Categoria: stoccaggi di metano

Trivelle all’assalto di Vescovato: Padana Energia pronta alla prova di produzione

Padana Energia ci ha riprovato l’altro ieri, chiedendo al Comune di Vescovato la deroga al piano acustico per poter emettere più decibel del consentito, allo scopo di estrarre il gas dal sottosuolo. Rumore in vista per le orecchie dei residenti, se il sindaco Maria Grazia Bonfante acconsentirà, per quel che riguarda l’ente locale, all’istanza già presentata al ministero. Occorre dunque una scelta: sacrificare il silenzio e la quiete vescovatine oppure partecipare alla strategia energetica nazionale, che incoraggia le estrazioni di gas – e petrolio – quando possibile. La risposta del sindaco è stata ancora una volta no, anche se da Padana Energia è giunto un chiarimento: non ci sono stoccaggi in vista. Non è ben chiaro quanti milioni di metri cubi di metano si rintanino nel sottosuolo fuori Cremona, tuttavia fanno gola.

Più precisamente, Padana Energia ha chiesto il permesso di compiere una nuova prova di produzione, che se autorizzata inizierebbe il 12 giugno per una durata di circa dieci giorni all’insegna delle trivellazioni, con emissioni inquinanti nella norma. La prova di produzione è indispensabile, per constatare se è possibile, durante l’opportunità estrattiva, evitare che l’acquifero danneggi la qualità del gas. Già le falde acquifere hanno contribuito a salvare il paese che sorge sulla via Mantova dal raddoppio della discarica di Malagnino, come stabilito da una sentenza del Consiglio di Stato. Padana Energia intende giocarsi l’approvvigionamento di gas sul fronte delle energie rinnovabili, da quel che se ne sa.

Dunque l’amministrazione comunale si oppone: in questa prova, rimasta per ora sulla carta dopo anni di tentativi, non saranno usati comunque esplosivi, dato che è già stato stato aperto il passaggio che serviva.

Resta ancora una bonifica da compiere a Vescovato: ci penserà Padana Energia, sempre che ne sia dimostrata la necessità e in ogni caso al termine della concessione.

Padana Energia è titolare di una concessione, da parte dell’Unmig, struttura del ministero dello Sviluppo economico, scaduta il primo gennaio di quest’anno, con istanza di rinnovo. Si tratterebbe della quarta proroga per un’attività oggi non produttiva, su un terreno di 14,56 chilometri quadrati.  L’ultimo anno di produzione è stato il 2009. Su territorio di Vescovato è stato attivo un pozzo dell’Eni, ormai chiuso.

 

 

 

Padana

 

Il sismologo Enzo Boschi: “Lo stoccaggio di Bordolano va fermato”

