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Azzalin (Pd): “La concessione alla spiaggia fascista va revocata. Sbaglia il vicesindaco di Chioggia a liquidare il tutto come semplice folklore”

“L’apologia di fascismo è un reato e va punito secondo la legge, perciò auguro che la concessione venga revocata. Anche perché, è bene ricordarlo, non si tratta di ‘casa propria’, bensì di una proprietà demaniale. E il titolare deve rispettare le leggi dello Stato e la Costituzione nata dalla Resistenza. Che gli piaccia o no”. Il consigliere regionale del Partito Democratico Graziano Azzalin interviene sul caso dello stabilimento balneare Playa Punta Canna di Chioggia.“L’ordinanza del prefetto di Venezia che ha intimato al signor Scarpa di rimuovere immediatamente manifesti e cartelli con simboli che fanno riferimento al fascismo è giustissima, ma non basta. E non capisco come ci sia chi si indigna per un’eventuale chiusura o revoca della concessione, parlando di ‘violazione della libertà’. Libertà e fascismo sono due termini che stonano nella stessa frase. Sbaglia il vicesindaco di Chioggia a liquidare il tutto come una questione folkloristica, invitando la polizia a occuparsi di cose più serie, certi atteggiamenti di sufficienza sono pericolosi. Il fascismo è una cosa seria ed è triste che ci si debba ritrovare a combatterlo ancora oggi, considerando tutti i danni che ha provocato all’Italia. Evidentemente si è abbassata troppo la guardia, complici varie forze politiche che siedono anche in Parlamento, sdoganando associazioni che fanno esplicito riferimento al Ventennio e catalogando episodi di intolleranza e razzismo come ‘ragazzate’. E questi sono i risultati”.

Continua la malaSorte di Trenord: ritardi fantozziani anche oggi sulla Cremona Brescia


CREMONA Ieri soppressioni e ritardi in serie sulla Cremona Brescia, l’altro ieri ancora locomotive con motore diesel in circolazione e tre carrozze, di cui due senza aria condizionata. Le proteste fioccano da Cremona come dagli altri territori lombardi, con mail in serie da studenti e lavoratori, che formano ormai una trentina di comitati di pendolari, eppure in consiglio regionale il continuo confronto fra l’opposizione del pd e l’assessore Alessandro Sorte sta prendendo un binario morto. Lo sostiene numeri alla mano Dario Balotta di Legambiente Lombardia: infatti l’assessore Sorte, pressato dalle proteste, ha annunciato in consiglio regionale l’altro ieri investimenti da 29 milioni di euro quest’anno e da 125 milioni per l’anno prossimo, tutti destinati all’acquisto di nuovi treni. In realtà però un treno nuovo tipo Vivalto, come quelli messi in circolazione da Trenord, costa circa otto milioni o più, dunque con i 154 milioni investiti dalla Regione si potranno acquistare forse 19 convogli su una rete di 1.900 chilometri, molto meno dei 109 treni nuovi promessi. Quel che serve, insiste Balotta, è un piano, un’organizzazione più efficiente. Occorre che Milano si paragoni alla zona di Monaco di Baviera, che è omogenea per numero di abitanti (due milioni e mezzo), non al Sud d’Italia come fa Sorte, quando vanta i numeri del trasporto ferroviario in Lombardia rispetto alle altre Regioni. Nella zona di Monaco ogni giorno viaggiano un milione e 800mila pendolari, nell’area milanese solo 750mila. Il Pd da parte propria, intervenuto nel question time con Jacopo Scandella, presenti Agostino Alloni e Alessia Manfredini, lamenta il fatto che il 17 febbraio di quest’anno Alessandro Sorte ha annunciato un piano straordinario di 109 treni di cui però non c’è alcuna traccia: al Pirellone Sorte ha risposto soltanto “Stiamo lavorando”. E non risulta alcun cronoprogramma né nulla di certo. Intanto sulla Cremona Brescia, una delle linee più disastrate, alle 16.45 è stato annunciato un ritardo fino a mezz’ora anche oggi a causa di un guasto sulla linea elettrica nella stazione di San Zeno Folzano. Ieri 39 minuti di ritardo sul Cremona Brescia delle 15.24, a causa dell’improvvisa sostituzione di un convoglio. E il Brescia Cremona delle 14.40 di ieri è stato invece cancellato a causa di un inconveniente tecnico. 

