Categoria: Provincia, Area vasta

Vertice in Provincia domani per il comitato di Crotta

 

Il comitato di Crotta D’Adda “Tuteliamo il nostro ambiente e la nostra salute” incontrerà domani alle 13 il presidente della Provincia Davide Viola, nella sede di corso Vittorio Emanuele II, per chiedergli di prorogare le scadenze già previste dall’iter autorizzativo del compostaggio Sovea. Il 9 novembre è troppo prossimo per poter designare esperti indipendenti e quindi presentare Osservazioni sostenute da una piena conoscenza della documentazione depositata dalla ditta Sovea. Nello stesso tempo il diritto all’informazione e alla partecipazione dei cittadini alle decisioni ambientali che li riguardano direttamente, come residenti, è tutelato dalle leggi. Le decisioni toccheranno agli uffici del settore Ambiente della Provincia, in conferenza dei servizi con i Comuni interessati, rappresentati solitamente dall’ufficio tecnico. E’ un dato di fatto però che gli impatti ambientali stanno aumentando e che una valutazione su area sufficientemente vasta, che comprenda più Comuni, appare utile ma non ancora eseguita e nello stesso tempo legittimata politicamente. E’ una scelta politica infatti dare una destinazione a un territorio attraversato da un’ex statale come la Codognese. La passione per l’incremento del Pil non dovrebbe dimenticare gli impatti ambientali, gli odori, la polvere, i rumori, le varie forme di inquinamento che stanno colpendo soprattutto in questo periodo autunnale, a partire dall’inquinamento atmosferico, chiunque si trovi a calpestare il territorio cremonese. L’ente Provincia darà risposte efficaci? La questione ambientale si fa pressante in diversi centri abitati: l’ente Provincia può dimostrarsi realmente strategico, viste le competenze degli uffici, per le autorizzazioni e i controlli.

Ecco come appare il territorio di Crotta d’Adda sulle mappe: uno spazio da riempire. Ma come? Per ora basta disegnare una figura geometrica in rosso accanto a una discarica, ed ecco il futuribile compostaggio

Non è mai stato un alfiere dell’ambiente, Davide Viola, e non era certo questa la qualità che veniva richiesta per le cariche di sindaco di Gadesco Pieve Delmona e di presidente della Provincia. A Gadesco, dove Viola è sindaco dal 2004 e vicesindaco dal ‘95 al 2004, non risulta che sia stato sollevato un problema riguardante l’espansione del centro commerciale Cremona Due, dato che il territorio comunale non presenta zone protette né complicazioni idrogeologiche, apparendo quindi destinato, come accade, a fornire lontani orizzonti agli ampliamenti di Cremona Due. La passione dei costruttori e del consumo di suolo ha trovato sfogo nel corso dei lustri gadeschesi. In Provincia poi, nel 2014, al termine dell’ultimo mandato compiutamente politico, quello del presidente Massimiliano Salini (oggi con Forza Italia), tutt’ora europarlamentare, la crisi istituzionale dell’ente fa sì che la presidenza di Carlo Vezzini (Pd) venga sostenuta anche dal centrodestra. Allo stesso modo Davide Viola (Pd), già vice di Vezzini, nell’elezione di secondo livello non trova avversari: la lista di alternativa ambientalista non decolla. L’unanimismo caratterizza anche il mandato di Viola, iniziato nel novembre 2016: il suo compito era innanzitutto la stabilità del bilancio negli anni della crisi seguita alla riforma Delrio. Le proposte di bilancio partecipato, avanzate in tempi di campagna elettorale dal sindaco di Vescovato Maria Grazia Bonfante, non hanno trovato seguito.

Davide Viola non si mostrato insensibile: ha ascoltato la proposta di Cesare Vacchelli (comitato No autostrade Sì ferrovie) di creare un tavolo provinciale per promuovere il Tibre ferroviario. Risultati da quanto si sa non ce ne sono.