CREMA CR Il più autorevole sismologo italiano, Enzo Boschi, ha consigliato di fermare l’attività a Bordolano, per la presenza di sorgenti sismogenetiche. La lettera del noto scienziato, che ha incontrato recentemente il gruppo No Trivelle della provincia di Cremona, è stata letta ieri sera a Crema durante l’incontro pubblico organizzato dall’associazione culturale RinasciMenti sui rischi della sismicità indotta e l’impatto ambientale degli stoccaggi di gas. Argomento tabù per una parte della politica – nessun esponente della giunta Bonaldi era infatti presente – ma la sensibilità sul territorio sta crescendo lentamente, come dimostra l’intervento del sindaco di Bordolano Davide Brena, che nel consiglio comunale del 26 aprile ha richiamato l’attenzione della Stogit a una migliore gestione, per evitare falsi allarmi e inutili disagi. Anche la consigliera di maggioranza Carla Palmira Martinenghi ha lamentato che “se accadesse di frequente la cittadinanza potrebbe abituarsi e non attivarsi più in caso di effettiva emergenza”. Dall’opposizione, Luisa Pea ha fatto sapere che, mentre suonava il falso allarme, ha chiamato il 115 che le ha passato il 112: “Nessuno sapeva bene che fare”. Il piano Italia Hub internazionale del gas invece procede spedito e la Stogit a Ripalta Cremasca ha aumentato la pressione per immettere ancora più metano nel sottosuolo. Enrico Duranti ha invitato tutti i sindaci del Cremasco a informarsi, perché il monitoraggio della sismicità indotta è limitato al territorio comunale, nei 400 metri, ma la sismicità innescata va controllata su un raggio di 10 chilometri. I sindaci hanno per legge il potere di emettere un’ordinanza di calamità naturale nel caso in cui le vibrazioni telluriche causate dagli stoccaggi non rientrino entro la magnitudo 3.0. Era presente ieri sera il sindaco di Casale Antonio Grassi, oltre al consigliere grillino di Crema Christian Di Feo: una mozione è stata depositata a Pianengo da Andrea Serena, della maggioranza, per contrastare l’aumento di pressione negli stoccaggi vicini. E’ la stessa mozione depositata da Duranti a Sergnano. Tra gli impatti ambientali vanno considerate le perdite accidentali di metano e altre sostanze nocive: ben 1 milione e 600mila metri cubi in un anno a Ripalta, secondo i dati della Stogit, ma anche 1 milione e 300mila metri cubi a Sergnano, oltre a sostanze pericolose per la salute come il benzopirene. Ieri sera sono intervenuti Albina Colella, professoressa dell’Università della Basilicata, che ha relazionato sulla presenza di sostanze inquinanti in Val d’Agri, e l’avvocato Oreste Agosto, che ha dichiarato che gli stoccaggi sono tutti fuori legge, perché realizzati a contatto con le falde acquifere. Enrico Duranti presenterà una diffida a tutte le autorità competenti per fermare lo stoccaggio di Sergnano.

Nuovo falso allarme, 20 minuti di paura a Bordolano

Ieri, 28 aprile 2017

 

BORDOLANO CR Momenti di paura martedì sera, il 25 aprile, alle 19.34, a Bordolano, quando è suonata la sirena d’allarme del cluster A della centrale della Stogit, che gestisce uno stoccaggio da un miliardo e 200mila metri cubi di gas.  Sino a una distanza di centinaia di metri, si è sentito un sibilo forte e prolungato, come una perdita da un tubo ad alta pressione. In apprensione come gli altri abitanti della zona – lo stoccaggio infatti si trova a circa cento metri dalle case – uno dei residenti più prossimi, la consigliera comunale Luisa Pea, due minuti dopo il suono della sirena ha chiamato il sindaco Davide Brena, reperibile come da protocollo in caso di emergenza presso la centrale: ha risposto però la segreteria telefonica. I vigili del fuoco rispondono dal 115 e mettono in comunicazione Luisa Pea con il 112. Alle 19.40 è Ezio Corradi, del coordinamento comitati ambientalisti, che chiama il 112 per avere informazioni: i vigili del fuoco, assieme ai carabinieri, stavano valutando la situazione assieme alla Stogit, che ha dichiarato di non avere operazioni in corso a Bordolano. Dopo il suono della sirena d’allarme, in un’attività industriale a rischio di incidente rilevante, occorre tempo per capire che cosa fare. Al cluster A dello stoccaggio il sindaco arriva alle 19.45, alle 19.56 arriva un’auto della Stogit, che tacita l’allarme, e alle 20.04 i vigili del fuoco in sirena da Cremona. Il sopralluogo ha chiarito che si trattava di un falso allarme, come ha spiegato il sindaco con un avviso pubblicato sul sito del Comune, esprimendo rammarico per il disagio arrecato a tutti quanti. E’ già il secondo falso allarme in un mese: il precedente è suonato il 28 marzo.

