Categoria: M5S

Mille piccole spese impreviste e quei 599 euro al segretario generale per un Forum di due giorni

 

CREMONA La sfortuna perseguita il Comune di Cremona, che è costretto a modificare la previsione degli importi per i singoli settori. La determina della dirigente del Provveditorato Economato Tania Secchi che porta il titolo “Rideterminazione della spesa” infatti non è una sorta di spending review, non riduce i costi riprogrammando e modernizzando i servizi ai cittadini, ma per una serie di malaugurate contingenze le aumenta di oltre 170mila euro. E come Tania Secchi anche Mara Pesaro, all’ambiente, e altri malcapitati dirigenti devono fare i conti con quei pochi euro in più che fanno saltare le previsioni: servono soldi per i beni di consumo, per le manutenzioni ordinarie, le piccole riparazioni, i guasti, i contrattempi, la vita quotidiana degli uffici. Quest’anno di determine di questo tipo ne sono state fatte 62, per importi bassi ma numerosi: servono più soldi del previsto per la nuova consulenza, il tecnico, l’avvocato che difende l’amministrazione al Tar, la pubblicazione sui giornali del nuovo bando di gara, la fornitura di energia, l’abbonamento a riviste e periodici, persino il compenso dei Revisori dei conti è stato rivisto all’insù perché il rimborso spese è aumentato. E il conto a carico del Comune sale ancora, per quanto l’indebitamento diminuisca e l’avanzo d’amministrazione ereditato alla fine del mandato di Oreste Perri consenta al municipio di reggere l’urto della crisi. C’è però una spesa in particolare che turba il consigliere dei 5 stelle Lucia Lanfredi, per quei 599 euro a favore del segretario generale Pasquale Criscuolo, per la sua partecipazione al “Forum delle eccellenze” di questo fine settimana a Milano. Il costo di pasti, spostamenti, alloggi e viaggi si sommerà ai 599 euro già stanziati, e la grillina Lanfredi resta perplessa. Perché infatti non vengono seguite le strategie di marketing e non si preveda un’uscita di 599,99 euro, in modo da dare la sensazione che in fondo la partecipazione a questo Forum sia un vero affare al risparmio. Ma in realtà è solo uno degli effetti di questa politica autoreferenziale, così lontana dai cittadini, dai pendolari, dai tirocinanti di qualunque settore che guadagnano 400 euro al mese per 40 ore di lavoro, dai disoccupati e dai pensionati che con i 599 euro dati al segretario generale vivono un mese.

 

 

A2A, il Comune di Crema vuole vendere azioni

CREMA CR Dove sono le montagne d’oro e i lauti guadagni per i Comuni di cui si parlava ai tempi dell’alleanza tra A2A e Lgh? Il Comune di Crema ha già deciso di vendere le azioni per far cassa, circa un mese dopo averle materialmente ricevute, e considera la possibilità di venderle anche al ribasso, con un solo limite: non cederà i titoli rimettendoci più del 5%. Ecco lo spirito della cosiddetta alleanza strategica: fare cassa appena possibile. Questo il tono delle proteste scagliate dalle opposizioni alla maggioranza di centrosinistra, che in consiglio comunale ha dato mandato alla società Scs srl, cassaforte delle azioni della multiutility milanese e bresciana, di andare in Borsa a vendere.

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L’andamento delle azioni A2A nell’ultimo mese: il trend è discendente

Per le opposizioni – da Alessandro Boldi dei 5 stelle a Simone Beretta di Forza Italia – è stata una decisione negativa per il Comune e per i cittadini, che si sono visti mettere sul mercato azionario l’azienda del gas, della luce e dei servizi ambientali come la raccolta differenziata, e che ora vedono il Comune pronto a far cassa. E a quale scopo? Secondo le minoranze, come sostiene Boldi, solo per ottenere soldi e pagare alcune asfaltature di strade a scopo elettorale, in vista delle elezioni comunali della prossima primavera. Il sindaco Stefania Bonaldi ha difeso e sostenuto l’operazione, perché il Comune compirebbe una scelta speculativa se detenesse a lungo titoli di Borsa, quindi è opportuno rimetterli sul mercato. Si tratta di una scelta già prevista al momento del via libera all’alleanza strategica e territoriale con A2A, anche se le minoranze, con toni diversi, ora dicono che è una sorpresa.

