Categoria: Mantova

Sanità, conferenza dei sindaci a giochi fatti

C’è un sindaco che dichiaratamente considera inutili queste riunioni (tanto hanno già deciso), un altro, Aldo Casorati di Casaletto Ceredano, che apprezza il fatto che resti in vigore il sistema attuale, assieme all’innovazione della presa in carico territoriale del paziente. Alla Conferenza dei sindaci dell’Ats Cremona-Mantova, però, i partecipanti sono stati davvero pochi. C’è la sensazione che i sindaci contino troppo poco, che i giochi siano stati già fatti da parte di chi detiene il potere reale nella sanità: gli erogatori di servizi, cioè ospedali, case di riposo, grandi cooperative, i signori – non in senso negativo – della sanità, che appare poco partecipata, per quanto lo possa essere.

CREMONA Si è riunita ieri per la prima volta, ad Asola presso l’istituto comprensivo, la conferenza dei sindaci del territorio dell’Ats Valpadana, nata l’anno scorso per volere della Regione accorpando le due Asl di Cremona e Mantova. Presidente della conferenza è il primo cittadino di Cremona Gianluca Galimberti: i sindaci hanno tra l’altro il compito di partecipare alla definizione dei piani sociosanitari e di controllare la loro attuazione. Sembra però che i giochi siano già fatti sin dall’inizio, per quanto riguarda la presa in carico territoriale dei pazienti, il piatto forte della riforma regionale. Entro il 31 luglio, infatti, in tempi molto stretti, gli erogatori dei servizi sociosanitari dovranno presentare domanda in Regione ma i territori mantengono le loro disparità, dovuta al numero dei pazienti cronici con patologie gravi, come il diabete, i disturbi cardiocircolatori e le neoplasie, che sono il 10% della popolazione dell’Ats, 78mila in tutto. Tra Cremonese e Casalasco non è stato avviato un programma concordato, come chiedeva proprio il Comune di Cremona, che per l’elevata età media degli abitanti è interessato allo sviluppo del sociosanitario e ha messo in programma nuovi investimenti. Viadana mantiene infatti una propria autonomia e un sub-ambito indipendente e si trova proprio nel Casalasco l’area col maggior tasso d’incidenza di malati cronici. Cremona così non guadagna terreno nella nuova Ats. Fra ospedali, case di riposo, medici di base e servizi sociali l’integrazione inoltre è appena iniziata. C’è il rischio quindi che i Comuni rimangano esposti a un forte impatto di richieste di assistenza domiciliare e di contributi, e che siano privilegiati i cittadini dei territori dove gli erogatori di servizi – cioè ospedali, cooperative, gruppi di medici di famiglia -sono più forti. E il territorio mantovano appare più organizzato di quello Cremonese. I sindaci devono poi eleggere i loro rappresentanti nel consiglio di rappresentanza: fra i cremonesi, dovrebbero essere lo stesso Gianluca Galimberti, il sindaco di Casalmaggiore Filippo Bongiovanni e Maria Luise Polig di Pandino.

 

Posti letto, per Mantova Crema è solo terra di conquista

 

CREMA Il 24 ottobre a Casalmaggiore la guerra dei posti letto celebrerà il primo atto, in occasione della prima assemblea dei sindaci dell’Ats, l’istituzione che dopo la riforma sanitaria regionale ha preso il posto dell’Asl, unendo però i territori di Cremona e Mantova, senza riconoscere alcun tipo di autonomia a Crema. crociatiLa provincia di Cremona, storicamente dotata di numerosi posti letto, deve per la prima volta confrontarsi con un territorio politicamente non meno forte e desideroso di riequilibrare i servizi sanitari. Il dossier della Cgil di Mantova, facendo i conti, nota che Cremona è più servita di Mantova e quindi occorre una riorganizzazione. Due sindaci cremaschi – Aldo Casorati di Casaletto Ceredano e Antonio Grassi di Casale Vidolasco – criticando l’impostazione dello studio dei sindacalisti virgiliani, pur ammettendo che quelli sono i dati, chiedono prudenza. Il Cremasco può essere penalizzato, pur avendo un’azienda ospedaliera come Cremona, dalla quale vengono dimessi pazienti bisognosi di ricovero in altre strutture che quindi non possono essere depotenziate. Tutte e tre le Asst (di Crema, Cremona e Mantova) dipendono nello stesso modo dall’Ats di Mantova, che quindi dovrebbe ragionare tenendo conto dei tre ospedali non solo del numero di abitanti, perché l’ospedale di Crema serve il 45% del territorio provinciale. La provincia di Mantova ha più abitanti – 413mila contro i 361mila di Cremona – ma l’ospedale di Crema è già penalizzato: ha 70 posti letto in meno rispetto agli standard nazionali. Nelle case di riposo, Crema è sotto di 160 letti, Cremona è sopra di 1.500, Mantova è sopra di 660. Lo stesso discorso vale per i servizi psichiatrici: il Cremasco riceve 4 milioni e mezzo, Cremona il doppio, Mantova 11 milioni. Ritorna quindi il problema dell’altr’anno, quando l’ospedale di Crema rischiava di perdere la propria direzione autonoma. Cremona città e Mantova considerano il Cremasco terra di conquista e cercano di sottometterlo tra i bassi livelli organizzativi. Se i sindaci cremaschi saranno uniti, forse la soluzione si troverà indebolendo la zona cremonese, politicamente frammentata. Il timore principale dei sindaci, però, è che vengano penalizzati i cittadini a causa di lotte poco lungimiranti, in una lotta che, in caso di sconfitta di Crema, vedrà indebolita anche Cremona. Per mercoledì è in programma una riunione tra sindaci del Cremasco.