Sono le tranquille serate di primavera a Bordolano, come commenta Ezio Corradi, al quale una delle persone che lavorano agli impianti Stogit aveva confidato che i sistemi di sicurezza sarebbero “ridondanti”. Di fatto però il Piano di emergenza esterno non è ancora stato approvato, come in diversi altri stoccaggi in Italia, dove la direttiva europea Seveso è spesso disattesa: la scadenza per la presentazione delle osservazioni, da parte dei cittadini, è il 4 maggio. Sabato 6 maggio, presso il Comune di Crema, è in programma un incontro pubblico dedicato allo stoccaggio di Ripalta Cremasca. Risulta dai dati della Stogit che ogni anno gli impianto rilasciano in atmosfera più di un milione di metri cubi di gas, a causa di perdite. Enrico Duranti, del gruppo No Gasaran, chiede il monitoraggio dell’aria, poiché con il metano si diffondono anche altri gas nocivi alla salute: la presenza di benzene nell’aria, oltre ad altre sostanze, andrebbe verificata.

C’è lo stoccaggio, non giochiamo più

Nell’impero del gas non si può più giocare, neanche fare un allenamento: è tutto pericoloso, c’è lo stoccaggio di gas sottoposto alla direttiva Seveso ter, e il rischio che si corre è vedere otto squadre della Sergnanese calcio andare ad allenarsi altrove. Al Comune il compito di trovare una soluzione.

 

SERGNANO CR Otto squadre di calcio della Sergnanese, dovranno fare gli allenamenti altrove: il campo di calcio è troppo vicino allo stoccaggio di metano, attività industriale a rischio di incidente rilevante, quindi non resta che recarsi altrove. E’ la prima volta che la società dilettantistica, che domenica è riuscita a far esordire un altro ragazzo nato nell’anno 2000, deve fare i conti con la direttiva Seveso, aggiornata con il decreto legislativo 105 del 2015, che a Sergnano sta per essere applicato con tutte le conseguenze del caso. Il cluster D si trova infatti a pochi metri dal prato verde: l’Arpa e il geologo incaricato dal Comune, Giovanni Bassi, hanno riconosciuto da tempo l’incompatibilità tra l’attività sportiva e lo stoccaggio, sin dalla preparazione della variante al Piano di governo del territorio, necessaria a recepire l’Elaborato tecnico rischi incidenti rilevanti, l’Erir, e il Piano di emergenza esterno, che di fatto allontana il gioco del campo dallo stoccaggio. In un primo momento, nell’ottobre scorso, l’amministrazione ha risposto che sarebbe stato possibile allenarsi in un campetto a margine, grazie all’assenza di pubblico, mentre nel campo sportivo principale non vengono mai svolti allenamenti e l’area adiacente alle tribune è aperta al pubblico solo in date prestabilite. Poi ha prevalso l’applicazione più prudente della norma: a questo punto però Enrico Duranti chiede chi si farà carico del disagio, anche economico, delle famiglie e della società sportiva, che potrebbe trovarsi in difficoltà. Provvederà il Comune? Occorrerà realizzare un nuovo centro sportivo a Sergnano? La soluzione appare inevitabilmente costosa e in ogni caso complicata per l’associazione sportiva dilettantistica, ritrovatasi improvvisamente a fare i conti con la questione della sicurezza industriale. Dall’opposizione, Duranti insiste, ricorda di aver segnalato da anni la questione. E ritornano le domande sulla presenza dei pozzi dell’acquedotto a pochi metri dallo stoccaggio, che confina con alcune abitazioni e la piazzola ecologica. Sergnano rischia di dover cambiare vita per fare spazio allo stoccaggio.

Sergnano, la relazione di Bassi e le prescrizioni della giunta Salini rafforzano i No Gasaran

 

