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La lotta contro l’inceneritore è un vecchio feticcio borghese

La lotta contro l’inceneritore è un vecchio feticcio borghese, sbandierata così come il Dalai Lama faceva ruotare i testi su cui erano scritte le preghiere, come se il vento potesse così moltiplicarle all’infinito, senza però che il bilancio di A2A potesse risentirne, perché questo è il mondo borghese che tu, M5S, non rifiuti e di cui rischi di diventare un rifiuto da ballottaggio alla viva il parroco, questo è il mondo borghese, fatto di bilanci, di piani industriali, di meticolosa burocrazia, di programmi elettorali e di un popolo di tanti piccoli, grandi, medi e galimbertistici Galimberti, cioè di sindaci volonterosi, indigesti e complicati, ma sindaci eletti che i bilanci cangiar desìano. L’inceneritore è una romanza di Verdi Giuseppe, una poesia di Carducci, un pistolotto romantico-patriottico, una Caporetto, una puntata di Beautiful, una predica di un prete spretato, un coro da osteria dei probiviri, un mottetto dalle rime sgangherate, ma ripetuto all’infinito, appassionato come il rosario dell’ardente gioventù mariana o come i demoni cacciati da Gesù di Nazareth e finiti nel corpo dei porci bruciati nella divina e terrena discarica, metafora di tutto e di niente.
Coraggio inceneritore, fatti spegnere da una danza circolare di A2A, ma non bruciare il bilancio indebitandoci tutti.

Grumello, discarica d’acciaieria: che ruolo ha il sindaco

Incombe una domanda inquietante: il sindaco di Grumello Cremonese Fabio Scio si limita a svolgere soltanto il proprio compito all’interno di un contesto in cui le istituzioni vagliano, controllano ma non ostacolano l’acciaieria Arvedi, anche quando i cittadini sono preoccupati per fondati motivi? La proposta di discarica ha ottenuto già la Valutazione d’impatto ambientale positiva. La scansione delle decisioni istituzionali, fra Via e Aia, sembra favorire una serie di scelte che avvallano un passo avanti dopo l’altro, senza però che si creino mai le condizioni per un unitario diniego motivato da parte degli enti locali. La frammentazione delle decisioni sembra favorire l’iniziativa privata.

Qual è la vera posizione del sindaco di Grumello Fabio Scio? Sì o no alla discarica di rifiuti d’acciaieria? Ufficialmente il no del Comune è chiaro e motivato e risulta agli atti, con i quali l’amministrazione provinciale ha dato parere positivo alla Via, Valutazione d’impatto ambientale dell’impianto, senza però che dal municipio partisse il ricorso al Tar atteso dal comitato Salviamo il territorio.

Nell’assemblea pubblica di febbraio, in via Roma, il comitato ha posto la questione e la capogruppo di minoranza Mara Gandini ha chiesto ieri al primo cittadino di convocare con urgenza il consiglio comunale per fare chiarezza sul percorso che il municipio intende seguire. Dal municipio arriva una prima risposta negativa dopo la riunione di giunta di ieri sera: non ci sono sufficienti motivi per una convocazione urgente e mancano le firme. Oggi Mara Gandini ha ripresentato la richiesta: per lei il sindaco si attacca alla forma e l’urgenza c’è eccome. Il timore di diversi cittadini è che il sindaco si limiti a un’opposizione inefficace, pur segnalando i rischi legati all’inquinamento atmosferico, della falda acquifera e al traffico. Il giorno dopo l’assemblea il gruppo di maggioranza ha esposto un manifesto dai toni inequivocabili: massimo sostegno al sindaco in tutti i passi che compirà. E la minoranza chiede quali saranno questi passi, mentre i dubbi si addensano. Di fatto è stata la Via ad approvare la collocazione geografica della discarica a Grumello, mentre il sindaco ha annunciato il ricorso al Tar solo dopo l’eventuale Aia, Autorizzazione ambientale integrata, che dà via libera al funzionamento della struttura proposta da Cremona Ecologia per i rifiuti dell’acciaieria Arvedi e di altre aziende. La preoccupazione è che, quando in Provincia si discuterà l’Aia, la posizione geografica della discarica con impianto di riciclo dei rifiuti sarà ormai un dato acquisito. E in un’assemblea pubblica del dicembre 2013 il sindaco dichiarava che l’amministrazione provinciale, se non la Regione, deve tener conto dell’acciaieria Arvedi e dello smaltimento dei rifiuti sul territorio. [breve audio della clip “Grumello” dal secondo 18]. Se il Comune di Grumello si limita a opporsi senza fare ricorso, e la Provincia approva assieme ad altri Comuni, la discarica, come teme il comitato, si farà.
(www.telecolor.net)

