Categoria: inceneritore

Malvezzi: ecco perché l’inceneritore non sarà chiuso

C’è un motivo, secondo Carlo Malvezzi, per cui l’inceneritore continuerà a funzionare fino al 2029. Dipende dal teleriscaldamento. Il calore dell’inceneritore infatti è inquadrato dalle norme come fonte rinnovabile e quindi premiato. Chiuso l’impianto, il teleriscaldamento dovrebbe funzionare mediante una caldaia, dunque senza incentivi per le rinnovabili. La conseguenza sarebbe un incremento dei costi del 30%, che ricadrebbe sugli utenti, fra i quali molti condomini popolari, che non potrebbero pagare, facendo salire i costi per il Comune o per l’azienda. Troppo costoso, quindi, chiudere l’inceneritore: né il Comune né Lgh, ormai socio di minoranza di A2A, potrebbero permettersi la spesa. Il programma di chiusura è economicamente insostenibile, e la stessa lettera di Lgh, che si è detta disposta alla dismissione entro il 2024, in realtà non presenta altro che una proposta di studio troppo generica per essere realistica. Chi infatti realizzerebbe l’alternativa dell’economia circolare, con decine di migliaia di rifiuti indifferenziati da riciclare? Il consigliere regionale indica poi un fatto: stamattina, nella conferenza dei servizi che ha rinnovato l’autorizzazione integrata ambientale dell’inceneritore, era presente una sola persona per il Comune di Cremona: la funzionaria Cinzia Vuoto, la quale ha votato sì al funzionamento dell’impianto fino al 2029, come previsto dallo Sblocca Italia, ormai legge.

Il Comune da parte propria vorrebbe attivare il teleriscaldamento tramite l’acciaieria Arvedi: è già previsto dall’autorizzazione integrata ambientale il nuovo servizio per 300 utenze nelle immediate vicinanze, quindi soprattutto a Spinadesco. Un progetto per il collegamento del teleriscaldamento da Cavatigozzi a Cremona non c’è e sembra inoltre molto costoso da realizzare.

 

Il successo dell’inceneritore

Per chiudere un inceneritore, evento poco frequente, occorre un ampio e variegato consenso, vista l’eterogeneità dei soggetti interessati. L’obiettivo è creare un sistema di smaltimento e riciclo dei rifiuti circolare, cui è legato un notevole giro d’affari. Bisogna però che partecipino al dibattito anche medici e autorità sanitaria – dato che si parla di effetti negativi sulla salute- enti locali, Regione, imprese attive nel riciclo, cittadini, associazioni… Occorrono analisi e dati accettati da tutti. Si può sostenere che ormai le analisi e i dati noti sono sufficienti a preferire l’economia circolare e che manca solo la decisione politica: che però non è così facile e rapida. La società proprietaria dell’impianto ha bisogno di un piano industriale per cambiare in modo così impegnativo la gestione dei rifiuti. Non stiamo però assistendo a un dibattito ampio e coinvolgente, bensì soprattutto a uno scontro tra partiti e a severi interventi di associazioni ambientaliste: non sembra però che si arrivi al risultato positivo e possibile, anche se difficile, di chiudere l’inceneritore di Cremona producendo nello stesso tempo l’effetto di una comunità che riesce a confrontarsi e decidere. Un dibattito in cui ciascuno comprende e fa proprie le ragioni altrui può diventare una buona abitudine anche in circostanze diverse. Non sta tuttavia vincendo la partecipazione, ma una forza che non illumina nessuno. Prevale ancora l’inceneritore, la forza degli interessi economici, la conservazione dell’esistente, un tipo di economia che non sta diffondendo opportunità e che anzi si alimenta di una crisi continua. Lo scontro non si ferma più e l’inceneritore – uno dei simboli di un tipo di economia non sostenibile – è l’emblema di un fallimento. 

Sabato alle 10 in sala Zanoni a Cremona il M5S torna sull’argomento con gli interventi di Paolo Ricci, l’epidemiologo incaricato dall’Ats di svolgere uno studio sull’area di Cremona, il deputato Massimo De Rosa, il consigliere regionale Andrea Fiasconaro e Federico Balestreri (Medici per l’ambiente).