SERGNANO CR 750mila metri quadrati del territorio comunale di Sergnano sono occupati da impianti metaniferi, diventati ormai più grandi dell’intero centro abitato, un tempo agricolo. Sergnano non è più la stessa, ma non è mai stata eseguita, in seguito a una decisione della Regione, la Valutazione d’impatto ambientale, e nemmeno uno studio per considerare le eventuali conseguenze sulla salute degli abitanti provocate dal complesso delle attività industriali esistenti. E’ il motivo principale del ricorso al Tar voluto dai No Gasaran e dal consigliere comunale Enrico Duranti, che sarà esaminato dai giudici amministrativi di Brescia il prossimo 18 maggio. E’ venuta alla luce, tra gli atti depositati al Tar, una relazione del 2012 richiesta dal Comune di Sergnano al geologo Giovanni Bassi e mai però recepita e approvata dalla giunta Bernardi, quindi mai resa nota e ora apprezzata dai No Gasaran, perché il geologo incaricato dal Comune ha messo in chiaro che la nuova centrale, per quanto di interesse nazionale, produce un forte impatto ambientale. Sergnano infatti è collegata al metanodotto internazionale Cervignano-Zimella: l’effetto combinato della nuova centrale, dello stoccaggio Stogit e della rete dei gasdotti Snam è rilevante per il geologo, poiché gli impianti di compressione del gas, che funzionano a idrocarburi, emettono una quantità notevole di CO2 in atmosfera. Si tratta di sei turbocompressori da 45 megawatt. Giovanni Bassi suggerisce, fra l’altro, anche di sostituire gli idrocarburi con l’energia elettrica, e di limitare al massimo l’impermeabilizzazione del suolo eseguita dalla Snam, per evitare complicazioni al reticolo idrico minore. Anche la giunta provinciale, allora guidata da Massimiliano Salini, nel 2012 emetteva una serie di prescrizioni da applicare alla nuova centrale di Sergnano. L’ente Provincia riteneva utile una cabina di regia delle opere da realizzare sul territorio provinciale per una valutazione complessiva, fra Sergnano, Ripalta, Bordolano, l’ipotesi di stoccaggio a Romanengo, da considerare nel loro insieme per i rischi potenzialmente indotti dall’incremento della microsismicità. I No Gasaran, come il movimento contro le trivelle, considera come un unico impianto gli stoccaggi e i metanodotti, sui quali occorre quindi una Valutazione generale, senza limitarsi a una serie di autorizzazioni singole. Se il Tar riconoscerà la necessità di una Valutazione d’impatto ambientale, anche compensazioni, controlli e monitoraggi saranno eseguiti. Una delle compensazioni previste dalla Provincia, ad esempio, era il contributo della Snam ai cittadini per la sostituzione delle caldaie, mai dato in assenza di Via.

 

Rischio sismico, la Stogit deve adeguarsi

SERGNANO La Stogit di Crema va messa a norma per poter fronteggiare eventuali emergenze come esplosioni e incendi che possano verificarsi nello stabilimento. Lo ha stabilito il Comitato tecnico regionale, organo di controllo presieduto dai vigili del fuoco, con la partecipazione di tecnici dell’Arpa, dell’Inail e varie altre componenti, fra cui gli enti locali. E’ stato proprio l’assessore Domenica Coti Zelati di Sergnano a rendere noto, in una risposta al consigliere Enrico Duranti del movimento 3.0, la situazione irregolare della sede di Crema, rilevata alcuni mesi fa, sede che svolge una funzione di grande importanza, poiché controlla per via telematica gli stoccaggi italiani di metano della stessa società, come quelli di Sergnano e Bordolano. 

L’adeguamento alle sollecitazioni sismiche, nella sede Stogit, a propria volta adeguato alla normativa vigente, cioè la legge Seveso. Dunque le istituzioni, come ha notato Duranti, iniziano a recepire le nuove norme e ad adeguarsi, ma resta ancora molto da fare. E’ apparso ieri sul sito del Comune di Sergnano l’avviso ai cittadini, firmato dal sindaco Gianluigi Bernardi, riguardante la Stogit come azienda a rischio di incidente rilevante: sono disponibili al pubblico tutte le informazioni sui rischi connessi all’attività di stoccaggio, eppure, a sorpresa, ecco che quei documenti sul sito del Comune ancora non si trovano. Duranti critica la retorica che ha accompagnato spesso la realizzazione degli stoccaggi: opere strategiche, urgenti, di pubblica utilità, meritevoli di finanziamenti pubblici del Fondo europeo per gli investimenti, ma non in regola con la legge Seveso. La sicurezza e l’informazione del Comune ai cittadini non sembra urgente e strategica quanto l’attività di stoccaggio, economicamente fruttuosa. Il Comune ha organizzato assemblee ma i documenti non sono sul sito. Il Piano d’emergenza esterno alla ditta Stogit non è ancora pubblicato perché, come ha fatto sapere l’assessore Coti Zelati, devono arrivare nuovi aggiornamenti. E’ un percorso rocambolesco, come nota Duranti, anche se finalmente la verità inizia ad emergere dopo lunghe lotte dei No Gasaran, confluiti nel Movimento 3.0, e una fitta serie di interventi del consigliere comunale. 