Discarica a Grumello, il consiglio comunale non si può convocare

La capogruppo di minoranza Mara Gandini ha chiesto stamattina al sindaco Fabio Scio, con una lettera protocollata, di convocare il consiglio comunale con urgenza, inserendo all’ordine del giorno un punto: “Trasparenza riguardo le tematiche della discarica”. Si tratta della discarica di rifiuti d’acciaieria proposta da Cremona Ecologia, sulla quale l’ultima assemblea si è divisa tra chi, come il comitato “Salviamo il territorio”, avrebbe voluto presentare un ricorso al Tar già quest’anno, dopo il parere positivo dell’ente Provincia alla Valutazione d’immpatto ambientale della discarica, e chi come il sindaco intende invece attendere che l’eventuale Autorizzazione integrata ambiantale venga rilasciata.
Non ci sono però riunioni di consiglio comunale in vista. Il sindaco, che nei Comuni con meno di 12mila abitanti svolge la funzione di presidente del consiglio comunale e ha il compito di convocare, non ha accolto la richiesta di Mara Gandini capogruppo di “Rinnovare Grumello”.
Il testo unico degli enti locali, art. 39 comma 2, spiega che il presidente del consiglio comunale o provinciale è tenuto a riunire il consiglio, in un termine non superiore ai venti giorni, quando lo richiedano un quinto dei consiglieri, o il sindaco o il presidente della provincia, inserendo all’ordine del giorno le questioni richieste”.
Nella richiesta protocollata stamattina figura una sola firma, quella della capogruppo.

Per l’Ilva ci vuole il know how di Arvedi: lo assicura l’Agi

Dopo l’articolo dell’Espresso, che aveva evidenziato l’indebitamento degli industriali dell’acciaio interessati all’acquisto dell’Ilva, ecco l’agenzia di stampa Agi, di proprità dell’Eni, a presentare un quadro più roseo, con un articolo che mette Arvedi al centro dell’attenzione
(www.affaritaliani.it/economia/ilva-peggiora-ebitda-2015-il-possibile-ruolo-di-arvedi-409164.html). Il lancio dell’Agi è stato ripreso da “Affari italiani” e secondo alcuni lettori contiene un passaggio sul gruppo Arvedi che proverrebbe da Siderweb, la voce degli acciaieri. Dunque quest’articolo manifesterebbe una tendenza stratetiga, un chiaro desiderio di dar sostegno a una parte in causa, per quanto non si tratti affatto di mera propaganda, dato che Agi ammette le difficoltà della situazione. Forse chi ha scritto l’articolo sull’Ebitda dell’Ilva ha dovuto ammettere a malincuore che certi problemi esistono proprio.
L’Ebitda è un indicatore economico: è una sigla che per esteso suona “Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization”, e dunque indica l’andamento della sola gestione caratteristica di un’azienda, prima di considerare nel bilancio anche le voci riguardanti interessi passivi, tasse, deprezzamento e ammortizzamenti. L’Ebitda fa dono di una gestione aziendale “pura” dalle complicazioni finanziarie, indica quanto rende l’azienda nella sua purezza, indipendente dai fattori finanziari. E’ un indicatore che assomiglia all’italico Mol (Margine operativo lordo).