Foibe, il sindaco di Crema condanna e attualizza: dal Marocco a Trump

“Dividere la storia in carnefici e vittime è un dovere morale che investe ciascuno di noi.

Sottrarsi significa confondere se stessi ma soprattutto i più giovani, cui abbiamo l’obbligo di raccontare la storia con onestà e senza strabismi ideologici, ma distinguendo tra uomini che cercarono di sopprimere vite e libertà di altri e uomini che fecero di tutto per impedirlo, pagando spesso con la vita.

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Tuttavia la morte rimane un fatto irreparabile, chiunque ne sia toccato, e noi abbiamo oggi il dovere di piegare le nostre menti a un gesto di pietà, ricordando non i tiranni e i loro servi, ma le persone comuni che ebbero solo la cattiva sorte di incrociare nella propria esistenza totalitarismi rossi o neri, rimanendone travolti, spesso tragicamente.

 

Vi furono morti ingiuste e crudeli, tra le persone, tutte le persone.  È accaduto invece nel passato che memoria e ricordo fossero selettivi, si esercitassero o meno a seconda delle convenienze del momento, delle appartenenze politiche o ideologiche, sociali, etniche. Dei carnefici o delle vittime.

Le Foibe e l’esodo giuliano dalmata, biblico quanto tragico, sono stati così ostinatamente ignorati ed omessi colpevolmente. Oggi invece li ricordiamo e facciamo nostra l’ingiustizia senza rimedio subita da quei fratelli italiani, brutalizzati negli anni ‘40 e nell’immediato dopoguerra nelle terre del confine orientale, a cavallo tra l’Italia e la Jugoslavia. L’innesco di quei fatti si chiamava nazionalismo, ispiratore di pretesti politici, con il corredo di pulizie etniche contro gli oppositori anticomunisti, e di pretesti sociali, che portarono a colpire la classe media, il nerbo della vita civile di quei territori. Nazionalismo, dicevamo, una brutta parola che oggi torna di moda e minaccia, veicolata da pifferai che anche qui ed ora trovano ascolto, purtroppo.

 

Non possiamo rischiare, vale per questa ricorrenza così come per il giorno della Memoria, di relegare quei fatti e quei comportamenti ad un’epoca lontana, altra, distante. Inorridire di quegli eventi, chiedersi come sia potuto accadere, e sorvolare sulle contraddizioni del presente, sulle nostre responsabilità, le stesse che ci conducono a prestare fede a individui che vogliono solo distruggere quello che faticosamente abbiamo costruito nel dopoguerra.

 

L’attualità è la nostra sfida, il campo dove dimostrare che rifiutiamo davvero che certi eventi del passato tornino a ripetersi. Proprio l’attualità ci riporta due notizie che devono interpellare il nostro spirito critico. Da un lato, in Marocco, grazie alla presa di posizione dei giuristi e degli esperti religiosi, viene sancita la possibilità, per i fedeli dell’Islam, di abbracciare un’altra fede, senza temere le vecchie sanzioni contro l’apostasia, che contemplavano anche la condanna a morte.

Un fatto di portata rivoluzionaria, del quale dobbiamo gioire. Dall’altro, il Presidente degli Stati Uniti firma un ordine esecutivo per iniziare la progettazione di un muro al confine col Messico. Una decisione che deve indignarci, quando credevamo che, dopo Berlino, nessun altro muro avrebbe dovuto segnare la storia dell’Umanità. Il rischio, sempre presente, è che ci si sbracci dalle rispettive barricate, di fronte a episodi che oggi ci passano sotto il naso e sui quali ancora una volta sospendiamo il giudizio perché i protagonisti appartengono all’una o all’altra parte.

 

Oggi rendiamo omaggio ai fratelli che perirono o che subirono provvedimenti disumani per mano di un regime antidemocratico, un regime comunista e totalitario. Ma al contempo ci ammoniamo, tutti quanti, a non cedere alla tentazione di confinare l’orrore ai fatti del secolo scorso, perché se quei fatti non servono a renderci più responsabili e meno ideologizzati, nessuna commemorazione potrà riscattarli e le giornate istituite per fare memoria diventeranno stanchi rituali, vuoti di significato.”