Il piano d’emergenza esterno resta nel cassetto: esposto europeo

 
SERGNANO CR Il comitato No Gasaran ha già pronto un esposto di oltre 100 pagine, compresi gli allegati, da presentare alla Commissione europea e ai ministeri degli Interni e dell’ambiente, per ottenere il rispetto della direttiva Seveso e della convenzione internazionale di Aarhus, anch’essa legge dello Stato. L’altro ieri in consiglio comunale il sindaco Gianluigi Bernardi e la giunta hanno confermato che il Piano d’emergenza esterno dello stoccaggio di metano esiste ed è stato approvato dalla Prefettura e dal Comune il 31 dicembre 2015. Sinora si era parlato di bozza aperta, invece all’improvviso le minoranze hanno scoperto che l’approvazione è un dato di fatto. Si tratta di un documento necessario, da rendere ben noto ai cittadini perché il rischio di incidente industriale rilevante non riguarda solo la ditta Stogit, all’interno dello stoccaggio, ma tutta la popolazione, dato che gli impianti si trovano accanto al centro abitato. E invece il Comune, sostiene Duranti, l’ha tenuto nel cassetto. Per legge quindi tutti devono sapere quali procedure seguire in caso di pericolo. La contestazione rivolta del consigliere d’opposizione Enrico Duranti all’amministrazione è che dell’esistenza del Piano s’è parlato solo giovedì, nell’ultimo consiglio comunale, dopo la risposta dell’assessore regionale Claudia Terzi all’interrogazione di Andrea Fiasconaro: una vera rivelazione per buona parte dei cittadini di Sergnano che non erano stati informati dal Comune, che non ha pubblicato sul sito istituzionale il documento. Un’assemblea è stata convocata dall’amministrazione, ma il giovedì mattina in orario di lavoro, con una scarsa partecipazione popolare.

Situazione tutt’altro che rara in Italia, dove la direttiva Seveso, pur essendo legge nazionale, varie volte è stata disattesa, mentre la procedura che prevede la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali, in materia ambientale, spesso non viene applicata, benché sia prevista dalla legge. Non sono pervenute da parte del Comune risposte alle osservazioni dei No Gasaran, documento di 36 pagine. L’incompatibilità tra il centro sportivo e il cluster D, una parte dello stoccaggio che confina col campo di calcio, è stata dichiarata già dall’Arpa e dal geologo incaricato dal Comune. Lo stesso Enzo Boschi, il più celebre sismologo italiano, ha recentemente confermato che agli stoccaggi è collegata la sismicità indotta. Del principio di precauzione però difficilmente si vedono conseguenze.

Enzo Boschi spiega la sismicità indotta: “Può essere devastante”

