Categoria: regione lombardia

Ballottaggio a Crema, serie di domande per Maroni

Da anni e anni i cittadini cremaschi, comunque la pensino, devono fare i conti con le questioni aperte con la Regione. Maroni venerdì sera porterà doni, nell’attesa visita a sostegno del candidato Enrico Zucchi del centrodestra? Oppure ci saranno ancora motivi di discussione, fra Comune e Regione?

 

 

CREMA CR Crema patisce una serie di problemi aperti sui quali il presidente della Regione Roberto Maroni potrebbe dare risposte attese da quattro anni, in occasione della visita di domani, a sostegno della candidatura a sindaco di Enrico Zucchi. Il consigliere regionale Agostino Alloni, che sostiene Stefania Bonaldi in un ballottaggio quanto mai incerto, è convinto che Zucchi eviterà una serie di domande, che quindi ha posto con una lettera aperta. La scuola di CL resta ancora un ecomostro. Il Comune di Crema attende un milione di euro dal Pirellone per quei lavori mai conclusi: sono soldi che vanno utilizzati a favore dei cittadini cremaschi. Maroni staccherà l’assegno prima del ballottaggio? Quanto alla tassa del Dunas, Alloni ha presentato un’interrogazione urgente per sospendere i pagamenti, in attesa che venga approvato nel 2018 il piano di bonifica. Infatti la Regione il 29 dicembre 2016, con una delibera di giunta, ha deciso che i cremaschi dovessero pagare, come altri cittadini di più di 30 Comuni, una nuova tassa sugli immobili, un contributo di bonifica per un piano di lavori ancora non approvato. Prima si paga, poi si viene a sapere per che cosa. I treni di Trenord spesso si trasformano in un’odissea. Centinaia di pendolari sono rimasti a piedi per un’ora alla stazione di Crema pochi giorni fa. E a Cremona, ieri pomeriggio, quattro treni sulla linea da e per Brescia sono stati cancellati. Il treno diretto Crema-Milano, che per Alloni si potrebbe attivare, rimane ancora un’utopia. Anche Crema vuole un sottopasso, come ne ha avuti Cremona in via Brescia, via Persico e San Felice: mancano due milioni e 400mila euro a completare il finanziamento per eliminare il passaggio a livello di viale Santa Maria. Uno degli ultimi atti del governo Renzi è stato il Patto per la Lombardia, siglato con Maroni, che prevedeva 16,5 milioni per completare il raddoppio della Paullese. Soldi dirottati altrove ma l’opera è ancora ampiamente attesa da cittadini e Comuni. L’ospedale Maggiore di Crema è quart’ultimo, e quello di Cremona ancora più indietro, nel piano regionale degli investimenti nella sanità, e ha bisogno di nuovi spazi. Metà dei finanziamenti sono statali, ma la Regione non li gira a Crema e Cremona. Così Agostino Alloni, in attesa delle soluzioni che forse saranno rese note venerdì sera da Enrico Zucchi e Roberto Maroni, conclude che il territorio rimane “periferia dell’impero”.

 

Formigoni rinviato a giudizio per presunte tangenti all’ospedale di Cremona

 

8,3 milioni dal Pirellone senza una valutazione tecnica sul giusto presso di un’apparecchiatura sanitaria, il “Vero, acquistata dall’ospedale di Cremona. Secondo l’accusa della Procura di Milano, ci sarebbe stata corruzione.

 

 