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Trasporti, settembre inizia male: le Frecce bianche diventano rosse

 

La lettera aperta del comitato viaggiatori e pendolari lombardi diffusa stamattina accusa Trenord di un’autentica débâcle ai danni dei lavoratori. In Lombardia sono stati soppressi 416 treni al giorno, il 18% del totale, secondo i dati di Legambiente e così chi ha viaggiato sui convogli superstiti ha dovuto fare i conti con la “manifesta incapacità di gestione del piano ferie” di Trenord, che ha concentrato le vacanze dei suoi dipendenti proprio nel periodo agostano, come avveniva ai tempi del boom economico, quando l’Italia intera chiudeva. Alla ripresa della routine quotidiana, in questi giorni, l’assessore regionale Alessandro Sorte e l’amministratore delegato Cinzia Farisè si ritrovano il conto presentato dai rappresentanti dei pendolari, che chiedono spiegazioni non solo del piano ferie ma anche della gestione, parlando di risultati fallimentari visti i numerosi ritardi e soppressioni di corse, anche a causa di cantieri che potevano essere gestiti diversamente. Il rischio ora sono nuovi disagi, dato che vengono soppresse le Frecce Bianche, in vista dell’apertura dell’alta velocità sulla Torino-Milano-Venezia. L’effetto sarà che fra Treviglio e Brescia non si potrà più viaggiare con l’abbonamento regionale sulle frecce, che inoltre applicheranno tariffe più alte del 30%, perché diventano rosse. Dario Balotta, di Legambiente trasporti Lombardia, nota che l’integrazione fra treni e bus rimane una bella promessa. Le agenzie di bacino della mobilità infatti sono state presentate nel 2012 da Roberto Formigoni come protagoniste di una vera e propria rivoluzione, promettendo riduzione tariffaria, razionalizzazione delle spese, integrazione ferro-gomma. Il servizio bus doveva diventare europeo, introducendo il controllo del servizio da parte delle agenzie di bacino e subentrando alle Province. Il continuo pungolo del controllo avrebbe dovuto far migliorare le società dei bus. L’agenzia Cremona-Mantova, invece, attivatasi quest’anno, non ha ancora il piano di bacino, poiché Mantova, diversamente da Cremona, affida direttamente il servizio al gestore invece di bandire una gara pubblica. La sinergia ferro-gomma è ancora limitata: la stessa Regione Lombardia non ha ancora partecipato ad alcuna riunione. I disagi continuano e quel che invocano i viaggiatori, cioè il controllo della gestione di treni e bus, con la possibilità di sanzionare e correggere le scelte dei gestori, appare ancora lontano.

Trasporti, un Ufo chiamato agenzia di bacino

“Una riforma innovativa, vantaggiosa per i cittadini, a costo zero per la Regione, e votata all’unanimità da tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale”, così Roberto Formigoni annunciava la grande innovazione delle agenzie di bacino dei trasporti, cinque in Lombardia al posto dei 22 enti allora esistenti. Era il 27 marzo 2012, quattro anni fa, quando il Celeste sembrava ancora non solo poter resistere ma trasformare la “sua” Lombardia (forse un po’ troppo “sua”, a sentire certe critiche dopo il lungo dominio) in una delle aree più progredite d’Europa. Si dovevano risparmiare 145 milioni di euro, facendo funzionare le cinque agenzie di bacino del trasporto pubblico,  per un servizio che allora costava mille milioni. I bacini sono: Bergamo; Brescia; Como, Lecco, Sondrio e Varese; Cremona e Mantova; Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia; all’interno di queste aree le agenzie dovevano “indire le gare, anche unitarie per ferro e gomma, massimizzare l’integrazione del trasporto pubblico su ambiti vasti in modo da rendere l’uso del mezzo pubblico facile per il cittadino, evitando sovrapposizioni e realizzando un coordinamento unitario tra corse urbane e corse interurbane”. L’allora presidente della Regione sciorinava statistiche impressionanti: “Negli ultimi 8 anni – faceva sapere il comunicato del Pirellone – è cresciuto del 50% il numero degli utenti del trasporto pubblico: dai 430.000 del 2004 ai 670.000 attuali. E per il 2015 è in campo l’obiettivo ambizioso di un ulteriore balzo del 50%, sfondando il tetto del milione di passeggeri al giorno”.