Per l’occasione la consigliera comunale del M5s Lucia Lanfredi ha diramato il comunicato che segue.

 

M5S vuole aria pulita a Cremona

Cremona è una delle città più inquinate d’Italia ed i giorni di sforamento dei limiti delle polveri sottili sono talmente tanti che ormai non fanno più notizia, tanto da indurre al fatalismo molti cittadini, che finiscono per accettare passivamente lo “status quo”. Il M5S Cremona ha posto nel suo programma elettorale la difesa dell’ambiente come punto prioritario e ha dato seguito coerente ai suoi propositi con le tante battaglie in Consiglio comunale, al contrario dell’attuale maggioranza al governo della città, che si è via via rimangiata tutte le promesse elettorali.

Spegnimento dell’inceneritore in tre anni? Con la svendita di Lgh ad A2a, fortemente voluta da Galimberti & C., lo spegnimento è stato rimandato a data da destinarsi, passando da tre anni ad almeno tre generazioni, con la dote aggiuntiva del loro leader Renzi, che ha imposto di bruciare i rifiuti provenienti da altre parti d’Italia. A questo punto, a cosa serve la raccolta differenziata? Solo per imbellettarsi davanti all’opinione pubblica, con la raccolta puntuale anche in questo caso posticipata “sine die”. I cittadini sono rimasti cornuti e mazziati, perché devono lavorare di più, pagare di più per la raccolta e respirare aria peggiore grazie ai rifiuti provenienti da ogni dove.

Ci sarebbe stata la possibilità di un gesto di giustizia per Gino Ruggeri, il cittadino che da solo ha sfidato in giudizio il colosso multinazionale Tamoil per il grave danno ambientale arrecato alla comunità cremonese, prendendo il posto di due sindaci pusillanimi, il secondo dei quali è entrato in gioco solo dopo che l’azione coraggiosa e disinteressata di Gino aveva garantito la vittoria ed un rimborso milionario entrato direttamente nelle casse comunali. Il M5S Cremona ha proposto per lui l’onorificenza della medaglia d’oro, ma il Pd e dintorni l’ha negata con motivazioni che sono un modello del teatrino della peggiore politica.

Per non parlare della mozione del M5S Cremona per attuare un’indagine epidemiologica che verifichi i pericoli per la salute dei cittadini, in particolare per le fasce di popolazione più giovane. Presentata nel dicembre del 2015, giace ancora senza riposta nei meandri burocratici del Comune, mentre nel frattempo il vicino Comune di Bonemerse, prendendo spunto dalla nostra mozione, ha trovato l’intesa compatta di maggioranza ed opposizione per portare avanti l’iniziativa. Complimenti agli amministratori della città del Torrazzo, davvero sensibili alla salute pubblica!

Per tenere alta la guardia sulla difesa dell’ambiente, il M5S Cremona organizza per sabato 27 maggio, alle ore 10, nella sala Zanoni di via del Vecchio Passeggio, un incontro pubblico sul tema “Inquinamento dell’aria a Cremona: noi vogliamo aria pulita!”. Interverranno il dottor Paolo Ricci, epidemiologo; il dottor Federico Balestreri, presidente dei Medici per l’Ambiente di Cremona; Massimo De Rosa, portavoce del M5S in Parlamento, e Andrea Fiasconaro, portavoce del M5S in Regione Lombardia. Tutti i cittadini sono invitati a partecipare.

M5S Cremona

L’Arpa critica l’inceneritore

Un’abbondante e vivace letteratura analizza i difetti insiti nella controversa pratica dell’incenerimento dei rifiuti, con i danni che ne conseguono per la salute. E’ comunque evidente dai dati sulla qualità dell’aria che l’economia del petrolio, che non ricicla, produce cancerogene polveri sottili. La malattia duole quale che ne sia la causa: così leggere la relazione dell’Arpa è utile per smorzare, in un utopica assemblea che si riunisca al cospetto di una delegazione dell’inesistente istituto dei Razionalisti Imparziali Anonimi, i gaudenti peana dei conservatori e i cori entusiastici dei gruppi d’interesse che beatificano le multiutilities. Non sappiamo nemmeno in che percentuale i rifiuti in provincia vengono riciclati, perché siffatto sistema ambienticida vuol solo procedere invitto rifiutando sinanco tale dato! Ma verrà un giorno …