Innanzitutto Ilva, come sostiene Agi, è ancora attraente per gli investitori, l’agenzia dell’Eni vuole chiarirlo. La gestione caratteristica è peggiorata, cala la produzione di acciaio nel 2015, come risulta dai dati presentati dal commissario Enrico Laghi: 4,7 milioni di tonnellate rispetto ai 5,9 del 2014. Però l’articolo attacca con “il colosso è malato ma vivo”. Non è facile capire perché: l’Agi spiega che Ilva non sarebbe soltanto una preda dell’attuale concorrenza, anzi il bilancio presenta “note positive”, che consistono in un “miglioramento del mix produttivo che ha visto recuperare quote di prodotti a maggior valore aggiunto”. Altro dato da sottolineare è che la due diligence (“dovuta diligenza” nel mostrare i documenti necessari alla traparenza delle offerte d’acquisto, prima delle scelte) inizierà il 15 aprile, non il 31 marzo, per concludersi il 30 giugno. Due mesi e mezzo per analizzare le offerte a carte scoperte.
Ci sono problemi dal punto di vista finanziario? L’indebitamento è eccessivo, rispetto agli investimenti necessari? Ecco che Agi rivela l’importanza del gruppo Arvedi, che offrirà tecnologia, conoscenza, dopo aver dimostrato di realizzare a Cremona l’acciaeria migliore d’Italia dal punto di vista ambientale. E allora tanto vale leggere questo meraviglioso, istruttivo, preziosissimo passo di Agi su Arvedi! Eccolo.

“Col gruppo Marcegaglia (Agi del 19 febbraio) molta credibilità premia anche il gruppo Arvedi. E’ tra i principali produttori di acciaio in Italia e vanta la piu’ efficiente acciaieria al mondo integrata tra forni elettrici, impianti di colata e laminazione a caldo in linea. Il cuore del gruppo, l’acciaieria di Cremona, è strutturata in orientamento verticale, tanto da consumare solo 6 metri quadrati di suolo per tonnellata prodotta contro i 38 metri quadrati degli impianti a ciclo tradizionale, come quello dell’Ilva di Taranto. Il gruppo Arvedi è composto da 5 aziende situate nel Nord Italia: Cremona (coils in acciaio al carbonio, neri, decapati e zincati); sempre a Cremona, l’ATA di Cremona (tubi saldati in acciaio al carbonio). La Metalfer, specializzata nella trafilatura di tubi; l’Ilta Inox di Robecco d’Oglio (CR) (tubi saldati in acciaio inossidabile per applicazioni qualificate); l’Arinox di Sestri Levante, (produzione, laminazione, ricottura, tensospianatura e taglio di nastri in acciaio inossidabile di precisione). Infine c’e’ a Trieste l’impianto della Ferriera di Servola che fornisce per il gruppo ghisa direttamente da ciclo integrale, e che in futuro potra’ produrre acciaio magnetico. Il gruppo Arvedi ha circa 3mila dipendenti e ricavi consolidati per 2,1 miliardi, con una remunerazione dei mezzi propri (ROE, return on equity) del 3,6%, cioe’ piuttosto bassa. Tanto che il patrimonio netto copre appena il 22% del capitale investito, e i debiti complessivi sono pari a 3,4 volte il patrimonio netto. Quindi, nell’ottica della costituenda cordata nazionale, è verosimile che l’apporto di Arvedi possa essere più di know how che di finanza. Secondo gli esperti, le sinergie produttive tra Arvedi e Ilva di Taranto permetterebbero di ridurre i fortissimi investimenti ambientali necessari all’impianto pugliese in modo da sviluppare nuovi prodotti per competere nei segmenti di mercato a maggior valore aggiunto”.

Un giorno da bulgari e, alla fine, tutti al museo di Arvedi

Il noto industriale dell’acciaio Giovanni Arvedi a Cremona mondeggia (weltet), si fa mondo, quindi neanche si può oggettivare e non diventa mai argomento
di discorso, semmai tema d’elogio, motivo di spargimento d’incenso o di maligna rancura, se non di torbido mugugno o di umbratile coltivazione di veleni. Nel circuito istituzionale, forse mai così fragile, l’industriale trionfa. Se come stamattina il console generale di Bulgaria Rossen Roufev visita la Provincia, accolto col dovuto rispetto, avvedutamente il capo di gabinetto della Prefettura Beaumont Bortone e il presidente della Provincia Carlo Vezzini parlano di iniziative bilaterali, ma l’incontro può avere solo una conclusione: la visita al museo del violino, il “gioiello” donato da Arvedi alla città, al Comune, il centro di tutta la vita culturale (e politica) di Cremona, visto che sussiste una convenzione sottoscritta dall’amministrazione Perri che impegna il Comune per ben 15 anni.
Nulla ha senso a Cremona se non all’ombra dell’Arvedi eternamente sugli scudi, ma della sua funzione non si può neanche discutere. E’ implicito, non detto: ci vuole un’occhiuta ermeneutica a volte per svelare gli arvedismi nascosti dalla pubblica amministrazione, la quale non è allegra per mille motivi e dunque ben se ne capisce il disagio, tuttavia non la sottomissione a un destino museale. Nessuna critica meritano le istituzioni, che ai capitali e alle attività dell’industriale si riferiscono e si legano, ma il desiderio di uscire dalla sottomissione, dunque di emanciparsi, umanamente, è plausibile e perseguibile, perciò proseguo.
Interessantissimo il finale del comunicato, che mette conto riportare per intero:
“Nel territorio cremonese i cittadini bulgari sono ben integrati, pur rappresentando numericamente una piccola comunità (circa 300) e nel prossimo autunno, vi saranno, proprio nel territorio cremonese, alcune iniziative a carattere informativo, culturale, storico, fortificando così i rapporti tra i due Stati, grazie anche alle iniziative del Centro Incontri Diplomatici
La visita si è spostata poi al Museo del Violino, con un saluto al presidente “Friends of Stradivari”, Paolo Bodini”.

