Categoria: stoccaggi di metano

Autorevolezza di un Comune

Sergnano ospita nientemeno che uno stoccaggio di metano, attività industriale di notevole rilievo, eppure la maggioranza che guida il consiglio comunale di Sergnano va in difficoltà su una una convenzione con il Gruppo sportivo oratorio. In assenza di specifiche competenze scientifiche, è difficile prendere una posizione netta sulle mozioni di Enrico Duranti, moviemento 3.0, ma sugli indirizzi politici e i metodi ci si può pronunciare. Dovrebbe però essere il Comune, dotatosi delle conoscenze necessarie, a distanza di alcuni anni, a dare una risposta  ai dubbi e alle preoccupazioni sostenute dal consigliere comunale espresso dai No Gasaran e vicino al M5S, che sul tema della sicurezza incontra anche il sostegno di Mauro Giroletti e del Pd, l’altra minoranza. Il Comune partecipa alle riunioni in Prefettura, al Ctr (Comitato tecnico regionale), è coinvolto in momenti decisionali importanti, eppure, come giovedì sera, dà risposte schematiche o evasive quando si parla di ambiente, salute e sicurezza. Questo Comune, da quel che si sa, non prende iniziative per conoscere nel miglior modo possibile quali sono i reali rischi che corrono o non corrono gli abitanti. La pubblica amministrazione merita invece un ruolo autorevole e di primo piano in ogni settore, perché la vita quotidiana di una comunità non sia turbata da incontrollate incertezze. Sergnano dovrebbe diventare un punto di riferimento prezioso per un vasto territorio, dato che la politica energetica nazionale passa proprio per alcuni piccoli centri abitati, chiamati quindi a crescere.

 

 

SERGNANO CR Sorpresa giovedì sera nel consiglio comunale di Sergnano, quando la maggioranza di centrodestra ha proposto l’approvazione di una convenzione con il Gruppo sportivo oratorio, prevedendo una spesa indeterminata, che contemplerà inoltre i costi di eventuali consulenze professionali esterne. La convenzione è di fatto un assegno in bianco, come hanno notato Enrico Duranti del Movimento 3.0 e il capogruppo del Pd Mauro Giroletti, e vale fino al 31 dicembre di quest’anno, dunque solo due settimane. Il sindaco Gianluigi Bernardi ha spiegato che la particolarità dipende dal ritardo del Gruppo sportivo che a giovedì sera non aveva ancora presentato alcun programma in Comune. L’amministrazione da parte propria ha voluto ratificare in ogni caso la convenzione, richiamandosi alla Corte dei conti: non si possono dare contributi senza un’adeguata giustificazione del consiglio comunale. Dunque, per assurdo, il Comune potrebbe versare un contributo enorme, dato che il documento è rimasto in bianco. Di fatto il sindaco Bernardi ha assicurato che si tratterà di poche migliaia di euro. Il Partito democratico, indignato, è uscito dall’aula con i suoi tre consiglieri – Mauro Giroletti, Michela Pionna e Luca Secchi – invece Enrico Duranti è rimasto al suo posto e ha votato no mettendo in rilievo le contraddizioni: di fatto il Comune ha privatizzato il settore ludico e sportivo, dopo aver costruito la palestra con i soldi delle compensazioni ambientali dello stoccaggio di metano. Il Pd ha dichiarato di non voler essere strumentalizzato e di non opporsi, così come Duranti, al Gruppo sportivo oratorio, ma solo a una scelta sbagliata della maggioranza. Pochi anni fa, infatti, si era parlato di spese pazze a Sergnano: allora il Comune aveva negato una sede ai No Gasaran, confluiti nel movimento 3.0, quando i contributi alle associazioni erano versati  in alcuni casi senza una convenzione. Il sindaco ha comunque garantito che il bilancio non corre alcun rischio. Problemi per la verità non mancano: venuti meno due contributi della Stogit, l’amministrazione ha dovuto in ogni caso sostenere una maggiore spesa sociale. Si fa sentire il sostegno al ricovero di alcuni cittadini in strutture protette, tanto che alcuni settori del Comune andranno in sofferenza. Il Comune spera quindi di incassare l’anno prossimo il contributo della Stogit per l’uso del suolo. Le mozioni di Duranti riguardanti lo stoccaggio di metano sono state respinte dalla maggioranza, trovando invece sostegno da parte dell’altra minoranza, il gruppo del Pd, d’accordo sulla necessità di dare più trasparenza e sicurezza.

