Categoria: sfratti

Case popolari, due inquilini non hanno pagato il canone per 10 e 8 anni: sfrattati

L’impegno del Comune di Cremona per rimettere o ordine nel comparto delle case popolari, verificando tutti i casi di morosità, ha dato alcuni  risultati sconcertanti: due inquilini – entrambi italiani – non hanno pagato il canone per lunghi periodi, rispettivamente otto e dieci anni. Se ne ignorano i motivi specifici: per il Comune si tratta comunque di morosità colpevole e dovranno lasciare gli alloggi liberi, come altre due persone in morosità per un paio d’anni, entro sessanta giorni. Hanno comunque il tempo per presentare osservazioni, documentazioni ed eventuale ricorso al Tar: la tutela dei diritti è garantita per legge. 

CREMONA Altri quattro sfratti, o meglio, per usare l’espressione corretta, decadenze di assegnazioni di case popolari, dato che in municipio l’ufficio contratti, dopo aver constatato il mancato pagamento del canone, ha inviato l’avviso. Entro sessanta giorni gli appartamenti popolari dovranno essere lasciati liberi da “persone e cose” da parte degli interessati, che salgono così a dieci in meno di un mese. Non è pugno di ferro, è solo una verifica del rispetto delle regole, durante la quale, come ha chiarito l’assessore Andrea Virgilio, l’amministrazione, avendo scoperto casi di incolpevole sofferenza economica, ha invece aiutato gli inquilini. Sono emersi invece casi di morosità colpevole durata due anni in via Vitali, e di ben dieci anni in via Ghinaglia, dove l’interessato non ha fatto pervenire agli uffici nemmeno la documentazione reddituale richiesta. In via Allende un inquilini non ha pagato per due anni, mentre un altro caso di morosità di lunga data, otto anni, è stato trovato in via Endertà. Ai quattro interessati sono pervenute le lettere del dirigente Lamberto Ghilardi. Si tratta di casi gestiti dal Comune dal 2016: la morosità di dieci anni riguarda la gestione Aler. Le reazioni da parte dei cremonesi, resa nota la serie di sfratti, sono state variegate e la consigliera dei 5 stelle Lucia Lanfredi ha presentato un’interrogazione a risposta scritta.

 

A Cremona infatti, come notato da diversi cittadini, ci sono diversi alloggi popolari che restano vuoti a lungo, mentre la lista di chi ha fatto domanda d’assegnazione è lunga ma spesso deve attendere anni. Lanfredi chiede al sindaco con quali il Comune intende provvedere, e pone inoltre una domanda sul metodo delle assegnazioni, visto che sono state assegnate anni fa case con spazi ampli a persone sole, mentre alcune famiglie si ritrovano assegnato un alloggio troppo stretto. La consigliera grillina chiede di applicare metodi più razionali.

Lo sfratto incombe e il Comune non aiuta

 

CREMONA Nessun aiuto dai servizi sociali, nemmeno uno di quei buoni spesa che anni fa venivano dati dal Comune almeno per la sopravvivenza, e nessuna opportunità di ritrovare occupazione, se non a  giornata, come donna delle pulizie. Deborah, una madre di famiglia cremonese sui cinquant’anni, con una figlia a carico, deve ricominciare da zero, e vivere con i 450 euro al mese dell’assegno di disoccupazione, perché il posto di commessa in un negozio di generi alimentari è andato perduto già l’anno scorso. Pagare l’affitto, in un appartamento privato della zona di San Rocco, è diventato impossibile, tanto più con una figlia a carico, ormai maggiorenne e a propria volta senza lavoro. Sull’assegno di disoccupazione, poi, grava la cessione del quinto dello stipendio. L’inverno al freddo, senza riscaldamento, per il distacco dell’utenza del gas, è stata la prima conseguenza. La minaccia di sfratto è stata inevitabile e si trasformerà in atto esecutivo nei prossimi mesi. Per la madre di famiglia, che non ha più i genitori, è iniziato il pellegrinaggio dall’uno all’altro ufficio comunale, nella speranza che l’amministrazione chiarisca la situazione e intervenga presto. Una delle richieste presentate all’assessore Mauro Platé, nella discussione sul regolamento d’accesso ai servizi sociali, è stata proprio la celerità della risposta, che in diversi casi arriva dopo mesi. Anche per questo il Comune prepara una serie di assunzioni. Il prossimo bando comunale per l’assegnazione delle case popolari è previsto per giugno: la domanda di Deborah si aggiungerà alle settecento dell’ultimo bando. Per la sopravvivenza, non resta che qualche aiuto dai familiari o da un’amica. Uno dei due cagnolini domestici è già stato ceduto, e anche l’altro cerca un nuovo proprietario: non c’è più posto nemmeno per loro.

