Categoria: regione lombardia

La crisi che non si vede e il fondo di solidarietà di cui non si sa più nulla

CREMONA Nel dicembre di due anni fa l’amministrazione Galimberti presentava il Fondo di solidarietà “da alimentare con il contributo di tutti”, proposto dai sindacati, che si erano attivati assieme all’amministrazione Perri. Nel giro di un anno il fondo per il sostegno delle situazioni di fragilità, causate dalla pesante crisi economica era diventato realtà, per dimostrare capacità di intervento dal basso, con l’aiuto dei cittadini alleati con il Comune. Il funzionamento del teleriscaldamento, le bollette troppo alte rispetto al reddito o alla disoccupazione, assieme al rischio di sfratto erano discussi frequentemente: Luigi Amore, ex assessore, chiede che fine ha fatto il fondo di solidarietà e perché in un anno la commissione welfare sia stata convocata di rado e a volte solo per questioni tecniche. Il dibattito sullo stato sociale è stato azzerato, come se per magia non ci fossero più problemi per nessuno. Il Comune, secondo la critica di Amore, sembra quindi aver rinunciato al proprio ruolo per mettere in primo piano i bonus del governo. In realtà il dramma della fragilità sociale resta pesante, come dimostrano proprio i contributi arrivati dalla Regione, in base a una legge nazionale, per il contrasto della morosità incolpevole.

L’acconto 2016 incassato dal Comune in questi giorni è di 183mila euro per evitare gli sfratti, di cui si parla solo nell’ambito di riunioni riservate in Prefettura. La crisi quindi è acuta ma è messa sotto silenzio. Intanto la nuova legge regionale sui servizi abitativi è diventata realtà: anche i privati possono mettere a disposizione case popolari e in caso di difficoltà le famiglie potranno rivolgersi alle banche. E’ un’impostazione molto criticata dal comitato Antisfratto, che prepara la partecipazione alla manifestazione nazionale di Roma il 27 novembre.

Cult city, appena stanziati 700mila euro per il turismo “dall’Expo al Giubileo”

 

CREMONA L’Expo 2015 non è ancora finito e la giunta Galimberti continua a occuparsene, anzi il cofinanziamento per il quale s’è impegnata la giunta di centrosinistra concerne il titolo “Dall’Expo al Giubileo”, e pazienza se entrambi gli eventi finiti. Sono due i progetti sui quali l’amministrazione sta lavorando: Cult City, per il quale spende 738mila euro oltre al mezzo milione investito dalla Regione, e l’altro è il parcheggio dei camper in via del Sale, poco prima dell’argine del Po, con l’esproprio di un’area di oltre 13mila metri quadrati. La giunta giustifica la spesa per Cult city sostenendo, nella delibera che ha approvato lo schema di convenzione col Pirellone, che si otterrà “un incremento della vivibilità e della rigenerazione urbana e un considerevole ritorno di immagine per la città, capitale della musica e della liuteria, incrementandone la capacità attrattiva nei confronti del turismo, con ricadute favorevoli sul tessuto socioeconomico”.

L’assessore regionale allo sviluppo economico Mauro Parolini ha parlato con ammirazione di Cremona per le sue iniziative sussidiarie e integrate, una delle città che si è impegnata di più nell’iniziativa regionale, che spalma su tutte le province 6 milioni e 400mila euro. I turisti dunque saranno incoraggiati a compiere un “viaggio musicale” a Cremona, dove si faranno lavori per l’apertura al pubblico di Palazzo Grasselli e il recupero di Palazzo Affaitati, la nuova sede dell’Informagiovani e del Centro fumetto. Sarà modernizzato l’infopoint del Comune, il wi-fi sarà federato, saranno migliorati l’arredo urbano e la segnaletica turistica. E ancora si creeranno pacchetti per il turismo scolastico, eventi diffusi, Festival e masterclass. Finora i dati statistici, malgrado anni di annunci e promesse, non parlano affatto di aumento del turismo, inoltre recentemente i gestori dell’hotel Astoria, in via Bordigallo, se ne sono andati, lasciando che sia la proprietà a tenere aperta la struttura, mentre l’Ibis chiuderà entro la fine dell’anno. Ieri in consiglio comunale Luigi Amore, del centrodestra, ha dichiarato la propria perplessità: i progetti a Cremona difficilmente vengono verificati. E poi il Centro fumetto e l’Informagiovani devono davvero rientrare in un investimento per il turismo? L’esproprio di 13mila metri quadrati di terreno in via del Sale, già di proprietà De Dionigi, costa 55mila euro al Comune, per un intervento di valorizzazione motivato con la dicitura “in vista dell’Expo 2015”.