Gli uffici hanno inevitabilmente proseguito – questo l’effetto percepito da diversi osservatori – la linea del mandato Salini, sostenuti dalle norme vigenti, sia regionali che nazionali, leggi tali da suscitare critiche e perplessità dal mondo ambientalista.

Dipendente prima della Banca Popolare di Cremona e oggi del Credem, Davide Viola non passa neppure per un cultore delle grandi opere e del consumo di suolo. Le scelte strategiche dell’ente Provincia negli ultimissimi anni sono state caratterizzate da numerosi lavori di manutenzione straordinaria delle scuole superiori e delle strade, quando possibile, e per la strenua lotta dell’ente per garantire i servizi durante la grave crisi istituzionale che si è accompagnata ai progetti di riforma degli ultimi governi.

In 1.420 contro le nutrie

Entro oggi l’amministrazione provinciale avrebbe dovuto approvare il bilancio: non è stato possibile per le ragioni più volte spiegate. E’ stato però attuato, e presentato stamattina in conferenza stampa, l’ennesimo piano nutrie, “per il contenimento, come precisa Alberto Sisti, non per l’eradicazione, nella sola speranza di limitare il problema. Non è questione che dipenda solamente dall’ente Provincia di Cremona, né dal sindaco di Castelvisconti, per altri motivi apprezzabile per l’impegno: è la Lombardia che non ha saputo affrontare e risolvere un problema che da tanti anni appare su vasta scala. Eppure metodi e linguaggio cambiano poco. E si continua a sparare a degli animali. Sempre Sisti spiega che i 1.420 operatori sono in parte volontari che non si attivano certo ogni giorno. Il castorino, però, viene demonizzato e assalito. Fucili e gabbie non sono però una soluzione. 

cellinutria.jpg

 

CREMONA L’amministrazione provinciale di Cremona, pur trovandosi in grave crisi di bilancio, ha attuato un dispiegamento di forze degno di miglior causa per l’abbattimento cruento delle nutrie. Dal 31 marzo 2016 gli uffici hanno autorizzato ben 1.420 operatori. Per eliminare la specie myocastor, ovvero castorino, gli uomini armati di fucile da 309 sono diventati 749, gli operatori che usano gabbie sono aumentati da 46 a 217, oltre a 9 operatori di ditte private e 93 guardie volontarie venatorie. Un esercito che si è quasi triplicato senza però molte speranze di successo, anche perché le nutrie si moltiplicano rapidamente e secondo l’ultima stima, del 2013, sono un milione e 100mila nella sola Provincia di Cremona. Le difficoltà del piano nutrie sono ammesse anche dall’assessore di Sesto ed Uniti Carlo Vezzini, come anche dal sindaco di Castelvisconti Alberto Sisti, che segnalano la scarsezza di risorse. L’ente Provincia ha investito ancora 25mila euro in un anno per l’abbattimento e altri 45mila euro per lo smaltimento delle carcasse, mentre la Regione ha chiesto per quest’anno al governo un milione di euro.

Inutile crudeltà, come osserva da anni l’associazione Uomo Natura Animale, che segnala l’enorme dispendio di risorse economiche che dura ormai da decenni senza alcun risultato. Si è costituita anche una Fondazione onlus, con lo stesso nome dell’associazione animalista costretta a prendere le distanze: è stata la Fondazione a donare 50 gabbie. L’ente Provincia ha consegnato 288 gabbie ai Comuni e 566 pettorine. Altre 105 gabbie sono disponibili. Decenni di piani nutrie non hanno dato risultati. L’associazione ambientalista Uomo Natura Animale, che ha la sua storica rappresentate cremonese in Franca Rita Catelani, ha segnalato che i rischi sanitari sono molto discutibili e persino il piano provinciale riconosce che l’animale ha un ruolo probabilmente di scarso rilievo nella diffusione della leptospirosi. Non è sorta di ratto ma di castoro. Un animale insomma demonizzato, che viene cacciato crudelmente, con spesa pubblica rilevante e palesemente inutile. Veniva allevato per farne pellicce, che ormai non si usano più da decenni. L’associazione animalista ha consigliato un intervento che fermi chimicamente la riproduzione, da anni fuori controllo. In provincia, fra Luignano e Annicco, in questi giorni una strada comunale ha ceduto per un tunnel scavato dai castorini. Malgrado gli insuccessi dei piani nutrie e la continua spesa pubblica, i metodi tuttavia non cambiano.