La sismicità indotta, quella causata dalle estrazioni petrolifere e dalle reimmissioni nel sottosuolo di fluidi pressurizzati, può causare terremoti con effetti cumulativi devastanti, . Lo ha sostenuto Enzo Boschi, uno dei sismologi più autorevoli al mondo, durante un convegno tenutosi a Moliterno, in Val d’Agri (Basilicata) il 26 gennaio. Gli effetti negativi della reimmissione di fluidi nel sottosuolo, una delle attività compiute dalle compagnie petrolifere durante le estrazion, possono essere così pericolosi che si rende indispensabile la valutazione di un organismo di ricerca del tutto indipendente dal governo, così come prevede la Costituzione. Quest’organismo non può certo essere l’Ingv, come ha dichiarato l’illustre sismologo, ascoltando con grande interesse dai presenti, considerate le questioni ambientali aperte da tempo in Basilicata, terra di pozzi di petrolio. La sismicità indotta però interessa direttamente la provincia di Cremona, nel cui sottosuolo ci sono circa sette miliardi di metri cubi di gas, conservati negli stoccaggi di metano di Bordolano, Sergnano e Ripalta Cremasca, con l’ipotesi di un ulteriore nuovo stoccaggio, visto che le ricerche in provincia continuano ancora. E il territorio è attraversato da sorgenti sismogenetiche. I gestori degli stoccaggi sono chiamati dal ministero a rimediare a eventuali scosse superiori alla magnitudo 3.0, il monitoraggio dell’attività sismica provocata dagli stoccaggi di metano è stato disposto dalla Regione Lombardia ed è previsto dal ministero dell’Ambiente. Molti però negano ancora che la sismicità indotta sia pericolosa e su alcuni quotidiani nazionali, come il Sole 24-ore, sono apparse dichiarazioni assai interessanti. Boschi però raccomanda di seguire il principio di precauzione.

Di conseguenza si può ripensare con maggiore serenità e prudenza al cosiddetto “Texas padano” e alla corsa agli stoccaggi di idrocarburi nella pianura padana senza sentirsi reietti dal mondo accademico e dalla comunità dei liberi e uguali: insomma se ne può parlare, di pericoli gravi legati agli effetti cumulativi della sismicità indotta, e anche di indipendenza degli organismi di ricerca e della comunità scientifica.

Del convegno di Moliterno ho tratto informazioni da qui:

https://ilfoglietto.it/il-foglietto/5146-terremoti-ed-estrazioni-petrolifere-enzo-boschi-tra-la-gente-della-val-d-agri.html

Rimando quindi a ilfoglietto.it per ulteriori approfondimenti. Incollo qui sotto l’articolo pubblicato il 2 febbraio, apparso anche su

http://www.gazzettadellavaldagri.it/terremoti-ed-estrazioni-petrolifere-enzo-boschi-la-gente-della-val-dagri/

Enzo Boschi – tra i massimi Sismologi a livello mondiale, fondatore dell’Istituto nazionale di geofisica (Ing), poi diventato Istituto di geofisica e vulcanologia (Ingv) di cui è stato presidente per quasi trent’anni – il 26 gennaio scorso è stato a Moliterno, in Basilicata, a parlare di terremoti e sismicità indotta. Moliterno è un comune della Val d’Agri nota per le sue risorse petrolifere e, purtroppo, anche per i problemi ambientali determinati dal loro sfruttamento.

Boschi era stato invitato dalla gente del luogo, in seguito ad alcuni articoli apparsi sul Foglietto sulla reiniezione di fluidi in zona sismica.

L’incontro, organizzato dall’Osservatorio popolare della Val d’Agri, è avvenuto in un teatro gremitissimo dagli abitanti dei vari comuni coinvolti nelle estrazioni petrolifere.

L’evento, seguito da quasi tutte le emittenti locali, è stato introdotto dalla dottoressa Maria A. Maggio, moderato dal geologo Vito Mazzilli, ed ha visto l’intervento, come relatrice, di Albina Colella, ordinario di Geologia presso l’università della Basilicata, nonché la presenza di numerosi Sindaci del territorio.

Boschi ha ricostruito la vicenda della sismicità indotta, partendo dalle sue “origini emiliane”.

“Nel 2012 – ha ricordato – in Emilia si era verificata una sequenza sismica importante con due scosse di magnitudo attorno a 6. La Regione Emilia Romagna costituì una commissione (ICHESE) con lo scopo di individuare le cause di terremoti così forti. Il danneggiamento era stato molto vasto e grave: la Regione, che si considera la migliore in Europa, non poteva ammettere di non aver imposto norme costruttive sufficientemente severe. ICHESE, a cui aveva collaborato attivamente anche il coordinatore della sezione sismica della Grandi Rischi, concluse i suoi lavori affermando che non poteva escludere che le scosse emiliane fossero state determinate dalla reiniezione dei fluidi di scarto che viene fatta in concomitanza alle estrazioni petrolifere. Al contempo, individuò anche la località colpevole: Cavone”.