Guasto a Olmeneta, catena di ritardi nel giorno d’esordio delle guardie armate

 

CREMONA E’ stato forse il gelo della notte, attorno agli zero gradi, a ghiacciare il meccanismo del cambio a Olmeneta e così una catena di ritardi ha rallentato stamattina il viaggio dei pendolari verso Brescia e Milano. Chi è salito sul Cremona Brescia delle 8.22 ha atteso a lungo prima di conoscere la propria sorte: ben 42 minuti di ritardo alla partenza, mentre il Cremona Treviglio delle 7.43 aveva già fatto di peggio, risultando cancellato, mentre il Treviglio Cremona delle 9.07, alzata bandiera bianca, è stato sostituito da un bus. Chi arrivava fuori tempo massimo alla stazione ha twittato ironicamente “grazie Trenord che mi aspetti quando tardo io” ma nessun passeggero si è salvato. Oggi è stato il giorno dell’esordio delle guardie giurate sul Bergamo Milano: nel pomeriggio sono stati trovati 570 passeggeri senza biglietto, ma la società ferroviaria partecipata dal Pirellone è stata bersagliata di critiche per tutta la mattina e il pomeriggio. Il Mantova Piadena delle 8.26 è stato soppresso, come il Piadena Cremona delle 10.40. Uno studente, in un momento di rassegnazione, ha scritto su internet “quando tua mamma è più in ritardo di Trenord non rimane speranza alcuna”. Destino segnato stamattina per chi è salito sul Brescia Cremona delle 9.38, che ha iniziato a muoversi sui binari ben 45 minuti dopo il previsto, mentre altoparlanti e siti internet rilanciavano il triste avviso: “Mezz’ora di ritardo” sia verso Brescia che verso Milano, dove non è mancata, in più, la fermata fuori programma prima di Lambrate, anticamera imprevista segnalata da un passeggero. Oltre al disagio dei viaggi con i bagni chiusi, negli ultimi giorni, studenti e lavoratori si sono ritrovati in piedi su convogli strapieni, dove arrivati a Lodi, da Mantova e Cremona, non si trovava più posto. Alcuni viaggiatori hanno notato che l’ultima carrozza spesso si riempie di passeggeri senza biglietto. Attorno alle 9, attese di mezz’ora anche sulla Bergamo e Brescia e sulla Bergamo Porta Garibaldi. Dopo le 10, il guasto che ha bloccato il cambio tra Olmeneta e Cremona è stato riparato e gli orari hanno iniziato a normalizzarsi verso mezzogiorno, il Treviglio Cremona delle 10.07 è partito 18 minuti dopo e ha perso altri 7 minuti lungo il percorso. Dopo il guasto di Olmeneta gli orari sono andati in tilt per il guasto tra Malpensa e Fermo-Lonate. Tempi lunghi, infine, al termine di una mattinata da incubo, anche per il Cremona Brescia delle 11.22, con 20 minuti di attesa, e il Cremona Mantova delle 11.37, con 15 minuti più del previsto.