Stefania Bonaldi

Il M5s: “Formigoni, bella vita a spese dei malati”

Roberto Formigoni ha avuto anche la presidenza della commissione agricoltura, con il consenso del Pd: Martina, già consigliere regionale all’opposizione del Celeste, se lo è ritrovato presidente di commissione durante il governo Letta. L’opposizione del centrosinistra a Formigoni non è stata così efficace da determinare una svolta in una Regione segnata dal dominio ciellino, svolta che non c’è stata nemmeno durante la presidenza Maroni. Iolanda Nanni (M5S), al termine del comunicato annuncia che la nuova era della politica lombarda sarà grillina. Da parte mia vorrei sapere quanto sono disposti a subire ancora i lombardi.

 

“Si è squarciato il velo sull’eccellenza della Sanità Lombarda, la condanna a Roberto Formigoni, ex governatore della Lombardia, a 6 anni per corruzione nel caso Maugeri, è la conferma definitiva che in Lombarda chi doveva tutelare i malati ha, in realtà,  speculato sulla loro pelle.
Formigoni faceva la bella vita a spese dei malati e di ‘celeste’ aveva solo il colore delle camicie: milioni di euro sottratti ai lombardi finivano sperperati in regali, vacanze di lusso, cene, crociere in yacht e finanziamenti ai meeting di Cl. Così, per almeno un decennio, si era consolidato un sistema criminoso e clientelistico di potere in Lombardia. Nel frattempo Fondazione Maugeri sprofondava in un disastroso crack che ha portato oggi alla sua trasformazione da Fondazione onlus a società per azioni (che opera per profitto degli azionisti) mettendo a rischio oltre 3 mila posti di lavoro senza un battito di ciglia da parte della Giunta Maroni.
Il nuovo governatore non ha saputo dare quel deciso cambio di passo e necessaria discontinuità sul piano legale all’intero comparto della Sanità lombarda, prova ne sono i processi in corso a carico  dell’ex assessore regionale Mario Mantovani, imputato per abuso d’ufficio e turbativa d’asta in merito al bando sul trasporto dei pazienti dializzati e del presidente della commissione sanità Fabio Rizzi, arrestato nell’ambito dell’inchiesta Smile sullo scandalo delle dentiere.
La presidenza Maroni ha fallito, l’intero centro destra pure e il PD nel ventennio Formigoniano non è stato in grado di fare opposizione e vigilare su questi scandali: solo il Movimento 5 Stelle può ridare dignità e legalità alle Istituzioni”, così Iolanda Nanni, capogruppo del M5S Lombardia.

 

Tamoil, i Radicali chiamano ministero e Comune

La sentenza d’appello, con le sue voluminose motivazioni, rischia di non avere conseguenze per l’ambiente se il Comune e il ministero non adeguano le procedure amministrative al conclamato “disastro ambientale colposo”. Di risarcimento danni ancora non si parla e di bonifica nemmeno, anzi gli impianti devono ancora essere dismessi

 