CREMONA Le presunte tangenti per le forniture di un’apparecchiatura per la cura dei tumori, il “Vero”, destinata sia all’ospedale Maggiore di Cremona che all’Istituto dei Tumori, che poi però non l’ha ricevuta, sono costate all’ex presidente della Regione Roberto Formigoni un altro rinvio a giudizio, dopo la condanna a sei anni per le vicende di corruzione presso la Fondazione Maugeri di Pavia. Le indagini della Procura di Milano erano state chiuse nel maggio del 2015, quando risultava indagata fra gli altri anche l’ex direttrice generale di largo Priori Simona Mariani. Il Celeste, secondo i magistrati Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, avrebbe condizionato il contenuto i tempi e le scelte della giunta regionale, fra il 2011 e il 2012, per far sì che la Regione assegnasse finanziamenti all’ospedale di Cremona e all’istituto Tumori per l’acquisto dell’apparecchiatura sanitaria. Su Cremona aveva dato nell’occhio l’assenza di bando di gara e l’invito a una procedura negoziata, rivolto a una sola società, la Hermex. Il Pirellone inoltre aveva omesso una valutazione tecnico-economica sull’effettivo valore del macchinario, stabilito in 8 milioni e 300mila euro. Formigoni avrebbe ricevuto 447mila euro, ripartiti in una fitta serie di regali, come i 7mila euro per festeggiare il Capodanno in Sudafrica, altri soldi per due vacanze in barca in Croazia e il noleggio di aerei privati per volare in Sardegna, in Valtellina e a Saint Moritz. E si aggiungono pranzi e cene nei ristoranti pagati a suo favore. Il corruttore, secondo l’ipotesi d’accusa, sarebbe Giuseppe Lopresti della Hermex Italia, arrestato come così come i figli Giuseppe e Salvo. Nel marzo del 2013 la Guardia di Finanza e la Direzione investigativa antimafia hanno perquisito sia l’ufficio direzionale dell’ospedale Maggiore, in viale Concordia, che l’abitazione di Simona Mariani, che per l’accusa avrebbe ricevuto due orologi da Lo Presti. Mariani, difesa dall’avvocato Davide Steccanella, si è sempre dichiarata “serena”. Nata a Roma e laureata in Giurisprudenza, prima della nomina a Cremona è stata direttore generale delle Asl di Pavia e di Como, e prima ancora consigliere regionale dal 95 al 2000.

A Cremona è stata criticata dai sindacati, fra l’altro, per aver fatto acquistare una cucina, collocata vicino all’ufficio della direzione, e oggi smantellata e sostituita da un ufficio.

 

Tra premi regionali ed ecofeste, neanche la pioggia ci salva più dalle polveri

CREMONA Da alcuni anni la Regione Lombardia procede al pagamento degli impegni delle aziende agricole per i miglioramenti agro climatici. L’ultimo decreto è del novembre scorso, con una lista di oltre mille aziende, tra le quali le cremonesi sono eccezioni. Nonostante gli impegni e i pagamenti, previsti dalle politiche europee, i miglioramenti del clima restano un enigma, anche perché giovedì prossimo al Pirellone lo stesso Comune di Cremona chiederà alla Regione di modificare il protocollo antismog, dimostratosi a propria volta poco efficace, perché in funzione solamente dopo sette giorni consecutivi oltre la soglia di polveri cancerogene pm10. Le polveri sottili hanno imperversato peggiorando la qualità dell’aria, favorite a Cremona più che altrove dalla storica stabilità del clima, senza vento, e dalla siccità interrotta solo negli ultimi giorni. pm10L’assessore Alessia Manfredini, che parteciperà assieme ad altri sindaci e assessori del territorio, chiederà di rivedere i provvedimenti regionali, mentre Legambiente, dopo aver dato lo scettro della città più inquinata della Lombardia a Cremona, nel suo decalogo antismog propone di tener fuori i veicoli diesel dagli agglomerati urbani, con controlli e sanzioni a chi alza il riscaldamento oltre il limite. Mentre la pioggia, al posto dei provvedimenti amministrativi e politici, dà tregua ai polmoni, la giunta Galimberti si distingue promuovendo le Ecofeste per la bella stagione. Chi vorrà organizzare feste e sagre potrà seguire il decalogo comunale per ottenere il riconoscimento di Ecofesta, votata a un’efficace differenziata e alla riduzione dei rifiuti, con la collaborazione di Linea Gestioni. Ad esempio saranno privilegiati piatti e bicchieri realizzati in materiali compostabili, si promuoverà la riduzione degli imballaggi, si eviterà lo spreco alimentare, anche donando i cibi non consumati ad associazioni no profit e si diffonderanno pratiche virtuose. Aumentano le iniziative, si infoltiscono i programmi e si rafforzano raccomandazioni e controlli ma ieri, in via Fatebenefratelli, la centralina Arpa ha raggiunto la soglia d’allerta di 50 microgrammi di polveri sottili, anche in una giornata segnata dalla pioggia. Il piazza Cadorna il limite è stato superato, vista la media di 54, mentre a Crema il dato era ancora più alto: 58, come a porre un freno dell’ottimismo che spesso caratterizza le istituzioni.

