo guarda dal cortile. Una delle famiglie più deboli ed esposte alle imprevedibili vessazioni  del destino chiede conto al sistema sanitario e istituzionale italiano e cremonese, con una denuncia, di una terribile tragedia.

CREMONA La vita di una bambina è stata spezzata all’età di tre anni da un batterio, lo pneumococco, che l’ha uccisa con una forma di meningite non contagiosa agli Spedali Civili di Brescia, tra domenica e lunedì, dove la bambina, di origine albanese, è stata trasferita dall’ospedale Maggiore di Cremona, dov’era ricoverata. E’ stato un calvario: negli ultimi due mesi la bambina, indebolita e sofferente, dalla salute compromessa anche da altre malattie, non è più potuta tornare alla scuola d’infanzia Castello di via Garibotti, dov’era iscritta nella sezione Piccoli. La tragica notizia è stata data alle 11.36 di martedì 21, con un messaggio inviato dalla maestra Cristina via cellulare a tutti i genitori: “Purtroppo oggi non è un buongiorno – così iniziava il messaggio – Noelia sezione Piccoli ieri ci ha lasciati. Era una bimba già malata da tempo e l’ha colpita un batterio e non ce l’ha fatta”. La salma torna a casa, a Cremona in via Santa Croce, soltanto oggi, dopo l’autopsia disposta dall’autorità giudiziaria. La morte della giovanissima albanese ha suscitato commozione e apprensione in tutta la scuola: inevitabile l’ansia dei genitori della scuola Castello, che in buon numero hanno telefonato all’Ats chiedendo spiegazioni. All’interno della materna di via Garibotti, in bacheca, la direzione ha esposto l’avviso del dirigente dell’Ats Angelo Monteverdi, che ha fermamente ribadito che non c’è bisogno di alcuna forma di tutela della salute, poiché il batterio, lo pneumococco, non può essere trasmesso per contagio. La vicesindaco Maura Ruggeri ha commentato che la bambina non è più tornata a scuola, da quando è stata scoperta la malattia. Non c’è alcun pericolo, dunque. Il consigliere comunale Giancarlo Schifano auspica che la legislazione nazionale cambi, e che, secondo la procedura in vigore anni fa, per evitare complicazioni che non ci sono state a Cremona in questo caso, i genitori possano portare i figli a scuola, dopo una malattia, solo presentando un certificato medico. Tornino obbligatorie per tutti, italiani e immigrati, chiede Schifano, le vaccinazioni e anche le visite mediche, anche per tutti gli operatori della scuola, come richiedeva il Comune di Milano all’inizio degli anni Duemila. E’ un auspicio – aumentare i controlli e la prevenzione – manifestato anche da non pochi cittadini, quando la notizia, data da questa emittente giovedì, ha trovato maggiore eco con il passare del tempo ed è stata ripetutamente commentata sui siti internet.

Era d’origine albanese la bambina deceduta per meningite non contagiosa; aperto un fascicolo in Procura

Era di origini albanesi la bambina di tre anni deceduta a Brescia fra domenica e lunedì a causa di un batterio, lo pneumococco, che non ha avuto pietà della sua giovanissima vita. La piccola frequentava la scuola d’infanzia Castello a Cremona ed era stata ricoverata in ospedale già a dicembre. Da quanto si sa, la sua salute era fragile da tempo ed è stata sottoposta a cure mediche e seguita da una pediatra. I medici dell’ospedale Maggiore non hanno potuto però sottrarla alla malattia che l’ha colpita, una forma di meningite non contagiosa. Nella foto la bacheca presso la scuola d’infanzia Castello, dov’è appeso il manifestino con cui il dirigente dell’Ats Angelo Monteverdi chiarisce che non c’è pericolo di contagio. D’ufficio, da quanto trapelato, la magistratura bresciana ha aperto un fascicolo. Sulla salma della piccola vittima è stata eseguita l’autopsia.di-matel-mariana-ramona

Bambina muore a tre anni per meningite non contagiosa, frequentava la materna Castello

Impossibile stabilire con certezza se si tratti della stessa vittima cui si riferisce una notizia precedente. Sarebbe tristissimo se le vittime fossero due, diverse, ed entrambe uccise da un’infezione. Certo è deceduta una bambina che aveva solo tre anni, frequentava la sezione Piccoli scuola materna nel quartiere Castello di Cremona ed era malata da tempo, per un’infezione causata da un batterio che non ha risparmiato la sua fragile vita. Il 21 febbraio una maestra della scuola Castello ha avvisato le altre famiglie, vivamente preoccupate anche per il timore di un contagio che però la Ats ha escluso: si tratta di pneumococco, non c’è alcun pericolo,avviso

è una forma di meningite che non minaccia altri che la vittima.

All’interno della scuola è stato esposto un avviso firmato da Angelo Monteverdi, dirigente dell’Ats, sollecitato da numerose telefonate: “Questa forma non è contagiosa e pertanto non necessita di alcun provvedimento di tutela della salute”, afferma tra l’altro l’avviso. Per ulteriori rassicurazioni i genitori degli altri alunni sono stati invitati a rivolgersi ai pediatri di famiglia.