Festa in centro, bollette pazze nelle case popolari

 

CREMONA Al posto del cenone di Natale una minestrina, e invece del brindisi di Capodanno le bollette da pagare, arrivate tardi, dieci giorni dopo la scadenza, ma il problema non è solo postale: mancano i soldi. Ci vogliono 200 euro per tre mesi di energia elettrica e 64 euro per il gas da cucina, in attesa del conto del teleriscaldamento: pagheranno in buona parte se non tutto i servizi sociali, perché il lavoro non s’è trovato, cinquant’anni sono sempre troppi o troppo pochi. A Borgo Loreto, in piazza dei Patrioti, come in altri quartieri popolari, nella Cremona delle grandi promesse elettorali, va così. L’assistente sociale può consigliare di andare alla mensa della Caritas o della San Vincenzo, in viale Trento Trieste. C’è però chi resiste solo tre giorni, in mezzo a lingue e abitudini diverse e anche liti fra immigrati di diversa provenienza, per preferire poi l’ospitalità di un amico, finché può. L’amministrazione comunale da parte propria insiste con la comunicazione di un’immagine unitaria e fa sapere che “sono stati allestiti 12 alberi di Natale per simboleggiare l’unità e la coesione tra il centro storico e le periferie”. Iniziativa che però, all’interno di alcuni comitati di quartiere, non è stata apprezzata da tutti: alcuni avrebbero preferito più spesa sociale e meno simboli di festa. Così, non tutti se la sentiranno di festeggiare stanotte in piazza Stradivari, per brindare col sindaco Galimberti e l’assessore Barbara Manfredini, alla musica di un dj. Per non pochi cremonesi il 2016 non è stato felice.

L’altro ieri il direttore delle politiche sociali Lamberto Ghilardi ha dovuto stanziare 77mila euro per il contrasto della morosità abitativa. I contributi saranno versati dopo la firma di un contratto che impegna gli utenti a compiere comportamenti virtuosi. Ogni settimana si presenta una famiglia a rischio sfratto, che i servizi assieme alla Prefettura riescono a evitare. Fra una miriade di interventi del welfare, il Comune il 28 dicembre ha messo a disposizione altri 15mila euro in buoni per anziani, portatori di handicap, voucher minori e grandi fragilità. In via Cattaneo, ancora a Borgo Loreto, il Comune sempre in questi giorni ha dovuto cambiare il sistema di riscaldamento centralizzato in 29 alloggi, ormai vetusto e causa di guasti non più riparabili, con consumi che non si potevano più nemmeno calcolare correttamente.