A2A, per il 51% di Lgh, ha versato 113 milioni di euro, di cui il 58% in denaro e il 42% in azioni. Crema in tutto ha ricevuto dieci milioni e 250mila euro, in contanti ha ricevuto 6 milioni e 600mila e in azioni ha avuto tre milioni e mezzo. Le azioni allora valevano 1,23 euro l’una. Oggi quelle stesse azioni valgono di meno, solo 1,16, con una perdita all’incirca del 5,7%. Il Comune vuole vendere il 35% di questi titoli. Crema dunque oggi perderebbe circa 70mila euro (200mila euro se vendesse tutte le azioni che possiede), troppo rispetto al limite stabilito dal consiglio comunale e quindi non potrebbe nemmeno vendere. Quel che è certo, è che un terzo dei 6 milioni e 600mila euro già versati in contanti da A2A entreranno nel bilancio del comune, non appena Scs Srl, amministrata da Dino Martinazzoli, autorizzerà l’operazione. L’effetto Trump, oltretutto, potrebbe far salire i tassi d’interesse bancari e quindi penalizzare le multiutility, acquistate come un bene rifugio nei momenti difficili. Il Comune di Crema valuterà quindi le oscillazioni degli indici di Wall Street e di Piazza Affari, e le future decisioni della Federal Reserve e della Bce sui tassi d’interesse.

Sottopasso di via Brescia, meno traffico e più spese

CREMONA Il Comune diffonde i dati del monitoraggio sul transito di veicoli nel comparto di San Bernardo e canta vittoria per la viabilità che, a giudizio dell’assessore alla viabilità Alessia Manfredini (Pd), “funziona” grazie alla riduzione del traffico, e intanto incassa un’altra critica: certo che funziona in quella zona, semplicemente perché dal sottopasso di via Brescia non si passa, il passaggio è limitato ai veicoli piccoli e bassi e alle bici. il-corrimano-nel-sottopasso-di-via-brescia1

Il traffico, chiosa il consigliere dei 5 stelle Maria Lucia Lanfredi, si è spostato, e chi attraversa il sottopasso corre anche un rischio, perché non c’è spazio nemmeno per i vigili del fuoco e le ambulanze. Gli automobilisti se possono evitano la nuova infrastruttura, e si ritrovano così ad affrontare una tortuosa gimcana. Il peggio però è che per la fine del mese la Regione potrebbe restituire dal Comune parte del finanziamento, oltre mezzo milione di euro che ricadranno sul bilancio e quindi sui contribuenti. Il decreto di saldo è arrivato, con la firma del dirigente regionale Marco Cassin. Agostino Alloni (Pd), poi, ha accusato il Pirellone di incoerenza perché punisce il Comune per aver inserito una pista ciclabile nel sottopasso proprio negli stessi giorni in cui lo premia per quattro nuove piste ciclabili volute anche dai Comuni del circondario. La viabilità, fra rotatorie e sensi unici, comunque non è più la stessa e le lamentele sono frequenti, fra lettere dei cittadini e polemiche in consiglio comunale, anche a causa dell’imponente spesa pubblica, una decina di milioni in tempo di crisi. Delusione anche da parte del rinnovato comitato di quartiere. Il monitoraggio intanto ha confermato che i carichi di traffico locale sono diminuiti: nel 2016, nel tratto tra via Endertà e via Brescia, dove è stata attivata la viabilità definitiva dal 10 ottobre, sono passati 4.061 veicoli, cioè il 14% meno del 2015 e il 46% meno di due anni fa. Alessia Manfredini da parte propria ricorda che erano stati i residenti, anni fa, a chiedere meno traffico, quando c’era il passaggio a livello. E’ rimasto insomma il traffico locale, chi viene da Brescia passa altrove, compresi camion e furgoni. Per chi si inoltra nel sottopasso a piedi, infine, il Comune ha collocato un corrimano d’acciaio zincato. Ma per non pochi cremonesi era meglio prima: meglio lasciare il progetto com’era, a due sensi di marcia e senza pista ciclabile, evitando quindi di dover restituire alla Regione mezzo milione di euro.