Lo stoccaggio conviene meno: il Comune di Sergnano non incassa più 170mila euro di contributi

SERGNANO  CR Lo stoccaggio di metano conviene meno di prima al Comune di Sergnano. Nel bilancio previsionale 2017 il contributo della Stogit di 85mila euro annui non c’è più e anche i 95mila di Imu sono cancellati. Nell’assestamento di bilancio sono stati tolti quindi 170mila euro su un totale di tre milioni e seicentomila, che il Comune intendeva usare per accendere un prestito, che comunque a quanto pare sarà attivato lo stesso per coprire investimenti e spese. La causa del mancato introito pubblico è una delibera dell’Autorità dell’energia e del gas, che ha ricalcolato alcuni fattori, ma a sentire il consigliere del movimento 3.0 Enrico Duranti occorrono spiegazioni dalla giunta di centrodestra su questo e su altri argomenti. Innanzitutto è stata registrata la deformazione della superficie del suolo, sottoposto a impercettibili innalzamenti e depressioni per l’immissione e l’emissione di grandi quantità di gas. Da un documento tecnico presentato dalla Stogit, risulta una variazione di 25 millimetri dall’ottobre 2009 all’aprile 2010 all’interno dell’area del giacimento collegata all’attività di stoccaggio, ed è sempre la Stogit a sostenerlo. E dire che il rischio per i muri portanti si presenta dai 25 ai 50 millimetri: oggi allora c’è un reale pericolo e fino a che punto? Di qui la richiesta del consigliere al sindaco Gianluigi Bernardi di formare un tavolo per il monitoraggio, come previsto dal ministero e dalla Regione, e proporre alla società del gruppo Eni di assicurarsi. La legislazione italiana non lo prevede, diversamente da altri Paesi esteri, quindi c’è il pericolo che in caso di danni paghi solo la pubblica amministrazione. Il consiglio comunale di domani sera promette scintille perché si discuterà anche dell’affidamento delle attività ludiche e sportive all’oratorio, uno degli argomenti più sensibili. Nodi al pettine anche per la questione del depuratore. Tra marzo e aprile gli abitanti si sono lamentati per l’odore insopportabile che proveniva dall’impianto, proprio mentre schiume insolite invadevano la vicina riserva naturale del Menasciutto. Quali siano state però le cause degli scarichi anomali constatati dall’Arpa non si sa ancora: sono state compiute delle analisi ma la responsabilità non è nota. Padania Acque comunque realizza il nuove collettore fognario Sergnano-Pianengo.

 

 

La nuova frontiera del biometano richiama Cremona

 

CREMONA Il documento programmatico per la piattaforma del biometano, che risale al settembre ultimo scorso, mette già in apprensione alcune associazioni ambientaliste, perché in provincia di Cremona potrebbe essere realizzato un altro stoccaggio, in nome di finalità apprezzabili come la riduzione del carbonio presente nell’atmosfera, che però si concretizzano in impianti che sfruttano il territorio e che non vengono discussi con i cittadini. Da quando il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti ha ricevuto in settembre i vertici della multinazionale Granarolo, che sponsorizzerà le celebrazioni del musicista Claudio Monteverdi, e ha parlato di sinergie positive per il territorio, la curiosità è cresciuta. La piattaforma nazionale del biometano è oltretutto sostenuta da Confagricoltura, dal consorzio Compostatori, da Snam e altri soggetti di primo piano, già in buoni rapporti con il Comune. Quali programmi ha Cremona? L’uso del biometano può ridurre del 7% le emissioni complessive di gas climalteranti, e anche il primato nazionale delle centraline a biogas, detenuto dalla provincia di Cremona, può far pensare che la vocazione dell’agricoltura sia quella di diventare ancora più suscettibile di trasformarsi in agroenergia. Il biometano potrebbe utilizzare le infrastrutture esistenti, come metanodotti e stoccaggi, o creare l’opportunità di realizzarne di nuove. Già sul territorio sono attivi gli stoccaggi di Bordolano, Ripalta Cremasca e Sergnano, mentre la Regione valuta un progetto pilota europeo per uno stoccaggio di Co2 nel sottosuolo di Soncino. Il governo Renzi già si è impegnato in Parlamento a creare centri di stoccaggio e distribuzione di biometano, anche per ridurre l’impatto dei motori diesel. Cremona sinora si è messa a disposizione delle strategie nazionali: il movimento dei Notriv, che ha sostenuto il referendum contro le trivellazioni, continua a chiedere trasparenza da parte delle istituzioni, sull’impatto e i benefici per il territorio, e partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. Il rischio è che il territorio si riduca a una piattaforma logistica a disposizione dei grandi investimenti nazionali e internazionali, mentre un tempo si parlava di Cremona capitale dell’agricoltura.