Polveri sottili, rischio di danni gravi ai bambini

 

E’ veramente il caso di rassicurare e tranquillizzare i cittadini tenendo una soglia d’allerta bassa, e quindi incoraggiandoli a non preoccuparsi troppo per un inquinamento fuori controllo? Le polveri sottili causano danni enormi ai neonati e ai bambini: è stato segnalato già dai medici e il Comune lo sa, la Regione lo sa, il Governo lo sa. Manca solo una decisione netta, che pure deve arrivare: basta con i combustibili fossili. Ambientescienze insiste, con tutte le ragioni.

 

CREMONA Le raccomandazioni si sprecano, fra Comune e Arpa, per limitare i botti di Capodanno e l’inquinamento da polveri sottili che può aumentare di conseguenza. Il presidente di Arpa Lombardia Bruno Simini invita i cittadini a un comportamento consapevole, per evitare che il primo gennaio l’inquinamento atmosferico sia doppio o triplo rispetto al limite europeo di 50 microgrammi, com’è accaduto spesso negli anni scorsi, per effetto della dispersione di polveri.

Anche nel 2016 Cremona, come le altre città lombarde, ha superato i 35 giorni di sforamento, come succede puntualmente dai primi anni del secolo. Ma il rispetto del limite di 50 non sembra sufficiente, viste le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, che raccomanda non più di 20 microgrammi, mentre il mese di dicembre ha visto l’aria di Cremona e provincia, nel migliore dei casi, contenere una quota doppia di polveri. Sono ben più pericolose però le pm2,5, che però non hanno nemmeno una soglia d’allerta. L’autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza riconosce che i bambini, quando nascono nelle aree inquinate, rischiano uno sviluppo polmonare inferiore del 30%, con danni irreversibili. L’impatto neurologico cognitivo dell’aria inquinata sui bambini è robusto, come ha segnalato recentemente un medico del Kings college di Londra, fino al pericolo di mutazioni genetiche. Ecco perché l’associazione cremonese Ambientescienze chiede un impegno molto più serio agli enti locali, invitandoli a non limitarsi a palliativi utili solo a tranquillizzare i cittadini.

L’amministrazione intanto acquista cartelli segnaletici per aumentare la conoscenza e il rispetto del protocollo antismog. Da parte sua il sindaco Gianluca Galimberti ha emesso un divieto tassativo da ieri fino al 3 gennaio, con sanzioni di 150 euro per chi trasgredisce. Non si possono far esplodere botti  o petardi di qualunque tipo in tutti i luoghi in cui si svolgono manifestazioni pubbliche o aperte al pubblico, ed entro un raggio di 200 metri da ospedali, case di cura, comunità varie e ricoveri di animali. Limiti più stringenti, quindi, ma l’appello di fine gennaio 2015 rivolto da Ezio Corradi alle istituzioni cremonesi, del Coordinamento comitati ambientalisti Lombardia, per prendere decisioni contro l’eccesso di inquinamento dell’aria, che vede Cremona come zona rossa nella già inquinata Lombardia, appare profetico, visto che sembra impossibile rispettare il limite europeo dei 35 giorni annui oltre la soglia d’allerta.

Natale operaio

CREMONA Regalo di Natale al contrario per un ex operaio di Cremona, che si è visto riconoscere le malattie professionali dalla ditta per la quale ha lavorato, ma non dall’Inail, che nella primavera del 2012 fa negava il risarcimento chiesto dal lavoratore. Una sorpresa del tutto inattesa per l’ex operaio, che credeva di trovare molta più sensibilità da parte dell’istituto nazionale, contro il quale ha fatto ricorso in tribunale.

Un’odissea che proseguirà con la prossima udienza, già fissata per la primavera prossima. L’ex operaio, sui cinquant’anni, ha chiesto aiuto a un avvocato di un’altra città, legato alla Cisl, e ad alcuni colleghi: due i testimoni che hanno spiegato all’Inail il lavoro compiuto in una fabbrica di Cremona per una decina d’anni, spostando pesi e facendo un’attività usurante. Il risultato è stata la diagnosi di discopatia poi un’operazione nel 2010 alla casa di cura San Camillo ai legamenti del braccio destro, che intanto ha perso il 10% della forza. La ditta ha versato un risarcimento a condizione di non essere nominata né riconoscibile: per questo proteggiamo l’anonimato. La vertenza con l’Inail è diventata uno scontro frontale, al punto che è stata necessaria un’altra visita medica disposta dal tribunale, che ha scelto un nominativo tratto dall’albo del Ctu, consulenti tecnici d’ufficio, professionisti e periti a supporto del giudice, ai quali spetta il dovere dell’indipendenza. La discopatia non fa parte della tabella delle malattie professionali dell’Inail, che però può riconoscere il danno biologico complessivo, quando la menomazione è tra il 6  il 15% e il giudice può considerare, ad esempio, com’è successo in alcuni casi, la complessiva difficoltà di movimento, che va oltre i singoli danni subiti da una gamba, un braccio e la schiena. E’ un caso limite perché non viene risolto applicando la tabella: il danno può essere rilevato in diversi punti del corpo. La somma tra danni diversi, anche se relativamente modesti, può giustificare un risarcimento: occorre però una valutazione complessiva, come quella richiesta dal cinquantenne cremonese, che conclude un altro anno in attesa di sentenza, rimasto ancora senza lavoro per le pesanti conseguenze della crisi. Trascorrerà il Natale con i suoi anziani genitori, che deve accudire personalmente. Anche l’assistenza domiciliare infatti ha i suoi limiti, mentre il costo del ticket dei farmaci incide anche sulle pensioni minime.