CREMONA Risultano diversi aspetti critici nel funzionamento dell’inceneritore di via Antichi Budri, rilevati dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, che il 10 e il 29 novembre ha effettuato due giornate di visita ispettiva all’impianto di via Antichi Budri. La relazione finale è stata trasmessa al Comune il 19 gennaio, messa a protocollo e inviata ieri dalla presidente del consiglio Simona Pasquali a tutti i consiglieri comunali. Non sono emerse inottemperanze né violazioni delle regole stabilite dall’autorizzazione integrata ambientale, da parte di Linea Reti e Impianti, la partecipata comunale che dell’impianto è proprietario e gestore.

La verifica è stata necessaria, dato che dal 22 al 24 dicembre 2014 le soglie delle emissioni inquinanti sono state superate e il sistema di monitoraggio non ha funzionato: un’anomalia ha impedito il controllo sulla misurazione delle polveri per due anni. Ci sono stati tre black-out elettrici nel mese di luglio del 2016, accaduti nelle giornate di domenica. L’Arpa ha verificato comunque che le soglie di emissione delle sostanze inquinanti non sono state superate. Il sistema di monitoraggio però va migliorato. Va infatti inserito il blocco automatico della linea che conduce i rifiuti sanitari al forno, quando viene segnalato il superamento della media registrata ogni mezz’ora. L’inceneritore è autorizzato infatti a bruciare un massimo di 10 tonnellate al giorno di rifiuti sanitari e sostanze poste sotto sequestro. L’Arpa richiede poi di evitare che il codice di guasto derivi da uno stato di fuori servizio: un equivoco nel sistema di monitoraggio che può causare effetti negativi. All’archivio giornaliero dei dati istantanei, che serve a registrare eventuali superamenti delle soglie delle emissioni, va migliorato inserendo la misura degli ossidi di azoto come somma dell’ossido e del monossido di azoto espressa in NO2. Anche l’archivio dei dati medi, altro registro che serve a verificare i superamenti di soglia sulle medie orarie e semiorarie, va adeguato all’archivio dei dati istantanei. Il monitoraggio sulle condizioni di reale esercizio dell’inceneritore non è ancora del tutto adeguato e anche i sistemi di caricamento dei rifiuti vanno perfezionati per misurare meglio la portata. Più in generale, poi, l’inceneritore ha lavorato di più. Il totale dei rifiuti in ingresso è aumentato nei primi sei mesi del 2016, 35mila tonnellate, rispetto al 2015, quando in 12 mesi le tonnellate bruciate sono state 65mila. I rifiuti urbani non differenziati invece sono diminuiti rispetto al 2014, quando erano il 63% del totale; nel primo semestre del 2016 sono scesi al 50%.

Smog, parte lo studio epidemiologico

In ogni territorio le fonti di inquinamento principali lasciano una sorta di impronte digitali sulle malattie e le morti sulla popolazione esposta in una determinata, rispetto agli abitanti di territori non esposti. Impronte assai rarefatte, che però uno studio epidemiologico, disponendo dei dati sui ricoveri in ospedali e sui decessi e analizzando i fenomeni statistici, se di rilievo, può decifrare con un grado di probabilità tale da costruire, eventualmente, l’identikit del killer. Lo studio, presentato dal Comune di Bonemerse, riguarderà una popolazione di circa 200mila abitanti, puntando l’attenzione su Cremona, inceneritore, industrie, traffico e ogni fonte di smog.

 

CREMONA Non c’era nessun esponente del Comune di Cremona, ieri all’incontro pubblico organizzato dall’amministrazione di Bonemerse con Paolo Ricci, dirigente medico dell’Ats Valpadana, che sta iniziando lo studio epidemiologico, dopo i precedenti di Vercelli, Filago e altre località, per scoprire le impronte digitali sia dell’inceneritore che delle aree industriali, dell’autostrada e delle principali attività inquinanti cremonesi, traffico compreso, sui ricoveri in ospedale e sui decessi degli abitanti della zona.