CREMONA La lettera aperta dei Radicali di Cremona al sindaco Gianluca Galimberti individua una delle contraddizioni storiche della vicenda Tamoil. Esistono ancora oggi due progetti diversi, con obiettivi differenti, ma la fonte d’inquinamento è una sola, come ha ribadito la sentenza della corte d’appello dello scorso 20 giugno, con la condanna di un manager per disastro ambientale colposo. Ancor oggi esiste infatti una messa in sicurezza delle aree esterne alla Tamoil, già attivata, mentre la bonifica delle aree interne all’ex raffineria, non ancora iniziata a sei anni dalla chiusura e sedici dall’autodenuncia della compagnia petrolifera, ha per legge obiettivi incredibilmente diversi. Sergio Ravelli e Gino Ruggeri, che sono presidente e segretario dell’associazione dei radicali cremonesi, chiedono quindi al sindaco di unificare gli obiettivi a vantaggio dell’ambiente, evitando eventuali rischi per la salute dei cittadini. Parte degli idrocarburi emessi dalla Tamoil nel sottosuolo cremonese in tanti anni di attività, dal 1963, infatti è emigrata verso le aree esterne non di proprietà libica, dove non è prevista ancora alcuna bonifica, ma dove il danno può ben esserci, dato che è la zona delle società canottieri, in riva al Po. Tamoil e società canottieri sono separate dal solo argine maestro. Si pensava in precedenza che queste aree una fonte propria di inquinamento, diversa dalla Tamoil, ma non è così: occorrono dunque obiettivi ambientali identici. Il Comune può rimediare modificando l’atto di approvazione del progetto di messa in sicurezza esterna. In questo modo le motivazioni della sentenza di condanna avrebbero una conseguenza pratica sul piano ambientale. Il pressing dei Radicali cremonesi, questa volta mediante una deputata del Pd, Gessica Rostellato, colpisce però anche il ministero dell’ambiente, che sinora non ha mai dato adeguate risposte alle istituzioni cremonesi. La parlamentare veneta infatti ha presentato un’interrogazione al ministro Galletti, con richiesta di risposta scritta, per sapere se è stata intrapresa o stia per essere avviata un’azione civile di risarcimento danni nei confronti della Tamoil. Non se ne sa finora nulla, anche perché il ministero, per un errore clamoroso, non si è presentato nel processo contro la Tamoil, e quindi la compagnia libica non ha per ora ricevuto alcuna richiesta di risarcimento e pare che nemmeno sia assicurata. Il disastro ambientale colposo non lo pagherebbe dunque nessuno e un domani potrebbe ricadere sulla pubblica amministrazione. Di qui l’attesa di una risposta da parte del ministro Gian Luca Galletti.

 

 

 

A2A, il Comune di Crema vuole vendere azioni

CREMA CR Dove sono le montagne d’oro e i lauti guadagni per i Comuni di cui si parlava ai tempi dell’alleanza tra A2A e Lgh? Il Comune di Crema ha già deciso di vendere le azioni per far cassa, circa un mese dopo averle materialmente ricevute, e considera la possibilità di venderle anche al ribasso, con un solo limite: non cederà i titoli rimettendoci più del 5%. Ecco lo spirito della cosiddetta alleanza strategica: fare cassa appena possibile. Questo il tono delle proteste scagliate dalle opposizioni alla maggioranza di centrosinistra, che in consiglio comunale ha dato mandato alla società Scs srl, cassaforte delle azioni della multiutility milanese e bresciana, di andare in Borsa a vendere.

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L’andamento delle azioni A2A nell’ultimo mese: il trend è discendente

Per le opposizioni – da Alessandro Boldi dei 5 stelle a Simone Beretta di Forza Italia – è stata una decisione negativa per il Comune e per i cittadini, che si sono visti mettere sul mercato azionario l’azienda del gas, della luce e dei servizi ambientali come la raccolta differenziata, e che ora vedono il Comune pronto a far cassa. E a quale scopo? Secondo le minoranze, come sostiene Boldi, solo per ottenere soldi e pagare alcune asfaltature di strade a scopo elettorale, in vista delle elezioni comunali della prossima primavera. Il sindaco Stefania Bonaldi ha difeso e sostenuto l’operazione, perché il Comune compirebbe una scelta speculativa se detenesse a lungo titoli di Borsa, quindi è opportuno rimetterli sul mercato. Si tratta di una scelta già prevista al momento del via libera all’alleanza strategica e territoriale con A2A, anche se le minoranze, con toni diversi, ora dicono che è una sorpresa.

A2A, per il 51% di Lgh, ha versato 113 milioni di euro, di cui il 58% in denaro e il 42% in azioni. Crema in tutto ha ricevuto dieci milioni e 250mila euro, in contanti ha ricevuto 6 milioni e 600mila e in azioni ha avuto tre milioni e mezzo. Le azioni allora valevano 1,23 euro l’una. Oggi quelle stesse azioni valgono di meno, solo 1,16, con una perdita all’incirca del 5,7%. Il Comune vuole vendere il 35% di questi titoli. Crema dunque oggi perderebbe circa 70mila euro (200mila euro se vendesse tutte le azioni che possiede), troppo rispetto al limite stabilito dal consiglio comunale e quindi non potrebbe nemmeno vendere. Quel che è certo, è che un terzo dei 6 milioni e 600mila euro già versati in contanti da A2A entreranno nel bilancio del comune, non appena Scs Srl, amministrata da Dino Martinazzoli, autorizzerà l’operazione. L’effetto Trump, oltretutto, potrebbe far salire i tassi d’interesse bancari e quindi penalizzare le multiutility, acquistate come un bene rifugio nei momenti difficili. Il Comune di Crema valuterà quindi le oscillazioni degli indici di Wall Street e di Piazza Affari, e le future decisioni della Federal Reserve e della Bce sui tassi d’interesse.