Il ponte Verdi irrompe sulle primarie del Pd

 

CREMONA “Per risolvere la crisi delle Province e degli enti locali il governo e il parlamento non stanno facendo assolutamente niente”. E’ la polemica ammissione di Monica Cirinnà, intervenuta ieri nella saletta al pianterreno di palazzo Cittanova per promuovere la candidatura di Andrea Orlando segretario del Pd al posto di Matteo Renzi e quindi cambiare il partito, rendendolo più aperto alla partecipazione e più pronto ad ascoltare i territori. La sollecitazione del sindaco di Gerre de Caprioli Michel Marchi ha dato un ulteriore tocco di drammaticità. La riforma Delrio si è rivelata disastrosa e anche la Provincia di Cremona è in tale deficit che stenta a compiere le opere necessarie. La stessa manutenzione stradale è diventata troppo costosa: la Provincia potrebbe quindi cedere le sue strade ai Comuni. Gerre de Caprioli, ad esempio, riceverebbe il compito di manutenere 15 chilometri d’asfalto senza averne i soldi. E’ uno degli argomenti che hanno fatto salire la tensione all’interno del Pd. La crisi più grave è quella del ponte Verdi di San Daniele Po, dove occorre ormai la ristrutturazione delle travi, non solo dei giunti, visto il grave stato di ammaloramento. I lavori però dovrebbero essere svolti contemporaneamente dalle Province di Parma e di Cremona, possibilmente in luglio e in agosto, evitando così la crisi delle imprese attive su entrambe le sponde. Nel frattempo ci sono già stati alcuni licenziamenti. Una crisi inaccettabile per i Comuni del territorio, che per domani mattina hanno convocato una serie di riunioni, a San Daniele, Zibello e Roccabianca. E’ atteso anche il sottosegretario Luciano Pizzetti. Cinque anni fa, quando il sindaco di San Daniele Po Davide Persico avvisava dello stato di ammaloramento del ponte Verdi, veniva ignorato o criticato dalla stessa Prefettura di Cremona, per l’eccessivo allarmismo, anche se verificava il peggioramento della sicurezza passando in barca sotto il ponte. Cremona però ha taciuto fino all’ordinanza di chiusura emessa in questi giorni dalla Provincia, mentre al contrario Parma lascia aperto il traffico, Cremona lo chiude. Oggi Cremona ha messo dei cartelli di chiusura anche in territorio parmense. Le riunioni di domani intendono porre fine al caos. Per fare i lavori di ristrutturazione occorre però un milione di euro, atteso dalla provincia di Parma: soldi ancora fermi a Roma.