Le cinque agenzie avrebbero dovuto elaborare il piano di bacino, per migliorare l’efficienza del servizio ai passeggeri e indire gare unitarie in ambito sovraprovinciale, sostituendo le Province, per integrare ferrovie e bus, risparmiando grazie alle economie di scala. L’agenzia Cremona Mantova è stata attivata solo quest’anno. C’è stata resistenza da parte degli enti locali, per vari motivi. E’ in gioco un’innovazione di tipo europeo: l’agenzia bandisce la gara, vince il gestore migliore e l’agenzia controlla il rispetto del contratto. Non è andata così. E’ stata fatta una gara unica in provincia di Cremona, con un risparmio di alcune centinaia di migliaia di euro, ma in provincia di Mantova no, perché i virgiliani hanno applicato l’affidamento diretto. Il sistema europeo, cui Formigoni ha dovuto adeguare la Lombardia, prevede una netta differenza tra controllore e controllato.

L’agenzia di bacino si è presentata in Comune a Cremona nel maggio di quest’anno, quando l’assessore Alessia Manfredini ha invitato il direttore Claudio Cerioli. Un avvio d’attività non facile. La gara unica per la provincia di Mantova potrebbe essere indetta nel 2019 e il piano di bacino Cremona-Mantova ancora non c’è. L’innovazione tarda e Dario Balotta, di Legambiente Lombardia, ha di che criticare, perché il coordinamento in realtà “è finto”, ferro e gomma non sono integrati come dovrebbero e il ritardo della piena attivazione delle agenzie è notevole. Di europeo c’è ben poco o nulla: “Le Province non volevano attivare le agenzie e così l’assessore Sorte ha dovuto dare un incentivo, ma siamo lontani dalle autorità di trasporto europee: la legge lombarda ha fortissimi limiti”. C’è un problema: che il potere delle società dei bus è tale che potrebbero vincere le gare dove hanno sempre lavorato, facendo sì che il regime dei controlli sia debole. Il rischio è che “gli amici degli amici” continuino a dominare la scena “aumentando i costi strutturali, perché occorre pagare lo stipendio dei direttori”. Può davvero perdere una società come Arriva? Riuscirà l’agenzia ha imporre la propria autorità di controllo e di pianificazione?

Per Stefano Begotti, consigliere dell’agenzia Cremona Mantova: “I risparmi si vedranno in futuro: è prevista l’integrazione ferro-gomma ma la Regione non ha ancora partecipato ad alcuna riunione”. Da parte degli esponenti del Pd si percepisce l’ottimismo della volontà, per dirla con entusiasmo, ma anche la consapevolezza delle difficoltà. I bus arrivano solo dove conviene, i paesi spesso sono penalizzati, come pure chi ha bisogno del bus nei festivi o in orari serali.

E’ ancora poco conosciuta l’agenzia “per molti è un oggetto misterioso” ammette Begotti. Balotta parla di un “doppione” della Provincia, che “in quattro anni non ha rivoluzionato proprio nulla”. Che però migliori il trasporto pubblico locale dei bus, integrato anche con bici e treno, è obiettivo ampiamente condiviso.

 

 

 

Marcegaglia riapre la zincheria: presentata domanda di riattivazione degli impianti

L’over capacity, o meglio la sovra-produzione d’acciaio da parte della Cina è ormai un fatto riconosciuto dall’interno pianeta Terra, come dimostrato dal G20. L’Italia è rimasta fra i primi produttori d’acciaio (proprio in un Paese a pretta vocazione turistica e culturale), ha visto scendere la produzione a causa dei guai dell’Ilva di Taranto, ma pare che ora vada meglio. Da qualche giorno, sarà un caso o forse no, la Marcegaglia Carbon Steel vuole riattivare la zincheria di Gazoldo degli Ippoliti (Mantova), che era stata già autorizzata nel 2010 e poi dismessa nel luglio 2013 dalla Marcegaglia spa. E ora l’industria siderurgica mantovana ha proposto alla Regione Lombardia di riaprire quella zincheria, tuttora esistente ma non connessa alla rete elettrica. La valutazione d’impatto ambientale viene istruita con una procedura semplificata da parte dell’ente Provincia. Come si legge nella “Sintesi non tecnica”, Marcegaglia non vuole ampliare alcuna struttura edilizia, né modificare la volumetria della fabbrica esistente e neppura la linea produttiva, ma solo riattivare l’impianto. Per questo l’industria di Gazoldo degli Ippoliti ha presentato domanda di Autorizzazione integrata ambiantale per attivare la zincatura a caldo, con una capacità produttiva di 23 tonnellate l’ora, compreso il materiale decapato. Rispetto al passato, l’impianto godrà di un aumento di produttività del 35%, grazie anche a un nastro più ampio, da 600 a 750 millimetri. Ci sarà quindi una verifica della Valutazione d’impatto ambientale, non una nuova Via: il documento era già stato rilasciato nel 2010.
(la foto è tratta da www.marcegaglia.com/)