Nel supermercato degli stoccaggi sotterranei brilla il nucleare naturale

Ancora un supermercato, naturalmente, dopo quello dei servizi sanitari a disposizione dei cittadini che scelgono tanto sostenuto dall’ex assessore regionale Giancarlo Abelli sullo slancio della moderna sociologia. Questa volta la decisione di scegliere e realizzare il progetto che serve spetta solo ai politici: serve uno stoccaggio di metano, di Co2, una geotermia profonda, un deposito di scorie nucleari? Si può fare, ma certo, siamo pronti, il mix energetico è questo.

E’ la geologa Fedora Quattrocchi, guru della centrale Enel di Porto Tolle, a rivolgersi nelle modalità più liberali, a una platea che di concetti scientifici ha fatto succulenti provviste. E anche noi naviganti nel mare cupovinoso della più evoluta grande distribuzione organizzata possiamo fruire e godere di croccanti, freschi e ariosi, benché sotterranei, nuovi orizzonti. La comunità scientifica da un lato e la comunità politica decidono, deliberano informate e consapevole, c’è poco tempo però, le riserve naturali sono scarse. In trent’anni occorrerà riassettare il pianeta. E si può fare. Con un’avvertenza, però. Fedora Quattrocchi – cognome da persona realmente avveduta e circospetta – parla del Lazio e della Campania, che fortunatamente non è sismica. Allora questi stoccaggi, stando attenti alle case, mi raccomando, si possono fare. E il nucleare? No, niente centrali bizzarre, esplosive, ultracomplesse: qui si parla di energia nucleare che viene prodotta da madre natura, e di scorie di ospedali.

Stoccaggi, va tutto bene

Ecco la voce perfetta per la politica ambientale strettamente limitata alle sue competenze: “Se si rispettano le leggi, dato che l’Italia non ha approvato tecniche invasive e pericolose, le attività di stoccaggio di gas nel sottosuolo non causano alcun sisma”, con un chiaro riferimento ai terremoti di principale rilievo. In sintesi, il geologo Giovanni Bassi spiega così il suo via libera. La posizione del geologo è comunque esposta da lui stesso in una lettera sotto riportata.

SONCINO CR Doccia fredda, stupore, indignazione e richiesta di un confronto pubblico da parte dei Notriv della provincia di Cremona, dopo le dichiarazioni del geologo Giovanni Bassi di Soncino, che ha sostenuto un argomento disarmante: non esisterebbe nella letteratura internazionale, nella comunità scientifica, alcuna correlazione fra le trivellazioni e il rischio sismico, e se vengono rispettate le normative non c’è pericolo che si provochino sismi o si inquinino le faglie. Certe tecniche invasive, poi, non sono nemmeno mai state autorizzate in Italia. L’intervento ha causato subito reazioni, in particolare quella del consigliere comunale di Sergnano Enrico Duranti: non sono le trivelle a causare terremoti indotti dall’uomo,  ma l’iniezione di fluidi nel sottosuolo per coltivare stoccaggi di gas, tant’è vero che in Olanda e negli Stati Uniti, in Oklahoma, lo Stato ha costretto le compagnie petrolifere a risarcire i danni subiti dalle abitazioni con un miliardo e 200mila euro, e non si tratta dell’unico Paese ad applicare risarcimenti. In Italia il rischio sismico è monitorato dallo Stato e il ministero dello Sviluppo economico ha approvato le linee guida in materia, che fanno parte del decreto di applicazione dello Sblocca Italia.