Paolo Ricci ha avuto in passato il ruolo di consulente del tribunale di Mantova nel processo sul petrolchimico e ha rilevante esperienza in materia. Molto gradita dal pubblico di ieri presso la scuola materna comunale la sua visione di una sanità in grado di anticipare le richieste dei cittadini, mostrando lungimiranza, senza ridursi ad accettare sollecitazioni vent’anni dopo l’inizio dell’attività di via Antichi Budri. Molto però dipenderà dagli orientamenti che la direzione dell’Ats assumerà. In passato il direttore dell’azienda ospedaliera Locatelli affidò con incarico esterno lo studio sugli effetti della Tamoil: il risultato fu pressoché nullo. Negli anni scorsi ospedale e Asl non hanno brillato per protagonismo nella ricerca epidemiologica, malgrado la difficile situazione di Cremona, nell’ambito di una regione tra le più inquinate d’Europa e del mondo. Decisivi saranno i rapporti tra Ats e Arpa. Perché l’analisi statistica sui casi di ricovero in ospedale e di decesso per cause riferibili all’incenerimento dei rifiuti sarà indispensabile lavorare su una popolazione di almeno 300mila abitanti, escluso quindi il Cremasco: il riferimento alla situazione specifica di Bonemerse è comunque possibile, ma inevitabilmente i dati più evidenti riguarderanno proprio Cremona. Il sindaco Oreste Bini ha lanciato l’iniziativa, vista l’esposizione dei concittadini di Bonemerse, vicini anche all’autostrada. Lo studio sarà pronto entro un anno e potrà avere efficacia soprattutto grazie alla sensibilità degli enti locali: i Comuni, a partire da Cremona, prenderanno decisioni conseguenti? Marco Pezzoni, per l’associazione CreaFuturo, ha dato pieno consenso all’iniziativa, che sarà sostenuta anche da associazioni provinciali come Acli, Arci, Legambiente e non solo. Essenziale per Pezzoni la terzietà del lavoro dell’epidemiologo Paolo Ricci, indipendente dalla proprietà di Lgh-A2A e da tutte le parti in causa. Luciano Losi, presidente del comitato di quartiere di Bagnara, ha protestato per le mancate risposte alle domande seguite all’ispezione dell’Arpa e al caso di emissioni inquinanti fuori norma, su cui ha iniziato a indagare la magistratura. Elevata la sensibilità dei cittadini di Bonemerse. L’assessore Alessia Manfredini, per quanto assente, ha espresso telefonicamente il proprio sostegno al sindaco di Bonemerse: il Comune di Cremona vuole che lo studio sia eseguito dall’Ats.

Emergenza smog, se ne parla a Bonemerse

CREMONA Dello studio epidemiologico sulle possibili conseguenze dell’inquinamento atmosferico si discuterà a Bonemerse, in un incontro pubblico organizzato dal Comune giovedì prossimo nella scuola primaria, alle 18.15, e non a Cremona, dove invece la commissione ambiente non si riunisce da un paio di mesi per affrontare, guarda caso, proprio la medesima richiesta: fare uno studio epidemiologico sulle cause di malattia e di morte e valutare i possibili effetti dell’inceneritore di via Antichi Budri. La richiesta è della consigliera dei 5 stelle Lucia Lanfredi: il centrosinistra di Cremona ha deciso di spostare la mozione dal consiglio comunale alla commissione ambiente per accelerare i tempi e realizzare lo studio su un’area più ampia, visto che Cremona è tutt’altro che priva di attività industriali inquinanti. L’amministrazione cittadina ha già incontrato l’Ats a metà novembre, rappresentata dall’assessore Mauro Platè, e Francesca Pontiggia, che della commissione è presidente, sottolinea che il Comune è del tutto favorevole a eseguire lo studio, ma se ne parlerà a Bonemerse. Dove giovedì dunque interverrà Paolo Ricci, responsabile dell’Osservatorio epidemiologico dell’Ats Valpadana, che quindi dovrebbe accollarsi costi che rientrano nell’attività istituzionale. Il sindaco Oreste Bini, già incalzato dalla sua minoranza, ha aderito al protocollo antismog assieme a Cremona ed è a sua volta impressionato negativamente dalla percentuale dei casi di tumore in rapporto al numero di abitanti. Da parte propria il Comune di Vescovato ha già acquisito i dati dall’Ats e ha constatato che le malattie dell’apparato respiratorio sono superiori alla media. E’ tempo dunque di ripensare alla salute e alla prevenzione dati sanitari alla mano. A Cremona le polveri sottili sono scese dopo 12 giorni consecutivi sotto la soglia d’allerta di 50 microgrammi: 40 la media di ieri, comunque il doppio di quanto raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità. Stamattina inoltre l’assessore Platè ha risposto all’interrogazione scritta della pentastellata Lucia Lanfredi sulla verifica del protocollo antismog. Sono state controllate, nell’inverno 2015-2016, più di 1.400 stufe a legna di potenza inferiore a 35 kilowatt: sono 74 quelle risultate non a norma. Sono gli impianti più inquinanti, secondo le verifiche dell’Arpa. Fra metà ottobre 2015 e metà aprile 2016, inoltre sono stati controllati dai vigili 1.654 veicoli: e sono state 458 le multe per omessa revisione, ma non per la violazione del protocollo antismog. I vigili non sono provvisti di opacimetro, strumento che serve a misurare il grado di inquinamento dei motori diesel e il cui uso non è previsto dalla legge.