Sottopasso di via Brescia, meno traffico e più spese

CREMONA Il Comune diffonde i dati del monitoraggio sul transito di veicoli nel comparto di San Bernardo e canta vittoria per la viabilità che, a giudizio dell’assessore alla viabilità Alessia Manfredini (Pd), “funziona” grazie alla riduzione del traffico, e intanto incassa un’altra critica: certo che funziona in quella zona, semplicemente perché dal sottopasso di via Brescia non si passa, il passaggio è limitato ai veicoli piccoli e bassi e alle bici. il-corrimano-nel-sottopasso-di-via-brescia1

Il traffico, chiosa il consigliere dei 5 stelle Maria Lucia Lanfredi, si è spostato, e chi attraversa il sottopasso corre anche un rischio, perché non c’è spazio nemmeno per i vigili del fuoco e le ambulanze. Gli automobilisti se possono evitano la nuova infrastruttura, e si ritrovano così ad affrontare una tortuosa gimcana. Il peggio però è che per la fine del mese la Regione potrebbe restituire dal Comune parte del finanziamento, oltre mezzo milione di euro che ricadranno sul bilancio e quindi sui contribuenti. Il decreto di saldo è arrivato, con la firma del dirigente regionale Marco Cassin. Agostino Alloni (Pd), poi, ha accusato il Pirellone di incoerenza perché punisce il Comune per aver inserito una pista ciclabile nel sottopasso proprio negli stessi giorni in cui lo premia per quattro nuove piste ciclabili volute anche dai Comuni del circondario. La viabilità, fra rotatorie e sensi unici, comunque non è più la stessa e le lamentele sono frequenti, fra lettere dei cittadini e polemiche in consiglio comunale, anche a causa dell’imponente spesa pubblica, una decina di milioni in tempo di crisi. Delusione anche da parte del rinnovato comitato di quartiere. Il monitoraggio intanto ha confermato che i carichi di traffico locale sono diminuiti: nel 2016, nel tratto tra via Endertà e via Brescia, dove è stata attivata la viabilità definitiva dal 10 ottobre, sono passati 4.061 veicoli, cioè il 14% meno del 2015 e il 46% meno di due anni fa. Alessia Manfredini da parte propria ricorda che erano stati i residenti, anni fa, a chiedere meno traffico, quando c’era il passaggio a livello. E’ rimasto insomma il traffico locale, chi viene da Brescia passa altrove, compresi camion e furgoni. Per chi si inoltra nel sottopasso a piedi, infine, il Comune ha collocato un corrimano d’acciaio zincato. Ma per non pochi cremonesi era meglio prima: meglio lasciare il progetto com’era, a due sensi di marcia e senza pista ciclabile, evitando quindi di dover restituire alla Regione mezzo milione di euro.

Provincia al voto senza dibattito, in nome delle infrastrutture

Aggressività conservatrice dell’ente Provincia, che stringe le fila attorno al Pd e al suo dirigente Massimo Placchi (coordinatore funzionale con interim fresco fresco al Patrimonio) e senza alcun dibattito va alle urne per un programma fatto di cantieri edili, manutenzioni di scuole e rinnovate infrastrutture. Fra le scuole, ce n’è una particolare: l’acciaieria Arvedi che necessita di riqualificata viabilità.