 

Regione, Sorte spiazza tutti: le idrovie sono “una priorità”. Il Pd: in realtà se le sono dimenticate

Togliere merci dalle strade, camion e gas inquinanti sembra un sogno, invece era e resta un obiettivo europeo largamente disatteso in Italia. Le idrovie e il Po, fra Lombardia e Veneto, sarebbero state risorse straordinarie. In consiglio regionale i consiglieri del Pd Alloni e Carra con un’interpellanza hanno insistito sulla necessità di valorizzare il grande fiume e le vie d’acqua. L’Euopa insiste ancora: l’obiettivo rimane

 

CREMONA Sembrava che della navigazione fluviale, al Pirellone, si fosse persa traccia, invece a sorpresa l’assessore Alessandro Sorte ha rivelato nel consiglio provinciale del 7 febbraio che l’accreditamente del sistema portuale lombardo presso il ministero delle infrastrutture e dei trasporti è tra le priorità della giunta Maroni.

Una sorpresa sollecitata dall’interrogazione di Agostino Alloni e Marco Carra, consiglieri di Cremona e di Mantova, del Pd, rimasti però insoddisfatti perché in realtà la Regione della forma più economica ed ecologica di trasporto merci si è dimenticata, e dietro la dichiarazione dell’assessore non si vedono progressi. Questione non da poco, anche perché lo Stato non rifinanzia il settore dal 2005, come ha protestato Sorte ricordando che le risorse si stanno esaurendo. Alloni ha ricordato che il Po è sottovalutato da anni: il territorio del Po è l’unico privo di un parco regionale, l’aspetto ambientale è stato trascurato, così come la prospettiva economica. In Lombardia poi ci sono ben mille chilometri di coste navigabili, 200 porti turistici e cinque porti industriali, fra cui quelli di Cremona e Mantova. Le statistiche sono rilevanti: ogni anno vengono trasportati su acqua 8 milioni e mezzo di passeggeri, sono traghettati 700mila veicoli e sono spostate su banchine commerciali oltre un milione di merci: una grande opportunità dunque non considerata dalla Regione che a sua volta ha attaccato il governo. Gli obiettivi dell’Unione europea però non possono non assegnare al Po, a Cremona e a Mantova un ruolo da protagonisti, dato che entro il 2050 le emissioni di gas con effetto serra devono diminuire del 60%, e metà del trasporto merci su strada, per le percorrenze oltre i 300 chilometri, dovrebbe essere spostato su altre vie, come le idrovie e le ferrovie, la cui rete peraltro va triplicata entro il 2050. Il risparmio garantito dal trasporto su acqua rispetto alla gomma è stato calcolato in modi diversi dal sistema portuale mantovano e dalla Confindustria: il risparmio sarebbe comunque di 16 milioni di euro negli ultimi cinque anni. Diminuirebbe inevitabilmente anche lo smog, ormai costantemente elevato nella stagione fredda. Ieri la centralina Arpa di via Fatebenefratelli, a Cremona, ha di nuovo superato il limite delle Pm10: è il 31° giorno di sforamento, quest’anno, sui 35 previsti dall’Unione europea.

Quattro mesi di siccità record

CREMONA Le piogge della settimana scorsa, in provincia di Cremona,  sono state un’eccezione tale che il 2017 si presenta già come uno degli anni più secchi dell’ultimo decennio. E’ stata Arpa Lombardia, facendo ieri il punto sulle disponibilità idriche, a notare che i valori delle precipitazioni sono tra i più bassi degli ultimi dieci anni.

Negli ultimi quattro mesi la media delle piogge cadute sui bacini dei fiumi lombardi infatti è di 488 millimetri, contro i 287 degli ultimi quattro mesi, un dato che risulta sommando pioggia e neve, ma anche la neve è al minimo. Cremona in particolare, con il suo tradizionale primato delle giornate di sole e del massimo excursus termico, si trova così in una delle zona più secche della Lombardia, capovolgendo quindi completamente la situazione di novembre, quando la piena del Po, formatasi in pochi giorni, sembra annunciare una stagione umida e piovosa. E’ andata al contrario, come dimostra il record nazionale delle polveri sottili segnato ancora da Cremona. La Coldiretti ha già lanciato l’allarme a metà gennaio, la Regione Lombardia ha già convocato un vertice con il comparto agricolo, dove le preoccupazioni sono già elevate, dato che nei mesi di novembre e dicembre le temperature elevate hanno stimolato lo sviluppo delle piante, poi colpite dal gelo e da diversi bruschi sbalzi di temperatura in gennaio. Oggi a Cremona il Po è sotto il livello zero idrometrico di 5,83 metri e ha già toccato quest’anno un primato negativo: meno 7,09, dunque con un livello di undici metri in meno rispetto alla piena di novembre. Gli ecologisti da parte loro criticano la politica energetica idrovora, come lo stesso progetto regionale del biometano, mentre il Consorzio irrigazioni del Cremonese, nelle Osservazioni al Piano lombardo di tutela delle acque, ricorda che in dieci anni sarebbe stato molto opportuno che il Piano ottenesse maggiori risultati nella lotta agli sprechi d’acqua, anche con incentivi e disincentivi e un’opera di educazione al consumo. Per quanto sembri incredibile in una terra ricca di fiumi e di laghi, l’acqua è diventata una risorsa a rischio anche a causa di scelte strategiche discusse.