Emergenza abitativa, contributi di solidarietà per 87 famiglie

CREMONA L’emergenza abitativa a Cremona è tale che sono 87 i nuclei familiari che avranno diritto al contributo di solidarietà previsto dalla Regione per chi già vive in un alloggio pubblico, del Comune o dell’Aler, e ha accumulato debiti per almeno 4mila euro, come spiega la determinazione del dirigente del settore Patrimonio Lamberto Ghilardi, firmata questa settimana. L’elevata morosità dei residenti nelle case popolari ha in parte, quindi, una spiegazione nella gravità della situazione economica. Non basta dunque ricevere l’alloggio popolare per sfuggire al rischio sfratto: i canoni sono aumentati da alcuni anni, in seguito alle leggi nazionali, e la crisi economica, per una parte dei cittadini, non ha sosta. Le domande sono state presentate in Comune e valutate: dei 100mila euro messi a disposizione dalla Regione ne saranno spesi 73mila; due le richieste respinte perché i debiti non arrivano alla soglia dei 4mila euro. A chi ha fatto domanda di contributo, il Comune ha fatto firmare un Patto di servizio, finalizzato a ristabilire gradualmente l’autonomia delle persone che la possono raggiungere, cercando cioè un lavoro, sempre che lo si possa trovare. Il malessere tra la popolazione è pesante, al di là delle formule della pubblica amministrazione, e arriva nei comitati di quartiere, come nel rinnovato direttivo di Borgo Loreto, riunitosi la settimana scorsa, presieduto da Silvia Belicchi. E’ Amedeo Lauritti a segnalare che più che di sottopassi, sovrappassi e nuovi semafori, come al Maristella, e di piste ciclabili da mezzo milione come in via Brescia, il Comune dovrebbe impegnarsi di più per far trovare il lavoro a chi l’ha perduto. Fare l’albero di Natale municipale, quindi, a Borgo Loreto non può bastare. L’edilizia pubblica non risolve i problemi, anzi ci sono ancora alloggi Aler, non comunali, dove il teleriscaldamento non si può fermare, la temperatura sfiora i 26 gradi e l’amministrazione in caso di morosità paga la bolletta. Contraddizioni che si rilevano in tutti i quartieri: sale quindi una richiesta, che la giunta incontri i cittadini e dia spiegazioni.

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Sottopasso di via Brescia, meno traffico e più spese

CREMONA Il Comune diffonde i dati del monitoraggio sul transito di veicoli nel comparto di San Bernardo e canta vittoria per la viabilità che, a giudizio dell’assessore alla viabilità Alessia Manfredini (Pd), “funziona” grazie alla riduzione del traffico, e intanto incassa un’altra critica: certo che funziona in quella zona, semplicemente perché dal sottopasso di via Brescia non si passa, il passaggio è limitato ai veicoli piccoli e bassi e alle bici. il-corrimano-nel-sottopasso-di-via-brescia1

Il traffico, chiosa il consigliere dei 5 stelle Maria Lucia Lanfredi, si è spostato, e chi attraversa il sottopasso corre anche un rischio, perché non c’è spazio nemmeno per i vigili del fuoco e le ambulanze. Gli automobilisti se possono evitano la nuova infrastruttura, e si ritrovano così ad affrontare una tortuosa gimcana. Il peggio però è che per la fine del mese la Regione potrebbe restituire dal Comune parte del finanziamento, oltre mezzo milione di euro che ricadranno sul bilancio e quindi sui contribuenti. Il decreto di saldo è arrivato, con la firma del dirigente regionale Marco Cassin. Agostino Alloni (Pd), poi, ha accusato il Pirellone di incoerenza perché punisce il Comune per aver inserito una pista ciclabile nel sottopasso proprio negli stessi giorni in cui lo premia per quattro nuove piste ciclabili volute anche dai Comuni del circondario. La viabilità, fra rotatorie e sensi unici, comunque non è più la stessa e le lamentele sono frequenti, fra lettere dei cittadini e polemiche in consiglio comunale, anche a causa dell’imponente spesa pubblica, una decina di milioni in tempo di crisi. Delusione anche da parte del rinnovato comitato di quartiere. Il monitoraggio intanto ha confermato che i carichi di traffico locale sono diminuiti: nel 2016, nel tratto tra via Endertà e via Brescia, dove è stata attivata la viabilità definitiva dal 10 ottobre, sono passati 4.061 veicoli, cioè il 14% meno del 2015 e il 46% meno di due anni fa. Alessia Manfredini da parte propria ricorda che erano stati i residenti, anni fa, a chiedere meno traffico, quando c’era il passaggio a livello. E’ rimasto insomma il traffico locale, chi viene da Brescia passa altrove, compresi camion e furgoni. Per chi si inoltra nel sottopasso a piedi, infine, il Comune ha collocato un corrimano d’acciaio zincato. Ma per non pochi cremonesi era meglio prima: meglio lasciare il progetto com’era, a due sensi di marcia e senza pista ciclabile, evitando quindi di dover restituire alla Regione mezzo milione di euro.