CREMONA Le prossime elezioni provinciali, per quanto domenica 6 novembre dalle 8 alle 20 possano votare solo sindaci e consiglieri comunali nella sede di corso Vittorio Emanuele II, preoccupano non pochi ambientalisti sia per il programma della lista che candida Davide Viola del Pd, candidato presidente largamente favorito, che per il ruolo che l’ente sta garantendo con un’impressionante conferma delle scelte strategiche di Massimiliano Salini, centrodestra, oggi europarlamentare. La continuità rispetto agli ultimi due anni è rivendicata dal segretario provinciale Pd Matteo Piloni in una lettera agli iscritti del 18 ottobre, che si richiama all’ex presidente Carlo Vezzini, che però non ha compiuto inversioni di tendenza. A sua volta Davide Viola in una lettera a tutti gli amministratori comunali (cioè gli elettori)…

… sottolinea di essersi occupato soprattutto di seguire gli aspetti economici e finanziari legati al bilancio. Mette i brividi il silenzio sull’ambiente, in un assordante mancanza di dibattito con il centrodestra, che si è spaccato in due liste senza candidato presidente, condannandosi così alla sconfitta: in una lista ci sono gli uomini forti dei partiti storici, come Gianni Rossoni, Paolo Abruzzi e Marcello Ventura, nell’altra i battitori liberi come Alberto Sisti e Giuseppe Lanzanova di Soncino. L’assenza di conflittualità dimostra la convergenza sul programma da realizzare come Provincia o come Area vasta, comunque vada il referendum costituzionale. Infatti il Piano triennale delle opere pubbliche è stato approvato senza discussioni: lavori per 40 milioni, molte le manutenzioni straordinarie degli edifici scolastici, costruzione della nuova sede del liceo classico di Crema in via Piacenza, oltre a una serie di infrastrutture fra le quali dominano il rinnovato ponte sull’Adda per 18 milioni, a completare il raddoppio della Paullese, e strategicamente mezzo milione per il raddoppio della Codognese, a servizio dell’ampliamento dell’area industriale di Cavatigozzi. La spaccatura tra Cremona e Crema si risolve così. L’elenco dei lavori che non è stato possibile finanziare sono rotatorie e tangenziali, a confermare il modello di economia fondata sull’edilizia e l’asfalto. Il dirigente ad interim del settore Patrimonio è Massimo Placchi, coordinatore trasversale dell’ente Provincia, già direttore generale del Comune di Cremona durante l’era Perri. L’ente Provincia stringe le fila, investe sui poteri economici esistenti, autorizzando biogas a raffica per gli agricoltori che se le possono permettere, e preparandosi se possibile a inaugurare il cantiere dell’autostrada per Mantova.

Ilva, sabato in sala Rodi il confronto Mucchetti-Arvedi

Nulla di meglio che ripescare un’intervista di due anni fa a un arrembante Massimo Mucchetti

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La dichiarazione del senatore Massimo Mucchetti spicca, e particolarmente, sia per il contenuto (una richiesta di maggiore trasparenza all’industriale Arvedi due anni fa) che per l’importanza dell’argomento, il futuro dell’Ilva. La rilettura dell’intervista di Stefano Feltri al senatore del Pd, uscita il 3 novembre 2014 sul Fatto Quotidiano, e poi rilanciata sul sito dei senatori Pd, non è motivata solo dalla curiosità, perché Mucchetti si materializzerà sabato 22 alle 10 del mattino in sala Rodi, in un convegno di Cremona Futuro cui partecipare anche l’industriale siderurgico che ha dato un nuovo volto alla sua città, con una serie di donazioni e interventi che lo fanno considerare unanimemente un benefattore. Ci si può anche domandare però se l’acquisto dell’Ilva produrrà effettivo beneficio per l’industria, senza più ripetere danni per l’ambiente, oppure se il cambio di proprietà (le offerte sono di due cordate, l’una pilotata da Marcegaglia l’altra da Arvedi) genererà, tramite la Cassa depositi e prestiti, ulteriore debito pubblico. L’ultima ipotesi riguarda l’alleanza tra Leonardo Del Vecchio (Luxottica) e Arvedi.

Si confronteranno dunque il cavaliere della Repubblica Arvedi, il senatore presidente della commissione Industria commercio e turismo, e interverranno anche il segretario provinciale del Pd Matteo Piloni e Fabrizio Aroldi, responsabile della commissione Lavoro del Pd. Quale altro moderatore se non Vittoriano Zanolli direttore del giornale locale?