A nuovo il parco davanti alla casa di riposo Arvedi

Sarà un caso, ma in via Massarotti, proprio davanti al parco cittadino del Morbasco, sorge l’ex clinica La Pace, ormai ristrutturata e riattivata dal noto industriale Giovanni Arvedi, che l’ha trasformata in una casa di riposo con un centinaio di posti letto, che nella Cremona dall’elevata età media, dove già sorge l’importante ospizio Soldi di via Brescia, sono persino pochi. Una fortunata coincidenza vuole che il Comune provveda a riqualificare il parco del Morbasco. Grazie alla riqualificazione, il parco migliorerà, rinascerà, si farà anche un ciclabile e ci saranno attività in collaborazione con la vicina scuola. Gli alberi caduti a causa della grande nevicata dell’anno scorso probabilmente saranno smaltiti… nella centrale a biomasse, il cosiddetto secondo inceneritore di Cremona.

Corsa all’Ilva malgrado i debiti, sperando nel risparmio postale

L’articolo “Ilva o mai più” di Luca Piana e Gloria Riva, pubblicato su “L’Espresso” del 25 febbraio, sfocia in un appello alla Cassa depositi e prestiti, che costituisca una cordata credibile per l’acquisto e il rilancio dell’Ilva, in modo che non si ripeta la disavventura dei patrioti che rilevarono Alitalia sub Silvio. Persisto l’obiettivo di una produzione sostenibile, grazie alla presenza del porto, all’arrivo di grandi navi e a un altoforno più efficiente. Il piano di ripresa “ambientalista” dell’Ilva del commissario Enrico Bondi è stato sostituito dall’intenziione di vendere. Tra gli interessati però ci sono gruppi industriali assai indebitati: sono anni di crisi, e in se stesso – si può aggiungere – il settore dell’acciaio vive insieme alla scelte economiche dello Stato. Arvedi, che pure ha chiuso il bilancio 2014 in utile grazie a un aumento di capitale, e Marcegaglia sono gravati da indebitamento, come anche il colosso Arcelor. Con quali soldi possono acquistare Ilva e soprattutto investire? Se lo domanda il sito Tarantobuonasera.it (http://www.tarantobuonasera.it/taranto-news/cronaca/414148/news.aspx).
Decisivo sarà il ruolo dei risparmiatori postali, dato che la Cassa depositi e prestiti – una delle società che hanno manifestato interesse – usa i loro soldi e dovrà farlo con grande serietà.
C’è tanta politica, inevitabilmente, nell’articolo dell’Espresso, perché sono in gioco soldi pubblici e decisioni dei governi. Davvero però l’altoforno numero 5 potrà diventare sostenibile, una volta che sarà sostituito con forni elettrici che bruceranno non carbone ma gas? I rottami da fondere, dopo l’esposizione a monossido di carbonio e idrogeno, conterranno una quota più elevata di ferro metallico, che nei forni elettrici si potrà fondere.
Aumenterà di molto il consumo di gas in prossimità di una città: un miglioramento rilevante rispetto al carbone, ma sarà veramente sostebiile? La compravendita di gas, ancora una volta, risulterebbe protagonista, se l’Ilva tornerà a svolgere un ruolo internazionale di primo piano. Con i soldi pubblici. La stessa acciaieria Arvedi ha ricevuto un finanziamento Bei. Non sono le banche private a investire: l’incombenza riguarda lo Stato – e i risparmiatori postali se il progetto della Cdp si concretizzerà.