“Da qui – ha aggiunto Boschi – si scatenò una vicenda grottesca, a cui parteciparono attivamente tutti gli enti di ricerca ambientale e alcuni ministeri, in un crescendo di assurdità e di ignoranza sempre più manifesta”.

Le estrazioni petrolifere al Cavone furono bloccate e poi sbloccate sulla base di indicazioni di almeno cinque commissioni create in successione.

“Mai però – ha sottolineato Boschi – è stato dichiarato che le iniezioni di fluidi pressurizzati in zona sismica, come avviene con le estrazioni petrolifere, non siano sismogenetiche”.

Tutto questo avveniva in Emilia e per l’Emilia.

In un articolo apparso sul Foglietto, Boschi fece notare che ci si preoccupava tanto per gli emiliani ma che evidentemente si consideravano i cittadini della Basilicata di serie B. Cristo si era veramente fermato a Eboli?

Egli ha, poi, ricordato che “In Basilicata, dove da anni si estrae il petrolio, i fluidi vengono reiniettati sulla zona epicentrale di uno dei più tremendi terremoti della nostra storia: quello di Montemurro del 1857. Le vittime furono sicuramente più di 15.000 ma non si è mai riusciti a stabilirne il numero preciso”.

“Nel 2014 – ha aggiunto lo stesso Boschi – apparve su una rivista scientifica un lavoro di un gruppo di ricercatori del CNR che ipotizzava in prossimità della reiniezione una faglia attiva che addirittura arriva in superficie. Pericolosissima! Ad un’attenta analisi, si scopre che l’esistenza di questa faglia, strana per molti versi, non ha basi fisicamente accettabili anche se l’attuale presidente dell’INGV, sulla base di quanto è scritto sul lavoro stesso, condivide la validità dei risultati del CNR. Due successivi lavori di ottimi sismologi INGV, basati su tutti i dati scientifici disponibili, confermano l’insussistenza di quella faglia. Cosa ben più importante è che in quei due lavori viene inconfutabilmente mostrata la necessità di un notevole approfondimento della dinamica della zona”.

Boschi ha poi precisato che “In Sismologia le quantità osservabili sono i terremoti, cioè sono i terremoti che osservati con i sofisticati strumenti oggi disponibili possono consentire di far luce su questioni tanto delicate, per cui non si può assolutamente escludere che iniezioni continue di fluidi pressurizzati in zona altamente sismica possano avere effetti cumulativi devastanti”.

“E allora – ha detto Boschi, con grande energia – senza far drammi si proceda sulla base del principio di cautela. Tutti gli interessi, sociali e economici, trovino il modo di incontrarsi con esperti intellettualmente indipendenti, in modo da individuare una strategia verso la ricerca su una percentuale elevata di sicurezza per la popolazione del luogo”.

“Purtroppo a quel tavolo – secondo Boschi – non potrà sedersi l’attuale vertice dell’INGV e questo perché ha formalizzato un accordo di collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, mettendo così l’Ente, di fatto, in uno stato di sudditanza. La nostra Costituzione, infatti, garantisce l’indipendenza scientifica degli Organi di Ricerca dal potere esecutivo”.

Alla fine, il pubblico ha tributato all’illustre scienziato applausi fragorosi e Boschi è apparso visibilmente commosso quando tanta gente lo ha voluto addirittura abbracciare.

redazione@ilfoglietto.it

Bordolano, centrale del gas autorizzata senza il monitoraggio sismico disposto da Regione e ministero; protesta Ezio Corradi

 