Trenord, stangata per pagare i vigilantes

“Per piacere vienimi a prendere perché il treno non passa più”. La frase simbolo di Trenord è questa: papà e mamme degli studenti hanno ricevuto telefonate di questo tipo e hanno dato servizio automobilistico sostitutivo. Poi la Regione va fiera sulla sua Trenord, perché in Lombardia ci sono molti più treni che in altre regioni, in particolare nel Sud. E in futuro  che cosa resterà? L’Unione europea giustamente dà all’Italia l’obiettivo di potenziare il trasporto ferroviario, ma che cosa sta facendo la Regione Lombardia, che di Trenord è il principale azionista, invece di esserne concessionario e controllore? Ecco che cosa fa…

 

CREMONA Una storia interminabile di aumenti del biglietto e ritardi. Ieri l’ultima corsa serale da Treviglio a Cremona ha segnato un ritardo di mezz’ora, mentre sulla Milano Cremona Mantova un guasto ad alcuni passaggi a livello ha allungato il viaggio di un’ora. L’altro ieri il Treviglio Cremona, che doveva arrivare alle 11.07, non è mai partito.

treno
Finiremo così?

I pendolari si sfogano su internet, notando la quantità dei portoghesi mentre l’assessore regionale Alessandro Sorte, invece di acquistare treni nuovi, veloci e puntuali come promesso da tempo, ha promesso che l’aumento del biglietto sarà contenuto, per pagare il servizio dei vigilantes, attivo dal 15 novembre sulla Milano Bergamo e poi diffuso al resto della Lombardia. Aumento contenuto però potrebbe significare più 7%. Solo una parte dei pendolari gradisce la presenza delle guardie armate a bordo, altri li considerano inutili sulle carrozze più frequentate. Sorprese a non finire, intanto, anche l’aria condizionata fredda accesa il 3 novembre, mentre una viaggiatrice twitta che sembra d’essere in Africa. Non circolano le informazioni: il treno fermo a Pizzighettone è ripartito? Qualcuno sa se il 2663 a Milano Centrale esiste? Si sono trovati questi messaggi sui social network negli ultimi giorni, nella speranza di ricevere risposte da altri pendolari tramite gruppi chiusi. E ci sono anche pendolari che postano le loro foto sotto la dicitura: sulle carrozze di Trenord si viaggia col cappotto. L’aumento per pagare i vigilantes armati però non sarà l’unico, come ha notato Dario Balotta di Legambiente Lombardia: dal 10 dicembre le Frecce bianche diventeranno rosse con un rincaro del 30%. Non mancano previsioni inquietanti, di convogli che provengono da Brescia, arrivano già pieni a Bergamo per poi ripartire chissà come per Milano. L’effetto della Tav Milano Venezia sarà una riduzione dei tempi di fermata nelle stazioni, con una conseguente minore possibile possibilità di recuperare i ritardi. Da parte propria il comitato Pendolari e Viaggiatori ha protestato per l’assenza politica della Regione, che lascia fare a Trenord e s’impegna a quanto pare solo per infrastrutture stradali faraoniche come Pedemontana, Brebemi e Tangenziale Est Esterna. La promessa di rendere più veloci i treni lumaca della Cremona Treviglio e sulla Cremona Brescia è stata disattesa dalla Regione mentre Trenord non sembra nemmeno interessata alle linee ferroviarie cremonesi, dove fra l’altro i treni diesel continuano a circolare e le richieste del Comune non sembrano molto considerate. E i nuovi orari invernali? Nessun risultato però è arrivato nemmeno nell’ultima riunione che ha coinvolto l’assessore cremonese Alessia Manfredini.

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Piano cave anacronistico

26.10.16

CREMONA La direttiva europea 2008 del ‘98 prevede di raggiungere entro il 2020 un obiettivo del 70% nel recupero di rifiuti da costruzione e demolizione, eppure il piano cave della provincia di Cremona, approvato ieri dal consiglio regionale, presenta ancora numeri impressionanti, malgrado l’orientamento opposto di diversi Paesi europei che hanno optato per la tutela del territorio.