Il rischio di terremoti causati dall’uomo è ipotizzabile soprattutto dove si incontrano le sorgenti sismogeniche, e a Soncino ne passano tre proprio a Bosco Vecchio, dov’è previsto uno stoccaggio sotterraneo di anidride carbonica oltre alla ricerca di gas e altre sostanze. Doppia trivellazione quindi. L’Italia in questi anni punta al raddoppio delle coltivazioni di idrocarburi, e il territorio della provincia di Cremona è fra i più sfruttati. Il presidente di Italia Nostra, in provincia, è proprio Giovanni Bassi, che è anche il geologo scelto dai Comuni dove si trovano gli stoccaggi. E Italia Nostra a Cremona, come anche le associazioni ambientaliste storiche, non ha mai chiesto di applicare il principio di precauzione, che fermerebbe trivellazioni e coltivazioni di idrocarburi, anche se a livello nazionale Italia Nostra è schierata contro l’eccesso di sfruttamento del sottosuolo. Di qui la divisione nel mondo ambientalista e la diffusione di nuove associazioni. A Soncino inoltre, in un’assemblea pubblica, un altro geologo, Emmanuele Cavalli, ha fatto sapere che nella letteratura scientifica si trovano chiari inviti a evitare la possibilità di terremoti indotti. Di qui l’invito di Duranti a Giovanni Bassi, per non parlare di sfida: si faccia un confronto pubblico sul rischio sismico.

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4 febbraio 2016

riporto la lettera del geologo Giovanni Bassi pubblica sul quotidiano La Provincia di Cremona

http://www.laprovinciacr.it/lettere/il-direttore-risponde/154475/lettere-al-direttore.html

Ricerca idrocarburi e sisma, nessun collegamento

Egregio direttore,
la presente per chiedere la pubblicazione della rettifica in riferimento all’articolo di sabato 12 novembre a pagina 31.
1) Riguardo la concessione di ricerca mineraria, autorizzata a nord del Pianalto di Romanengo, località Bosco Vecchio, ho dichiarato che non ne conosco i termini attuativi ma che è fondata la preoccupazione per l’apertura di un importante cantiere prossimo ad un sito archeologico.
2) L’articolo confonde tra faglie (strutture geologiche) e falde acquifere (superficiali, terreni saturi di acqua dolce e profonde, con acque saline). C’è rischio che le perforazioni mettano in comunicazione gli acquiferi provocando risalita di fluidi salini. Ciò non avviene se si lavora a regola d’arte; spero che così si operi, anche a Bosco Vecchio.
3) Confermo che non c’è correlazione tra sismi, tipo centro Italia o del ferrarese, e attività mineraria. L’origine di questi terremoti è nella struttura geologica profonda ed è indipendente da ricerca o estrazione di idrocarburi.
4) In pianura padana (es. Cavone, prov. di Modena) pratiche, che ritengo pericolose quali il fraking, non sono consentite mentre si praticano in altri paesi (es. Russia e America Sett.) estraendo idrocarburi da rocce iniettandovi fluidi in pressione. Ne conseguono collassi in superficie anche di metri.
5) Sullo stoccaggio di metano nel sottosuolo in giacimenti di idrocarburi esauriti, ritengo pericoloso operare sopra la pressione naturale iniziale di sito.
6) Ritengo pericolosa e non sufficientemente testata l’eventualità di immettere in giacimenti ‘depleti’ anidride carbonica di origine industriale invece di ridurne l’emissione in atmosfera riformando i processi produttivi.
7) Specifico che non sono nè mi sono mai dichiarato esperto di trivellazioni e che non è mia abitudine sconfessare alcuno, soprattutto sulla base di notizie mediate e non riscontrate.
8) Confermo di assistere, credo dignitosamente, alcuni Enti locali nel difficile compito di controllare, per quanto dovuto, gli stoccaggi di gas.
Giovanni Bassi
(geologo)