Rette troppo care, bonus della Regione

23 gennaio 2017

 

CREMONA Le rette delle case di riposo sono cresciute in modo tale che, negli anni in cui la crisi ha ridotto i posti di lavoro e gli stipendi, molte famiglie non riescono a reggere i costi. Così la Regione Lombardia ha deciso di versare per il 2017 dieci milioni di euro in buoni (voucher) da mille euro annui l’uno per ridurre le rette di circa 11mila anziani ospiti, un quinto delle persone ricoverate nelle 650 strutture lombarde. In provincia di Cremona i beneficiari del bonus potrebbero essere circa 700. Misura senz’altro utile da parte del Pirellone ma palliativa, come un cerotto su una ferita quando servirebbe un’operazione chirurgica, per il sito Lombardia sociale, che è formato da sindacati confederali, Acli, istituti di ricerca e fondazione Cariplo. Servirebbero interventi strutturali, anche perché il dinamismo delle rette fa salire continuamente i costi per le famiglie. Secondo il monitoraggio dei sindacati l’incremento delle rette continua: fra il 2010 e il 2015 in venti istituti della provincia di Cremona la retta media giornaliera è aumentata quasi del 10%, da 51 a 56 euro al giorno, e lievi rincari, per aggiornamento al tasso d’inflazione, sono stati praticati anche da Cremona Solidale. Un fenomeno che dipende in parte dalla lievitazione dei costi delle forniture, quindi dal costo della vita e dalle spese per il personale, mentre la Regione da molti anni non interviene per accrescere i propri finanziamenti a coprire la parte sanitaria della retta. E dire che gli ospiti di oggi sono, rispetto agli ospiti di vent’anni fa, mediamente più anziani e in condizioni di salute peggiori, quindi necessitano di maggiori cure e di una spesa sanitaria più alta. I costi per le famiglie, che dovrebbero pagare la quota alberghiera, crescono a tal punto, che non sono poche le famiglie a rinunciare al ricovero. Le liste d’attesa si sono allungate negli ultimi due anni, arrivando anche a più di 850, anche perché alcuni, quando hanno diritto al posto letto, rifiutano il ricovero: costa troppo, secondo alcune testimonianze raccolte da Lombardia Sociale, che propone, di affrontare il problema con interventi strutturali. Più fondi dunque per pagare i costi sanitari dell’assistenza e anche un tetto alla spesa sociale delle famiglie, come hanno deciso alcune regioni ma non la Lombardia. Nel frattempo non mancherà il consenso per la scelta del Pirellone, da quanto si prevede. Fra un anno il problema però si ripresenterà.

 

 

 

Deflusso minimo dei fiumi: è già allerta siccità

CREMONA L’allarme siccità sarà ancora più facile, dal momento che la Regione, al termine del periodo di monitoraggio, dopo dieci anni di discussioni, ha deciso di determinare il Deflusso minimo vitale che dovrà essere sempre rispettato, ovunque, su tutti i fiumi lombardi. Al di sotto di un dato preciso, stabilito chilometro per chilometro, il livello non dovrà scendere e dunque prelevare acqua per irrigare diventerà impossibile, se i fiumi arriveranno in provincia di Cremona già al livello minimo.

