Categoria: immigrati

Foibe, il sindaco di Crema condanna e attualizza: dal Marocco a Trump

“Dividere la storia in carnefici e vittime è un dovere morale che investe ciascuno di noi.

Sottrarsi significa confondere se stessi ma soprattutto i più giovani, cui abbiamo l’obbligo di raccontare la storia con onestà e senza strabismi ideologici, ma distinguendo tra uomini che cercarono di sopprimere vite e libertà di altri e uomini che fecero di tutto per impedirlo, pagando spesso con la vita.

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Tuttavia la morte rimane un fatto irreparabile, chiunque ne sia toccato, e noi abbiamo oggi il dovere di piegare le nostre menti a un gesto di pietà, ricordando non i tiranni e i loro servi, ma le persone comuni che ebbero solo la cattiva sorte di incrociare nella propria esistenza totalitarismi rossi o neri, rimanendone travolti, spesso tragicamente.

 

Vi furono morti ingiuste e crudeli, tra le persone, tutte le persone.  È accaduto invece nel passato che memoria e ricordo fossero selettivi, si esercitassero o meno a seconda delle convenienze del momento, delle appartenenze politiche o ideologiche, sociali, etniche. Dei carnefici o delle vittime.

Le Foibe e l’esodo giuliano dalmata, biblico quanto tragico, sono stati così ostinatamente ignorati ed omessi colpevolmente. Oggi invece li ricordiamo e facciamo nostra l’ingiustizia senza rimedio subita da quei fratelli italiani, brutalizzati negli anni ‘40 e nell’immediato dopoguerra nelle terre del confine orientale, a cavallo tra l’Italia e la Jugoslavia. L’innesco di quei fatti si chiamava nazionalismo, ispiratore di pretesti politici, con il corredo di pulizie etniche contro gli oppositori anticomunisti, e di pretesti sociali, che portarono a colpire la classe media, il nerbo della vita civile di quei territori. Nazionalismo, dicevamo, una brutta parola che oggi torna di moda e minaccia, veicolata da pifferai che anche qui ed ora trovano ascolto, purtroppo.

 

Non possiamo rischiare, vale per questa ricorrenza così come per il giorno della Memoria, di relegare quei fatti e quei comportamenti ad un’epoca lontana, altra, distante. Inorridire di quegli eventi, chiedersi come sia potuto accadere, e sorvolare sulle contraddizioni del presente, sulle nostre responsabilità, le stesse che ci conducono a prestare fede a individui che vogliono solo distruggere quello che faticosamente abbiamo costruito nel dopoguerra.

 

L’attualità è la nostra sfida, il campo dove dimostrare che rifiutiamo davvero che certi eventi del passato tornino a ripetersi. Proprio l’attualità ci riporta due notizie che devono interpellare il nostro spirito critico. Da un lato, in Marocco, grazie alla presa di posizione dei giuristi e degli esperti religiosi, viene sancita la possibilità, per i fedeli dell’Islam, di abbracciare un’altra fede, senza temere le vecchie sanzioni contro l’apostasia, che contemplavano anche la condanna a morte.

Un fatto di portata rivoluzionaria, del quale dobbiamo gioire. Dall’altro, il Presidente degli Stati Uniti firma un ordine esecutivo per iniziare la progettazione di un muro al confine col Messico. Una decisione che deve indignarci, quando credevamo che, dopo Berlino, nessun altro muro avrebbe dovuto segnare la storia dell’Umanità. Il rischio, sempre presente, è che ci si sbracci dalle rispettive barricate, di fronte a episodi che oggi ci passano sotto il naso e sui quali ancora una volta sospendiamo il giudizio perché i protagonisti appartengono all’una o all’altra parte.

 

Oggi rendiamo omaggio ai fratelli che perirono o che subirono provvedimenti disumani per mano di un regime antidemocratico, un regime comunista e totalitario. Ma al contempo ci ammoniamo, tutti quanti, a non cedere alla tentazione di confinare l’orrore ai fatti del secolo scorso, perché se quei fatti non servono a renderci più responsabili e meno ideologizzati, nessuna commemorazione potrà riscattarli e le giornate istituite per fare memoria diventeranno stanchi rituali, vuoti di significato.”

Stefania Bonaldi

Migranti, accoglienza in affitto a Cavatigozzi con l’immobiliare Minerva e la coop L’ippogrifo

Cavatigozzi, piazza della Sorgente: l’appartamento è al primo piano, sopra l’edicola. Si vedono dalle finestre alcune persone sul balcone e all’interno dell’appartamento: sono immigrati, suono il campanello, gentilmente mi aprono senza sapere chi sono, salgo le scale, mi fanno accomodare ed eccomi accolto! E’ solo curiosità la mia, curiosità rispettosa, perché ritengo che l’immigrazione sia un fenomeno prevalentemente positivo, purché gestito. Nell’appartamento – doppio, perché pare occupi l’intero primo piano – c’è una decina di giovani africani sui vent’anni. La gestione è della cooperativa sociale piacentina “L’ippogrifo”, che ha un ufficio anche a Cremona, e che eroga servizi per l’accoglienza, senza necessariamente una presenza di 24 ore su 24. A Piacenza “L’ippogrifo”

ha vinto l’appalto per la conduzione del centro comunale di prima accoglienza, dal marzo 2014 al 28 dicembre 2016. La cooperativa è in affitto. E’ stata l’immobiliare Minerva a dare in affitto l’appartamento. Non ci sono rapporti tra l’immobiliare e la cooperativa, che svolgono funzioni ben distinte. E’ noto che le Prefetture, compresa quella di Cremona, su impulso del ministero dell’interno, cercano sedi. Gli immigrati, arrivati alla stazione, portati dai volontari alla Caritas dove possono lavarsi e ricevere un kit di sopravvivenza, sono passati dalla Questura e poi sono arrivati a Cavatigozzi pochi giorni fa. L’immobiliare Minerva, un operatore di rilievo nel mercato italiano, che langue, si è specializzata nel mettere a disposizione delle Prefetture case in affitto, proprio per le cooperative sociale. Sono usciti articoli che danno una certa versione di Minerva, sulla quale non mi posso pronunciare: si tratta inevitabilmente di affari, da non confondere con la cooperativa. A Cavatigozzi inizieranno tra pochi giorni attività di vario genere per la mediazione culturale e l’alfabetizzazione. L’amministrazione comunale di Cremona non si è ancora pronunciata: per ora non ci sono relazioni con la cooperativa piacentina, che avvale della collaborazione di volontari, ad esempio per l’insegnamento dell’italiano. L’evoluzione dell’accoglienza continua, da quando la Caritas ha esaurito i posti. Entrano in gioco immobiliaristi privati, ma anche soggetti sociali che si sviluppano, appunto come “L’ippogrifo”.