Sirene a Bordolano, Stogit prova l’allarme

Stridono le sirene della Stogit nella fredda campagna di Bordolano, ma nessun Ulisse si tappa le orecchie, perché l’opportunità è comprenderne il senso di quei suoni. Se mai saranno uditi di nuovo e non per prova, sarà il segno funesto di un incidente rilevante nell’impianto industriale della centrale con annesso stoccaggio di metano. Una volta che un simile incidente si verificasse, bisognerebbe mettersi al sicuro: l’allarme vale infatti anche all’esterno dell’impianto industriale, per tutta la popolazione.

C’è un rischio a Bordolano e gli ambientalisti, come il gruppo di Ezio Corradi e i Notriv, oltre al consigliere comunale Luisa Pea, chiedono che il Comune spieghi direttamente e chiaramente ai cittadini qual è l’impatto e qual è il rischio. Già, tutti hanno capito a Bordolano che cosa significavano quei suoni striduli e penetranti, che attraversavano tutto il territorio comunale, dal centro abitato alla campagna? Avvisi ne sono stati distribuiti dal Comune, su volantini, nella bacheca del municipio, sul totem elettronico vicino alla scuola: il volantino parla di prove del funzionamento delle sirene, poi aggiunge due numeri di telefono cellulare, quelli del sindaco Davide Brena e del responsabile dell’impianto, Angelo Molaschi, per ulteriori spiegazioni, che comunque possono essere completate recandosi in Comune. E’ sufficiente? Per gli ambientalisti, sostenuti anche dal M5S, proprio no. La Stogit ha dato tutti i documenti necessari agli enti locali, che avrebbero accettato troppo serenamente centrale e stoccaggio. Per valorizzare il territorio e l’agricoltura, sua caratteristica principale, sarebbe stato necessario più coraggio: la proprietà strategica sono gli investimenti per il territorio e il lavoro, non per la speculazione sul mercato internazionale del gas. Questa, la posizione critica degli ecologisti non solo cremonesi ma italiani, che si oppongono alla rete nazionale di stoccaggi e metanodotti, che costituistono un solo grande impianto del gas, per così dire, il cui impatto ambientale complessivo però non sarebbe sufficientemente noto ai cittadini e nemmeno sufficientemente valutato dalle autorità. Perché? Tra l’altro, c’è troppo rischio sismico. Nel frattempo, dal 2009, la centrale con annesso stoccaggio è diventata un edificio di grandi dimensioni sorto su terreno agricolo, in parte di proprietà dell’Istituto per il sostentamento del clero della diocesi di Cremona. Una trivella, nell’ex cluster B, è al lavoro per scavare un nuovo pozzo. Bordolano, da paese agricolo,

 

Stoccaggio di Co2 “sconsigliabile” per gli scienziati

Telecolor ha dedicato un servizio nel telegiornale di ieri: utilizzo le stesse clip per dare la possibilità di ascoltare alcuni interventi della serata del 23 settembre all’ex filanda di Soncino. Emanuele Cavalli, geologo, mostra un documento scientifico che sconsiglia la realizzazione dello stoccaggio di Co2, per il motivo che viene detto. Ccs è la siglia della tecnico di cattura e stoccaggio di Co2.

 

 

Lo stoccaggio Co2, se sarà realizzato, si estenderà per 1.500 km quadrati su territorio di cinque provincie, compreso il terreno del futuro pozzo Fontanella a Soncino, località Bosco Vecchio. Il pozzo fa parte del permesso di ricerca Calcio, sul quale Aldo Villagrossi, Giacomo Cangini ed Enrico Duranti hanno scritto un documento di osservazioni (il link è questo), che viene inviato al ministero dell’ambiente e che, compilando il modulo trivelle-osservazioni-modulo-condivisione-soncino-mod-adesionei_fontanella01, può essere sottoscritto e sostenuto da chi lo desidera. Tutti possono presentare osservazioni al ministero.