Ex Edilmac, la Regione: “Tolti i rifiuti, non c’è traccia di bonifica”

BAGNOLO CR I rifiuti sono stati rimossi, ma dell’esecuzione della bonifica non risulta alcuna documentazione. E’ la sorprendente risposta che la dirigente dell’ufficio protocollo della Regione Lombardia Elisabetta Confalonieri ha dato al consigliere regionale grillino Andrea Fiasconaro, che ha chiesto spiegazioni sulla pluridecennale vicenda dell’area ex Edilmac, dove si trovavano rifiuti tossici nocivi. L’area è ancora una discarica a cielo aperto, dove si può trovare di tutto, dagli scarti di cantieri edili, a mobili e persino autovetture. Nemmeno il Comune di Bagnolo Cremasco possiede informazioni a proposito della bonifica. I due ambientalisti che hanno riaperto il caso dopo anni, Leonardo Dal Priore ed Enrico Duranti, intendono sollecitare le autorità a ripulire il terreno chiarendo definitivamente la questione, eventualmente anche mediante un esposto.

Canile, il M5s: “Il Comune agisce nella illegalità”

Alla fine il sindaco Gianluca Galimberti apparirà con un cagnolino in braccio e rivincerà facilmente le elezioni, anche perché i cani non abbieranno alla luna ma avranno il loro rifugio prima delle elezioni o anche dopo, ma senza tasse. Per ora il M5s di Cremona insiste nella propria funzione di “magistratura popolare volontaria”.
Con il presunto conflitto di interessi di Francesca Pontiggia e Laura Baroni finora è andata male, ma la luce sul bando dell’illuminazione pubblica resta accesa e anche sul canile. Il M5S vuole associare la parola “illegalità” alla parola “Comune” e ci riprova sin dal titolo del comunicato di ieri, accuratamente evitato dall’ampia sintesi del giornale La Provincia. La firma è del consigliere comunale Maria Lucia Lanfredi, che ha ormai cambiato linea da mesi, dopo un avvio propositivo. Da qualche tempo pare aperta la caccia al presunto inquisito e soprattutto al conflitto d’interessi, come se l’imperativo fosse scoprire l’errore e mettere Cremona sullo stesso piano degli altri Comuni in cui ci sono questioni giudiziare aperte. Di fatto la gara per la gestione del canile è stata vinta dall’unico concorrente, uno stimato veterinario bresciano.

Di seguito il comunicato grillino nella sua fragrante e minuziosa integralità e il servizio di Telecolor in onda ieri.

IL COMUNE AGISCE NELLA ILLEGALITA’
Il comune di Cremona ha bandito una gara d’appalto per l’affidamento, a partire dal 1 luglio 2016, della gestione del servizio di ricovero e mantenimento dei cani randagi.

I cani quando vengono trovati dovrebbero essere ricoverati nel canile sanitario, messo a disposizione dell’ASL dal Comune ( art.n. 108/a Legge Regionale 30 dicembre 2009 n.33) dove rimangono per 10 giorni. Passati i 10 giorni passano nel canile rifugio per essere messi in adozione.
Ora il comune di Cremona non ha mai costruito il sanitario, anche se a questo scopo aveva, al fine di raccogliere fondi , imposto una specie di tassa ai comuni convenzionati di 1.000 euro ciascuno e aveva dato vita alla campagna di raccolta offerte da parte dei cittadini “qua la zampa”.
Il comune non avendo a disposizione un canile sanitario ha concesso all’ASL, come canile sanitario, una parte di canile rifugio che L’ASL ha gestito in deroga al Regolamento Regionale n.2 del 5 maggio 2008 (che dettava i requisiti delle strutture). Il Comune, nel frattempo, avrebbe dovuto costruire un canile sanitario. L’ASL ha deciso al 31 dicembre 2016 , alla scadenza della convenzione,di non accettare più la struttura non a norma, anche se confortevole, messa a disposizione dal Comune.
Per risolvere il problema del canile sanitario che da 9 anni si trascina e che avrebbe dovuto costruire, il Comune di Cremona ha fatto una gara di appalto richiedendo che :
I partecipanti avessero nella stessa struttura sia il sanitario che il rifugio ( cosa che nessuna legge prevede e che era mirata ad escludere l’Associazione Zoofili )
che la struttura si trovasse in provincia di Cremona
che la distanza fosse adeguata ,( criterio assolutamente discrezionale e non un parametro di riferimento che è invece quello riportato nella legge 33 del 2009 art.n.8 che recita chiaramente “ il canile rifugio… deve essere ubicato entro 30 chilometri dal comune appaltante”)
il comune fissava una cifra di gestione annuale imponendo una serie di figure professionali, educatore, e personale di di servizio ,più tutte le spese sanitarie e di sterilizzazione che riducevano la somma da gestire per il benessere concreto degli animali assolutamente insufficiente,( tanto che nessuna delle strutture che avevano i requisiti strutturai ha partecipato)
Mancando di canile sanitario il Comune, con le clausole del bando che di fatto non era certo aperto, escludeva a priori la partecipazione della Associazione Zoofili Cremonesi che non solo ha fondato ma che da 40 anni gestisce il rifugio.