La ciclabile per Cavatigozzi si fa, fallisce l’accordo di Perri

La pista ciclabile Cremona-Cavatigozzi si fa, giurano in Comune, ma sarà proprio l’amministrazione a realizzarla, perché l’accordo con un privato, siglato due giorni prima delle elezioni dall’ex sindaco Oreste Perri, aiuta l’imprenditore ma non i cittadini. Infatti il privato ha avuto la possibilità di scegliere se costruire una parte della pista ciclabile nel quadro dei lavori previsti da una lottizzazione, oppure versare dei soldi al Comune. E sembra che l’imprenditore preferisca, come lecito, pagare anziché costruire la ciclabile, che secondo i programmi dell’era Perri sarà realizzata in tre lotti.
Oggi il consigliere Federico Fasani (Ncd), ex assessore all’urbanistica di Oreste Perri e attualmente all’opposizione, ha sostenuto che il progetto della pista non esiste nemmeno. Gli assessori Andrea Virgilio e Alessia Manfredini poco fa hanno inviato un comunicato di smentita: il progetto c’è, anzi, come aggiungono la ciclabile sarà costruita: “Siamo pronti a partire”.
L’opera è strategica, perché collega la frazione circondata, se non assediata dall’area industriale, con il centro abitato cittadino. Si può andare a lavorare in bicicletta, con un viaggio di due o tre chilometri, lasciando a casa l’auto. Il percorso, senza una pista protetta e sicura, è pericoloso: ci sono stati due incidenti mortali in via Milano negli ultimi anni, vittime una ciclista e un motociclista, quest’ultimo proprio sul percorso dove la pista non c’è.
Per i cittadini la ciclabile è un simbolo oltre che un’infrastruttura preziosa: Cavatigozzi non può restare un agglomerato di case dove, per una parte dei residenti, la vita è complicata dalla presenza di industrie sottoposte alla direttiva Seveso e controllate dall’Arpa per i rumori e le emissioni inquinanti. Le abitazioni valgono sempre meno, complice la crisi economica e dell’immobiliare che dura che da più di un lustro. Vale la pena di restare a vivere a Cavatigozzi? Di trasferirsi e comprar casa nella frazione, che un tempo era in zona verde e agricola? Si può chiamare progresso questo?
Il Comune di Cremona vuole comunque costruire la pista ciclabile, in parte a proprie spese, e investire su Cavatigozzi. I due assessori Alessia Manfredini e Andrea Virgilio, entrambi del Pd, hanno dato mediante il comunnicato questa spiegazione: “Sulla ciclabile Cremona-Cavatigozzi è in atto una importante interlocuzione con il privato che recentemente ha manifestato la volontà di non procedere alla costruzione dell’opera e di monetizzare gli oneri previsti. Questa volontà non mette in discussione la realizzazione della pista ciclabile, per la quale noi abbiamo il progetto e siamo pronti a partire, ma mette in discussione l’impianto costruito dalla precedente Amministrazione che ha concesso tre anni di tempo al privato in piena campagna elettorale senza avere la certezza del buon esito dell’operazione. Lo abbiamo sempre detto e lo ribadiamo: la pista ciclabile Cremona-Cavatigozzi è un obiettivo di mandato di questa Amministrazione. Stiamo intensamente e seriamente lavorando per realizzarlo”.

[Nella foto, a sinistra Federico Fasani e a destra Oreste Perri, accanto al cartello di via Milano]

Offanengo, gli alberi sono stati tagliati: protesta il Wwf

Che cosa si può provare assistendo al taglio di un albero? Il rumore della motosega evoca un destino implacabile: la procedura non concede incertezze, le piante cadono uno per uno, malgrado il pregio e l’età di oltre mezzo secolo. Nella zona della cascina Portico, non molto più in là di una centralina elettrica a biogas, il Comune però ha avuto un motivo per autorizzare l’eliminazione del filare di alberti che si può vedere nel filmato, ed è la relazione tecnica di un agronomo cremasco. Il vicesindaco Emanuele Cabini lo spiega “senza entrare nel merito delle scelte dell’agricoltore: abbiamo constatato dalla relazione che le piante erano malate e l’amministrazione ha autorizzato”.