Le osservazioni soncinesi individuano subito un bersaglio centrale: lo studio d’impatto ambientale arriva dopo, quando i programmi economici sono stati già definiti, come se si trattasse di una fastidiosa appendice burocratica. Aggiungo che le politiche ambientali non possono essere confinate in un settore (ad esempio misurando le pm10 per poter determinare il blocco del traffico), quando gli altri settori non combattono le varie forme di inquinamento da parte di industrie, aziende agricole, comportamenti quotidiani dei cittadini (ad es. viaggi in auto su percorsi molto brevi). Occorrerebbe coniugare economia e ambiente, come molti auspicano.

Succede però il contrario. Da tanti anni lo Stato italiano, e non è certo l’unico, persiste nelle strategie volte a una maggiore autosufficienza energetica, autorizzando stoccaggi e ricerca di idrocarburi. Sono stoccaggi utili però alla compravendita internazionale e alla speculazione: se le forniture di gas si fermassero, gli stoccaggi garantirebbero un’autonomia di poche settimane. Si può quindi dire che non ne vale la pena, dato che si corre un rischio sismico e si occupa territorio che era destinato all’agricoltura: meglio coltivazioni di qualità che stoccaggi, lo si può sostenere.

 

 

 

 

Trivelle anche sopra lo stoccaggio di CO2

Sergnano sta diventando la centrale dell’intero hub del gas che fra stoccaggi e metanodotti sta occupando buona parte dell’Italia del Nord, soprattutto Lombardia e Veneto, ma a Soncino si potrebbe verificare un caso particolare: perforazioni per la ricerca di metano e oli proprio nella stessa ampia zona dove la Regione sta progettando un grande stoccaggio sotterraneo di CO2. Le trivelle saranno puntate nel sottosuolo di Bosco Vecchio, vicino al sito di interesse comunitario (Laghetti Danesi).

 

La Regione Lombardia, sullo slancio delle tecnologie più progredite e delle norme europee, ha escogitato un progetto pilota: catturare la CO2 e stoccarla nelle falde acquifere profonde in un’area di 1500 chilometri quadrati all’interno di cinque province: Cremona, Lodi, Milano, Bergamo e Brescia. In Lombardia sono attive produzioni industriali ed energetiche che generano quantità imponenti di CO2: le principali sono la centrale di Ferrera Erbognone, la raffineria di San Nazzaro de Burgondi, le centrali di Mantova, Ostiglia, Sermide e Cassano D’Adda, ma anche Cremona è ben rappresentata. E c’è il rischio di una coincidenza tra la perforazione di Bosco Vecchio, accanto a Soncino, e il progetto pilota. L’anidride carbonica potrà essere stoccata sott’acqua e poi utilizzata al posto di quella quantità di metano usata negli stoccaggi al solo scopo di tenere alta la pressione per consentire l’estrazione. Il metano non più utilizzato come cushion gas potrà essere venduto, con guadagni rilevanti. Il progetto regionale permette di recuperare la Co2 e stoccarla e potrà permettere di recuperare nello stesso modo vecchi giacimenti di gas. La CO2 verrà iniettata nel sottosuolo in diversi punti, che in provincia si trovano a Pandino e Soncino. Il sottosuolo cremonese e delle altre province viene considerato adatto a quest’operazione per le caratteristiche geologiche. Lo stoccaggio potrà avere un tetto a una profondità fra i 500 e i 2.500 metri, con uno spessore vario, da pochi metri fino a 600 metri, mantenendo ad elevata densità, nelle acque saline profonde, ben 370 milioni di tonnellate di CO2, che faranno alzare la pressione all’incirca del 2%. Ma c’è il rischio di una coincidenza clamorosa con la trivellazione che la società Pengas ha chiesto di autorizzare al ministero dello sviluppo economico e dell’ambiente, per cercare oli e gas nel sottosuolo di Soncino, località Bosco Vecchio, al confine con il sito di interesse naturalistico europeo, dove sono già stati trovati reperti archeologici. Ieri sera all’ex Filanda di Soncino i NO TRIV (Enrico Duranti, Emanuele Cavalli, Ezio Corradi e Giacomo Cangini) hanno presentato le osservazioni che stanno inviando al ministero dell’ambiente, perché non autorizzi la trivellazione di Bosco Vecchio. In quel punto passa anche l’unica sorgente sismogenica attiva in Lombardia, sopra il Po, oltre a quella di Salò. Il progetto della società Pengas non prevede il controllo sismico da parte di un ente terzo, con visibilità pubblica dei dati, come previsto dalle linee guida del ministero dell’ambiente. Inoltre la società è controllata da un gruppo straniero, Orion, che già prima del ministero italiano sembra conoscere da anni le opportunità di estrazione. Troppi i dubbi: le osservazioni hanno ricevuto sostegno e controfirma già da diversi cittadini che si rivolgono a loro volta al ministero, anche perché a Soncino ci fu già un terremoto nel 1802. La Regione Emilia da parte sua vieta operazioni come quelle della Pengas in quanto pericolose: in Lombardia invece sono possibili e non si capisce perché.