Le due sole strutture che potevano partecipare e presenti in provincia, erano il canile di Calvatone e quello di Vaiano Cremasco solo che entrambe si trovano al di fuori dei 30 chilometri dal comune appaltante (come prevede la Legge Regionale 33 del 2009 art n. 8.) Alla gara si è presentato un solo concorrente: la clinica San Francesco di Brescia la cui offerta è stata dichiarata dalla commissione inammissibile
Poiché la Clinica ha minacciato di ricorrere al TAR (facendo probabilmente riferimento alla Legge Regionale n. 16 del 2006 art.6/ 1, abrogata dal Regolamento Regionale di attuazione 5 maggio 2008 n.2) il comune, che ne aveva dichiarato l’inammissibilità, per cautelarsi fa marcia indietro e le affida l’incarico senza tener conto che la Clinica non possiede i requisiti richiesti dal bando:
non ha un canile sanitario, infatti dall’anagrafe veterinaria della Regione Lombardia risulta che l’unico canile sanitario presente nella provincia di Brescia e quello dell’ASL la quale , ovviamente, non potrebbe cederne parte per consentire ad altri di svolgere quella che è la sua attività istituzionale;
la struttura si trova fuori provincia; la distanza supera di molto il limite di 30 chilometri fissato dalla Legge regionale succitata,
l’offerta economica fatta dalla Clinica San Francesco offre un ribasso del 33% , pari a più di un terzo di ribasso sulla cifra base d’asta che secondo la normativa europea sugli appalti appare assolutamente non congrua per l’eccessivo ribasso.