Eppure la legge nazionale, come ha notato Maria Grazia Bonfante di Salviamo il Paesaggio, è ancora un regio decreto del ‘27, e il nuovo piano decennale, che pure ha ridotto gli importi, prevede 4 milioni e 3mila metri cubi di argilla da escavare, oltre a 11 milioni e mezzo di sabbia e ghiaia e un altro milione di metri cubi da cave di recupero. Vanno aggiunti 16 milioni per le opere pubbliche, di cui 9 milioni per la Tibre, 4 milioni e 300mila per l’autostrada Cremona Mantova e 450mila per il raccordo Cremona Castelvetro. In consiglio regionale però la direttiva europea non è considerata, al contrario Carlo Malvezzi del Ncd, paradossalmente, ha sostenuto che è invalso in Lombardia un approccio ideologico ecologista, ostile allo sviluppo liberale, perché non è stato concesso dalla commissione Ambiente alla ditta Danesi di escavare 150mila mc in più nel geosito di Pianalto della Melotta, anche se la ditta era già d’accordo con i sindacati Cgil, Cisl e Uil e i quattro Comuni interessati, fra cui Soncino. Giampietro Maccabiani del M5s ha dichiarato voto contrario, per opposizione anche alle autostrade, per il Pd invece Agostino Alloni si è opposto non al piano cave nel suo complesso, ma all’autorizzazione di scavare argilla a Pianalto, geosito che la direzione regionale del settore agricoltura ha voluto preservare da ogni modifica, anche solo da quelle arrecate da possibili opere di bonifica. Poco prima della scadenza del piano provinciale decennale, due anni fa, la Regione ha introdotto variazioni nelle normative e nella cubatura da scavare, e poi ha approvato rapidamente la variante al piano territoriale provinciale e quindi il piano cave con una riunione di giunta al Pirellone preceduta da due riunioni politiche. Quanto ai pareri contrari espressi nel 2013 dagli uffici regionali, il via libera è stato ottenuto con celerità. Lo stesso Pd, in provincia e in Comune di Cremona, è favorevole all’autostrada per Mantova. Nell’insieme quindi da parte degli ambientalisti le proteste non sono mancate. Giorgio Riboldi, fra gli altri, ha segnalato la mancanza di una vera e propria opposizione all’aggressione all’ambiente e al territorio, che si scatena soprattutto contro il geosito di Pianalto della Melotta.

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Smog, il Pd accusa la Regione di non avere un progetto

 

smog

Proprio il Pd, fautore da anni a livello nazionale del potenziamento della rete di stoccaggi e metanodotti, tuttora sostenitore, per quanto debole, di nuove autostrade, partito vicino a industriali e società di incenerimento, critica la Regione Lombardia, che tanto ha deluso nella lotta per l’aria pulita pur dopo tanti anni di appelli e di allarmi. L’ala ambientalista nel Pd è ancora troppo debole, vista la necessità di cambiamenti rapidi, che coniughino la creazione di lavoro e l’ecologia. Pochi giorni fa l’Oms ha indicato di nuovo la pianura padana fra le aree più inquinate del mondo e l’era del pieno sostegno ai produttori di emissioni inquinanti non è ancora finita. 
Bocciata dalla maggioranza di centrodestra, questo pomeriggio, in Consiglio regionale, la mozione sulle misure strutturali contro l’inquinamento, presentata dal Gruppo regionale del Pd.

“Alcuni passi avanti sono stati fatti, ma dobbiamo fare di più – aveva detto Giuseppe Villani, consigliere regionale del Pd e capogruppo in VI Commissione Ambiente, presentando la mozione di cui era primo firmatario -. Da soli, i Comuni possono attuare alcune iniziative, ma poi non hanno le forze o non riescono a coordinarle come dovrebbero. Serve la presenza di Regione Lombardia”.