Riduzione dei rifiuti, Vescovato batte Cremona

CREMONA Mentre a Cremona la settimana europea per la riduzione dei rifiuti si conclude in un tripudio di comunicati municipali e iniziative di sensibilizzazione nelle scuole (e proprio all’istituto Stanga, simbolo della supremazia provinciale imposta dalla politica cremonese al popolo cremasco sitibondo d’autodeterminazione democratica), a Vescovato il Comune decide e ha già centrato l’obiettivo triennale di diminuire i rifiuti secchi di oltre un quintale l’anno pro capite. Confronto istruttivo: da 250 chilogrammi annui a testa, il secco è sceso a soli 98, partendo poi dal sacco nero. Il Comune guidato dal sindaco Maria Grazia Bonfante, dopo due anni di riduzione della Tari, sta già lavorando alla tariffa puntuale, a programma anche a Cremona, sollecitata da Lucia Lanfredi dei 5 stelle. Fare scelte politiche è possibile quando il bilancio previsionale viene approvato in tempo: domani sera in consiglio comunale Bonfante presenterà il previsionale del 2017, già deliberato in giunta a maggio, evitando così di approvare il conto economico in ritardo e di far lavorare gli uffici e gli assessorati con i dodicesimi del bilancio precedente, un modo di fare diffuso che però impone rigidità e impossibilità di fare scelte politiche, come in particolare l’associazione delle funzioni con Ostiano basata sulla creazione di uffici unici, senza i soliti doppioni. Inoltre grazie all’impegno dei cittadini il piccolo Comune ha ottenuto un vantaggio economico dalla qualità della differenziata, che favorisce il riciclo e quindi viene remunerata di più, e conferisce l’indifferenziata all’inceneritore di Brescia e non a quello di Cremona, volendo contribuire alla chiusura, che anche la Regione reputa possibile.A Cremona, dopo tante discussioni, la produzione dei rifiuti indifferenziati, destinati all’inceneritore, è comunque diminuita di ben 4 mila tonnellate e la differenziata  dal 50 è salita al 72%, secondo i dati resi noti dall’assessore Alessia Manfredini e da Linea Gestioni. Cremona è impegnata in una serie di campagne per togliere dai marciapiedi mozziconi, deiezioni canine, rifiuti di ogni genere, oltre all’abbandono selvaggio dell’immondizia nelle periferie. I risultati arrivano, con la collaborazione dei cittadini: Vescovato doppia Cremona però, quanto alla riduzione di rifiuti. Il punto di forza sta nel bando di gara, che è riuscito a escludere completamente l’inceneritore stabilendo le destinazioni delle componenti della differenziata e rendendo possibile un accurato controllo sul gestore.