Nessuna normativa prevede che il “ canile sanitario” si trovi nella stessa struttura del “ canile rifugio” né prevede la distanza dal comune appaltante.
Il canile Rifugio , che è stato alienato dal Comune ed acquistato dalla Associazione Zoofili Cremonesi è una struttura che possiede tutti i requisiti previsti dalla normativa vigente (Legge Regionale 2008 n.2 artt. 12 – 13) sia come struttura zoofila privata che come canile rifugio.
Il bando di gara, che avrebbe dovuto mettere una pezza alle inadempienze del Comune nei confronti dell’ASL, avrebbe potuto essere formulato in modo diverso e peraltro del tutto legittimo, facendo due bandi, uno per ciascuna struttura
L’Associazione Zoofili Cremonesi, che ovviamente si è voluto escludere dalla gara, aveva cercato dopo la scadenza della convenzione il 31/12/2015 di addivenire ad una trattativa con il Comune e si era dichiarata disponibile a costruire con i propri fondi il “ canile sanitario”. Il costante rinvio di qualsiasi decisione da parte della Amministrazione ha portato alla situazione attuale.
Situazione non certo favorevole per i cittadini ai quali viene sottratto un servizio
Spostare il “ canile sanitario” fuori città non avrebbe creato nessun problema alla cittadinanza, mentre trasferire altrove, come a Brescia, il “ canile rifugio” significa creare un grosso disagio ai cittadini che dovessero perdere il cane. Dovrebbero innanzitutto avere un’automobile perché il canile è in estrema periferia, perdere un giorno di lavoro perché il canile è aperto in orari lavorativi e non tutti i giorni ( per gli anziani trovare qualcuno che li accompagni), sperare di trovare il cane, pagare 80 euro per le spese di cattura più le spese di pensione giornaliera, più le spese di autostrada e di benzina!! Un costo veramente significativo: due giorni all’incirca 150 euro!!
Situazione non certo rosea per i quattro dipendenti del rifugio di Cremona , con famiglia a carico che si trovano senza lavoro, né per i cittadini che vedono parte delle tasse da loro pagate al comune di Cremona spostate a beneficio di un’altra provincia, né infine per il comune di Cremona che sarebbe l’unico comune d’Italia a non avere un “canile rifugio”.
Il comportamento del comune oltre ad evidenziare la confusione e la contraddizione in cui gli organi amministrativi agiscono in quanto accettano come buoni requisiti che avevano esclusi a priori per cui “ vale tutto e il contrario di tutto” genera nei cittadini sconcerto, diffidenza e disaffezione nei confronti dell’ amministrazione.
Per evidenziare la superficialità con cui il Comune, fino all’ultimo agisce, basta leggere le dichiarazioni che il dott. Olzi ha rilasciato sulla “ Provincia” del 6 luglio per giustificare il trasferimento a Brescia dei cani. Dichiarazioni che lasciano , a dir poco, perplessi specie se si pensa che a farle è il Presidente dell’Ordine dei Veterinari . Presenta i cani come oggetti da televendita che chiunque può comodamente scegliere stando a casa in poltrona. Come comportamentista dovrebbe sapere che il cane non è un oggetto da scegliere in catalogo, occorre fare un colloquio con il futuro affidatario per verificarne l’idoneità a detenere il cane che ha scelto il quale ha sue caratteristiche comportamentali precise, verificare il posto dove andrà a vivere e, una volta affidato effettuare visite di controllo.
Per quanto riguarda il sicuro aumento delle adozioni a distanza significa in pratica che il cane è condannato a restare in canile a vita perché qualcuno pagherà il suo mantenimento e che il gestore di conseguenza aumenterà le sue entrate: è una politica a favore del cane?
Per quanto riguarda i servizi richiesti dal bando e offerti sono tanti, ma i soldi sono pochi visto che sulla base d’asta , già all’osso, è stato fatto un ribasso del 33%., per cui se si tolgono i costi dei servizi quello che effettivamente resta per i cani è ben poco.
i nostri politici oggi vogliono portar via il canile e domani? Porteranno via i servizi sociali?
Tutti sono invitati sabato e domenica al rifugio per veder di persona la struttura , e per valutare le scelte “politiche” che sta facendo questa amministrazione

A2Aexit, proposte di autotutela

Si consolida un aggregato anti-renziano composto di centrodestra, cinque stelle, associazioni ambientaliste e cinque stelle, ciascuno con le proprie caratteristiche ma tutti contro il governo di centrosinistra e le sue strategie. Nei confronti dell’alleanza A2A-Lgh è scattata una sorta di crociata che assume peculiarità diverse e tuttavia non si smentisce mai. Il nuovo attacco parte dopo le elezioni comunali di Roma e Torino, vinte dai grillini anche col voto di centrodestra.

 