Nuova diffida per l’acciaieria Arvedi

L’Osservatorio Arvedi consegna un’immagine dell’acciaieria patinata di “accettabilità sociale”, per non dire più che accettabile. D’altra parte l’Osservatorio funziona come commissione comunale permanente, senza però che si attivi un’opposizione istituzionale, che non sia il Comitato di quartiere o un’associazione ambientalista. Dai decreti dell’ente Provincia di diiffida a eliminare le irregolarità, emergono invece problemi che si ripetono, come l’eccesso di acido cloridrico, e inosservanze che durano anni. In consiglio comunale l’acciaieria Arvedi gode di un consenso quasi unanime, per ragioni che non riguardano direttamente le questioni ambientali, tuttavia aperte.
CREMONA Il settore Ambiente dell’amministrazione provinciale ha emesso una nuova diffida nei confronti dell’acciaieria Arvedi, la quinta, per diversi motivi a partire dal 2012, e ogni volta allo scopo di eliminare attività dannose all’ambiente. L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, durante un’ispezione ordinaria degli impianti che si trovano sul territorio di Sesto ed Uniti, ha constatato fra l’altro che il valore medio dell’acido cloridrico, dopo il trattamento di rigenerazione, è superiore alla norma, che fissa una soglia di 3 milligrammi per metro cubo. L’acido cloridrico viene usato come reagente nelle operazioni di decapaggio, allo scopo di eliminare strati superficiali nel trattamento dell’acciaio. Il complesso siderurgico si trova sul territorio di tre Comuni: Cremona, Spinadesco e Sesto ed Uniti. Sesto è interessato in particolare dalla zincheria. L’eccessiva presenza di acido cloridrico nelle acque depurate non è l’unica irregolarità rilevata dall’Arpa durante l’ispezione, che si è conclusa con una relazione datata 28 novembre, trasmessa all’ente Provincia e poi sfociata nel provvedimento del dirigente Roberto Zanoni. Le inosservanze sono sette. La rete di raccolta delle acque piovane, che confluiscono nel punto di scarico chiamato S3, non è dotata di un presidio di sedimentazione, che pure doveva essere installato entro il 31 dicembre 2015. Un’altra irregolarità riguarda un altro punto di scarico, indicato dalla sigla S1, dove dal marzo del 2015 doveva essere collocato un sistema di misurazione e registrazione in continuo della portata. Presso il pozzetto di servizio dello stesso scarico S3, inoltre, non ci sono sistemi di misurazione e registrazione continuativa del pH e della conducibilità elettrica. L’acciaieria poi non è stata in grado di dimostrare, durante l’ispezione, che è in funzione un sistema di controllo costante dei depuratori. E ancora, i forni di essiccazione del nastro verniciato dovrebbero essere dotati di un bocchello di ispezione del sistema di trattamento dell’aria esausta, tuttavia assente. Il 2 di gennaio l’acciaieria Arvedi ha presentato alcune memorie difensive del proprio operato. Il dirigente del settore Ambiente però ha ritenuto opportuno emettere comunque il decreto di diffida, datato 16 marzo, e a mettersi in regola con il codice dell’ambiente e le norme che il complesso siderurgico ha ricevuto assieme all’autorizzazione al funzionamento degli impianti. 

Ambiente sotto assedio, Ecoplant fa ricorso al Tar

 

CREMONA Più che di programmazione, lungimiranza e competenza pare che la Provincia, scampata alla mannaia del referendum costituzionale, pare che abbia bisogno di avvocati, vista l’ondata di ricorsi che l’ha colpita nelle ultime settimane, gettando nello sconcerto il coordinatore funzionale Massimo Placchi e il presidente Davide Viola che hanno dovuto ritoccare il bilancio anche per le spese legali.La società Ecoplant infatti, dopo aver subito tra luglio e agosto il diniego e l’archiviazione da corso Vittorio Emanuele II – un evento davvero poco frequente -, sostenuto a spada tratta dalla giunta Galimberti in Comune, si ripresenta con i propri legali al Tar per annullare il diniego e poter riciclare rifiuti per ricavarne combustibile solido secondario. Ecoplant, che ha smentito di voler conferire il proprio combustibile all’inceneritore di Cremona, aveva iniziato l’attività in via Riglio, in una zona industriale già popolata di aziende inquinanti, in base a una modifica dell’autorizzazione ottenuta da un socio di minoranza, la Crea di Cremona, ed era stata fermata dalla polizia locale del Comune ai primi di luglio per aver aperto il cantiere senza permesso. Un vero e proprio blitz: la domanda era arrivata solo il 19 maggio in Provincia e poche settimane dopo in Comune. L’obiettivo era trattare 100mila tonnellate annue, cioè 15 all’ora, con un via vai di camion, dove già il traffico pesante è rilevante e destinato ad aumentare dopo il raddoppio della Codognese, a poche decine di metri dal canale navigabile e da corsi d’acqua minori. Lo stop è stato motivato dal Comune per evitare consumo di suolo e un nuovo capannone, oltre all’impatto sui corsi d’acqua. Ecoplant impugna però anche una delibera dell’Autorità di bacino, usata come scudo da Provincia e Comune, in una zona dove vige il piano di gestione degli allagamenti causati dal Po. L’ente Provincia si oppone in giudizio, quindi, ma l’ambiente rimane sotto assedio. Assedio gravoso tanto più per il prolungarsi dell’emergenza smog: le polveri sottili cancerogene pm10 sono arrivate al dodicesimo giorno consecutivo oltre il limite: 57 microgrammi anziché 50 la media di ieri, ma sono le previsioni meteorologiche dell’Arpa a concedere una speranza per dopodomani, quando l’aria Cremona potrebbe essere ripulita grazie all’arrivo di venti moderati da Est.