Emergenza abitativa, contributi di solidarietà per 87 famiglie

CREMONA L’emergenza abitativa a Cremona è tale che sono 87 i nuclei familiari che avranno diritto al contributo di solidarietà previsto dalla Regione per chi già vive in un alloggio pubblico, del Comune o dell’Aler, e ha accumulato debiti per almeno 4mila euro, come spiega la determinazione del dirigente del settore Patrimonio Lamberto Ghilardi, firmata questa settimana. L’elevata morosità dei residenti nelle case popolari ha in parte, quindi, una spiegazione nella gravità della situazione economica. Non basta dunque ricevere l’alloggio popolare per sfuggire al rischio sfratto: i canoni sono aumentati da alcuni anni, in seguito alle leggi nazionali, e la crisi economica, per una parte dei cittadini, non ha sosta. Le domande sono state presentate in Comune e valutate: dei 100mila euro messi a disposizione dalla Regione ne saranno spesi 73mila; due le richieste respinte perché i debiti non arrivano alla soglia dei 4mila euro. A chi ha fatto domanda di contributo, il Comune ha fatto firmare un Patto di servizio, finalizzato a ristabilire gradualmente l’autonomia delle persone che la possono raggiungere, cercando cioè un lavoro, sempre che lo si possa trovare. Il malessere tra la popolazione è pesante, al di là delle formule della pubblica amministrazione, e arriva nei comitati di quartiere, come nel rinnovato direttivo di Borgo Loreto, riunitosi la settimana scorsa, presieduto da Silvia Belicchi. E’ Amedeo Lauritti a segnalare che più che di sottopassi, sovrappassi e nuovi semafori, come al Maristella, e di piste ciclabili da mezzo milione come in via Brescia, il Comune dovrebbe impegnarsi di più per far trovare il lavoro a chi l’ha perduto. Fare l’albero di Natale municipale, quindi, a Borgo Loreto non può bastare. L’edilizia pubblica non risolve i problemi, anzi ci sono ancora alloggi Aler, non comunali, dove il teleriscaldamento non si può fermare, la temperatura sfiora i 26 gradi e l’amministrazione in caso di morosità paga la bolletta. Contraddizioni che si rilevano in tutti i quartieri: sale quindi una richiesta, che la giunta incontri i cittadini e dia spiegazioni.

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Sfratti in silenzio per non dare fastidio

CREMONA La serie degli sfratti compiuti con l’intervento delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco e delle ambulanze, peraltro costosa per i pubblici bilanci, è finita ma l’elenco delle famiglie che perdono la casa s’allunga. Sono sfratti bianchi, in silenzio, privi di clamore e pieni solo di povertà. Le vicissitudini di Gloria, della figlia di un anno e del compagno Luigi sono state raccontate dal comitato Antisfratto in una nota diffusa oggi alla stampa: gli stipendi bassi e il precariato hanno colpito ancora e l’affitto, mediamente sui 350-400 euro, si è confermato insostenibile, parallelamente all’impotenza dei servizi sociali del Comune, definita “professionale indifferenza” dal comitato di via Mantova. Dopo aver ricevuto la lettera di sfratto, Gloria viene convocata in Prefettura ma deve presentarsi da sola, davanti al viceprefetto, al vicequestore, al responsabile degli assistenti sociali, al proprietario di casa e al suo legale. Gloria non può permettersi un avvocato e neanche la rappresentanza del comitato, che non è più accettata dalle istituzioni. Alla famiglia viene dato il tempo di fare domanda di una casa popolare e attendere l’assegnazione di un alloggio, al proprietario della casa vengono versati i 1.500 euro dovuti. La famiglia ha lasciato volontariamente la casa in affitto ed è stata ospitata dai parenti: le chiavi dell’alloggio comunale poi sono state consegnate, ma in linea con la nuova legge regionale sull’emergenza abitativa sono stati tutelati soprattutto gli interessi del proprietario, come nota il comitato di via Mantova. Il lavoro infatti è perduto, molte case sono vuote a Cremona e gli affitti restano troppo alti per i lavoratori precari. Sono stati necessari tre picchetti per impedire l’accesso dell’ufficiale giudiziario nell’appartamento in cui abitava la famiglia di Gloria, che ora riparte da capo, e continua con altre famiglie la lotta per il diritto alla casa, fra volantinaggi, manifestazioni e picchetti. La miseria rimane una presenza poco rumorosa a Cremona, ma insistente e diffusa tra centinaia di famiglie. Gli interventi dei servizi sociali dimostrano l’esistenza di una crisi economica e di un’emergenza sociale che rimane lacerante. Emergono infatti alcuni dati drammatici sulla miseria reale di parte della popolazione. A Cremona, ad esempio, ci sono cittadini che nemmeno possono permettersi di pagarsi il funerale e quest’anno i casi sono aumentati, già tre. Deve provvedere il Comune con la spesa pubblica, contenuta in poco più di 800 euro, per un estremo saluto.

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