Il direttore del Consorzio irrigazioni cremonesi Stefano Loffi ha di nuovo gettato il sasso nello stagno, in vista dell’assemblea consortile di sabato, considerata la gravità dell’argomento e la lotta che ad ogni siccità ingaggiano le associazioni professionali agricole e tutti i consorzi irrigui. Il territorio cremonese si trova a Sud e attinge per ultimo, spesso vittima dell’accaparramento, sia legale che abusivo. Il Consorzio irrigazioni ha infatti segnalato “l’indiscriminato prelievo da pozzi, in gran parte abusivi”. Salviamo il paesaggio da parte propria ha notato il gran numero di pozzi non autorizzati dall’amministrazione provinciale: il sistema idrico dunque potrà servire sufficientemente le irrigazioni? Non si può dimenticare la cementificazione, che ormai manda in tilt il reticolo minore: si verificano allagamenti dove non ci sono mai stati. I fattori negativi sono diversi e Maria Grazia Bonfante li fa notare. Ci sono troppe centrali idroelettriche in provincia e in Lombardia: la Regione stessa ha chiesto una moratoria, per evitare una centralina persino sul torrente Vertova, un affluente del Serio. Uno dei comportamenti illegali, lo sversamento di liquami nei corsi d’acqua, è dannoso perché toglie ossigeno e rende impossibile la sopravvivenza ai pesci. Finché l’acqua è considerata come una risorsa economica, l’effetto potrà essere la paralisi dell’agricoltura in caso di siccità. Occorrerà quindi stabilire e osservare regole per la tutela sia della risorsa idrica che dell’ambiente in generale, mentre i cambiamenti climatici costringono il territorio intero a un riesame complessivo dei comportamenti da adottare, tanto più dopo l’improvvisa piena del Po. L’assemblea di sabato è quindi molto attesa, non solo per il bilancio del consorzio di via Battisti.

Il consumo di suolo è d’obbligo nel regno di Malvezzi: incombono tre nuove lottizzazioni

 

CREMONA A distanza di anni il Piano di governo del territorio voluto dall’ex assessore Carlo Malvezzi, diventato consigliere regionale, colpisce ancora, grazie all’evoluzione delle norme regionali e nazionali, e la giunta Galimberti non riesce a opporsi. Al Boschetto, lungo la via cascina Sant’Elena, una delibera di giunta ha accolto, nella prima riunione dopo il referendum costituzionale, lo schema di convenzione con l’impresa Costa, che intende realizzare otto villette, oltre a un parcheggio e una strada. Ancora consumo di suolo, dunque, per seppellire sotto il cemento e l’asfalto un prato verde rimasto libero ai confini del centro abitato, ma quel che è peggio è che sono possibili altre lottizzazioni: al Maristella e di nuovo al Boschetto. Il giudizio solitamente inflessibile dell’architetto de Crecchio si attenua, perché il Comune appare circondato da fattori ostili. Da una parte la Regione ha concesso tre anni di tempo ai proprietari per presentare i piani attuativi e iniziare a costruire, pena la revoca del diritto ad aprire i cantieri. Dall’altro lato ci si è messo il governo, che esenta dal pagamento delle tasse gli agricoltori che dichiarano i terreni edificabili funzionali alla loro attività. Mentre la crisi del mercato immobiliare continua e le abitazioni invendute restano numerose, chi è interessato a costruire guadagna tempo. Il terzo fattore è il piano regolatore ereditato dall’amministrazione Galimberti, che conta ben 32 ambiti di trasformazione, 32 aree cremonesi destinate alla cementificazione. Il centrodestra ha voluto tutelare la creazione di lavoro in questo modo. E’ stata la crisi a salvare il suolo, come nell’area di via Bòmbici e via Flaminia, dove i termini scadranno formalmente a gennaio e l’impresa ha solo firmato la convenzione, non il piano attuativo: dunque non si costruisce, e il cartello pubblicitario sepolto dalle foglie appare il simbolo di un’iniziativa fermata dalla mancanza di domanda di nuove case. La zona di via cascina sant’Elena è inoltre vicina al traffico della tangenziale e a due impianti industriali, come la Wonder e la Keropetrol. Comunque l’impresa edile ha un anno di tempo per presentare il piano attuativo e quindi aprire il cantiere, proprio mentre i valori delle abitazioni, a Cremona, sono scesi notevolmente negli anni di recessione del mercato.