Nuovi inceneritori come funghi in Italia, a Cremona si teme l’ampliamento

CREMONA Lo Sblocca Italia ha dato i risultati sperati dal governo Renzi: il ministro dell’ambiente Galletti è riuscito a evitare la Valutazione ambientale strategica che la Commissione europea aveva chiesto e ormai il decreto attuativo dello Sblocca Italia è stato pubblicato dalla Gazzetta ufficiale. La conseguenza è che saranno costruiti dalle multiutility otto nuovi inceneritori in Italia oltre all’avvio di altri cinque impianti già autorizzati ma non costruiti o non in esercizio, sempre che non abbiano successo i ricorsi delle associazioni ambientaliste al Tar del Lazio.

L’effetto potrebbe arrivare fino a Cremona, dove molti temono che l’impianto di via Antichi Budri venga ampliato, per bruciare rifiuti provenienti da altre Regioni, in particolare dal Meridione. A Castiglione delle Stiviere, nel Mantovano, sono arrivate alcune ecoballe campane da trattare e poi bruciare, da quanto hanno fatto sapere Andrea Fiasconaro e Alberto Zolezzi, che hanno chiesto chiarimenti al ministero. A Cremona il centrosinistra ha accettato il confronto coi 5 stelle: Francesca Pontiggia ha chiamato Maria Lucia Lanfredi per chiedere i nominativi dei medici da invitare in commissione ambiente, dove ai primi di dicembre sarà discussa la proposta di effettuare uno studio epidemiologico sulla popolazione, per chiarire se è vero o no che l’inceneritore è causa o concausa di malattie anche mortali. L’intenzione del Pd, secondo le indicazioni già condivise dalla Regione, è di allargare lo studio a un’area più ampia, vista la presenza di industrie e di attività con un evidente impatto ambientale. Dalla raccolta differenziata nel frattempo nasce un’altra grana. Dopo le segnalazioni dei comitati di quartiere, è partita un’interrogazione della stessa Lanfredi, per sapere quando a Cremona sarà applicata la tariffa puntuale, come a Parma, viste le lamentele di chi fa la differenziata e rischia di pagare le multe che i vigili danno al condominio, dove una parte dei residenti nemmeno differenzia i rifiuti e non paga neanche le spese condominiali. Gli errori di alcuni ricadono così su tutto il condominio: con la tariffa puntuale invece ciascuno paga secondo la quantità di rifiuti che produce.

A2Aexit, proposte di autotutela

Si consolida un aggregato anti-renziano composto di centrodestra, cinque stelle, associazioni ambientaliste e cinque stelle, ciascuno con le proprie caratteristiche ma tutti contro il governo di centrosinistra e le sue strategie. Nei confronti dell’alleanza A2A-Lgh è scattata una sorta di crociata che assume peculiarità diverse e tuttavia non si smentisce mai. Il nuovo attacco parte dopo le elezioni comunali di Roma e Torino, vinte dai grillini anche col voto di centrodestra.

 