Consiglio provinciale, l’unanimismo è finito

Il presidente della Provincia Davide Viola propone al consiglio provinciale, ieri pomeriggio, una variazione di bilancio e cinque consiglieri su dodici votano astenuto. E’ stato Paolo Abruzzi, sindaco di Sospiro e capogruppo di una delle liste di centrodestra sconfitte dallo stesso Viola, unico candidato presidente. Non ci sono state critiche nel merito delle scelte da parte di Abruzzi, sostenuto anche da Marcello Ventura e Gianni Rossoni, bensì una richiesta di fare più passaggi politici prima del voto. La gestione è di fatto delegata da tempo: è opportuno tornare a confrontarsi.

cassaforte
Cassaforte ben protetta

Viola ha spiegato che il tempo a disposizione era scarso: il suo stesso gruppo non si è riunito prima del voto di ieri: il presidente della Provincia ha apprezzato la richiesta ma è andato avanti. Il bilancio previsionale 2016-18 è stato ratificato all’unanimità, con una divisione invece sulle variazioni allo stesso previsionale, passato a maggioranza, dopo circa due anni di voti all’unanimità, con l’eccezione dello scontro sul dimensionamento scolastico. Alberto Sisti, dell’altra lista di centrodestra, ha votato a favore dichiarando di non essere stato consultato preventivamente. C’è anche chi, fuori dal consiglio provinciale, come il sindaco di Vescovato Maria Grazia Bonfante, chiede che il bilancio sia partecipato con i cittadini, cioè discusso preventivamente in assemblee pubbliche.

Provincia, già 16 milioni di deficit da gennaio

CREMONA Il protagonista è subito il debito, sin dalla prima riunione del consiglio provinciale di ieri, per un deficit di ben 15 o 16 milioni che peserà sul bilancio sin da gennaio, come ha fatto sapere il nuovo presidente Davide Viola, e che dovranno essere comunque ripianati, che l’ente Provincia venga cancellato dal referendum costituzionale o assorbito nell’Area vasta. La santa alleanza fra centrosinistra e centrodestra, in assenza di opposizione, di ambientalisti e cinque stelle, viene rafforzata dal discorso di Viola, richiamatosi al predecessore Carlo Vezzini: pur nella crisi causata dalla riforma Delrio, l’esperienza del mandato precedente ha rappresentato per Viola un modello di gestione positivo, che avrebbe condiviso ogni singola istanza territoriale in una sintesi comune “senza ideologie di partito od appartenenze”.