Consiglio provinciale, l’unanimismo è finito

Il presidente della Provincia Davide Viola propone al consiglio provinciale, ieri pomeriggio, una variazione di bilancio e cinque consiglieri su dodici votano astenuto. E’ stato Paolo Abruzzi, sindaco di Sospiro e capogruppo di una delle liste di centrodestra sconfitte dallo stesso Viola, unico candidato presidente. Non ci sono state critiche nel merito delle scelte da parte di Abruzzi, sostenuto anche da Marcello Ventura e Gianni Rossoni, bensì una richiesta di fare più passaggi politici prima del voto. La gestione è di fatto delegata da tempo: è opportuno tornare a confrontarsi.

cassaforte
Cassaforte ben protetta

Viola ha spiegato che il tempo a disposizione era scarso: il suo stesso gruppo non si è riunito prima del voto di ieri: il presidente della Provincia ha apprezzato la richiesta ma è andato avanti. Il bilancio previsionale 2016-18 è stato ratificato all’unanimità, con una divisione invece sulle variazioni allo stesso previsionale, passato a maggioranza, dopo circa due anni di voti all’unanimità, con l’eccezione dello scontro sul dimensionamento scolastico. Alberto Sisti, dell’altra lista di centrodestra, ha votato a favore dichiarando di non essere stato consultato preventivamente. C’è anche chi, fuori dal consiglio provinciale, come il sindaco di Vescovato Maria Grazia Bonfante, chiede che il bilancio sia partecipato con i cittadini, cioè discusso preventivamente in assemblee pubbliche.

Patto per la Lombardia, Legambiente: “Pacco di Natale vuoto”

CREMONA Un bel pacco di Natale, ben confezionato ma vuoto: il patto per la Lombardia, secondo la versione di Dario Balotta di Legambiente è null’altro che questo, anche perché mancano i fondi per circa 3 miliardi, come risulta dalla voce “altre risorse”. Per Cremona poi il terzo ponte sul Po, all’interno del nuovo raccordo Cremona-Castelvetro dell’A21, dovrebbe essere costruito a spese della proprietà privata, la cui maggioranza azionaria è del gruppo Gavio. E si può dubitare che Gavio voglia spendere 250 milioni di euro per il terzo ponte, una volta considerato lo studio di fattibilità della società di consulenza Trt, che nel 2005 aveva analizzato l’opera. Il saggio di rendimento del terzo ponte è molto basso, intorno al 5%. Allora il traffico pesante tra Castelvetro e Cremona era di 3mila veicoli al giorno, con una previsione di 12mila veicoli per il 2020, ma il progetto del 2008 ha spostato le stime al 2033, aumentando il flusso a 43mila, poi però nel 2010, in piena crisi economica, il dato del traffico sparisce del tutto. Inoltre Gavio eredita un debito consolidato paragonabile al costo dell’opera, che era stata programmata in vista del rinnovo della concessione dell’A21 per Centropadane, che per statuto doveva realizzare nuove opere. Dopo la gara e vista la riduzione del traffico è ancora giustificato il terzo ponte? Difficile anche che il privato riqualifichi la corda molle, che collega l’A21 alle autostrade per Milano e per Venezia. Dubbi da parte dell’esperto di Legambiente anche a proposito del raddoppio della linea ferroviaria Mantova Cremona Milano, dato che la domanda è minore rispetto alle linee più frequentate dai pendolari. Il Patto per la Lombardia annuncia la progettazione, con spesa pubblica di sei milioni. Se l’opera si fa, ci vorranno forse 10 anni, e nel frattempo i treni locali potrebbero già essere spariti: la tendenza attuale infatti quella di privilegiare le stazioni principali, cancellando le fermate minori. Con un treno diretto ogni ora e il raddoppio della linea ci sarebbero sempre 40 treni al giorno, invece con il binario unico si possono gestire 90 treni e 220 corse al giorno, garantendo più puntualità e minori guasti se si usa materiale rotabile efficiente, una tecnologia migliore e una progettazione più funzionale senza enormi spese. Per Cesare Vacchelli, del comitato No autostrade Sì ferrovie, il timore è che si realizzi uno degli scenari considerati dal Piano regionale della mobilità e dei trasporti, costruendo tutte le infrastrutture autostradali e lasciando sullo sfondo trasporto pubblico locale e ferrovie. Il dato peggiore è quello del trasporto merci: solo il 7% viaggia su rotaia, il resto su gomma. E in Lombardia sono previsti altri 350 km di autostrade per far circolare camion che Svizzera, Austria e Germania non vogliono più sulle loro strade, perché hanno privilegiato le ferrovie.