Ma a essa il Pd chiedeva impegni ben precisi e costanti nel tempo e nella modalità: “Vogliamo impegnare la Giunta ad assumere in primo luogo e con decisione, un ruolo più efficace nel contrasto all’inquinamento dell’aria nell’ambito dell’azione congiunta delle Regioni del Bacino Padano con i 5 Ministeri interessati; a predisporre strumenti strutturali relativi alle politiche in tema di trasporto pubblico locale, in particolare finanziando la messa in servizio di nuovi bus ecologici prevalentemente elettrici, dando indicazioni alle Agenzie per il Tpl di adottare piani del traffico che prevedano espressamente gli obiettivi di riduzione dell’immissione in aria di sostanze inquinanti e di prevedere nell’adozione dei bandi di gara per l’assegnazione dei servizi criteri premiali per la valorizzazione delle percentuali di mezzi ecologici delle rispettive flotte per lo svolgimento dei servizi. Alla Giunta chiediamo anche linee guida per Piani urbani di mobilità; efficienza energetica degli edifici pubblici e privati; tipologie di combustione; limitazione delle emissioni in aria delle industrie e nel settore agricolo; attuazione della proposta di Protocollo avanzata da Anci; predisposizione del Piano clima e del Piano per l’adattamento ai cambiamenti climatici”.

In sostanza, per il Pd “l’indirizzo non può dipendere solo dall’assessorato all’Ambiente, ma è un lavoro d’equipe che va portato avanti da tutta la Giunta regionale, assieme alle Giunte delle città lombarde e al Governo – ha precisato Agostino Alloni, consigliere regionale del Pd, in dichiarazione di voto -. Invece, vediamo insufficienza nelle azioni strutturali che vanno messe in campo, non tanto per colpa di chi sta governando ora, ma di chi in passato non ha attuato queste azioni. Ad esempio, sul tema della mobilità non c’è integrazione ferro-gomma, in gran parte dei territori lombardi si è obbligati a usare l’auto. L’obiettivo è rigenerare i centri urbani delle città e gli edifici pubblici e privati, partendo dai trasporti e dall’efficientamento energetico”.

Trivelle anche sopra lo stoccaggio di CO2

Sergnano sta diventando la centrale dell’intero hub del gas che fra stoccaggi e metanodotti sta occupando buona parte dell’Italia del Nord, soprattutto Lombardia e Veneto, ma a Soncino si potrebbe verificare un caso particolare: perforazioni per la ricerca di metano e oli proprio nella stessa ampia zona dove la Regione sta progettando un grande stoccaggio sotterraneo di CO2. Le trivelle saranno puntate nel sottosuolo di Bosco Vecchio, vicino al sito di interesse comunitario (Laghetti Danesi).

 

La Regione Lombardia, sullo slancio delle tecnologie più progredite e delle norme europee, ha escogitato un progetto pilota: catturare la CO2 e stoccarla nelle falde acquifere profonde in un’area di 1500 chilometri quadrati all’interno di cinque province: Cremona, Lodi, Milano, Bergamo e Brescia. In Lombardia sono attive produzioni industriali ed energetiche che generano quantità imponenti di CO2: le principali sono la centrale di Ferrera Erbognone, la raffineria di San Nazzaro de Burgondi, le centrali di Mantova, Ostiglia, Sermide e Cassano D’Adda, ma anche Cremona è ben rappresentata. E c’è il rischio di una coincidenza tra la perforazione di Bosco Vecchio, accanto a Soncino, e il progetto pilota. L’anidride carbonica potrà essere stoccata sott’acqua e poi utilizzata al posto di quella quantità di metano usata negli stoccaggi al solo scopo di tenere alta la pressione per consentire l’estrazione. Il metano non più utilizzato come cushion gas potrà essere venduto, con guadagni rilevanti. Il progetto regionale permette di recuperare la Co2 e stoccarla e potrà permettere di recuperare nello stesso modo vecchi giacimenti di gas. La CO2 verrà iniettata nel sottosuolo in diversi punti, che in provincia si trovano a Pandino e Soncino. Il sottosuolo cremonese e delle altre province viene considerato adatto a quest’operazione per le caratteristiche geologiche. Lo stoccaggio potrà avere un tetto a una profondità fra i 500 e i 2.500 metri, con uno spessore vario, da pochi metri fino a 600 metri, mantenendo ad elevata densità, nelle acque saline profonde, ben 370 milioni di tonnellate di CO2, che faranno alzare la pressione all’incirca del 2%. Ma c’è il rischio di una coincidenza clamorosa con la trivellazione che la società Pengas ha chiesto di autorizzare al ministero dello sviluppo economico e dell’ambiente, per cercare oli e gas nel sottosuolo di Soncino, località Bosco Vecchio, al confine con il sito di interesse naturalistico europeo, dove sono già stati trovati reperti archeologici. Ieri sera all’ex Filanda di Soncino i NO TRIV (Enrico Duranti, Emanuele Cavalli, Ezio Corradi e Giacomo Cangini) hanno presentato le osservazioni che stanno inviando al ministero dell’ambiente, perché non autorizzi la trivellazione di Bosco Vecchio. In quel punto passa anche l’unica sorgente sismogenica attiva in Lombardia, sopra il Po, oltre a quella di Salò. Il progetto della società Pengas non prevede il controllo sismico da parte di un ente terzo, con visibilità pubblica dei dati, come previsto dalle linee guida del ministero dell’ambiente. Inoltre la società è controllata da un gruppo straniero, Orion, che già prima del ministero italiano sembra conoscere da anni le opportunità di estrazione. Troppi i dubbi: le osservazioni hanno ricevuto sostegno e controfirma già da diversi cittadini che si rivolgono a loro volta al ministero, anche perché a Soncino ci fu già un terremoto nel 1802. La Regione Emilia da parte sua vieta operazioni come quelle della Pengas in quanto pericolose: in Lombardia invece sono possibili e non si capisce perché.