CREMONA Mentre i britannici votano se restare o uscire dall’Unione europea, anche Cremona ha una sua exit sulla quale meditare, quella da A2A. La proposta di uscire per autotutela è lanciata  da Giampiero Carotti, alfiere del comitato acqua pubblica, tanto più dopo l’apertura di un’istruttoria dell’Autorità anticorruzione, oltre a quella dell’Antitrust. La preoccupazione è tutt’altro che formale, dato che in gioco ci sono, con la proprietà del 51% delle società cremonesi, anche i servizi dell’energia, del gas e dell’ambiente, a partire dall’inceneritore, la cui data di chiusura, vista l’incertezza delle istruttorie e delle inchieste in corso, è quanto mai avvolta dal fumo. Il piano industriale in base al quale il sindaco Gianluca Galimberti prometteva la dismissione dell’impianto entra ormai in forse. L’Anac chiede ad Aem Cremona, oltre che alle società di Crema, Lodi, Pavia e Rovato, perché è stato venduto il 51% delle quote senza gara pubblica, e il comitato acqua pubblica chiede di ripartire proprio con una gara vera e propria. Il nuovo sindaco di Milano Giuseppe Sala, d’altro lato, non considera più strategica la partecipazione all’ex municipalizzata, dunque il controllo pubblico, per il comitato nato a sostegno dei referendum del 2011, a settembre per Carotti potrebbe ridursi a un nostalgico ricordo. E dire che le azioni di A2A, a piazza Affari, sono salite proprio grazie all’alleanza con Lgh.  Il nuovo centrodestra, con l’ex assessore Federico Fasani, ha posto sin dai primi mesi dell’amministrazione Galimberti mille domande sui rapporti con A2A: anche oggi non si dichiara contrario all’operazione, per chiedere piuttosto più trasparenza. L’operazione secondo lui è stata gestita ben più dalla politica, precisamente dal Pd, che governa tutte le città, che dai tecnici. Ci sono dubbi perché il patrimonio cremonese risulterebbe svalutato: A2A ha versato diversi milioni meno di quanto atteso, e anche Padania Acque si preparebbe ad acquisire le reti del servizio idrico integrato a prezzo ribassato di 10 milioni. Troppe domande ancora aperte per Fasani, quindi è impossibile stabilire che cosa sia opportuno fare: Cremona rischia in tutti i casi, anche uscendo dal colosso milanese e bresciano, a meno il Comune finalmente faccia chiarezza. Tra l’altro, lo stesso consiglio comunale è stato chiamato a esprimere dei voti che nemmeno sarebbero stati opportuni: Aem e Comune, mentre i dubbi aumentavano, si sono giustificati a vicenda.  Il consiglio d’amministrazione di Aem, guidato dal presidente Massimo Siboni, nel frattempo potrebbe dimettersi, per il nuovo Centrodestra, così come Galimberti a questo punto non sembra proprio godere più del consenso conquistato alle elezioni sull’onda del renzismo dilagante. Anche Marcello Ventura ha protestato duramente sui modi con cui è stata condotta la trattativa con A2A: suo l’esposto all’Anac. Se parte della sinistra cremonese ha lasciato la maggioranza, Lucia Lanfredi ricorda l’esposto dei grillini alla Corte regionale dei Conti: la migliore opportunità, di nuovo, sarebbe indire una gara: A2A potrebbe vincere, dando all’operazione ben altra sicurezza. L’Autorità anticorruzione chiuderà l’istruttoria dopo l’estate, ma l’Antitrust dovrebbe pronunciarsi entro due settimane, quindi il capogruppo della lista civica del sindaco, Enrico Manfredini, ha tutt’altra idea: aspettare almeno che le istruttorie si concludano per poi pronunciarsi. Ultimamente il centrosinistra non ha più discusso dell’operazione. Chi resta tranquillo, per Giampiero Carotti, è proprio l’inceneritore, che così chiuderà forse nel 4076.

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Pontiggia (Pd): “Il rancore del M5S si trasforma in odio verso i cremonesi”

 

Proteste che fanno paura, quelle dei cinque stelle che hanno chiesto alla Regione, con un’interpellanza firmata Iolanda Nanni, di revocare il finanziamento europeo per pagare i lavori del sottopasso ferroviario di via Brescia. Sparirebbero così dal bilancio del Comune tutti gli 11 milioni di euro inizialmente previsti, ormai ridotti a sei.

Secondo Francesca Pontiggia, del Pd, presidente della commissione viabilità, questo è odio verso i cittadini cremonesi, che si troverebbero costretti a subire un pesante taglio di servizi, odio che nasce dal rancore verso la politica. La polemica contro il sottopasso inaugurato l’anno scorso dal sindaco Gianluca Galimberti sale continuamente di livello, ma il progetto risale a diversi anni fa, quando il sindaco non era nemmeno Oreste Perri, bensì Gian Carlo Corada. Era stata proprio l’amministrazione Perri, tuttavia, a stabilire l’altezza del sottopasso, la pendenza e la viabilità, inizialmente a doppio senso di marcia e oggi a senso unico con una pista ciclabile. Il Comune oggi rischia di essere preso in trappola: Pontiggia si appella all’assessore regionale Alessandro Sorte, di Forza Italia, vicino alle vedute della precedente giunta comunale, per ricordare che i canali sotterranei, che si trovano nel sottosuolo di via Brescia, hanno impedito di modificare il progetto, e che l’attuale amministrazione ha cambiato la viabilità per tutelare la sicurezza dei cittadini. L’obiettivo del Comune, come anche delle Ferrovie di Stato e della Regione, era migliorare la viabilità ferroviaria e stradale, eliminando un passaggio a livello che causava lunghe attese per i ritardi dei treni merci. Pesante il contrattacco di Francesca Pontiggia, che fa notare che l’azione politica, anche mediante critiche e polemiche, dovrebbe mirare all’interesse generale, non a recare danno al bilancio del Comune. Se Cremona fosse stata amministrata dai cinque stelle, quindi, secondo la presidente della commissione ambiente forse sarebbero stati spesi milioni di euro per spostare anche i canali sotterranei, oppure il passaggio a livello sarebbe ancora al suo posto, malgrado una serie interminabile di proteste, e la viabilità, a doppio senso di marcia in un sottopasso alto 3 metri e venti centimetri, sarebbe pericolosa per i cittadini.