Come si fa a mettere in croce un Comune? Il contesto legale e amministrativo consente che una mano azioni la ghigliottina del frondoso filare, l’agronomo certifica e allora scatta la motosega. Ogni singolo taglio di alberi può ben essere giustificato, ma la protesta del Wwf guarda al dato negativo nell’insieme di un territorio in cui gli alberi dovrebbero e potrebbero essere ben più numerosi, eppure li si vede cadere, mentre negli ultimi anni le centraline elettriche a biogas hanno conquistato terreno. E il biogas di solito viene alimentato a mais, mentre l’agricoltore nella zona della cascina Persico ha installato, in un anno siccitoso, un nuovo impianto di irrigazione che richiede spazio… Dunque gli alberi – malati, quindi anche a rischio di crollo – non trovavano più posto nella geopolitica di Offanengo. Il Comune però ha piantumato altrove, nel parco pubblico del Dossello, inserendo alberi adulti.
E’ vero, non si può processare una singola amministrazione locale se queste sono le norme e queste le necessità di un imprenditore agricolo, che deve certo poter irrigare. Ci sono atti amministrativi e scelte possibili, e anche la piantumazione nel parco del Dossello è un dato di fatto. E’ un dolore vedere cadere degli alberi, anzi è un lutto, perché lo sguardo è rivolto alla pianuta padana, e al territorio provinciale, nel suo insieme. Si vorrebbero vedere più alberi, molti di più, boschi e riserve naturali, aree protette e tante imprese che possono fruttare reddito diffuso senza bisogno di tante centraline elettriche a biogas. Il Comune di Offanengo non è un imputato, come non lo è l’agricoltore: l’amministrazione si è dimostrata impeccabile così come il privato imprenditore agricolo. L’unico problema sono gli alberi, malati, e tagliati.

Cantami, o Diva, del prode Galimberti i lavori di manutenzione

Mancava solo la banda, con le grancasse, i piatti, le trombe e perché no anche violini a profusione oltre ai tradizionali strumenti a fiato, per accompagnare i lavori di manutenzione di via Giuseppina e via del Giordano. I tromboni comunque non mancano mai, intonati o stonati che siano. Erano semplicemente lavori per migliorare le reti delle fogne, delle condutture dell’acqua, del metano e della fibra ottica, che i dipendenti di Aem Service, assieme ai colleghi – oggi nel comunichese si dice coworkers, rendendo così incomprensibili articoli, libri, film di ogni genere, compresi quelli della serie di Fantozzi – di Padania Acque, Linea Distribuzioni, Lineacom, hanno compiuto le opere con rapidità. Nulla più che riqualificazione dei servizi che si trovano sotto il manto stradale, tuttavia il bombardamento a tappeto dei comunicati municipali non ha concesso tregua neanche ieri. Impegno e fatica, quindi, per operai e tecnici, che si sono dati da fare con i loro dirigenti per finire anche in anticipo, evitando un altro giorno sotto il sole di quevia Giordano 2sto periodo, che anche ieri appariva impazzito, schiacciato dalla sua stessa massa, furibondo e ostile all’umana ventura, e non è mancato lavoro anche per chi i comunicati li scrive, forse con la sensazione di trovarsi in nuovo equatore. Attività lavorative che vengono apprezzate e rispettate, perché l’ordinaria e la straordinaria manutenzione prevengono rischi e complicazioni molto più costose e impegnative. Ma perché allora non assumere un Vincenzo Monti? Perché non poetare in endecasillabi lo sviluppo dei cantieri?

Un comunicato trionfale è stato inviato poco prima del termine dei lavori di via del Giordano, fissato per le 18. E’ stata conclusa anche l’asfaltatura del sovrappasso di via Mantova, altri cantieri proseguono per sistemare marciapiedi e strade. In via Giuseppina i lavori erano iniziati il 9 giugno, modificando la viabilità da e verso l’ospedale Maggiore. I prossimi lavori di manutenzione saranno forse cantati da aedi e tramandati oralmente di generazione in generazione, per celebrare levia Giordano via Giuseppinagesta dei moderni Ulisse e Achille, oltre che del sindaco Gianluca Galimberti.