CREMONA Mentre i britannici votano se restare o uscire dall’Unione europea, anche Cremona ha una sua exit sulla quale meditare, quella da A2A. La proposta di uscire per autotutela è lanciata  da Giampiero Carotti, alfiere del comitato acqua pubblica, tanto più dopo l’apertura di un’istruttoria dell’Autorità anticorruzione, oltre a quella dell’Antitrust. La preoccupazione è tutt’altro che formale, dato che in gioco ci sono, con la proprietà del 51% delle società cremonesi, anche i servizi dell’energia, del gas e dell’ambiente, a partire dall’inceneritore, la cui data di chiusura, vista l’incertezza delle istruttorie e delle inchieste in corso, è quanto mai avvolta dal fumo. Il piano industriale in base al quale il sindaco Gianluca Galimberti prometteva la dismissione dell’impianto entra ormai in forse. L’Anac chiede ad Aem Cremona, oltre che alle società di Crema, Lodi, Pavia e Rovato, perché è stato venduto il 51% delle quote senza gara pubblica, e il comitato acqua pubblica chiede di ripartire proprio con una gara vera e propria. Il nuovo sindaco di Milano Giuseppe Sala, d’altro lato, non considera più strategica la partecipazione all’ex municipalizzata, dunque il controllo pubblico, per il comitato nato a sostegno dei referendum del 2011, a settembre per Carotti potrebbe ridursi a un nostalgico ricordo. E dire che le azioni di A2A, a piazza Affari, sono salite proprio grazie all’alleanza con Lgh.  Il nuovo centrodestra, con l’ex assessore Federico Fasani, ha posto sin dai primi mesi dell’amministrazione Galimberti mille domande sui rapporti con A2A: anche oggi non si dichiara contrario all’operazione, per chiedere piuttosto più trasparenza. L’operazione secondo lui è stata gestita ben più dalla politica, precisamente dal Pd, che governa tutte le città, che dai tecnici. Ci sono dubbi perché il patrimonio cremonese risulterebbe svalutato: A2A ha versato diversi milioni meno di quanto atteso, e anche Padania Acque si preparebbe ad acquisire le reti del servizio idrico integrato a prezzo ribassato di 10 milioni. Troppe domande ancora aperte per Fasani, quindi è impossibile stabilire che cosa sia opportuno fare: Cremona rischia in tutti i casi, anche uscendo dal colosso milanese e bresciano, a meno il Comune finalmente faccia chiarezza. Tra l’altro, lo stesso consiglio comunale è stato chiamato a esprimere dei voti che nemmeno sarebbero stati opportuni: Aem e Comune, mentre i dubbi aumentavano, si sono giustificati a vicenda.  Il consiglio d’amministrazione di Aem, guidato dal presidente Massimo Siboni, nel frattempo potrebbe dimettersi, per il nuovo Centrodestra, così come Galimberti a questo punto non sembra proprio godere più del consenso conquistato alle elezioni sull’onda del renzismo dilagante. Anche Marcello Ventura ha protestato duramente sui modi con cui è stata condotta la trattativa con A2A: suo l’esposto all’Anac. Se parte della sinistra cremonese ha lasciato la maggioranza, Lucia Lanfredi ricorda l’esposto dei grillini alla Corte regionale dei Conti: la migliore opportunità, di nuovo, sarebbe indire una gara: A2A potrebbe vincere, dando all’operazione ben altra sicurezza. L’Autorità anticorruzione chiuderà l’istruttoria dopo l’estate, ma l’Antitrust dovrebbe pronunciarsi entro due settimane, quindi il capogruppo della lista civica del sindaco, Enrico Manfredini, ha tutt’altra idea: aspettare almeno che le istruttorie si concludano per poi pronunciarsi. Ultimamente il centrosinistra non ha più discusso dell’operazione. Chi resta tranquillo, per Giampiero Carotti, è proprio l’inceneritore, che così chiuderà forse nel 4076.

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Nuova diffida all’inceneritore

L’inceneritore di Cremona è stato diffidato per la seconda volta in pochi mesi dalla
Regione Lombardia. Il 9 maggio l’Agenzia regionale per la protezione
dell’ambiente ha consegnato al Pirellone la relazione che ha concluso
la visita ispettiva svoltasi a più riprese nel 2015, e il dirigente
Dario Sciunnach ha diffidato il gestore, la società Linea Reti e
Impianti, ad adeguare i programmi informatici per il monitoraggio
delle emissioni inquinanti. In presenza del codice che indica
l’impossibilità di valutare la quantità di sostanze novice, infatti,
il software dell’inceneritore non ha funzionato a lungo. Numerose le
inadempienze del gestore rilevate dall’Arpa. Il blocco automatico
dell’impianto, in caso di emissioni nocive fuori norma, è già stato
attivato. Entro quattro mesi l’intero sistema di monitoraggio dovrà
funzionare regolarmente.

Si tratta di una sorta di aggiornamento della precedente diffida, annunciato poco più di due setttimane fa dal dirigente regionale Sciunnach durante una riunione della commissione Ambiente del Comune.