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Inquisizione a cinque stelle

A Cremona è iniziata un’era di inquisizione. Il M5S, da quel che sembra, non desidera altro che scoprire un errore dell’amministrazione comunale, mettendo in dubbio ogni atto e ogni delibera, e sperando che dalle interrogazioni con richiesta di risposta scritta risulti, nero su bianco, una chiara incapacità amministrativa. Francesca Pontiggia e Alessia Manfredini sono i bersagli preferiti: mancano solo i manifesti con l’avviso wanted. Non è più lotta politica: sembra una guerra di religione. Il difetto è la mancanza di legittimazione reciproca nella dialettica delle parti. Finché chiunque vinca le elezioni viene considerato pericoloso (che lo sia veramente o no) la qualità della democrazia è scadente.

 

La nuova strategia dei Cinque stelle è già stata attivata. La prima fase propositiva doveva differenziarsi dall’aggressività del centrodestra e si era concretizzata con la richiesta accolta dal centrosinistra di creare il registro comunale del testamento biologico nella città di Piergiorgio Welby. In una seconda fase barricadera i grillini si sono uniti alle proteste del centrodestra contro l’alleanza tra Lgh e A2A. La linea è cambiata ancora: le interrogazioni di Lucia Lanfredi, scritte con la collaborazioni di esperti volontari, sono una vera e propria caccia all’errore amministrativo e giuridico, secondo la linea battagliera di Elia Sciacca e altri movimentisti, compresi avvocati e tecnici di vari settori. Lanfredi partecipa a tutte le riunioni, svolge un ruolo ufficiale, Sciacca e altri leggono tutte le delibere e le determinazioni dei dirigenti, soprattutto quelle che trattano di energia. E’ la questione principale per il movimento, che unisce le politiche ambientali e anche sociali, viste il legame inscindibile, a Cremona, tra inceneritore, teleriscaldamento e case popolari. Parte così una seconda interrogazione, dopo solo due settimane, con richiesta di risposta scritta di Lucia Lanfredi all’assessore Alessia Manfredini, anche se la prima risposta era di ben dieci pagine. Il rinnovato stile d’opposizione mette in dubbio ogni passaggio amministrativo e politico, cercando di smascherare possibili conflitti d’interesse e di demolire la fiducia tra elettori e partiti, negli anni in cui il Comune di Cremona cerca come mai in passato il sostegno di finanziamenti privati. Così la seconda interrogazione sostiene che l’assessore non ha risposto: il contributo Cariplo per rifare l’illuminazione pubblica – scarsa, vecchia e costosa – sarebbe stato usato per pagare una consulenza, creando inoltre un presunto doppione fra l’incarico esterno e un nuovo ruolo di vicedirigente per un dipendente comunale. Inoltre l’Aem aveva già un suo progetto, stranamente accantonato. Gli argomenti sono numerosi: sui lampioni del Comune si sta per scrivere un libro. Alessia Manfredini risponderà di avere già risposto. L’illuminazione pubblica non è più gestita da Aem, ma dal Comune, come deciso dal consiglio comunale. Quindi il Comune incassa il contributo, ma lo spende a pari cifra, come previsto dal bando. La collaborazione con l’Anci, associazione dei Comuni, non è una sorpresa ma era prevista da una delibera: il bando Cariplo ha titolo “Cento Comuni efficienti e rinnovabili”. Il vicedirigente si occupa solo marginalmente del bando: la nuova struttura si occupa infatti anche di cantieri e sottosuolo. Lo stesso consulente, la cui moglie era in lista per Galimberti, non eletta, non è stato l’unico a partecipare alla gara: tre le lettere spedite a professionisti con esperienza specifica. Cremona alla fine, giura l’assessore, avrà un’illuminazione più ecologica e non spenderà un euro. Il thriller legale a cinque stelle, però, è solo iniziato.