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“Non compriamo azioni cremonesi”, e il Cremasco non vuole più le quote di Padania acque

 

Cremona, vista dal Cremasco, appare ripiegata su se stessa e incapace di riconoscere l’autonomia dei territori: un capoluogo sordo, che non tutela l’unità del territorio e promuove solo se stessa, la sua liuteria, le sue statue di Stradivari e dei violini e le sue particolarità.

CREMA Stop al riacquisto delle quote di Padania Acque da parte dei Comuni soci di Scrp. La società cremasca mista, con partecipazione privata e di 60 enti locali, tre anni fa ha restituito le sue azioni a Padania acque, diventata società pubblica senza fine di lucro in linea con i referendum del 2011. Congelate, le azioni tornano in vendita ora, per un valore totale di un milione e 600mila euro ma solo i Comuni e la Provincia possono essere soci di via del Macello e la decisione del 90% dei sindaci è già un chiaro No.

La motivazione non risiede solo nella legge che Madia impedisce acquisti non giustificati e vantaggiosi. Il no riguarda un’operazione rischiosa, ai limiti della legalità, Cremona e le sue politiche anti-cremasche, ed è anche un no a Simone Beretta e Laura Zanibelli, entrambi di Forza Italia e favorevoli al riacquisto delle azioni. Beretta e Zanibelli infatti hanno contestato il sindaco di Crema Stefania Bonaldi, oppostasi al riacquisto. E’ nata così l’occasione per riaccendere la lotta per l’egemonia all’interno del centrodestra. Una lettera aperta di sette sindaci, fra i quali Gabriele Gallina di Soncino, si è ribellata a Beretta e Zanibelli, definendoli “ex leader del centrodestra” senza con questo dichiarare la leadership di Stefania Bonaldi del Pd. Stamattina altri due sindaci, Maria Luise Polig di Pandino e Aldo Casorati di Casaletto Ceredano, hanno rincarato la dose, attaccando soprattutto Cremona, che non ha dato il dovuto al Cremasco. La prova di forza in consiglio provinciale da parte dei cremonesi, che hanno impedito che sorgesse l’ambito scolastico autonomo del Cremasco, viene considerata l’esempio principale della prevaricazione di Cremona. Nessun partito ormai può più controllare la ribellione dei sindaci cremaschi a Cremona. Dunque un milione e 600mila euro sarà utilizzato complessivamente da almeno 50 Comuni a favore del loro territorio, e nel contempo il carattere totalmente pubblico di Padania Acque rimane sicuro: nessuno sta cercando di inserire i privati di Scrp tra i soci.

Fare esposti con lo spirito del gioco del lotto

Se Alessandro Lanfranchi non vuole firmare un atto da amministratore delegato di Padania Acque, quell’atto non esiste proprio, perché il potere di amministratore in Padania Acque ce l’ha solo Lanfranchi. I casi di incompatibilità nel ruolo di amministratore devono quindi riferirsi non a cariche generiche ma agli atti firmati con quei poteri. Quindi Lanfranchi non può fare il sindaco di Ostiano, perché sarebbe incompatibile, dato che il suo Comune è socio di Padania Acque. Allo stesso modo Francesca Pontiggia, in quanto consigliere comunale di Cremona, Comune con popolazione sopra i 15mila abitanti, non può essere amministratore di Padania Acque, ma consigliere sì. Di questo sono convinto. Il M5S però ritiene che debba essere considerato amministratore ogni componente del cda della società di via Macello, e così ha presentato un esposto alla Corte dei Conti. Persino Laura Baroni sarebbe incompatibile, per i grillini, anche se è consigliere in un Comune sotto i 15mila abitanti. Anche questa volta i grillini cremonesi però prendono di mira Francesca Pontiggia.
Bisogna ricordare che le idee politiche sono libere e che se restano nel contesto della Costituzione sono tutte rispettabili: perché allora Francesca Pontiggia, in quanto esponente del Comitato acqua pubblica del Cremonese, non avrebbe potuto iscriversi al Pd?
Sembra che certi esposti vengano presentati a scopo strategico, per tener vivo il dubbio che un domani un giudice potrebbe dare una sentenza positiva per chi li fa e dannosa per il Pd, come se il tribunale (amministrativo o penale o civile) fosse il gioco del lotto, dove non si sa mai di poter vincere.
Seguendo un certo modo di pensare la sentenza di un giudice non è altro che un’opinione (politica o no, pur sempre personale e arbitraria): quindi c’è sempre la possibilità di imbattersi nel giudice “giusto” o comunque di “pescare” la sentenza adatta, perché “dipende da come la si pensa”. Benvenuti allora nella Babilonia di Borges: le sentenze potrebbero essere sorteggiate. Di un giudice pensante non c’è più bisogno. E’ una sfida estremamente seria, quella di Borges, anche se presentata come una stravaganza, perché se la sentenza è un’opinione e un giudizio positivo solo una possibilità che dipende dal caso, allora tutto è possibile.