 

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Per la Regione l’inceneritore è sicuro

(scritto ieri, 27 maggio 2016, http://www.telecolor.net)

 

L’ultimo incontro fra Arpa e tecnici regionali si è svolto ieri: il risultato delle ultime verifiche sull’inceneritore di Cremona sarà un aggiornamento della diffida già emessa dal Pirellone. Lo ha rivelato il dirigente regionale Dario Schunnach – responsabile dell’unità organizzativa di valutazione ambientale – durante la prima riunione della commissione comunale ambiente di oggi. E’ stata la prima di due sedute, convocate entrambe per oggi dalla presidente Francesca Pontiggia, per un chiarimento sull’effettivo significato della relazione dell’Arpa, diffusa poche settimane fa al termine di una visita ispettiva iniziata l’anno scorso in giugno. Dopo una lunga premessa di carattere tecnico da parte dei tecnici dell’Arpa, il consigliere del Nuovo centrodestra Federico Fasani ha chiesto a Schunnach se l’inceneritore di Cremona è pericoloso per la salute della popolazione. Il dirigente regionale ha sostenuto che, trattandosi di rischio accettabile non di sicurezza assoluta, l’inceneritore di via Antichi Budri è sicuro. Le norme nazionali ed europee registrano una tendenza continua al miglioramento delle prestazioni ambientali. L’impianto incide su alcuni paramenti per il 5% e su altri del 10% in più, rispetto alla situazione della pianura padana, una delle più inquinate d’Europa. Linea Reti impianti, dopo la diffida emessa dalla Regione sulla base dei controlli dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, ha provveduto a migliorare la gestione dei dati, con un nuovo sistema di controllo. L’impatto delle ciminiere di via Antichi Budri, quindi, è limitato, al confronto con il riscaldamento degli edifici, al traffico dei veicoli e alle emissioni delle attività produttive. Anche nella graduatoria del rischio per l’ambiente, l’inceneritore cremonese non è tra i peggiori né tra i migliori, bensì a metà classifica, per così dire, dopo la ristrutturazione della prima linea. Linea Reti Impianti, dopo che l’Arpa ha rilevato una lunga serie di inottemperanze e di criticità nella gestione dell’impianto, ha provveduto a migliorare la conduzione e i controlli, che devono tuttavia progredire ancora, secondo gli stessi programmi della ditta, che si sta adeguando agli obblighi. Solo in due giorni, dunque, tra il 22 e il 24 dicembre del 2014, le soglie delle emissioni di monossido di carbonio e ossido di azoto sono state superate. E in quei due giorni, sempre nell’analisi di Schunnach, il confronto con le centraline dell’Arpa dimostrerebbe che non sono accaduti eventi singolari. Il problema peggiore è stata la mancanza di un blocco automatico dell’impianto in caso di guasto, come accaduto il 22 dicembre di due anni fa. Altra risposta è stata data sulla prospettiva di chiusura, che appare verisimile alla Regione nel 2025, come anche una ristrutturazione. La Regione dunque rivaluta lo studio del consorzio Leap, tanto criticato dalle associazioni ambientaliste e dallo stesso Comune di Cremona. Il trattamento meccanico biologico risulta sconsigliabile, anche per gli effetti negativi sull’inquinamento atmosferico. Cremona non rappresenta un problema particolare in Lombardia, dove gli inceneritori sono undici. L’impianto di Linea Reti Impianti, per la Regione, può essere chiuso entro il 2025, con una distribuzione dei rifiuti all’interno della rete lombarda. Per i cinque stelle Lucia Lanfredi ha chiesto un parere sull’opportunità di un’indagine epidemiologica, per valutare il rischio di malattia e morte di chi abita vicino a via Antichi Budri. La Regione vede con favore studi di questo genere, soprattutto se eseguiti su area vasta, in base a un accordo fra le ditte che, per il loro impatto sull’ambiente, funzionano solo su autorizzazione regionale. I superamenti delle soglie inquinanti del periodo del Natale 2014 non dovrebbero però ripetersi, come ha chiarito l’Arpa. La prima delle due riunioni di oggi è servita anche a una preliminare esposizione tecnica sul significato dell’autorizzazione ambientale integrata. Nella prima riunione di oggi la giunta Galimberti non ha voluto intervenire per lasciare la parola ai tecnici, che hanno illustrato i sistemi di controllo e la trasparenza che l’Arpa garantisce. La seconda riunione di oggi è stata dedicata ai programmi di Linea Reti Impianti.