 

http://www.telecolor.net

24 settembre 2016

Stoccaggio sotterraneo di CO2 in cinque province lombarde

Fare lavori di ristrutturazione degli impianti industriali per abbattere le emissioni di anidride carbonica – allo scopo di ridurre l’inquinamento, l’effetto serra e quindi i pericoli legati ai cambiamenti climatici – può essere considerato troppo costoso. La Regione Lombardia, sullo slancio delle tecnologie più progredite e delle norme europee, ha escogitato quindi un progetto pilota: catturare la CO2 e stoccarla nelle falde acquifere profonde in un’area di 1500 chilometri quadrati all’interno di cinque province: Cremona, Lodi, Milano, Bergamo e Brescia. In Lombardia sono attive produzioni industriali ed energetiche che generano quantità imponenti di CO2: le principali sono la centrale di Ferrera Erbognone, la raffineria di San Nazzaro de Burgondi, le centrali di Mantova, Ostiglia, Sermide e Cassano D’Adda, e anche a Cremona ci sono industrie interessate dal progetto pilota allo studio della Regione Lombardia. L’anidride carbonica catturata dalle industrie potrà essere stoccata sott’acqua e poi utilizzata al posto del metano usato come cushion gas negli stoccaggi. Il metano non più usato come cushion gas potrà essere venduto, con guadagni rilevanti. Il progetto regionale permette di recuperare la Co2 e stoccarla e potrà permettere di usare nello stesso modo vecchi giacimenti di gas. La CO2 verrà iniettata nel sottosuolo in diversi punti: in provincia, si troveranno a Soncino, Pandino e Gallignano. Il sottosuolo cremonese e delle altre province è adatto a quest’operazione per le caratteristiche geologiche. Lo stoccaggio potrà avere un tetto a una profondità fra i 500 e i 2.500 metri, con uno spessore vario, da pochi metri fino a 600 metri, mantenendo ad elevata densità, nelle acque saline profonde, ben 25 milioni di tonnellate di CO2, che faranno alzare la pressione all’incirca del 2%. A Soncino s’incontrano almeno tre sorgenti sismogeniche: il rischio sismico potrebbe aumentare. La preoccupazione di Enrico Duranti e degli ambientalisti del movimento No trivelle è elevata, in attesa della valutazione d’impatto ambientale della Regione. Il mega stoccaggio di anidride carbonica appare quindi il vero obiettivo delle trivellazioni di Soncino e del progetto di Caravaggio, dove la Geothermal di Firenze intende realizzare un impianto geotermico ad alta entalpìa, per pompare acqua in profondità, riscaldarla col calore del sottosuolo e poi ricavarne energia elettrica. Troppe operazioni sotterranee per Duranti, che lancia un’accusa a consiglieri regionali e politici nazionali su un progetto che esiste da anni e di cui nessuno ha parlato a Cremona, Crema e territorio. L’inquinamento si trasforma ancora una volta in un affare eccezionale, a vantaggio delle industrie, anche cremonesi, senza però che i cittadini sinora siano stati messi al corrente sui rischi ambientali.