A2Aexit, proposte di autotutela

Si consolida un aggregato anti-renziano composto di centrodestra, cinque stelle, associazioni ambientaliste e cinque stelle, ciascuno con le proprie caratteristiche ma tutti contro il governo di centrosinistra e le sue strategie. Nei confronti dell’alleanza A2A-Lgh è scattata una sorta di crociata che assume peculiarità diverse e tuttavia non si smentisce mai. Il nuovo attacco parte dopo le elezioni comunali di Roma e Torino, vinte dai grillini anche col voto di centrodestra.

 

CREMONA Mentre i britannici votano se restare o uscire dall’Unione europea, anche Cremona ha una sua exit sulla quale meditare, quella da A2A. La proposta di uscire per autotutela è lanciata  da Giampiero Carotti, alfiere del comitato acqua pubblica, tanto più dopo l’apertura di un’istruttoria dell’Autorità anticorruzione, oltre a quella dell’Antitrust. La preoccupazione è tutt’altro che formale, dato che in gioco ci sono, con la proprietà del 51% delle società cremonesi, anche i servizi dell’energia, del gas e dell’ambiente, a partire dall’inceneritore, la cui data di chiusura, vista l’incertezza delle istruttorie e delle inchieste in corso, è quanto mai avvolta dal fumo. Il piano industriale in base al quale il sindaco Gianluca Galimberti prometteva la dismissione dell’impianto entra ormai in forse. L’Anac chiede ad Aem Cremona, oltre che alle società di Crema, Lodi, Pavia e Rovato, perché è stato venduto il 51% delle quote senza gara pubblica, e il comitato acqua pubblica chiede di ripartire proprio con una gara vera e propria. Il nuovo sindaco di Milano Giuseppe Sala, d’altro lato, non considera più strategica la partecipazione all’ex municipalizzata, dunque il controllo pubblico, per il comitato nato a sostegno dei referendum del 2011, a settembre per Carotti potrebbe ridursi a un nostalgico ricordo. E dire che le azioni di A2A, a piazza Affari, sono salite proprio grazie all’alleanza con Lgh.  Il nuovo centrodestra, con l’ex assessore Federico Fasani, ha posto sin dai primi mesi dell’amministrazione Galimberti mille domande sui rapporti con A2A: anche oggi non si dichiara contrario all’operazione, per chiedere piuttosto più trasparenza. L’operazione secondo lui è stata gestita ben più dalla politica, precisamente dal Pd, che governa tutte le città, che dai tecnici. Ci sono dubbi perché il patrimonio cremonese risulterebbe svalutato: A2A ha versato diversi milioni meno di quanto atteso, e anche Padania Acque si preparebbe ad acquisire le reti del servizio idrico integrato a prezzo ribassato di 10 milioni. Troppe domande ancora aperte per Fasani, quindi è impossibile stabilire che cosa sia opportuno fare: Cremona rischia in tutti i casi, anche uscendo dal colosso milanese e bresciano, a meno il Comune finalmente faccia chiarezza. Tra l’altro, lo stesso consiglio comunale è stato chiamato a esprimere dei voti che nemmeno sarebbero stati opportuni: Aem e Comune, mentre i dubbi aumentavano, si sono giustificati a vicenda.  Il consiglio d’amministrazione di Aem, guidato dal presidente Massimo Siboni, nel frattempo potrebbe dimettersi, per il nuovo Centrodestra, così come Galimberti a questo punto non sembra proprio godere più del consenso conquistato alle elezioni sull’onda del renzismo dilagante. Anche Marcello Ventura ha protestato duramente sui modi con cui è stata condotta la trattativa con A2A: suo l’esposto all’Anac. Se parte della sinistra cremonese ha lasciato la maggioranza, Lucia Lanfredi ricorda l’esposto dei grillini alla Corte regionale dei Conti: la migliore opportunità, di nuovo, sarebbe indire una gara: A2A potrebbe vincere, dando all’operazione ben altra sicurezza. L’Autorità anticorruzione chiuderà l’istruttoria dopo l’estate, ma l’Antitrust dovrebbe pronunciarsi entro due settimane, quindi il capogruppo della lista civica del sindaco, Enrico Manfredini, ha tutt’altra idea: aspettare almeno che le istruttorie si concludano per poi pronunciarsi. Ultimamente il centrosinistra non ha più discusso dell’operazione. Chi resta tranquillo, per Giampiero Carotti, è proprio l’inceneritore, che così chiuderà forse nel 4076.

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