Il ministero dello sviluppo economico ha autorizzato la Stogit all’esercizio degli impianti della centrale del gas: il Comune lo ha saputo il 22 dicembre, ma l’ha pubblicato solo il 3 gennaio con una nota sul sito web dell’amministrazione, senza convocare il consiglio comunale. Sono gli impianti della centrale di trattamento e compressione idrocarburi, gli impianti a diretto servizio dei pozzi perforati in cluster A, del sistema antincendi dei tre cabinati turbocompressori e dei pannelli fotovoltaici.

bordolano

E la struttura che dovrebbe pubblicare in continuo i dati del monitoraggio sismico disposti dalla Regione sulla base delle linee guida del ministero dell’ambiente non è affatto nota. Del monitoraggio sismico non si sa ancora nulla, anche se è obbligatorio per legge. Ezio Corradi, del Coordinamento comitati ambientalisti, protesta perché ha chiesto informazioni da tempo al sindaco Davide Brena e non ha ricevuto risposta. Anzi. La versione di Corradi indica una contraddizione: “Abbiamo chiesto al sindaco – sostiene Corradi – a fine dicembre 2016 la documentazione dalla quale risulta che non esiste sismicità indotta da parte dello stoccaggio di Bordolano. Non ho ricevuto alcuna risposta”. Nello stesso periodo il sindaco ha saputo dell’autorizzazione definitiva dal ministero, dopo l’autorizzazione integrata ambientale che l’ente Provincia ha concesso alla Stogit. Giorni drammatici, segnati da altri sismi per motivi naturali nell’Italia centrale “e noi qui ci esponiamo ai rischi senza il monitoraggio previsto dal ministero e dalla Regione: è grave”. Il decreto ministeriale del 15 maggio 2014 n. 14.583 e il provvedimento direttoriale n. 18.804 dell’8 agosto 2013 autorizzano la Stogit a causare sismi fino a una potenza di 3.0. Dei rischi connessi all’attività dello stoccaggio si sa da anni ma non si interviene.

Ancora non si sa se la centrale sia entrata in azione, probabilmente no. Di certo non si sa nulla del modo in cui sarà effettuato il monitoraggio sismico.

 

 

Ancora una trivella a Bordolano

 

BORDOLANO CR Nuovo cantiere, altra trivella a Bordolano, dove l’attività della Stogit non si ferma mai, nemmeno nelle festività più solenni, proseguendo 24 ore su 24, con illuminazione a giorno anche nelle ore notturne, senza schermi alle luci rivolte verso la strada provinciale. In una zona golenale del parco dell’Oglio Nord, poco prima del ponte in direzione Bordolano-Quinzano, è corso, da quanto si sa, la chiusura mineraria del pozzo 9 dello stoccaggio di metano, pozzo profondo, ma non tale da disturbare la qualità dell’acqua del fiume Oglio. Lavori che solitamente si compiono estraendo le vecchie tubature, per poi otturare con fanghi o cemento il pozzo, usando anche sostanze chimiche coperte dal segreto industriale. La centrale collegata allo stoccaggio non è ancora entrata in attività, in mancanza del piano di emergenza esterno, malgrado la Stogit abbia già ricevuto l’autorizzazione integrata ambientale: l’industria del gas però continua a espandersi a Bordolano, occupando una vasta porzione territorio, ma senza un effetto occupazionale duraturo. Al termine dei lavori, l’attività funzionerà mediante controllo telematico a distanza, con qualche intervento di una squadra di addetti alla manutenzione. Il paesaggio di Bordolano, dove grandi condutture, trivelle e impianti hanno sostituito l’agricoltura, è ormai uno dei simboli dell’evoluzione dell’economia contemporanea, votata allo sfruttamento intensivo delle risorse naturali. Scarse le informazioni che trapelano dall’amministrazione comunale. La Regione Lombardia, con la delibera di giunta 5328 del 20 giugno scorso, ha escluso la ricerca di idrocarburi dalle aree dei parchi regionali, oltre a disporre la verifica sulla microsismicità, ma il destino di Bordolano sembra già segnato. Stogit ha realizzato quattro nuovi pozzi nel cluster A e cinque nel cluster B e sta chiudendo i vecchi pozzi dell’Eni, che risalgono agli anni Cinquanta.