Il bilancio rimane un campo di battaglia: è la Provincia di Cremona a finanziare lo Stato e non viceversa, per gli 21,4 milioni di euro dati e gli 8,8 ricevuti, con una questione aperta sulle competenze che la Regione ha di nuovo delegato a corso Vittorio Emanuele II con i fondi da assegnare. La cura Delrio ha ridotto il personale: da 400 i dipendenti sono 306, di cui 231 per le funzioni fondamentali, trasversali e la polizia. Tutte le funzioni sono rimaste ma il personale è diminuito. Grande incertezza anche in un settore cruciale come Lavoro e Formazione, che comprende i Centri per l’Impiego, settore di nuovo assegnato dalla Regione alla Provincia, che però ha potuto approvare solo in settembre il proprio bilancio, quindi senza poter usare i fondi esterni, nazionali ed europei e di progetto. Appare complicato anche garantire la manutenzione degli 850 km di strade provinciali, se il bilancio è incerto, oltre ai compiti dell’edilizia scolastica, della sicurezza, del settore ambiente e servizi ai disabili.

Su dodici consiglieri, sei sono di centrodestra e sei di centrosinistra, tuttavia l’equilibrio pare precario e pronto a cedere, dato che Cremona è rappresentata solo da Marcello Ventura (Fratelli d’Italia), per niente tenero col Pd, e nel centrosinistra di Viola il Cremasco, che nell’unità territoriale e politica non crede affatto, è rappresentato da cinque sindaci, il cui leader è Stefania Bonaldi di Crema.

Trescore e Quintano, indagine epidemiologica dell’Ats

TRESCORE CREMASCO Stupore e delusione a Trescore, da parte dell’avvocato Cristina Mandelli e dei cittadini che abitano nella zona delle centraline a biogas, ben cinque in tre chilometri quadrati, fra Trescore e Quintano. Dopo la serie di autorizzazione da parte del settore Ambiente della Provincia, dodici biogas in una settimana, il dirigente Roberto Zanoni ha risposto al legale che chiedeva informazioni ambientali, e il diritto dei suoi assistiti di partecipare ai processi decisionali, secondo la convenzione di Aarhus e la sentenza della Corte Costituzionale che ne conferma il valore di legge. Il dirigente ha negato ogni titolo ai residente, ogni loro interesse diretto e ogni titolo giuridico, riferendosi alla considerazioni svolte dalla conferenza dei servizi che ha autorizzato gli impianti. La convenzione internazionale con valore di legge, a quanto pare, si ferma a Crema e a Trescore non arriva e non vale più, anche se il sito dell’ente Provincia ricorda proprio questi diritti. Così i cittadini stanno cercando di organizzare un comitato, dato che il Comune ha definitivamente negato l’accesso agli atti, proprio come l’ente Provincia. Problemi ce ne sono, visto che l’Ats ha disposto la valutazione dell’impatto sulla salute, che ricomprenda anche gli impianti limitrofi, da considerare quindi come un’entità unitaria, e la quantificazione delle ricadute degli inquinanti al suolo e riferimenti alla situazione epidemiologica dell’area indagata, ed è previsto dall’autorità sanitaria anche il monitoraggio delle emissioni odorifere e dei rumori. Una delle centraline di cogenerazione a biogas, per produrre 300 kilowattora, consumerà, secondo l’autorizzazione provinciale, più di 5.400 tonnellate annue di letame e liquame, 2.700 tonnellate di prodotti insilati, e 1.460 tonnellate di sottoprodotti alimentari e agroindustriali, che derivano dalla produzione di pomodori, olive, frutta, cereali e risone. Alimenti che vengono bruciati per generare energia elettrica. Anche parte delle coltivazioni agricole servono a produrre elettricità. La letteratura scientifica sulle emissioni inquinanti del biogas è ben nota, ma in questo caso la Provincia non ha accettato il confronto con i cittadini, che si trovano ad abitare anche a soli 60 metri da uno degli impianti. L’avvocato Mandelli, che rappresenta alcuni residenti assieme al collega Giovanni Siniscalchi, lamenta che non sia stato affatto considerato il principio di precauzione, in attesa di valutare gli effetti sulla salute. Resta una domanda: perché attendere l’esito di un’indagine epidemiologica e non prevenire eventuali danni, evitando una simile concentrazione di centraline a biogas a distanza ravvicinata? In Comune, invece, il sindaco Barbati non fa che rassicurare i cittadini.