 

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24 settembre 2016

La Regione continua ad asfaltare la Lombardia; solo promesse per ferrovie e autostrada a Cremona

Tanti annunci da parte del presidente di Stradivaria Alberto Sciumé sulla riduzione dei costi dell’autostrada Cremona Mantova ma nessuna modifica mai è stata ufficializzata mentre di investimenti non si parla. Anche il nuovo consigliere Alessandro Pastacci, del Pd, ha confermato in febbraio la linea di Sciumé senza però che risulti alcun cambiamento: i costi restano sopra il miliardo di euro, lievitati del 43% e il tracciato non cambia, benché sia considerato devastante da associazioni e comitati. Ieri il consiglio regionale ha votato contro la proposta di decadenza defitiva della concessione regionale a Stradivaria, chiesta dal pentastellato Andrea Fasconaro: il Pd non ha voluto cancellare la futuribile autostrada cremonese dal Piano della mobilità e dei trasporti e così il nastro d’asfalto incombe ancora a dieci anni dalla valutazione d’impatto ambientale, ora che i flussi di traffico sono molto diminuiti. Il Piano regionale è stato assai criticato dagli ecologisti: ben 2mila ettari di terreno saranno coperti da nuove autostrade, con un consumo di suolo imponente, e solo il 5% dei finanziamenti sono stati investiti sul trasporto pubblico locale, solo 115 milioni quando, secondo la grillina Iolanda Nanni, ce ne sarebbero voluti quattro miliardi. Protesta anche Dario Balotta di Legambiente, perché la giunta Maroni non vuole saperne di spostare traffico dalle strade alle ferrovie e ai bus, sia per il trasporto di persone che di merci. Il Piano regionale, sostiene Balotta, è un “lungo elenco di opere generico e senza copertura finanziaria, come il raddoppio della ferrovia Codogno-Cremona-Mantova, che somiglia molto ad uno specchietto per le allodole e all’ultimo piano dei trasporti lombardo varato trent’anni fa.” Delusione notevole per gli ecologisti, che si aspettavano maggiore rispetto per le direttive europee, favorevoli allo sviluppo ferroviario, anche perché in Lombardia 4 automobilisti su 5 viaggiano soli, metà delle persone si spostano in auto e un quarto dell’ossido di azoto e delle Pm10 è generato dal traffico. Niente risorse per migliorare la qualità dei trasporti: restano i vecchi treni diesel sulle linee cremonesi, continuano i ritardi e le soppressioni, come l’altro ieri sulla linea Cremona-Treviglio, e sulla Cremona-Codogno, oggi, sono stati registrati più di venti minuti di ritardo in direzione Lodi-Milano. Invece di finanziare il raddoppio della linea Mantova-Cremona, la Regione investirà nelle nuove autostrade, come il completamento della Pedemontana e la Broni-Mortara.

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